
L’esistenza di mercati di animali vivi simili a questo in altri paesi asiatici e africani è da lungo tempo riconosciuto come un fattore di rischio per la sanità globale
Erano i primi giorni di gennaio quando hanno iniziato a circolare le prime voci relative ad un cluster di casi di polmonite in Cina. Le somiglianze con il caso SARS sono state lampanti da subito: stessi sintomi, stesso decorso della malattia, stessa correlazione con un mercato di animali vivi. A differenza di quanto successo nel 2002, quando ci vollero mesi prima di identificare la causa dell’epidemia, nel 2020 la scienza ha impiegato solamente 8 giorni a fornire nome, cognome e carta d’identità completa del virus.
Sebbene questo risultato abbia permesso di confermare in tempi record i sospetti degli esperti, la sequenza genetica di quello che oggi è conosciuto come Wuhan novel Coronavirus (nCoV) lascia ancora molti dubbi sull’origine dell’epidemia. Infatti, in natura esiste un’enorme diversità di coronavirus in molte specie di mammiferi ed uccelli. In particolare, ad oggi si conoscono almeno 50 virus appartenenti allo stesso cluster di SARS e di questo nuovo coronavirus che circolano nei pipistrelli rinolofi ma sono considerati innocui per l’uomo.
Perché Wuhan nCoV sta infettando l’uomo? Sebbene non esista ancora una risposta definitiva a questa domanda, i 18 anni intercorsi tra l’emergenza della SARS e oggi ci hanno insegnato diverse lezioni, che hanno sì a che fare con lo studio dei coronavirus ma riguardano anche la dimensione umana delle malattie infettive emergenti. Dal punto di vista virologico, oggi sappiamo che la capacità di infettare l’uomo dipende dalla compatibilità tra le proteine di superficie di un virus e i recettori umani. In parole semplici, un dato coronavirus deve avere la chiave giusta per aprire la serratura presente sulle cellule umane. Da qualche giorno i ricercatori hanno dimostrato come il Wuhan nCoV utilizzi efficacemente lo stesso recettore cellulare umano riconosciuto dal SARS CoV, spiegando quindi come sia stato in grado di infettare l’uomo. Tuttavia, la sorveglianza estensiva nei pipistrelli dal 2005 ad oggi non ha mai identificato virus con capacità simili nel pipistrello, ad eccezione di una sola variante considerata in grado di legarsi debolmente ai recettori umani. Ciò suggerisce che il passaggio diretto da pipistrello a uomo non sia sufficiente a scatenare l’epidemia nell’uomo, sia in passato, sia adesso.
Fattori sociali e culturali: da SARS a Wuhan nCOV. Diversi studi hanno tentato di ricostruire le cause scatenanti l’epidemia di SARS. Tra queste, non sono da dimenticare i fattori sociali e culturali, che si traducono in comportamenti umani profondamente radicati quali la caccia, il commercio e il consumo di animali selvatici, le scarse condizioni igienico-sanitarie dei mercati, la deforestazione e l’urbanizzazione spinta. Tutte queste condizioni, tipiche dei paesi tropicali, contribuiscono ad aumentare di molto i contatti tra diverse specie selvatiche, animali domestici e uomo, fornendo maggiori chances di trasmissione. Inoltre, la commistione innaturale di animali diversi in condizioni di forte stress tipiche dei mercati di animali vivi possono portare alla “creazione” di nuove varianti del tutto inaspettate, come se si trattasse di veri e propri laboratori di virologia. Il fatto che Wuhan nCoV somigli a un virus di pipistrello ma sia, a differenza della maggior parte di questi, in grado di infettare l’uomo è quindi probabilmente dovuto all’infezione accidentale di un ospite intermedio che ha fornito al virus la chiave giusta per entrare. Il passaggio potrebbe quindi essere ancora una volta lo stesso, dal pipistrello ad un altro animale all’uomo. Se il passaggio dai pipistrelli ai dromedari si stima essere avvenuto almeno una ventina d’anni prima dell’emergenza nell’uomo di un altro coronavirus epidemico, agente eziologico della sindrome detta MERS, ad oggi è ancora troppo presto per sapere da quanto Wuhan CoV circolasse e in quali ospiti. La scatola nera potrebbe essere nel mercato del pesce di Wuhan e saranno necessari campionamenti estensivi negli animali presenti per arrivare al nocciolo della questione. Nonostante il nome, è noto come in questo mercato fossero venduti moltissimi animali vivi, appartenenti a specie allevate ma anche catturate dal loro ambiente naturale. Sebbene la Cina abbia oggi bandito temporaneamente questo tipo di attività in risposta all’epidemia, è probabile che i mercati verranno nuovamente aperti una volta calato il silenzio, esattamente come successo nel 2003 a pochi mesi dall’ultimo caso di SARS. L’esistenza di mercati di animali vivi simili a questo in altri paesi asiatici e africani è da lungo tempo riconosciuto come un fattore di rischio per la sanità globale. Come visto, l’emergenza di malattie dal serbatoio animale è per lo più dettata dai numeri, dalla probabilità, ed è pertanto un rischio difficilmente calcolabile e prevedibile. Quindi, puntare il dito contro i pipistrelli e i virus che convivono in equilibrio con i loro ospiti naturali è non solo inutile ma anche dannoso perché distoglie la nostra attenzione dalle uniche cause di queste emergenze sulle quali l’uomo possa intervenire.
Fonte: IZSVe
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