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Taglieri, quale tipologia è meglio usare per assicurare igiene e sicurezza degli alimenti?

I taglieri sono fra gli utensili più utilizzati nelle nostre cucine. Pratici e funzionali, professionali o di design, possono essere fatti di materiali differenti, ciascuno con ricadute importanti sull’igiene e la sicurezza degli alimenti. I diversi materiali possono infatti favorire o meno la proliferazione microbica o il rilascio di materiali sugli alimenti, a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascun materiale, delle modalità con cui vengono usati o lavati, o delle conseguenze della loro usura. Scopri pro e contro dei diversi materiali dei taglieri dal punto di vista della sicurezza alimentare in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Pranzi e cenoni, 10 regole per evitare sprechi e rischi alimentari durante le festività (e anche durante l’anno)

Pranzo di Natale Argav 2019 La Bulesca

Le feste natalizie sono occasioni in cui spesso si acquistano e preparano pietanze in abbondanza. Anche in questi momenti, però, si possono evitare inutili sprechi e i rischi che potrebbero derivare dalla gestione scorretta dei piatti preparati in anticipo e degli avanzi. Vediamo quindi le dieci regole, preparate dagli esperti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), per ridurre la possibilità di incorrere in questi rischi ed evitare allo stesso tempo lo spreco di cibo.

1. Non preparare troppe pietanze

Sembra banale, ma è la prima regola anti-spreco: per non dover gestire grandi quantità di avanzi, sforziamoci di non preparare più pietanze del necessario, commisurando la quantità del cibo al numero di commensali e considerando anche la loro età (bambini e anziani tendono a mangiare meno rispetto agli adulti).

2. Attenzione soprattutto ai cibi freschi

Ponderare bene le quantità da acquistare già durante la spesa, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti freschi e deperibili, che per le loro caratteristiche costituiscono un terreno favorevole alla crescita dei microrganismi patogeni. Alcuni esempi? Latte e latticini, carne, pesce, uova, salse e creme a base di uova crude.

3. Non sovraccaricare il frigo

Evitare di riempire eccessivamente il frigorifero: se gli alimenti sono troppo vicini o ancor peggio compressi dentro l’elettrodomestico, si ostacola il circolo d’aria al suo interno, e di conseguenza il raffreddamento che permette la loro conservazione più a lungo.

4. Dopo la cottura, non lasciare i piatti a temperatura ambiente

Se si preparano in anticipo piatti cotti, è bene non lasciarli a lungo tiepidi a temperatura ambiente: è necessario raffreddarli velocemente e poi riporli in frigorifero. Per farlo, si può sciacquare sotto acqua corrente fredda la pentola in cui sono stati cotti i piatti, oppure i contenitori in cui sono stati inseriti gli alimenti porzionati. Per chi ne è dotato, è possibile utilizzare l’abbattitore.

5. Eliminare gli avanzi rimasti in tavola oltre le 4 ore

Non conservare avanzi di alimenti freschi o cucinati che siano rimasti a temperatura ambiente oltre le 4 ore: gli alimenti lasciati sulla tavola oltre questo tempo vanno eliminati.

6. Attenzione ai cibi più rischiosi

Le creme e le salse, specialmente quelle fatte in casa utilizzando uova crude, vanno conservate in frigorifero e consumate nel giro di poche ore. Per prepararle in sicurezza, utilizziamo solo uova extra fresche, e ricordiamo che non vanno mai lavate, per evitare di disseminare i batteri nelle pietanze o sulle superfici della cucina (lo stesso vale per il pollo!). La permanenza a temperatura ambiente di tartine o dolci con creme e salse non deve superare le 2 ore. Alcuni alimenti, quali i molluschi crudi o i formaggi freschi a base di latte crudo, vanno evitati dalle persone più fragili, come i bambini in età prescolare, le donne in gravidanza, gli anziani e le persone immunocompromesse.

7. Conservare correttamente gli avanzi in frigorifero

Dopo il pasto gli avanzi possono essere conservati in frigorifero per 2 o 3 giorni, ma vanno collocati in contenitori puliti e chiusi nei ripiani alti del frigorifero. Bisogna fare attenzione a tenere separati e non mescolare alimenti di tipo diverso. Nel caso di affettati, non conservarli oltre i 2 giorni.

8. Congelare in contenitori adeguati

Se si vogliono congelare gli avanzi, evitare l’utilizzo di carta, cartone o vaschette di alluminio. Preferire invece contenitori chiusi adatti al contatto con gli alimenti e al congelamento, come i sacchetti monouso specifici per il congelatore.

9. Scongelare gli avanzi in modo corretto

Lo scongelamento degli avanzi va fatto in frigorifero, oppure in acqua fredda all’interno di un contenitore chiuso, per non eliminare i nutrienti dall’alimento con l’azione dell’acqua. In alternativa si può cuocere direttamente l’alimento congelato.

10. Riscaldare in modo uniforme

Prima di consumare gli avanzi, riscaldarli uniformemente fino al cuore del prodotto.

Per approfondire la conoscenza sui rischi alimentari e le buone pratiche per ridurli, è possibile consultare il sito web http://www.rischialimentari.it. Il sito presenta le informazioni essenziali da sapere sui microrganismi patogeni e le sostanze chimiche dannose che possono essere presenti negli alimenti, oltre che ulteriori raccomandazioni per la preparazione e il consumo sicuro degli alimenti da parte degli esperti in sicurezza alimentare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Fonte: servizio stampa IZSVe/foto archivio pranzo di Natale Argav

Rischi alimentari. Lavarsi le mani, una prassi igienica importante ma spesso sottovalutata

Schermata 2024-12-20 alle 23.09.24Nel 2019 l’Osservatorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha svolto uno studio etnografico nelle cucine di alcune famiglie italiane per indagare i comportamenti e le abitudini delle persone durante la preparazione dei pasti, il loro consumo e il riordino successivo, così da individuare quali abitudini possono maggiormente esporre a rischi alimentari.
Dai risultati dello studio è emerso che la maggior parte delle persone osservate nello svolgimento delle loro pratiche quotidiane in cucina sottovaluta l’importanza di lavarsi le mani, un’operazione al contrario fondamentale per impedire che gli alimenti manipolati vengano contaminati da microrganismi potenzialmente patogeni. Molte delle persone coinvolte nello studio non si sono lavate affatto le mani prima di iniziare a preparare gli alimenti né prima di mangiare. Nei casi in cui ciò è avvenuto, spesso l’azione non è stata comunque svolta in modo efficace o al momento adeguato.

Le pratiche osservate dallo studio IZSVe

Ad esempio, spesso le persone coinvolte nello studio non si sono lavate adeguatamente le mani dopo aver toccato alimenti crudi (carne, pesce, pollame, uova, verdure). Oppure non le hanno lavate dopo aver toccato animali domestici o oggetti estranei alla preparazione degli alimenti, come sacchetti delle immondizie, pannolini, telefonini, telecomandi, pinze per capelli o la ciotola del cane, né dopo essere stati ai servizi igienici, aver starnutito o aver soffiato il naso. Oppure ancora, molti hanno vanificato l’igienizzazione delle mani immediatamente dopo averle lavate, utilizzando strofinacci sporchi per asciugarle. In alcune famiglie i bambini sono stati lasciato giocare con petti di pollo crudi, portando poi le mani sporche sul viso e sulla bocca e toccando altre persone, oggetti e superfici. Nella gran parte di casi, la pulizia delle mani durante la preparazione del pasto è stata eseguita passando frequentemente e velocemente le mani sotto il getto dell’acqua corrente del lavandino, ma senza l’utilizzo di detergente (compiendo quindi in modo distratto soltanto un risciacquo, scarsamente utile a fini igienici). Alcune delle persone osservate si sono lavate le mani soltanto a conclusione del pasto. Allo stesso modo, molto spesso i bambini sono stati invitati a lavare le mani solo dopo aver mangiato e non prima di iniziare. Il lavaggio delle mani in questi casi non era svolto per motivi igienici, ma piuttosto per evitare di sporcare o ungere i mobili e gli oggetti della casa. Infine, in alcuni casi, con le mani sporche le persone hanno manipolato anche gli avanzi del pasto e i contenitori puliti usati per la loro conservazione.

Il rischio derivante dalle mani sporche

Al contrario di tutto ciò, il lavaggio delle mani non è un’azione banale da sottovalutare: le mani infatti possono rappresentare un veicolo importante di contaminazione e/o cross-contaminazione degli alimenti. Per cross-contaminazione si intende il trasferimento non intenzionale di microrganismi o sostanze chimiche da un alimento a un altro, oppure da una qualsiasi fonte contaminata a un alimento. Questa può accadere per contatto diretto fra alimenti, ma anche in modo indiretto attraverso intermediari come appunto le mani di chi prepara gli alimenti, ma anche le superfici di lavoro, oppure gli utensili precedentemente toccati con le mani sporche. In particolare quando si manipolano alcune tipologie di alimenti crudi – come pollame, pesce e carne cruda – le superfici e gli oggetti che vi entrano in contatto vengono inevitabilmente contaminati dai microrganismi che sono naturalmente presenti su questi prodotti. Se successivamente lo stesso utensile viene utilizzato per alimenti pronti al consumo, come verdure o cibi cotti, questi ultimi vengono contaminati creando le condizioni che possono potenzialmente originare una malattia a trasmissione alimentare.

Quando lavarsi le mani per ridurre i rischi alimentari

Lavare correttamente le mani al momento giusto e nel modo corretto permette quindi di interrompere la trasmissione dei patogeni, ovvero la cross-contaminazione di alimenti e oggetti da cucina come strofinacci, utensili e stoviglie. Al fine di impedire la diffusione dei batteri patogeni e la loro proliferazione, ci sono dei momenti chiave in cui compiere il lavaggio delle mani. Innanzitutto, è necessario lavarsi adeguatamente le mani con sapone PRIMA di manipolare o consumare alimenti. In particolare, è fondamentale lavarsi le mani al rientro in casa dopo aver frequentato luoghi pubblici, come ad esempio uffici, mezzi di trasporto, stazioni, bar, ristoranti, ospedali ecc. Durante la preparazione e il consumo dei pasti, inoltre, le mani vanno sempre lavate DOPO: aver toccato alimenti crudi come carne, pesce, pollame e uova, ma anche verdura non lavata; aver tossito, starnutito o soffiato il naso; aver usato il bagno; aver cambiato un pannolino; essere stati a contatto con persone ammalate; essere stati a contatto con animali;aver maneggiato la spazzatura; aver maneggiato oggetti o utensili sporchi e/o estranei alla preparazione degli alimenti come per esempio telecomandi, telefonini, soldi, pinze per capelli, ciotole per il cibo degli animali domestici ecc.

Come lavarsi le mani in modo efficace

Sciacquare le mani continuamente sotto l’acqua corrente senza l’utilizzo di un detergente non ha l’efficacia di un lavaggio appropriato. Anzi, si rischia che le mani mal lavate ancora sporche contaminino gli strofinacci con cui ci si asciuga in seguito, creando proprio quelle condizioni che favoriscono le contaminazioni crociate. Il lavaggio delle mani deve quindi prevedere sempre l’utilizzo di SAPONE, che deve essere sufficiente a coprire tutta la superficie delle mani. L’operazione di lavaggio deve durare come minimo 40-60 secondi. Le mani vanno prima bagnate, va applicato il sapone frizionando palmo contro palmo, avendo cura successivamente di raggiungere con il detergente anche le zone in mezzo alle dita e il dorso della mano. Dopodiché le mani vanno risciacquate fino a completa eliminazione del detergente, e vanno asciugate preferibilmente con carta a perdere monouso, o quantomeno con panni o asciugamani puliti. In assenza di acqua corrente è possibile igienizzare le mani con appositi prodotti disinfettanti, come ad esempio gel a base alcolica. Anche con l’uso di questi prodotti sono richiesti 30-40 secondi per il lavaggio delle mani; l’azione va fatta inoltre con mani asciutte, altrimenti ne viene ridotta l’efficacia. Ricorda infine che questi prodotti, se usati frequentemente, possono provocare secchezza della cute.

Fonte: servizio stampa IZSVe

Peste suina, cresce la preoccupazione nel Padovano per l’alta presenza di cinghiali sui Colli Euganei

maiali

Occhi puntati sulla minaccia della peste suina africana dopo la conferma degli ultimi focolai in Lombardia. Anche nella provincia di Padova l’attenzione è elevata e cresce la preoccupazione tra gli allevatori, considerata la presenza di cinghiali sia sui Colli Euganei come in alcune aree pedecollinari e di pianura.

Coldiretti chiede interventi rapidi per il contenimento dei cinghiali

“La diffusione della peste suina africana ha ormai raggiunto livelli allarmanti mettendo a rischio non solo la salute animale, ma l’intera filiera suinicola del nostro Paese, un settore cruciale per l’economia nazionale e per la tutela delle nostre produzioni di qualità”. Questo uno dei passaggi inziali che si legge nella lettera inviata dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida e a quello della Salute Orazio Schillaci, per sollecitare la massima attenzione sul tema della Peste suina africana (Psa) nonostante la piena fiducia sull’operato del nuovo Commissario straordinario per la Psa, Giovanni Filippini, che ha già iniziato a mettere in atto alcune delle richieste avanzate dall’associazione per contenere la diffusione del virus.

Biosicurezza e sorveglianza sanitaria

“Nella nostra provincia, – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, – si contano circa 200 allevamenti suini professionali con 94 mila capi e un altro migliaio di allevamenti domestici, ciascuno con poche unità pro capite, per una produzione di oltre 24 mila tonnellate l’anno di carne, destinata per la maggior parte alle denominazioni di origine protetta. I nostri allevamenti applicano rigidi protocolli di biosicurezza e sorveglianza sanitaria ma è necessario mettere in campo tutte le azioni di prevenzione e controllo, altrimenti l’impatto potrebbe essere particolarmente devastante. Stiamo collaborando attivamente con la sanità regionali per promuovere una capillare ed efficace campagna di informazione rivolta agli allevatori di suini, ai medici veterinari ma anche agli altri soggetti coinvolti, come i cacciatori, con un particolare attenzione anche ad una corretta informazione verso i cittadini”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

Latte crudo, le cose da sapere per un consumo consapevole e sicuro

La crescente richiesta di alimenti naturali ha orientato le scelte di consumo verso alimenti ritenuti in possesso di migliori proprietà nutrizionali e organolettiche, tra questi il latte crudo e alcuni formaggi a breve stagionatura ottenuti da latte crudo. È però necessario che il consumatore sia informato sui rischi che questi alimenti possono comportare, soprattutto per le persone fragili, e su come evitare problemi sanitari anche piuttosto seri.

Cosa si intende per latte crudo

Si intende un latte che non ha subito trattamenti termici con temperature superiori ai 40°C, come la bollitura o la pastorizzazione. I trattamenti termici sono in grado di eliminare eventuali microrganismi presenti nell’alimento e nocivi per l’uomo, come per esempio Campylobacter, Listeria monocytogenes, Salmonella, Staphylococcus aureus, Escherichia coli produttore di tossina Shiga (STEC). Questi batteri patogeni possono causare infezioni con sintomi lievi (febbre e disturbi gastrointestinali come diarrea e vomito) ma anche evolvere in forme più gravi come meningite, sindrome emolitico-uremica (SEU) e in alcuni casi il decesso.

Come consumare il latte crudo

Il consumo di latte crudo in sicurezza richiede dunque alcune precauzioni. Innanzitutto il latte crudo può essere acquistato direttamente presso l’azienda agricola di produzione oppure attraverso i distributori automatici. In secondo luogo, il latte crudo deve essere consumato dopo essere stato bollito: per questo sui distributori di latte crudo è obbligatoria la dicitura “da consumarsi solo dopo bollitura”. Sui distributori devono essere riportate informazioni chiare per il consumatore: data di scadenza del latte, specie di provenienza (bovino, ovino, caprino, ecc.), informazioni relative al produttore, con indicazione completa della sede. Nel caso in cui il latte crudo venga acquistato già imbottigliato, la data di scadenza e la dicitura relativa alla bollitura devono essere riportate in etichetta. Il latte crudo va consumato entro tre giorni dalla data di mungitura.

Il consumo di formaggi a latte crudo

Anche per l’acquisto o il consumo di formaggi a latte crudo poco stagionati, specialmente presso piccoli produttori come malghe e agriturismi, è sempre bene verificare la presenza di informazioni chiare al consumatore. In questi casi è assolutamente da evitare il consumo di formaggi a latte crudo da parte di bambini in età prescolare, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse. In queste fasce di popolazione, infatti, l’eventuale infezione con E. coli STEC che possono essere presenti nel latte crudo può portare ad una malattia molto grave, la sindrome emolitico- uremica (SEU).

I valori nutrizionali del latte pastorizzato

Per quanto riguarda le proprietà nutrizionali, la pastorizzazione non altera in modo significativo il valore nutrizionale del latte, garantendo un alimento non solo più sicuro ma anche altrettanto buono e genuino rispetto al latte crudo. La direttrice generale dell’IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia) Antonia Ricci raccomanda quindi la massima attenzione: “Le persone che intendono consumare, o far consumare ai propri figli, questo tipo di alimenti, devono essere consapevoli dei potenziali rischi, ma anche delle modalità per evitarli: la bollitura del latte e il non utilizzo di formaggi freschi a latte crudo da parte dei bambini sotto i 5 anni di età mettono al sicuro da possibili rischi che, seppur rarissimi, possono avere conseguenze anche molto gravi”.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia

Influenza aviaria, allo studio test specifici per i bovini e il latte crudo

bovini al pascolo

A seguito della diffusione del virus influenzale H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) negli allevamenti degli Stati Uniti, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali delle Venezie (IZSVe) e della Lombardia ed Emilia-Romagna (IZSLER), in accordo con il Ministero della Salute, si sono resi disponibili ad organizzare test sperimentali su bovini e latte crudo allo scopo di produrre dati scientifici utili ad una valutazione del rischio e per una precisa diagnosi, qualora dovessero presentarsi eventuali riscontri sul territorio nazionale di casi analoghi a quelli statunitensi. Questi studi mirano ad ampliare il quadro delle conoscenze scientifiche attualmente a disposizione e a fornire una risposta efficace e tempestiva in caso di rischio sanitario, attraverso metodi di laboratorio validati.

Allo stato attuale non vi è alcuna evidenza di infezione, neanche pregressa, nella popolazione bovina in Europa. La circolazione del virus H5N1 nelle vacche da latte ad oggi è stata segnalata solo negli Stati Uniti. Occorre, inoltre, ribadire come, sulla base delle informazioni fin qui raccolte, l’Oms continui a ritenere basso il rischio attuale per la popolazione umana rappresentato dal virus H5N1 e da basso a moderato il rischio per le persone che possono essere esposte ad animali infetti, come allevatori, veterinari e operatori del settore.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Quanto sono sicuri gli alimenti acquistati online e consegnati a domicilio?

sicurezza-alimenti-acquistati-online-videoFra spesa online, food delivery ed e-commerce enogastronomico, sono oltre 10 milioni gli italiani che acquistano cibo online, per un giro di affari di 4,4 miliardi di euro. Però, tra il momento in cui il cibo viene acquistato e quello in cui arriva a casa nostra trascorre un lasso di tempo che può mettere a rischio la qualità e la salubrità dell’alimento.

Il rischio varia a seconda della tipologia di acquisto online: se fare la spesa online nei portali della grande distribuzione non comporta grossi rischi, grazie all’uso da parte delle aziende di infrastrutture logistiche efficienti e di veicoli refrigerati per il trasporto di prodotti freschi o surgelati, bisogna fare maggiore attenzione agli alimenti consegnati a domicilio pronti per il consumo (food delivery), così come all’acquisto di alimenti deperibili negli e-commerce gestiti direttamente dai produttori.

Per scoprire le differenze tra i vari tipi di acquisti alimentari online e le principali accortezze da adottare per un consumo sicuro degli alimenti che vengono recapitati a domicilio si può consultare questo video della serie «100 secondi» realizzato dal laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Rischi alimentari, quali sono e come evitarli, l’IZSVe mette on line un sito con tutte le informazioni utili

Manager sicurezza alimentare

È online www.rischialimentari.it, sito web realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, in cui è possibile consultare in maniera rapida e sintetica le informazioni essenziali da conoscere sui rischi per la salute connessi al consumo di alimenti.

Il sito web presenta le diverse tipologie di rischi sanitari connessi al cibo, e riporta le buone pratiche da adottare nella vita quotidiana per cercare di ridurre questi rischi, fornendo indicazioni specifiche per ciascuna delle fasi che portano dall’acquisto al consumo degli alimenti, passando per il trasporto e la conservazione della spesa, la preparazione e la cottura dei cibi, fino alla gestione degli avanzi di pranzi e cene.

Fonte: IZSVe

Nanomateriali e sicurezza alimentare

Il video seguente realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nell’ambito della serie «IZSVe Scienza» vuole essere un’introduzione al mondo dei nanomateriali nell’ambito della sicurezza alimentare. L’impiego di nanomateriali nell’industria alimentare sembra offrire, infatti, notevoli vantaggi. Ad esempio, la presenza di alcune nanoparticelle dotate di attività antimicrobica nel packaging favorisce la conservazione e la qualità degli alimenti. Tuttavia è ipotizzabile che queste nanoforme diano origine a nuovi e sconosciuti fenomeni di tossicità, spesso correlati alle loro interazioni con altre sostanze.

Ferragosto. Grigliate in sicurezza: 8 consigli pratici per evitare rischi alimentari.

grigliata

Non è estate che si rispetti senza una grigliata con gli amici: utilizzando il barbecue in giardino o in qualche parco attrezzato, è uno dei modi più classici per trascorrere in compagnia il giorno di Ferragosto. L’atmosfera di vacanza, allegria e spensieratezza non deve però farci abbassare la guardia nei confronti dei rischi alimentari. Infatti, le elevate temperature tipiche della stagione estiva e le non sempre ideali condizioni di manipolazione e cottura degli alimenti quando si cucina all’aperto, possono creare le condizioni perfette per le cross-contaminazioni e la proliferazione dei patogeni nel cibo.

In particolare la carne cruda o poco cotta può essere veicolo di vari microrganismi patogeni fra cui Campylobacter, Salmonella, Listeria ed Escherichia Coli, oltre che costituire un rischio per l’epatite E. Inoltre, se posta a contatto diretto con la fiamma o se cotta eccessivamente fino a carbonizzare, nella carne possono formarsi sostanze cancerogene come le ammine eterocicliche o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Questi rischi possono essere evitati grazie a buone pratiche igieniche, descritte successivamente.

Lavarsi spesso le mani. Tutto ciò che manipoliamo dopo aver toccato la carne cruda viene contaminato dai microrganismi patogeni che possono essere presenti naturalmente sulla superficie della carne. Se nelle condizioni ideali per moltiplicare, i patogeni possono causare malattie a trasmissione alimentare. E’ bene, quindi, lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone prima e dopo ogni manipolazione della carne cruda. In particolare ogni qualvolta, dopo aver toccato la carne, si toccano utensili o altri alimenti, soprattutto se questi ultimi sono pronti per il consumo.

Utilizzare utensili puliti ed evita cross-contaminazioni. Prima di iniziare controllare che la griglia e gli altri utensili siano puliti. È buona abitudine pulire e asciugare sempre la griglia e gli attrezzi per il barbecue prima di ogni utilizzo, soprattutto se sono rimasti a lungo in giardino ma anche nel caso in cui siano stati utilizzati di recente. Conservare e mantenere la carne cruda ben separata dagli altri alimenti o dalle superfici e dagli utensili puliti che si utilizzeranno per altri alimenti o preparazioni. Prestare attenzione anche a non utilizzare in modo promiscuo utensili e stoviglie usati per la carne cruda utilizzandoli successivamente per la carne cotta o altri alimenti. Per esempio non utilizzare lo stesso piatto o tagliere utilizzato in precedenza per tagliare la carne cruda per la carne cotta o altri alimenti. Non lavare la carne di pollo o in generale la carne cruda. Lavare la carne rischia di contaminare con eventuali schizzi contaminati utensili, piani di lavoro o altri alimenti nelle vicinanze del lavello.

Scongelare  correttamente la carne. La carne congelata o parzialmente decongelata non cuoce completamente sulla griglia. Se si vuole utilizzare questo tipo di prodotto è necessario organizzare in anticipo il barbecue in modo da considerare anche il tempo per lo scongelare completamente e in modo corretto la carne. Lo scongelamento può essere fatto ponendo la carne congelata per una notte sul ripiano inferiore del frigorifero, in modo tale che i liquidi non colino su altri alimenti. Altrimenti è possibile scongelare la carne utilizzando la modalità “defrost” del forno a microonde subito prima di cuocerla al barbecue.

Controllare le date in etichetta. La data di scadenza o il termine minimo di conservazione non sono la stessa cosa. Ogni alimento ha la sua shelf-life, ovvero la vita commerciale del prodotto. La durata della shelf-life viene indicata sulla confezione in due modi diversi a seconda che l’alimento sia fresco e deperibile oppure stabile. Per gli alimenti freschi e deperibili – in particolare quelli di origine animale molto ricchi d’acqua che in un breve periodo di tempo possono sviluppare elevate cariche microbiche e costituire un rischio di tossinfezione – viene usata la data di scadenza con la dicitura “da consumarsi entro il”. Oltre questa data, l’alimento non è più sicuro e non deve essere né venduto né consumato. Per gli alimenti stabili viene invece utilizzato il termine minimo di conservazione (TMC) con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il”. Se la confezione è rimasta integra e il prodotto correttamente conservato, oltre questa data vi può essere uno scadimento delle qualità organolettiche dell’alimento come il colore, l’odore o il sapore ma il prodotto può ancora essere consumato in sicurezza, anche se è meglio farlo il prima possibile.

Cuocere adeguatamente. Cuocere accuratamente la carne al barbecue è importante sia perché è l’operazione che permette di eliminare eventuali batteri patogeni, sia perché permette di evitare la formazione di sostanze cancerogene dovute ad un’eccessiva cottura. Sulla griglia la carne va quindi girata e spostata regolarmente in modo da assicurare che sia ben cotta uniformemente su tutti i lati. Carbonizzato all’esterno non significa cotto all’interno! Se gli invitati sono tanti e il tempo per cucinare è poco, considerare di fare una prima cottura della carne di maiale e di pollo al forno, e poi successivamente svolgere un passaggio finale di cottura al barbecue. In questo modo gli invitati assaporeranno comunque il gusto della carne alla griglia ma si avrà la certezza che la carne è completamente cotta fino al cuore del prodotto.

Non tutta la carne può essere consumata al sangue. Costate, fiorentine, bistecche, hamburger, salsicce, wurstel, pollo: non sono la stessa cosa e non comportano gli stessi rischi. È importante che chi cuoce abbia chiaro che le diverse tipologie di carne implicano diverse esigenza di cottura, e non tutte possono essere consumate al sangue. La carne rossa, di cui i classici esempi sono tagliate e fiorentine, può essere consumata al sangue senza rischi per la salute; altre carni come pollo e suino, o altri prodotti a base di carne macinata come gli hamburger e le salsicce, non vanno serviti al sangue ma ben cotti. Suini e avicoli sono infatti più facilmente portatori di salmonella, mentre per gli alimenti a base di carne macinata il problema è relativo al fatto che – durante la loro produzione – eventuali batteri patogeni presenti sulla superficie possono diffondersi all’interno del prodotto.

Conservare correttamente e gestire bene gli avanzi. Prestare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti prima, durante e dopo la festa. La carne e gli altri alimenti deperibili che necessitano del mantenimento della catena del freddo non vanno lasciati al sole o a temperatura ambiente per lunghi periodi di tempo. Manteneteli in frigorifero o nella borsa termica fino al momento di cuocerli o servirli, e riponeteli al loro posto subito dopo averli usati. Tenere a temperatura ambiente lo stretto tempo necessario: la proliferazione dei patogeni è favorita in particolar modo in estate dalle alte temperature. Raffreddare velocemente eventuali avanzi, coprirli e riporli in frigorifero o nella borsa termica quanto prima. Consumateli al massimo il giorno successivo, dopo un uniforme e adeguato riscaldamento. Se avete qualsiasi dubbio sulla sicurezza alimentare di un avanzo, anche se è importante evitare lo spreco alimentare, evitate di consumarlo: meglio non rischiare un’intossicazione alimentare.

Attenzione agli allergeni. Infine, prima di preparare o cuocere il cibo per gli ospiti è sempre molto importante informarsi circa eventuali allergie o intolleranze. In questo modo è possibile preparare un pasto adatto per un eventuale ospite allergico o intollerante, evitando cross-contaminazioni con alimenti che contengono l’allergene. In alternativa, ancora meglio, è evitare di utilizzare per l’occasione l’alimento in questione per tutti gli ospiti.

Fonte: IZSVe, salepepesicurezza.it