• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Sicurezza alimentare e stili di consumo durante l’emergenza Covid-19: un’indagine dell’Osservatorio IZSVe

Sicuri della salubrità del cibo che mangiano e fiduciosi di poter controllare l’insorgere di rischi per la salute attraverso i comportamenti individuali: così appaiono gli italiani intervistati dall’Osservatorio IZSVe durante l’emergenza Covid-19.

Dai risultati di un’indagine a cui hanno risposto 730 consumatori italiani, la sicurezza alimentare non emerge come una particolare fonte di preoccupazione tra i possibili rischi che possono avere un impatto sulla vita delle persone in generale. Tuttavia, in questo momento di emergenza sanitaria il rapporto col cibo è cambiato: diminuisce la frequenza della spesa al negozio e aumenta la spesa online, si fa più attenzione all’igiene e alla manipolazione degli alimenti e cambia la dieta. Una cosa è certa: i consumatori hanno un ruolo importante nel contribuire alla sicurezza alimentare, e anche in questo particolare periodo corretti comportamenti nella gestione del cibo in ambito domestico possono garantire un consumo sicuro e consapevole.

Come è cambiato il rapporto col cibo durante l’emergenza Covid-19. Dalle dichiarazioni degli intervistati emerge che per la maggior parte dei rispondenti i comportamenti legati alla gestione del cibo hanno subito dei cambiamenti rispetto a quelle che erano le abitudini pre-emergenza sanitaria. Dieta e abitudini alimentari. In primo luogo è variata la spesa di generi alimentari: secondo il 27.1% degli intervistati essa è diventata meno frequente ma più abbondante, con un aumento di prodotti surgelati. La maggioranza dei rispondenti (più del 50%) dichiara di non avere riscontrato significative variazioni nelle loro abitudini di consumo. Tuttavia i dati evidenziano un incremento nel consumo di panificati (40.1%) e una riduzione nel consumo di pesce crudo (42.7%) e di cibi pronti al consumo (42.2%).

In ambito domestico emerge una maggiore attenzione all’igiene e alla manipolazione degli alimenti: alcuni, infatti, riportano di lavarsi più spesso le mani e lavare più accuratamente il cibo, il particolare le verdure (17.5%), ma anche gli utensili, i contenitori e le superfici in generale (17.7%). Rispetto all’alimentazione, i rispondenti dedicano più tempo alla preparazione del cibo (16.2%) preferendo alimenti ‘home made’ come pane, pasta, pizza e dolci (14%). Emergono inoltre variazioni nella dieta: se da un lato viene seguita una dieta più sana, facilitata dall’avere più tempo a disposizione per cucinare, dall’altro si attesta l’aumento delle porzioni di cibo consumate abitualmente e un peggioramento della qualità (12.9%).

Canali di acquisto degli alimenti. Per quanto riguarda invece le abitudini di acquisto, per il 24% dei rispondenti è aumentato il ricorso alla spesa di prodotti alimentari online, mentre rimane sostanzialmente invariato il dato rispetto alla consegna di pietanze e cibo a domicilio. Risulta in flessione la frequenza di acquisto presso supermercati e negozi alimentari. In linea anche con le indicazioni sanitarie, si predilige un carrello più abbondante ma riempito meno di frequente.

La percezione del rischio alimentare e della responsabilità individuale nel controllo delle malattie. Per quanto riguarda il rischio alimentare, i rispondenti in generale si sentono abbastanza sicuri del cibo che mangiano: infatti il 70% del campione ritiene poco o per nulla probabile che gli alimenti che consuma possano compromettere la propria salute.

Preoccupazione per diversi rischi potenziali. Nel contesto di diversi potenziali rischi che possono incidere sulla propria vita si riscontra una generale attenzione al tema dell’inquinamento ambientale: il 34.8% dei rispondenti ritiene molto probabile che condizioni ambientali sfavorevoli possano influire negativamente sulla propria salute. Tuttavia la principale fonte di preoccupazione riguarda le ricadute negative sulla vita personale di una possibile crisi economica, che sono ritenute molto probabili dal 38.2% degli intervistati. Considerando l’attuale contingenza di emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid19, appare significativo il dato rispetto alla possibilità di contrarre una malattia grave che pare preoccupare fortemente solo il 6.8% dei rispondenti.

Preoccupazione per i rischi alimentari. Rispetto al tema della sicurezza alimentare, i rischi verso i quali rispondenti manifestano un alto livello di preoccupazione riguardano le proprietà del cibo, in particolare la qualità e la freschezza degli alimenti, le manipolazioni in condizioni non igieniche del cibo consumato fuori casa e la presenza di sostanze chimiche e inquinanti negli alimenti. Gli altri temi a cui gli intervistati risultano essere particolarmente sensibili sono il benessere degli animali da allevamento, la presenza di microplastiche all’interno dei cibi e le sostanze residue nella carne, come antibiotici o ormoni. Da notare che anche in questo particolare momento, la possibilità che si sviluppino nuovi virus negli animali si colloca tra i rischi per i quali il livello di preoccupazione è basso.

Atteggiamenti verso la capacità personale di gestire i rischi alimentari. In riferimento alla capacità personale di controllare e gestire possibili rischi alimentari, la maggioranza degli intervistati (57.3%) ritiene di avere un elevato margine di controllo sui rischi legati alle proprie abitudini alimentari e alla dieta, come ad esempio un elevato consumo di grassi. Invece gli ambiti in cui gli intervistati ritengono di avere meno o addirittura nessun controllo riguardano le tecnologie applicate agli alimenti (75.8%), in particolare le nanotecnologie, e le contaminazione chimiche del cibo come ad esempio i residui di pesticidi (70%). Sfuggono dal controllo personale anche i possibili rischi derivanti da infezioni animali o zoonosi trasmissibili da animale a uomo (66%).

La sicurezza alimentare durante l’emergenza COVID-19. Nonostante dall’indagine dell’Osservatorio la sicurezza degli alimenti non emerga come un tema che desta particolare preoccupazione, in questo momento di emergenza sanitaria sono diversi i dubbi dei consumatori sulla gestione dei cibi. È possibile contrarre il COVID-19 dal contatto con gli alimenti? È vero che tutta la spesa va disinfettata? Quali particolari precauzioni bisogna adottare nella gestione del cibo? Come ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad oggi non esistono evidenze che il virus possa trasmettersi attraverso gli alimenti o le confezioni alimentari; il rischio di prendere la malattia in questo modo è quindi ritenuto altamente improbabile. Tuttavia, anche in questo periodo è importante mantenere la dovuta attenzione alle corrette pratiche di gestione e preparazione dei cibi. Il Rapporto 17/2020 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)  fornisce indicazioni e raccomandazioni specifiche per garantire l’igiene degli alimenti e degli imballaggi alimentari anche in ambito domestico (poster ISS sulla spesa e igiene degli alimenti) e utili indicazioni per la spesa in negozio (poster ISS sulle indicazioni per la spesa in negozio). Le raccomandazioni suggeriscono quindi di continuare a riservare particolare attenzione all’igiene degli ambienti, delle superfici e degli utensili a contatto con gli alimenti, così come al lavaggio dei cibi che si consumano crudi e alla cottura dei prodotti di origine animale. In sostanza, possono anche cambiare le nostre abitudini di consumo, ma non le modalità di gestione e preparazione del cibo a casa, buone pratiche che tutti devono mantenere anche in tempi di COVID-19, possibilmente con un occhio in più alla pulizia degli ambienti. I consumatori sono un anello fondamentale nella catena di gestione del rischio alimentare. La consapevolezza dei possibili rischi e l’adozione di corrette pratiche in cucina garantisce la tutela della salute personale e collettiva.

Fonte: IZSVe

 

 

 

 

 

Peste suina, allevatori padovani in allarme dopo il maxi sequestro di carne cinese

Allevatori padovani in allarme all’indomani del sequestro di 9 tonnellate di carne suina dalla Cina, intercettate dalla guardia di Finanza di Padova, che erano destinate alla ristorazione. La peste suina si propaga infatti velocemente e, anche per una sola partita di carne importata, il rischio di contagio per gli animali è altissimo. Nel Padovano si concentra il 17% degli allevamenti veneti, che sono 9.800, di cui la stragrande maggioranza a conduzione familiare, con in carico poco meno di 3.000 capi (dati di Veneto Agricoltura 2018).

Confagricoltura Veneto: peste suina già presente in Polonia e Paesi Est Europeo. “Ringraziamo la Guardia della Finanza per la tempestività dei controlli e tutte le forze dell’ordine per il lavoro di sorveglianza che stanno facendo – sottolinea Rudy Milani, presidente degli allevatori suini di Confagricoltura Veneto -. Li sproniamo a continuare così e a fare il massimo per controllare la merce in arrivo, perché se qualche partita contaminata riuscisse a entrare nel nostro territorio sarebbe una debacle. Il settore vale 202 milioni di euro in Veneto e, dopo un decennio di difficoltà, da pochi mesi si sta risollevando, con quotazioni schizzate in alto anche grazie alla grande richiesta di carne dovuta al divieto di export di carne suina dalla Cina. La peste suina, che non ha conseguenze sulle persone, è estremamente contagiosa per gli animali di allevamento e quelli selvatici come i cinghiali, di cui il Veneto abbonda. Da mesi abbiamo sottolineato a livello ministeriale l’emergenza, sottolineando anche a livello regionale che si lavori per un contenimento della popolazione dei cinghiali. Ricordiamo che la peste suina è già giunta in Europa e attualmente i contagi hanno colpito allevamenti in Polonia e in Paesi dell’Est europeo, a poche decine di chilometri dai confini tedeschi”.

Coldiretti Padova: frontiere come un colabrodo, subito etichettatura per fermare invasione straniera.  “Il maxi sequestro di carne suina importata dalla Cina e potenzialmente pericolosa per la diffusione della peste suina conferma quanto ripetiamo da anni: legislazione e burocrazia non garantiscono un adeguato controllo sui prodotti che varcano le nostre frontiere. Mentre i nostri allevamenti sono sottoposti a decine di controlli severi e rigorosi, sul fronte della qualità e della sicurezza alimentare, dall’estero entrano nel nostro Paese prodotti senza alcuna garanzia. La Guardia di Finanza e l’Uls 6 di Padova hanno fatto un ottimo lavoro che va a beneficio dei produttori e dei consumatori”. Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, commenta positivamente l’operazione che ha permesso di intercettare la carne importata illegalmente, violazione alle norme doganali e sanitarie, dalla Cina all’Olanda e quindi in un magazzino di Padova. “Più volte siamo stati al Brennero con i nostri allevatori per documentare come le frontiere siano un colabrodo e come il nostro Paese sia invaso da prodotti di dubbia provenienza che, oltre a rappresentare un’incognita per la salute pubblica, mettono in crisi con la concorrenza sleale il nostro settore suinicolo. Un motivo in più per spingere sull’etichettatura obbligatoria anche sui derivati della carne suina per garantire la trasparenza e la rintracciabilità di fronte agli allarmi sanitari che si moltiplicano con la globalizzazione degli scambi. Il mese scorso –ricorda Bressan – è stata finalmente raggiunta l’intesa fra stato e Regioni, ora bisogna arrivare al più presto all’entrata in vigore del decreto che introduce l’indicazione della provenienza per le carni suine trasformate”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Padova

 

Sicurezza alimentare in ambiente domestico, corso online gratuito “Vuoi venire a cena? Sicuramente sì, anzi…con sicurezza!” proposto da ISZVe e disponibile sino al 31/12/2020

Vuoi venire a cena? Sicuramente, anzi… con sicurezza!” è un corso online gratuito realizzato dall‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) nell’ambito delle attività di progetto di Ricerca Corrente IZS VE 09/16 finanziato dal Ministero della Salute. L’iniziativa formativa affronta il tema della sicurezza alimentare in ambiente domestico, attraverso il processo che comunemente viene effettuato nel momento in cui si decide di invitare ospiti a cena: i commensali hanno esigenze particolari? Come scegliere le materie prime? Come preparare e come conservare il cibo in modo sicuro?

Obiettivi e programma. Al fine di aiutare il partecipante a scelte e azioni consapevoli, per ogni alimento sono affrontati gli aspetti principali relativi a: allergie e intolleranze; pulizia e igiene dell’ambiente (cucina) e della persona; manipolazione e conservazione degli alimenti. Il corso fornisce ai partecipanti le conoscenze necessarie volte alla riduzione di esposizione al rischio da patologie trasmesse da alimenti. Intende promuovere la consapevolezza dei rischi legati alla preparazione dei cibi e la promozione di una maggiore attenzione al rispetto di corrette pratiche igieniche.

Modalità di fruizione. Il corso si svolge interamente online e si articola in moduli formativi con audio-lezioni e documenti di testo. Sarà disponibile fino al 31 dicembre 2020, e richiede un impegno di circa 2 ore. Per iscriversi è necessario accedere al portale IZSVe Learning Store, registrare il proprio profilo-utente, mettere il corso nel carrello e completare l’ordine come se fosse un normale corso a pagamento. Il corso è gratuito e pertanto non verrà addebitato alcun costo.

Sicurezza alimentare. Come funzionano i controlli veterinari alle frontiere? La risposta in 100 secondi.

Ogni anno l’Italia importa animali e prodotti di origine animale dall’estero, un volume commerciale in continua crescita. Quanto sono sicuri questi prodotti? E chi fa i controlli? A vigilare ci pensano veterinari e personale dei Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) e degli Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari (UVAC), stazioni periferiche del Ministero della Salute. I PIF si occupano delle importazioni dai Paesi Terzi, gli UVAC si occupano degli scambi all’interno della Comunità Europea.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Sicurezza alimentare, differenza tra “consumare entro” e “consumare preferibilmente entro”

Il termine shelf-life significa letteralmente “vita di scaffale” e nell’ambito della sicurezza alimentare viene utilizzato per indicare la vita commerciale del prodotto, ovvero il periodo di tempo che intercorre fra la produzione e il consumo dell’alimento senza che ci siano rischi per la salute del consumatore. Ma da cosa dipende la durata del prodotto? Chi la stabilisce e come? E quale differenza c’è fra le varie diciture sulla scadenza che troviamo nelle confezioni dei prodotti alimentari? Scoprilo in questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Sicurezza alimentare. Come bisogna riporre gli alimenti in frigorifero?

Nella serie «100 secondi», realizzata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), una spiegazione di come riporre gli alimenti nei diversi scomparti del frigorifero. All’interno dell’elettrodomestico, infatti, si creano aree a temperatura diversa: gli alimenti vanno quindi posizionati negli scomparti in base alla loro specifica esigenza di conservazione, più o meno vicina agli 0 gradi centigradi.

 

Dopo il mar Tirreno, anche nelle acque di Veneto e Friuli-Venezia Giulia è stato ritrovato in cozze e vongole il batterio Clostridium difficile, nessun allarme ma meglio consumare i molluschi bivalvi solo se cotti

Clostridium difficileUn’indagine condotta da ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) nel periodo 2015-2017, recentemente pubblicata sulla rivista International Journal of Food Microbiology, ha accertato la presenza del Clostridium difficile in cozze e vongole provenienti dall’Alto Adriatico e i risultati meritano una certa attenzione.

Clostridium difficile è un batterio che, grazie alla produzione di particolari tossine, può causare nell’uomo la colite pseudomembranosa, una patologia ben conosciuta nei nostri ospedali e da non sottovalutare, specie negli anziani. Degli oltre 700 campioni analizzati, l’11,6% delle cozze e il 23,2% delle vongole sono risultati positivi, spesso anche con ceppi di C. difficile di particolare rilevanza clinica per l’uomo, come confermato dalle analisi molecolari eseguite in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Questo risultato si giustifica con l’elevata antropizzazione e con l’elevata densità di allevamenti nelle regioni prospicienti le aree marine in cui è stato effettuato il campionamento. Clostridium difficile è un batterio che, in presenza di ossigeno, dà origine a spore, che rappresentano delle forme di sopravvivenza caratterizzate da resistenza particolarmente elevata, anche al calore.

A differenza di quanto avviene nell’uomo, gli animali, con poche eccezioni, sono spesso portatori sani di C. difficile a livello intestinale. Uomo e animali sono tuttavia accomunati dall’eliminazione con le feci di spore di C. difficile, e in tal modo, tramite i reflui urbani e zootecnici, possono contaminare le acque dei fiumi che successivamente si riversano in mare. La contaminazione antropica e zootecnica dell’ambiente, in questo caso marino, può riflettersi, pertanto, nella contaminazione dei cosiddetti molluschi eduli lamellibranchi, ovvero di quelle specie di molluschi racchiusi all’interno di una conchiglia, che si nutrono filtrando l’acqua marina rimanendo sulla sabbia del fondale, come fanno le vongole, o appesi a distanza dal fondale, come succede per le cozze allevate. Questi molluschi, infatti, filtrando l’acqua possono accumulare le spore di C. difficile.

Consumare i molluschi bivalvi solo se cotti. I risultati non devono allarmare, ma suggeriscono qualche precauzione. Si conferma l’importanza di consumare molluschi sottoposti a trattamento di depurazione o provenienti da aree di allevamento a mare. Il consumo di molluschi crudi o poco cotti va sicuramente evitato, in quanto espone a rischi sanitari di vario tipo, non solo nei confronti di C. difficile. I risultati di questa indagine, preliminari ad ulteriori studi di valutazione del rischio, non devono tuttavia allarmare: perché nell’uomo si manifesti la colite pseudomembranosa non è sufficiente mangiare alimenti contaminati con le spore di C. difficile, ma sono richieste condizioni predisponenti quali alterazioni della flora intestinale, generalmente causate dall’assunzione di antibiotici per via orale o di farmaci che alterano il pH gastrico, unitamente all’età avanzata. Questa patologia, infatti, colpisce prevalentemente gli anziani e in particolare quelli che assumono giornalmente farmaci contro l’acidità gastrica e/o antibiotici.

Fonte: IZSVe

Allerte alimentari, come funziona il sistema

Come funzione il sistema delle allerte alimentari? Nel sesto video della serie IZSVe «100 secondi» prodotta dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), un’introduzione al sistema delle allerte alimentari: dalle origini delle allerte alla segnalazioni al RASFF, passando per le analisi di laboratorio e i richiami dei prodotti rischiosi.

Sicurezza alimentare. A.A.A. cercansi famiglie nel Nordest disposte a monitorare la temperatura del proprio frigorifero per una settimana. Adesioni entro fine dicembre 2018.

La temperatura è considerata uno dei fattori più importanti in grado di determinare ed influenzare la capacità di moltiplicazione e sopravvivenza dei microrganismi negli alimenti, in particolare in quelli pronti al consumo. Per questo, la conoscenza della temperatura reale di conservazione dei cibi a livello domestico permette di migliorare la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti pronti al consumo, diminuendo la durata della vita commerciale attribuita a questi prodotti e di conseguenza riducendo il rischio di esposizione dei consumatori a microrganismi pericolosi per la salute.

L’indagine. A questo proposito, il Ministero della Salute ha finanziato un’indagine nazionale sulla temperatura dei frigoriferi domestici (ricerca corrente PRC IZSLER 018/2016), con l’obiettivo di definire il livello medio della temperatura dei frigoriferi domestici italiani e valutare l’importanza di variabili geografiche, stagionali e demografiche. Lo studio servirà a ottenere informazioni utili: per le Autorità Sanitarie competenti, che svolgono attività di sorveglianza nell’ambito della sicurezza alimentare; per gli operatori del settore alimentare, che sono responsabili della corretta valutazione della shelf life assegnata agli alimenti pronti al consumo; per i consumatori, al fine di renderli consapevoli dell’importanza dell’adeguata temperatura di conservazione degli alimenti.

Possibilità di collaborare alla ricerca monitorando il proprio frigo per una settimana. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), partner del progetto, sta cercando famiglie residenti in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige che possano collaborare al progetto a titolo volontario e gratuito. I volontari dovranno essere disponibili a: ospitare nel proprio frigorifero per una settimana dei termometri forniti dall’IZSVe; ritirare i termometri presso la sede IZSVe più vicina al proprio comune di residenza, e riconsegnarli dopo il monitoraggio; compilare un semplice questionario alla fine della rilevazione.

Per dare la propria disponibilità basta compilare il modulo scaricabile qui sotto e inviarlo all’indirizzo frigoriferi@izsvenezie.it, oppure consegnarlo alla sede IZSVe più vicina, entro il 31/12/2018. Tra tutti quelli che daranno disponibilità ne saranno selezionati alcuni, che durante il 2019 effettueranno a turno il monitoraggio della temperatura del proprio frigorifero domestico. Nel modulo va specificata una persona di riferimento o la modalità attraverso cui si è venuti a conoscenza del progetto (es. sito web, Facebook, mailing list).

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Listeria in mais e verdura surgelati: focolai tra il 2015 e il 2018 in Austria, Regno Unito e Nord Europa, prodotti ora ritirati dal mercato. In Italia, ogni giorno effettuati 2800 controlli al giorno, quasi uno ogni 30 secondi.

Mais e altri vegetali surgelati sono le fonti di alcune infezioni da Listeria monocytogenes che hanno colpito negli ultimi anni l’Austria, il Regno Unito, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, con 47 casi e 9 decessi confermati tra il primo episodio nel 2015 e l’8 giugno 2018.

Ceppi individuati in vegetali surgelati prodotti in Ungheria, ora ritirati tutti dal mercato. Gli esperti hanno utilizzato la tecnica del whole genome sequencing per individuare l’origine alimentare delle infezioni, che inizialmente si riteneva limitata al solo mais surgelato prodotto da un’azienda ungherese. In seguito invece gli stessi ceppi di Listeria monocytogenes sono stati individuate anche in altri vegetali surgelati prodotti dalla stessa azienda tra il 2016 e il 2018. Questo fa ipotizzare che i ceppi siano sopravvissuti nel centro produttivo nonostante le procedure di pulizia e disinfezione condotte per rimediare al problema. Il 29 giugno 2018 l’Ufficio per la sicurezza della catena alimentare ungherese ha vietato la vendita e ordinato il ritiro dal mercato di tutti i vegetali surgelati prodotti dall’azienda tra l’agosto 2016 e il giugno 2018.

Adeguata cottura. Con questa misura si riduce significativamente il rischio di ulteriori infezioni umane. Per ridurre ulteriormente il rischio è consigliabile consumare verdura surgelata solo dopo un’adeguata cottura, in particolar modo per soggetti a rischio come donne in gravidanza, neonati e anziani con sistemi immunitari indeboliti.

In Italia, ogni anno effettuati più di 1 milione di controlli. Gli alimenti che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole sono sottoposti a numerosi controlli che servono a garantire la sicurezza di quello che mangiamo. Il funzionamento del sistema dei controlli sugli alimenti è ben illustrato in questo breve video della nuova serie 100 secondi realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie