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Vendemmia 2018, in Veneto al via a Ferragosto, se ne parla il 10 agosto al secondo appuntamento del Trittico Vitivinicolo in programma a Legnaro (Pd)

Nella settimana di Ferragosto, o al massimo a partire da lunedì 20 agosto, in Veneto si comincerà a raccogliere le uve Pinot e Chardonnay per le basi spumante, per poi procedere via via con tutte le altre varietà. Gli addetti ai lavori annunciano una vendemmia nella norma, nonostante l’andamento meteo fin qui assai oscillante, con tante giornate calde e umide, ma complessivamente soddisfacente.

In provincia di Padova. “Sui Colli Euganei – fa notare Roberto Toniolo della Cantina di Vo – in alcune aree ha piovuto abbondantemente, tanto che abbiamo dovuto intervenire con qualche trattamento in più rispetto alla media per far fronte agli attacchi di peronospora e oidio, in altre zone invece le precipitazioni sono state più scarse. Complessivamente però nei vigneti dei Colli padovani, in particolare su quelli posti sui versanti a sud-ovest, la situazione è più che buona, e questo vale sia per la quantità che per la qualità delle uve”.

Per tutte le varietà lo stato fitosanitario delle uve è al momento soddisfacente, anche se inevitabilmente, a causa appunto delle tante giornate umide e calde fin qui registrate, episodi di flavescenza dorata e mal dell’esca si sono presentati sia sulle uve a bacca nera che in quelle a bianca, in particolare sulla Glera (Prosecco). Nell’area trevigiana e veneziana, come pure nelle altre zone viticole venete, l’invaiatura (maturazione) delle uve precoci e del Merlot ha già raggiunto buoni livelli. Anche in queste zone, dunque, l’avvio della vendemmia è confermato a ridosso di ferragosto.

I tecnici delle cantine dislocate lungo il Piave segnalano problemi di peronospora, ma ribadiscono che la situazione è sotto controllo. I Servizi fitosanitari regionali hanno autorizzato i viticoltori ad aumentare l’utilizzo di rame da 6 a 9 kg/ha, a conferma che l’annata non è delle più tranquille, ma come si è detto, assolutamente sotto controllo.

10 agosto, secondo appuntamento del Trittico Vitivinicolo. In gran parte del vigneto veneto la vendemmia si annuncia più abbondante rispetto allo scorso anno, che era stata un’annata piuttosto scarsa. E su questo quadro che si inserisce la 44^ edizione  dello storico incontro sulle previsioni vendemmiali promosso da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione, AVEPA, ARPAV, CREA-VE, Province Autonome di Trento e Bolzano e Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Il focus, che si svolgerà il prossimo 10 agosto a Legnaro (Pd) nella sede dell’Agenzia regionale,  farà il punto sulla prossima vendemmia nel Nord Est, in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia, nonché in Francia e Spagna.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Contraffazioni vendita on line prodotti agroalimentari, nata task force tra Ispettorato Centrale tutela qualità e repressione frodi e Consorzio tutela vini Valpolicella per contrastare la vendita web di falsi Amarone e Valpolicella

È stato siglato ieri, mercoledì 4 luglio, a Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR), il protocollo di cooperazione tra l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole (ICQRF) e il Consorzio tutela vini Valpolicella.

L’accordo, firmato da Stefano Vaccari, capo dipartimento ICQRF e Andrea Sartori, presidente del Consorzio della più importante Dop di vino rosso del Veneto e una delle più importanti a livello nazionale, prevede azioni di contrasto per ostacolare le vendite sui canali e-commerce, fino al sequestro, di prodotti evocanti e usurpanti i nomi “Amarone”, “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso” e “Recioto della Valpolicella” in Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Irlanda, Danimarca e negli altri Paesi scandinavi a regime di monopolio , ossia i principali mercati di destinazione delle top denominazioni veronesi. L’attività di tutela, secondo quanto previsto dal documento, sarà effettuata anche in collaborazione con altri organi di controllo internazionali abilitati al sequestro dei prodotti illeciti.

Una denominazione tra le più falsificate sui mercati esteri. “Stop ai falsi, stop a chi pensa di guadagnare sfruttando sui mercati i nomi delle nostre indicazioni di qualità certificata. Il nostro sistema di controlli è tra i migliori al mondo. Un sistema di verifiche capillari in tutta la filiera e sul web e per questo ringrazio tutti coloro che quotidianamente lavorano all’ICQRF”, ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio. “L’accordo di cooperazione firmato rafforza ulteriormente la collaborazione già in atto tra ICQRF e il Consorzio sul fronte della tutela delle denominazioni della Valpolicella, con le due inserzioni top – Amarone e Valpolicella – tra le più imitate e falsificate sui mercati esteri – ha commentato il presidente del Consorzio Andrea Sartori.

Nel web, Amarone il vino “di lusso” più venduto. Complessivamente dal 2015 ad oggi, sono 25 le azioni di tutela dei marchi Dop promosse dal Consorzio, a cui si aggiungono 14 azioni attualmente in corso. “Un impegno – ha proseguito Sartori – che ora si estende ai canali e-commerce, dove l’Amarone è il vino più venduto nella fascia ultra premium e luxury, seguito dal Valpolicella Ripasso e dal Valpolicella*. Rilevante anche l’attività di registrazione e deposito internazionale dei marchi e delle denominazioni di origine a nome del Consorzio. Ad oggi, infatti, la protezione delle Dop rappresentate si estende a 32 paesi, con un totale di 123 depositi effettuati”.

Monitorati centinaia di siti web anglosassoni. Per Stefano Vaccari, “L’accordo consente di rafforzare l’azione di tutela della denominazione Valpolicella sui mercati anglosassoni, dove i prodotti sono diffusi e apprezzati. In particolare, sulle due denominazioni “Amarone” e “Valpolicella”, ICQRF ha già attivato nell’ultimo biennio ben 85 operazioni di tutela sul web e fuori dei confini nazionali, con risultati importanti. Nelle ultime settimane abbiamo monitorato centinaia di siti web canadesi, USA, britannici e irlandesi e, insieme al Consorzio, attiveremo nei prossimi giorni una massiccia azione di tutela su quei siti per rimuovere le inserzioni usurpanti i nomi Amarone e Valpolicella”.

Tra le misure contemplate dal protocollo, la nascita di una unità operativa interna al Consorzio, con personale formato dall’ICQRF e specificamente dedicato al monitoraggio web e alla segnalazione della frode. Parallelamente il Consorzio di tutela vini Valpolicella metterà a disposizione, già nei prossimi mesi, un servizio di formazione e informazione sulle specificità delle denominazioni “Amarone” e “Valpolicella”, per il personale degli organismi di polizia dei paesi esteri interessati dal controllo di autenticità dei due vini rossi della Valpolicella.

Il chi è del Consorzio. Attivo da oltre 80 anni, il Consorzio di tutela vini Valpolicella rappresenta 286 aziende di imbottigliatori e trasformatori della Dop, per una filiera che conta 7 cantine cooperative, 2286 aziende agricole produttrici di uva. Nel 2017, il vigneto Valpolicella ha raggiunto i 7994 ettari. Sono poco più di 60 milioni le bottiglie delle denominazioni (Valpolicella, Amarone, Recioto e Ripasso) prodotte lo scorso anno, per un giro d’affari complessivo di 600 milioni di euro, di cui 355 milioni stimati solo per l’Amarone, che traina l’export della Dop. Nel 2017, infatti, il 68% della produzione di Amarone ha varcato i confini nazionali. Tra i principali paesi di destinazione Germania (24%), USA (13%) e Svizzera (11%) che congiuntamente assorbono il 48% dell’export totale di Amarone. Seguono UK (9%), Svezia e Danimarca (16%) e il Canada (6%) (dati:indagine sull’export 2017 dell’Osservatorio Vini Valpolicella a cura di Nomisma Wine Monitor). 

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

Vendemmia 2018 in Veneto, il ritardo del germogliamento della vite e l’anticipo della fioritura regolarizza l’inizio della vendemmia, prevista a ridosso di Ferragosto per le uve Pinot grigio e Chardonnay

Ha preso il via mercoledì 13 giugno, a Conegliano (Tv) il Trittico Vitivinicolo Veneto 2018, “storica” iniziativa di Veneto Agricoltura, con Regione, Arpav, Avepa, Crea-Ve e Cirve dell’Università di Padova. L’incontro da oltre due decenni fotografa in tre distinti momenti dell’anno (giugno, agosto e dicembre) l’andamento del vigneto e del comparto vitivinicolo veneto.

Leggero anticipo. Quest’anno il germogliamento della vite nel Veneto è giunto con 7/8 giorni di ritardo rispetto al 2017, ma le precipitazioni e le alte temperature registrate nelle settimane a seguire, sempre rispetto allo scorso anno, ne hanno anticipato la fioritura. In pratica l’andamento vegetativo risulta essere ad oggi abbastanza nella norma, per cui stante questo quadro l’avvio della vendemmia 2018 potrebbe risultare solo leggermente anticipato rispetto al 2017, con la raccolta delle uve Pinot Grigio e Chardonnay base spumante ipotizzata a ridosso di Ferragosto.

I primi dati fanno ben sperare. Naturalmente, tutto dipenderà dall’andamento meteo delle prossime settimane, per il quale già tutti gli operatori stanno incrociando le dita. In questo momento il quadro del vigneto veneto si presenta dunque molto soddisfacente sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Infatti, grazie proprio alle giuste precipitazioni e alle buone temperature registrate negli ultimi due mesi, nel Veneto lo stato vegetativo delle uve si presenta generalmente ottimo, come pure lo stato sanitario, con una tendenza produttiva nettamente superiore rispetto al 2017, che però era stata un’annata di scarsa produzione.

Gli incrementi. Su base regionale vengono annunciati, grazie ai dati raccolti da una “Rete” di operatori che fanno capo ad alcune Cantine e Consorzi, incrementi del 19% per Glera e Merlot, 17% per Pinot Grigio, 15% per Breganze, 13% per Valpantena, 12% per Corvina, 10% per Valpolicella, Chardonnay e Valdobbiadene-Conegliano DOCG, 8% per Garganega, ecc.

Focus anche sulla viticoltura di precisione e sui vitigni resistenti. Nel corso della seconda parte del primo appuntamento del “Trittico” è stato fatto il punto su alcune importanti tematiche quali le possibili opportunità per una migliore sostenibilità ambientale del vigneto legate alla viticoltura di precisione e ai vitigni resistenti. Nello specifico, Luigi Sartori, dell’Università di Padova, ha illustrato i nuovi sistemi automatizzati per una migliore gestione del vigneto, in particolare le tecniche innovative della viticoltura di precisione: dalla concimazione e i trattamenti a dose variabile fino alla raccolta selettiva. Michele Giannini, di Veneto Agricoltura, ha invece fatto il punto sullo stato della sperimentazione nel campo dei vitigni resistenti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Vendemmia 2018 in Veneto, previsioni di crescita di produzione e in leggero anticipo rispetto al 2017, se ne parla il 13 giugno a Conegliano (TV)

Quest’anno il germogliamento della vite nel Veneto è giunto con 7/8 giorni di ritardo rispetto al 2017, ma le precipitazioni e le alte temperature registrate nelle settimane a seguire, sempre rispetto allo scorso anno, ne hanno anticipato la fioritura. Stante questo quadro, l’avvio della vendemmia 2018 potrebbe risultare leggermente anticipata rispetto al 2017, con la raccolta delle uve Pint Grigio per base spumante calendarizzata per il 24 agosto, quella della Glera per il 9 settembre e del Merlot per il giorno 13, solo per indicare alcune importanti varietà. Ad oggi, dunque, grazie proprio alle giuste precipitazioni e alle buone temperature registrate nelle ultime settimane, nel Veneto lo stato vegetativo delle uve si presenta generalmente ottimo, come pure lo stato sanitario, con una tendenza produttiva nettamente superiore (incrementi a doppia cifra) rispetto al 2017, annata caratterizzata però da una vendemmia molto scarsa.

Trittico Vitivinicolo Veneto. Sono questi, in estrema sintesi, i primi dati forniti dai promotori dell’ormai “storico” appuntamento che prenderà il via mercoledì 13 giugno (ore 9,30) a Conegliano (Tv) presso la sede del CIRVE (Via Dalmasso 1). Il Trittico, organizzato da Veneto Agricoltura, con Regione, ARPAV, AVEPA, CREA-VE e Università, fotografa in tre distinti momenti dell’anno (a giugno, agosto e dicembre) l’andamento del vigneto e del comparto vitivinicolo veneto nelle fasi cruciali della campagna produttiva.

Argomenti in programma. Nel corso di questo primo focus sarà dunque fatto il punto sullo stato vegetativo e fitosanitario del vigneto regionale alla vigilia dell’estate, anche in rapporto all’andamento meteo del primo semestre dell’anno. Saranno inoltre fornite le primissime anticipazioni quali-quantitative della prossima vendemmia, grazie ai dati raccolti da una “Rete” di operatori che fanno capo ad alcune Cantine e Consorzi delle diverse aree vitivinicole del Veneto ed elaborati dai promotori dell’evento. Infine, saranno approfondite una serie di importanti tematiche quali le possibili opportunità per una migliore sostenibilità ambientale del vigneto legate alla viticoltura di precisione e ai vitigni resistenti. E’ previsto l’intervento di numerosi esperti a partire da Francesco Rech, di ARPAV – Servizio Meteorologico di Teolo, Nicola Belfiore di CREA-VE, Luigi Sartori dell’Università di Padova, Michele Giannini di Veneto Agricoltura.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Export vino veneto, Brexit e dazi Usa dietro l’angolo, Russia primo acquirente del Prosecco

All’estero il vino italiano piace, tanto e sempre di più. Piace molto anche quello veneto. Lo confermano i numeri: a livello nazionale l’export di vino nell’ultimo anno vale quasi 6 miliardi di euro, mentre il Veneto da solo vale ben 2,12 miliardi (+6,4% rispetto al 2016). Cifre da capogiro, soprattutto se si considera che il Veneto esporta vino per una quota pari al 35,5% del totale italiano e all’8% di quello mondiale, risultando di fatto la quarta potenza mondiale.

Uscita Ue del Regno Unito. Come risulta dall’analisi di Veneto Agricoltura, il fatto che siano Gran Bretagna e Stati Uniti i maggiori acquirenti di vino italiano potrebbe però rappresentare un’arma a doppio taglio per il nostro export, visto che i primi sono in piena fase “Brexit”, mentre negli States aleggiano venti di “neoprotezionismo”. Nel Regno Unito, durante il periodo di transizione pre-Brexit, vale a dire fino al 31 dicembre 2020, i prodotti sia in ingresso che in uscita continueranno a viaggiare senza dazi e senza restrizioni quantitative, con le medesime regole in materia di documento di trasporto ed etichettatura. Inoltre, gli standard previsti dall’Unione Europea in materia di elaborazione dei vini (standard, definizioni, pratiche enologiche, ecc.) continueranno ad essere riconosciuti, così come i nomi delle Dop/Igp e i marchi commerciali.

Ma dal 2021 cosa accadrà? Per evitare sorprese dell’ultimo minuto, gli operatori italiani del settore si stanno già attivando promuovendo, tramite l’Unione Italiana Vini, un dialogo con le istituzioni europee al fine di assicurare che la Brexit non penalizzi oltremodo il settore vitivinicolo. Allo stesso tempo, anche la principale associazione dei traders UK sta studiando un “piano d’emergenza” incentrato su una serie di punti che presumono uno scenario di hard Brexit. Si calcola che l’introduzione dei dazi doganali in Gran Bretagna potrebbe prevedere un costo di 32 €/hl per i vini frizzanti e di 13-15 €/hl per i vini fermi, con un rincaro per bottiglia pari a 24 penny per i primi e di 10 penny per i secondi.

Ventilati dazi degli States. Altre preoccupazioni per i nostri viticoltori arrivano dagli Stati Uniti a causa delle azioni protezionistiche ventilate dall’amministrazione Trump. I dazi in ingresso verso gli USA di acciaio e alluminio sono un chiaro viatico di come potrebbe esserne interessato anche l’agroalimentare, con il vino seriamente destinato a farne parte. Tra i più penalizzati ci sarebbe il Veneto, visto che negli Stati Uniti si esporta un quarto del vino regionale, in tutte le sue diverse tipologie e denominazioni, per complessivi 1,4 miliardi di euro. In questo caso ci si troverebbe a pagare la mancata diversificazione delle destinazioni finali. Vini bianchi e Prosecco, non solo sono i prodotti più esposti su UK e USA, ma sono anche quelli che tengono insieme economie territoriali in maniera quasi vitale, oltre a rappresentare un pezzo di Italia vitivinicola nel mondo. Trovare alternative a tutto questo non è così semplice, ma forse è tempo di incominciare a lavorare in vista di questo obiettivo.

Il Prosecco rappresenta il 60 per cento del totale degli spumanti. Basti pensare che il Prosecco ha visto schizzare il suo fatturato (+59,6% rispetto al 2016), confermandosi la punta di diamante italiana nel campo delle bollicine. Lo scorso anno, addirittura, il valore totale dello spumante nazionale esportato ha superato per la prima volta quello dei vini bianchi, tanto da attestarsi oggi a circa un quarto del fatturato globale dei vini in bottiglia. Il Prosecco da solo rappresenta il 60% del totale degli spumanti, raggiungendo gli 806 milioni di euro e oltre 2,1 milioni di ettolitri, con il Regno Unito primo mercato estero d’arrivo (40% sul totale in valore e 44% in volume), seguito a debita distanza da Stati Uniti (22%) e Germania (5%). Mentre l’incremento maggiore per l’acquisto di Prosecco DOP va ad appannaggio della Russia (+40,8).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Viticoltura, risorse Ue inutilizzate, Regione Veneto indisce un nuovo bando, domande entro il 30 giugno

Nuovo bando per il settore vitivinicolo indetto da Regione Veneto. Complice la riduzione delle domande da parte delle aziende riguardante il piano di ristrutturazione e riconversione viticola (aiuti ai rinnovi degli impianti viticoli), le risorse stanziate con i tre bandi 2018 di sostegno al settore vitivinicolo (OCM vino) non sono state utilizzate del tutto. Così la Regione Veneto ha deciso di mettere a bando le “economie di spesa”, pari a 3,7 milioni di euro, a patto di riuscire ad impegnarli e a spenderli tutti entro il prossimo 15 ottobre, pena della loro perdita e restituzione all’Unione europea.

Domande da presentare entro il 30 giugno. “Avuto il benestare dal Ministero per l’Agricoltura, abbiamo previsto un nuovo bando per investimenti nella trasformazione, perché in questa misura ci sono maggiori garanzie di poter completare entro la data indicata l’istruttoria delle domande, presentare le polizze fideiussorie per l’anticipo pari all’80% del finanziato ed effettuare il pagamento da parte di Avepa”, ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura. Le domande, pertanto, dovranno essere presentate entro il 30 giugno, nei mesi di luglio ed agosto seguiranno le istruttorie. Grazie al meccanismo della fideiussione, la Regione – tramite Avepa – potrà concedere ed erogare subito il finanziamento.

Bando aperto per 30 giorni. Che ora passa di gran carriera all’esame della competente commissione del Consiglio regionale con l’obiettivo di essere celermente valutato e pubblicato quanto prima sul Bur. Sono previste due graduatorie, entrambe con una disponibilità finanziaria di 1.861.548,37 euro, una riservata alle aziende trasformatrici (spesa massima ammissibile 400.000) e l’altra per le aziende agricole (spesa massima ammissibile 200.000). Sono ammesse a finanziamento le spese per dotazioni e attrezzature di cantina e gli interventi di ammodernamento dovranno essere conclusi e rendicontati entro il 31 gennaio 2019.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Vinitaly 2018, siglato accordo Italia-Cina per l’export nel Centro Internazionale del vino a Qingtian

la firma dell’accordo tra la municipalità cinese e l’Associazione per lo sviluppo dell’economia e della cultura Italia-Cina

In occasione di Vinitaly 2018, si è tenuto lo scorso 17 aprile a Verona la presentazione del Centro Internazionale del Vino della città di Qingtian, nello Zhejianguna, una delle regioni cinesi più ricche. Ospite d’onore dell’incontro,  rivolto ai produttori di vino italiani interessati ad esportare in Cina, è stato il vice sindaco della municipalità Xiuxiong Zhu, presente insieme ad altre quattro autorità politico-istituzionali cinesi.

Collaborazione con la città di Verona. Durante l’incontro è stato siglato anche l’accordo tra Municipalità cinese e l’Associazione per lo Sviluppo dell’Economia e della Cultura Italia-Cina, rappresentata dalla vicepresidente Silvia Gastaldello. Scopo dell’associazione è creare occasioni di incontro tra le aziende italiane che hanno molto da offrire al mercato cinese e gli operatori cinesi che possono trovare nel made in Italy ricchezza in termini di cultura e qualità. “Verona è la prima città italiana a stringere un rapporto di collaborazione comunale con la facoltosa capitale cinese di Qingtian” ha dichiarato il sindaco di Verona, Federico Sboarina, “ci auspichiamo che questo dialogo tra le città iniziato, nel settore vinicolo, si estenda anche ad altri settori economici”. Alla presentazione, moderata dal consigliere Argav Maurizio Drago, erano presenti anche i consiglieri regionali del Veneto, Stefano Valdegamberi, Alessandro Montagnoli, Stefano Casali, l’assessore alle Risorse Agricole e Forestali della Regione Friuli-Venezia-Giulia, Cristiano Shaurli e il dirigente del Dipartimento Agricoltura della Regione Piemonte, Moreno Soster.

L’unione fa la forza. Il meeting è proseguito con la presentazione della realtà di Buon Vino Italia, impegnata nella promozione e nella vendita del vino delle piccole e medie cantine italiane in Cina. La mission di Buon Vino Italia è soddisfare la crescente domanda di vino italiano e far conoscere al potenziale cliente cinese la cantina, la storia legata al prodotto, il metodo di coltivazione e quindi le caratteristiche della filiera di produzione dal vigneto alla bottiglia sullo scaffale. Tramandare i valori legati alla tradizione italiana permette di distinguersi dalla concorrenza di altri paesi presenti nel mercato cinese; inoltre avvicinarsi al mercato cinese in gruppo e non in qualità di singola azienda facilita il processo di esportazione anche alle aziende agricole che per volume di produzione non riescono a coprire grandi ordini.

Grandi vantaggi. La presentazione è proseguita con l’intervento di Riccardo Iacobone, titolare della cantina Rosarubra di Pietranico (PE), tra i primi esportatori per mezzo di questo circuito, che ha dichiarato: “Il mercato cinese offre possibilità inimmaginabili ai produttori italiani. Il governo della città di Qingtian è sensibile a coloro che importano all’interno del Centro Internazionale del Vino cinese e noi produttori non possiamo lasciarci sfuggire occasioni come queste”. A concludere il meeting internazionale l’intervento di Cesare Busetto, coordinatore regionale di Confimea – Confederazione Italiana dell’Impresa – che, per dare sostegno e impulso all’export dei propri associati attraverso il progetto Buon Vino Italia, ha siglato l’accordo di collaborazione con la Municipalità cinese.

Fonte: Servizio Stampa Buon vino Italia

Al via Vinitaly 2018, tra gli argomenti trattati, si parla di vino bio in Veneto (16 aprile) e della rinascita della viticoltura bellunese (17 aprile), il cui Consorzio è pronto a chiedere la Doc

Da oggi e sino al 18 aprile tiene banco a Verona Fiere Vinitaly, il più importante salone internazionale dedicato al mondo del vino e dei distillati. Molti gli appuntamenti in programma nel padiglione del Veneto, a iniziare da quelli della Regione (Pad. 4, D4 E4), tra cui la presentazione del report di Veneto Agricoltura sul vino biologico regionale (lunedì 16 aprile ore 11:30-12:30), effettuata su un campione di 263 aziende biologiche (parte quantitativa) e attraverso dei focus group (parte qualitativa) che hanno coinvolto gli stakeholder, sia della fase produttiva che della trasformazione. Al termine sarà proposta una degustazione di due vini biologici, uno bianco ed uno rosso, i cui uvaggi provengono da varietà di vite resistente (tolleranti alle malattie funginee), e più precisamente dal vigneto dimostrativo costituito da Veneto Agricoltura grazie ad uno specifico progetto regionale, nella cantina biologica “Le Carline” di Pramaggiore (Ve).

Un brindisi con i vini bellunesi abbinati al formaggio dop Piave. Martedì 17 aprile, alle 12, nello stand di Confagricoltura (padiglione 9 area D) si svolgerà un incontro introdotto da Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di tutela Coste del Feltrino, seguito dall’intervento di Giampaolo Ciet, presidente di Piwi Veneto (viti resistenti) e da Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno. Guarnieri parlerà della rinascita della viticoltura bellunese, zona di grande produzione di vino soprattutto nel Feltrino, fino alla prima metà del Novecento, con 80.000 ettolitri annui, un patrimonio disperso a causa della guerra e della filossera. Le aziende sopravvissute hanno ricominciato a sviluppare varietà autoctone come Bianchetta, Pavana, Gata, Turca e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati nel territorio, simile al Trentino, come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni bianco. Le 11 aziende del consorzio, nato nel 2015, coltivano 20 ettari di vite per 1.200 ettolitri di vino all’anno, e altri 20 ettari entreranno in produzione nei prossimi anni.  “Siamo pronti a chiedere una doc – rivela Guarnieri – abbiamo fatto studi storici e ampelografici, che presto saranno ufficializzati, da cui emerge un’identità precisa, che rappresenta tutti i caratteri per poter chiedere una denominazione”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura/Confagricoltura Veneto

 

 

Indagine Vinitaly/Wine Monitor: Italia a distanze siderali dai mercati del futuro (più Est e meno Europa). Tra le tendenze che ci favoriscono, però, la passione per le bollicine.

Dalla bottiglia al centro della tavola a bene voluttuario, da abitudine a strumento di costume, da bevanda storica del Vecchio Continente a simbolo globale del lifestyle, che crescerà ulteriormente ma in gran parte fuori da dove è nato. Il vino nel mondo è cambiato e lo farà ancora di più nel prossimo quinquennio. Una second life del principale asset del nostro export agroalimentare (quasi 6 miliardi di euro il valore esportato nel 2017) che i produttori dovranno coltivare in vigna ma anche sui mercati, nel marketing, nelle praterie digitali. È lo scenario articolato dall’outlook “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro” effettuato da Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 15 al 18 aprile 2018, e Nomisma Wine Monitor.

Quale sarà il Paese produttore di vino che “darà le carte” in un mercato che per le sole cantine vale circa 31 miliardi di euro l’anno di export. In questo contesto anche il peso dei Paesi buyer cambierà inesorabilmente, con la geografia dei consumi concentrata sempre più oltre i confini europei. Con Cina e Russia, seguite dagli Stati Uniti, che da Est sono pronte far lievitare gli ordini (anche italiani), complice l’escalation del Pil procapite che nel Paese del Dragone è atteso in crescita addirittura del 10,6 per cento.

Per l’Italia, luci e ombre. Il quadro che ne è emerso dallo studio è in parte confortante e allo stesso tempo allarmante per l’Italia. Da un lato infatti c’è la locomotiva-vino del Belpaese che si è fatta sempre più strada negli ultimi 10 anni, con una crescita tendenziale in valore (+69%) doppia rispetto a quella francese e con 16 Paesi dove il tricolore è market leader (ma la Francia ne ha 29); dall’altra invece c’è una lontananza siderale dai mercati del futuro, quel Sud del mondo (più la Cina) in cui il nostro share di vendite non raggiunge mai – o quasi – la doppia cifra. “Motivi strutturali, geopolitici, ma anche di marketing e commerciali – ha spiegato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –, siamo ancora troppo poco organizzati e decisivi nel posizionamento di un prodotto il cui vero discriminante sarà sempre più quello del prezzo e non del volume, che non è certo illimitato. Oggi per sopperire al nanismo delle nostre imprese e per penetrare nei mercati più lontani da noi sul piano delle affinità culturali serve un brand ombrello e una struttura qualificata in grado di accompagnare nel mondo non le singole aziende ma tutto il made in Italy enologico con modalità aggregative”.

Necessaria promozione di sistema. Per il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani: “Dobbiamo essere in grado di cavalcare alcune tendenze che ci favoriscono, come quella sparkling dei consumi mondiali, che è stata l’arma vincente degli ultimi anni, con una crescita nel decennio del 240% a fronte di una media mondiale sul segmento ferma a +50%. Con Vinitaly lavoreremo sempre di più fuori dai confini nazionali, anche in stretta collaborazione con ICE-Agenzia, perché siamo e restiamo convinti che solo attraverso un progetto di promozione di sistema oggi sia possibile per il vino italiano crescere in valore”.

Il futuro dell’ecosistema-vino italiano: le previsioni di export al 2022. Stazionari la Germania e il Regno Unito, dove incidono negativamente età media e Brexit; in leggera crescita il Giappone, grazie all’imminente accordo di libero scambio; in ulteriore incremento nell’ordine Cina, Russia e Stati Uniti, veri player della crescita dei consumi grazie a fattori congiunturali considerati decisivi: aumento dell’upper class (fino al 25% della popolazione in Russia), tasso di urbanizzazione (arriverà al 63% in Cina) e Pil pro-capite in forte aumento. L’ecosistema-vino dei prossimi 5 anni, indagato dallo studio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, restituisce un quadro positivo dei trend delle vendite a valore, anche se con meno impennate rispetto al recente passato in 6 mercati top del mondo (64% dell’intero valore dell’export italiano).

Tendenze di consumo. Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini “Accanto alla «premiumization» si prevede l’accentuarsi di tendenze di fondo legate ai consumi di vino, come la forte crescita dei consumi di sparkling e sempre più legati a modalità di consumi in linea con i cambiamenti sociodemografici, che confermano l’aumento del consumo di vino conviviale da parte di giovani. Un’altra variabile – ha concluso Pantini – è data dagli accordi di libero scambio, che sin qui stanno avvantaggiando notevolmente Australia e Cile, specie in Cina, Giappone e Sud America”. Per l’Italia, che presenta variazioni  complessivamente in linea con la domanda generale di vino, il forecast a 5 anni presenta una media di crescita in valore dello 0,5% annuo in Germania e dell’1% nel Regno Unito (valori leggermente inferiori al mercato). Va meglio in Giappone, dove il trend delle vendite dovrebbe crescere nell’ordine del 2% l’anno e ancora di più nel principale mercato per il vino italiano, gli Usa, con variazioni previste attorno al 4,5% annuo e un incremento medio ipotizzato da qui al 2022 del 22,5%. Infine i 2 mercati top a maggior tasso di crescita, con la Russia che dopo la crisi del Rublo ha ripreso a volare (+27,5%) e la Cina, su cui si ipotizza un incremento nell’ordine del 38,5%..

Realizzazione dello studio. L’analisi previsionale (forecast) di Nomisma Wine Monitor su consumi ed import di vino nel prossimo quinquennio è stata realizzata attraverso l’implementazione di un modello complesso che comprende dati e informazioni qualitative (consumer insight e stakeholder consultation) e quantitative (variabili economiche e socio-demografiche) derivanti da fonti statistiche (pubbliche e private) e literature review.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

25 marzo 2018, il Chianti Classico si racconta e si degusta nel Padovano

Domenica 25 marzo 2018 nel centro congressi dell’Abbazia di Praglia a Teolo (PD), si terrà l’evento “Le declinazioni Chianti Classico”, organizzato dall’Associazione Arte&Vino, con cui Argav ha organizzato gli Incontri in Cantina e patrocinato dal Consorzio Vino Chianti Classico e del Comune di Teolo.

La leggenda del Gallo Nero. Sarà un pomeriggio di studio e degustazione per conoscere alcune delle più pregiate etichette, i segreti e l’essenza del Chianti Classico, il vino conosciuto in tutto il mondo, emblema della Toscana, partendo dalla storia di uno dei territori vitivinicoli più antichi e preziosi d’Italia per qualità e produzione. Una storia che ha inizio nel Medioevo e che vede le Repubbliche di Firenze e Siena contendersi aspramente il territorio del Chianti, finché l’esito di una singolare disputa, decisa dal canto di un gallo nero, farà passare gran parte del Chianti sotto il controllo della Repubblica Fiorentina, molto tempo prima della caduta di Siena. Da questa tradizione nasce la leggenda del Gallo Nero, da sempre simbolo ed emblema del Chianti Classico e del suo territorio.

Due le degustazioni guidate in programma. “Le espressioni del terroir chiantigiano” a cura di Roberto Gardini, è in programma alle ore 15.15 con degustazione di sette etichette di Chianti Classico Docg. Seguirà alle 17.30 il “Seminario sulla Gran Selezione del Chianti Classico” a cura di Massimo Castellani, ambasciatore ad honorem del Chianti Classico, con degustazione di otto etichette di Chianti Classico Docg Al termine di ogni seminario verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Maggiori info e costi evento: Associazione Arte&Vino

Fonte: Servizio stampa Associazione Arte&Vino