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Lo spot di Aop Italia Zootecnica “In Europe We Care for beef” (In Europa ci prendiamo cura della carne) sul podio del Media Key Venice Award

Condividiamo con il nostro socio Giuliano Marchesin, dg dell’Associazione produttori carni bovine Unicarve, la bella notizia del riconoscimento ottenuto dallo spot realizzato per la campagna “In Europe We Care for Beef”, nell’ambito del progetto Eucarbeef promosso dall’Aop Italia Zootecnica, presieduta da Alessandro De Rocco, e che si è classificato al terzo posto su 10 partecipanti alla categoria al premio Media Key Venice Award, dedicato alla comunicazione veicolata su tutti i media on e offline e ai progetti dedicati alla “Sostenibilità e Green”.

Lo spot è stato candidato al premio dall’agenzia Ab Comunicazioni, che lo ha realizzato con la regia di Riccardo Lupo e la collaborazione del Gruppo Rialto Spa-Il Gigante, che ha messo a disposizione i negozi in cui è stato girato. Questi i criteri che sono stati valutati dalla giuria: originalità dell’idea creativa, capacità di catturare l’attenzione del consumatore, coerenza con l’obiettivo del brand e il messaggio, emozionalità e connessione con il pubblico.

25 ottobre, ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso di formazione Odg Veneto in collaborazione con Argav, tema “La zootecnia di fronte alle sfide della sostenibilità ambientale, economica, sociale”

Venerdì 25 ottobre p.v., dalle 18.30 lle 20.30, al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8, si svolgerà il corso di formazione giornalisti organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “La zootecnia di fronte alle sfide della sostenibilità ambientale, economica, sociale”. Il corso dà diritto a 2 crediti, iscrizioni entro il 22 ottobre nella piattaforma formazione giornalisti.

Programma e relatori

Il corso offrirà l’opportunità di conoscere come la zootecnia, tradizionale settore trainante dell’economia agricola italiana, stia adeguandosi alle crescenti esigenze ambientali e al cambiamento della cultura alimentare, nonchè gli strumenti a disposizione degli allevatori per migliorare la competitività sui mercati. Relatori: Renzo Michieletto, giornalista, vicepresidente Argav; Alessandro De Rocco, presidente dell’Organizzazione Produttori Azove, dell’Aop (Ass. di Organizzazione Produttori) “Italia Zootecnica” e dell’Organizzazione Interprofessionale “Intercarneitalia”, che riunisce allevatori, macellatori e distributori; Andrea Scarabello, dirigente dell’Ass. Produttori Carni Bovine Unicarve, responsabile dell’assistenza tecnica e consulenza alle aziende di allevamento e gestore di numerosi progetti nazionali ed europei, legati alla sostenibilità degli allevamenti; Giuliano Marchesin, direttore generale Unicarve; Fabrizio Stelluto, presidente Argav, vicepresidente Unarga, responsabile ufficio comunicazione di Anbi (Ass. Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue).

Filiera carne bovina italiana. Chiesto al Ministro Lollobrigida la possibilità di scegliere un livello 3 negli eco-schemi di sostenibilità

mucche da carneIntercarneitalia – Italia Zootecnica, il Comitato produttori vitelli carne bianca e Assocarni hanno scritto al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida per chiedere di inserire un livello 3 negli eco-schemi dedicati alla zootecnia nell’ottica di migliorare il piano strategico nazionale in vigore da gennaio 2025 che regola la nuova Pac 2023 – 2027 e offrire nuove opportunità alle aziende zootecniche di certificarsi, dimostrando la sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli allevamenti italiani, da poter applicare nell’ambito del Psn dall’1 gennaio 2025, che va nella direzione auspicata dalla Commissione europea con Farm To Fork e New Green Deal e potrà portare dei vantaggi considerevoli alle aziende di allevamento, così riassumibili: possibilità di finanziare la certificazione Sqnz delle aziende per almeno un triennio, con l’utilizzo della Misura Srg 03 delle Regioni; possibilità di commercializzare la carne bovina ottenuta dagli allevamenti certificati Sqnz, con il claim “Prodotto da Allevamenti Sostenibili”, certificazione già auspicata e ricercata dalla Grande Distribuzione Organizzata; possibilità di organizzare progetti di comunicazione, informazione e promozione del Sistema di Qualità “Allevamenti Sostenibili”, utilizzando la Misura Srg 10 delle Regioni.

Possibilità di scelta. Le aziende di allevamento di bovini da carne e di vitelli a carne bianca, che intendono usufruire dei premi previsti dall’Eco schema 1, oltre a poter scegliere quale applicare tra il livello 1 (riduzione dell’antimicrobico resistenza) e il livello 2 (adesione al sistema di qualità nazionale per il benessere animale con pascolamento), potrebbero scegliere, in alternativa, il nuovo livello 3 proposto dalle associazioni con il vantaggio per le aziende di allevamento della possibilità di finanziare la certificazione Sqnz per almeno un triennio, con l’utilizzo della Misura SRG 03 delle Regioni; la possibilità di commercializzare la carne bovina ottenuta dagli allevamenti certificati Sqnz, con il claim “Prodotto da Allevamenti Sostenibili”, certificazione già auspicata e ricercata dalla Grande Distribuzione Organizzata; la possibilità di organizzare progetti di comunicazione, informazione e promozione del Sistema di Qualità “Allevamenti Sostenibili”, utilizzando la Misura SRG 10 delle Regioni.

Fonte: Intercarneitalia – Italia Zootecnica

26 giugno 2023, al Crowne Plaza di Padova l’incontro in presenza e su Zoom “Un piano di settore per il rilancio della zootecnia bovina da carne all’insegna della Qualità Sostenibile”

Intercarneitalia

La zootecnia bovina da carne italiana si dà appuntamento lunedì 26 giugno all’Hotel Crowne Plaza di Padova Ovest per guardare al futuro, nonostante le problematiche che ogni giorno emergono dall’applicazione del Piano di Sviluppo Nazionale, redatto dal Ministero all’epoca di Patuanelli.

Allo stesso tavolo allevatori e macellatori con l’obiettivo di fare squadra e lavorare attorno ad un obiettivo preciso: la redazione di un “Piano di settore per la zootecnia bovina da carne prodotta in Italia”. Praticamente il coronamento di un percorso iniziato dagli allevatori anni fa, con la redazione del Piano Carni Bovine Nazionale, basato su tre pilastri, sostanzialmente già realizzati: il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia, la sperimentazione per produrre ristalli in Italia e l’Interprofessione. La base per la redazione del “Piano di Settore” c’è – afferma Fabiano Barbisan, presidente dell’AOP Italia Zootecnica –
ed allevatori e macellatori chiederanno al ministero di affinarla per renderla totalmente operativa e portarla all’approvazione in Conferenza Stato-Regioni. Dello stesso avviso il neo presidente di Assocarni, Serafino Cremonini, a capo dell’Associazione che rappresenta la maggioranza delle aziende di trasformazione in Italia. “Abbiamo istituito in Assocarni le sezioni dedicate ai settori strategici per le aziende che rappresentiamo – aggiunge Cremonini – pensando di coinvolgerle sui tavoli operativi per i rispettivi settori (Bovini da carne, Vitelli a carne bianca, Ovicaprini, Avicunicoli, Piccole imprese di trasformazione, Commercio estero). Potrebbe essere l’anno giusto – afferma Alessandro de Rocco, presidente dell’OI Intercarneitalia – se il ministero accoglierà le nostre proposte. Condividiamo l’approccio di questa nuova amministrazione guidata da un Ministro che dimostra girono dopo giorno “di essere sul pezzo” e di guardare ai problemi reali con onestà intellettuale dimostrandosi sensibile alle reali problematiche del nostro settore”.

Appuntamento quindi al Crowne Plaza alle ore 10.00 per discutere sul “Piano di Settore” per il rilancio della zootecnia bovina da carne all’insegna della Qualità Sostenibile” con il professor Samuele Trestini (Università di Padova), il direttore dell’Aop Italia Zootecnica, Giuliano Marchesin, il dirigente delle politiche di qualità del Masaf Pietro Gasparri, che assieme ad Alessandra Morganti e Attilio Tonolo, rappresenteranno il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Le conclusioni saranno affidate al Senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura, Turismo, Industria e Produzione Agroalimentare del Senato.

Il convegno verrà trasmesso in diretta streaming sul canale Youtube di Verde a Nordest. Per i rappresentatecipare in presenza, a richiesta, verrà inviato un LINK riservato ZOOM. Per informazioni o per ricevere il Link alla piattaforma Zoom riservata, scrivere a info@unicarve.it o chiamare il 335 7513456.

Fonte: Servizio comunicazione Aop Italia Zootecnica

Zootecnia e lattiero caseario, Regione Veneto riconosce due nuove associazioni di secondo livello tra produttori

La Regione Veneto ha riconosciuto ufficialmente due nuove associazioni di organizzazioni di produttori (AOP) nel comparto zootecnico e lattiero caseario. Si tratta di Aop Agriform, società consortile a responsabilità limitata con sede a Sommacampagna (Verona) nel settore lattiero caseario e di Aop Italia Zootecnica, società cooperativa agricola a responsabilità limitata con sede a Legnaro (Padova) nel settore carni bovine.

Chi sono. Aop Agriform è nata su input dell’omonima associata commerciale Agriform, società cooperativa agricola che ha promosso l’aggregazione con due organizzazioni di produttori venete (Lattebusche di Belluno e Latterie Vicentine di Vicenza) e un’organizzazione emiliano romagnola (Santa Vittoria di Piacenza), tutte produttrici di formaggi a denominazione di origine protetta (Dop) con particolare riferimento al Grana Padano. Coinvolge oltre 800 allevatori con in media circa 50 capi per stalla e assomma un fatturato annuo di circa 250 milioni di euro. Aop Italia Zootecnica rappresenta le principali organizzazioni di produttori a livello nazionale: 5 Op venete, e precisamente Azove di Padova, Scaligera di Verona, Vitello di marca tricolore di Treviso, Vitellone di marca tricolore di Treviso ed Op Unicarve di Padova; a queste si aggiungono, in veste di soci sovventori, 4 associazioni di produttori: Asprocarne Piemonte, Bovinmarche, Consorzio Carni Sicilia ed Unicarve Associazione. Aop Italia Zootecnica rappresenta 1632 allevatori associati con una produzione annua di 544.368 bovini per un valore di oltre 870 milioni di euro.

Due comparti che generano il 14 per cento del valore della produzione agricola regionale. “Insieme si è più forti e si fa più strada – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan – Le due associazioni di organizzazioni di produttori sono state riconosciute dopo un lungo percorso condiviso con la Regione Veneto e grazie ad un efficiente gioco di squadra tra pubblica amministrazione ed imprese private, al fine di permettere alle aziende di essere interlocutori qualificati e privilegiati delle istituzioni locali, nazionali ed europee e di creare un percorso di forte aggregazione commerciale sia nella produzione lattiero casearia sia nella carne bovina. Zootecnia e produzione lattiero casearia in Veneto generano prodotti per quasi 840 milioni di euro, pari al 14 per cento del valore della produzione dell’intero comparto agricolo regionale”.

Prossimi passi. Il primo impegno operativo di Aop Agriform sarà la promozione dei formaggi veneti Dop nel Nord America. Obiettivo di Aop Italia Zootecnica è di essere punto di riferimento unico a livello nazionale per organizzare un sistema commerciale con regole trasparenti al fine di distribuire equamente lungo tutta la filiera il valore delle proprie produzioni, grazie anche al progetto del “Consorzio Sigillo Italiano” volto a comunicare ai consumatori la qualità dei prodotti certificati.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Fieragricola di Verona 2018 sarà la capitale del latte e della zootecnia

Sarà Fieragricola la capitale del latte e della zootecnia, quando a Verona si ritroveranno, dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, tutti gli espositori della cosiddetta zootecnia di precisione: robot e impianti di mungitura, impianti per la preparazione e la distribuzione automatizzata dei mangimi, software e microchip per il controllo a distanza della mandria, degli impianti di ventilazione, dei sistemi per la pulizia delle stalle.

In mostra. Tre padiglioni su 10 saranno dedicati alle tecnologie e prodotti per la zootecnia, per la produzione zootecnica, le energie rinnovabili (padiglione 9); mostre e concorsi animali, animali da allevamento e genetica (padiglione 10); Eurocarne, salone delle soluzioni per la filiera corta delle carni, che avrà una forte interazione con tutto il segmento dell’allevamento e dell’ospitalità rurale (padiglione 12). Le nuove tecnologie digitali, insieme alle pratiche per migliorare il benessere animale, la multifunzionalità aziendale, l’applicazione di economie di scala (attuabili magari ricorrendo ai servizi per conto terzi), saranno la strada per produzioni più sicure sul piano della salubrità e della qualità e più sostenibili sul versante economico, ambientale e sociale.

I concorsi nel ring. Tre, in particolare, saranno i concorsi degli animali, realizzati in collaborazione con l’Associazione italiana allevatori, da sempre partner di Fieragricola. Accanto agli eventi consolidati, come il Dairy Open Holstein Show (appuntamento internazionale dedicato alla razza Frisona) e alla mostra nazionale della razza Bruna (nel 2020 impegnata proprio a Verona nella gara europea), la grande novità del 2018 sarà il concorso europeo della Limousine, forse la più prestigiosa delle razze da carne allevate in Italia.

Spazio a suini, bovini da carne, avicoli. Particolari eventi, inoltre, saranno dedicati alla suinicoltura (eventi di Crefis, il Centro ricerche delle filiere suinicole, e 3tre3), all’avicoltura, alla carne bovina e alla nutrizione, grazie alla partecipazione, fra gli espositori, di Assalzoo, associazione di riferimento nazionale per i produttori di mangimi.

Il Milk Day. Grazie alla collaborazione di Fieragricola con NewBusiness Media, il 2 febbraio sarà celebrato il Milk Day, con approfondimenti e studi dedicati a tutta la filiera lattiero casearia. Il futuro del latte. Ad ottobre 2017 Verona ha ospitato un incontro tra importanti gruppi internazionali, organizzato da Clal.it, portale di riferimento mondiale per il settore lattiero caseario, i cui dati evidenziano per il periodo gennaio-agosto 2017 un incremento delle consegne di latte nell’Unione europea dello 0,08% su base tendenziale. Così, se Germania e Francia hanno rallentato le produzioni, con una flessione rispettivamente del 2,3% e del 2,4% in confronto allo stesso periodo del 2016, segnano invece una tendenza positiva nelle consegne Italia (+2,9%), Irlanda (+8,1%), Polonia (+4,5%), Repubblica Ceca (+5%), Romania (+6,2%), Spagna (+0,8%), Bulgaria (+11,8%), Austria (+0,6%), Belgio (+1,4%), Lussemburgo (+0,4%) e Cipro (+9,8 per cento). Il livello complessivo della produzione nella Ue-28 nei primi otto mesi del 2017 ha raggiunto quota 105.652.000 tonnellate, 83.000 tonnellate in più su base tendenziale.

Lo scenario, secondo gli analisti del team di Clal.it, non dovrebbe influire negativamente sui prezzi, che si mantengono elevati in tutta Europa (Friesland Campina, realtà cooperativa olandese fra le più importanti al mondo, con oltre 18mila allevatori associati, ha garantito un prezzo per il latte crudo a ottobre 2017 di 41,75 euro per 100 chilogrammi, con un aumento di 1,25 euro rispetto al prezzo garantito per settembre; prezzo che sale a 49,50 euro/100 kg in caso di produzione biologica).

La proiezione del bilancio (domanda e offerta) in equivalente latte al 31 dicembre dovrebbe segnare per tutto il 2017 un saldo negativo. Tuttavia, Clal.it rileva un riequilibrio nelle produzioni di materia grassa (aspetto che potrebbe influire sui listini del burro) e una tendenza ad aumentare le produzioni lattiere dallo scorso mese di giugno. Qualora le esportazioni dovessero segnare una battuta d’arresto e le produzioni di latte dovessero aumentare notevolmente, non si può escludere una frenata dei prezzi. Per ora, il bilancio è soddisfacente. Nei primi otto mesi del 2017 sono infatti cresciute le esportazioni europee di formaggi (+6,8%), di SMP (+43,3%), di WMP (+1,9%), di latte per l’infanzia (+13,4%), di yogurt (+11 per cento). Sono diminuite, nei primi otto mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2016 le esportazioni di latte e panna (-8,1%) e di burro (-18,8 per cento). Una situazione che impone molta prudenza agli allevatori, i quali dovrebbero ad oggi puntare più sulla sostenibilità delle produzioni che sulla mera quantità.

Zootecnia, al via i controlli a campione regionali sull’etichettatura obbligatoria delle carni

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il programma operativo regionale 2017 inerente ai controlli a campione sull’etichettatura obbligatoria delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine.

Investimento di circa 100 mila euro. “L’Unione Europea ha stabilito le modalità di applicazione del sistema che assicura la tracciabilità del relativo prodotto attraverso l’etichettatura, con lo scopo di informare il consumatore sull’origine e le altre caratteristiche importanti del prodotto acquistato. La Regione Veneto, che dal 2007 è impegnata a garantire la qualità delle carni con un processo di verifica e monitoraggio dell’intera filiera produttiva, finanzia controlli a campione dei Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locale impegnando quasi 100 mila euro del bilancio del settore primario”, spiega l’assessore all’Agricoltura Pan.

Quest’anno i controlli coinvolgeranno 333 operatori sui complessivi 3.900 operatori della filiera che vede il Veneto primo produttore nazionale nel comparto zootecnico per la carne bovina. “La qualità è il principale carattere distintivo anche della carne bovina, ciò significa selezione delle razze, allevamenti che assicurano il rispetto della salute e del benessere degli animali e dell’ambiente, alimentazione corretta del bestiame con controlli costanti in allevamento, alla macellazione e ai punti di vendita a garanzia del necessario livello di protezione”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

A Vidor (TV) la prima stalla in Italia gestita con un’app

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Fabio Curto

Dalla mungitura all’allattamento dei vitelli, dall’alimentazione al controllo delle malattie: tutto con un’app. È di Vidor, in provincia di Treviso, la prima stalla interamente robotizzata d’Italia, dove con un unico software viene tenuto sotto controllo l’intero andamento dell’allevamento.

2 dicembre, la stalla apre le porte. Si tratta dell’azienda agricola Ponte Vecchio, che venerdì 2 dicembre presenterà in anteprima assoluta la novità con un Open day nazionale, in collaborazione con Lely, azienda leader mondiale nella robotizzazione degli allevamenti, che punta a far scoprire come l’automazione si possa adattare all’allevamento zootecnico da latte. Durante l’evento, che si svolgerà dalle 10 alle 16, sarà possibile vedere in anteprima come lavora il nuovo software gestionale del robot, massimizzando l’efficienza della stalla.

Un software controlla i robot che gestiscono mungitura, alimentazione e allattamento
. “Ci sono già aziende in Italia ad avere adottato la tecnologia in alcune fasi della produzione, ma la nostra è la prima ad essere completamente robotizzata – spiega Fabio Curto, che conduce l’azienda con i familiari ed è presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto -. La novità è che tutto è controllato dal computer o da un’app sullo smartphone con un unico software gestionale, in maniera costante e continua 24 ore su 24, a garanzia non solo di una maggiore efficienza produttiva, ma anche del benessere degli animali e di una maggiore qualità della produzione. In qualsiasi parte del mondo io sia, basta che apra la app sul telefonino per avere sotto controllo la situazione delle stalle e sapere se le vacche mangiano e quanto mangiano, se hanno qualche problema sanitario, quanto latte fanno, se sono in calore e se hanno la mastite, se i vitellini vengono allattati a sufficienza. Qualsiasi tipo di anomalia o non conformità viene segnalata dal sistema, così come è possibile conoscere i dati sull’efficienza dell’allevamento, sulla produzione, sul consumo dell’energia».

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Famiglia Curto

Innovazione, con un occhio di riguardo alla tradizione. L’azienda Ponte Vecchio è una realtà storica, fondata da Sebastiano Curto negli anni Cinquanta, costruita all’interno di un vecchio mulino vicino al ponte che, attraversando il Piave, unisce la pianura trevigiana a Valdobbiadene. Oggi le redini sono in mano ai giovani che, in un momento di crisi come quella che sta attraversando il settore lattiero-caseario, hanno voluto con coraggio puntare sul futuro in maniera importante, innovando in tecnologia e management aziendale fino ad arrivare ad essere un unicum da imitare. «Lo sviluppo tecnologico non ci fa perdere il fil rouge che ci lega alla tradizione – avverte Curto -, che la nostra azienda porta avanti sia nella trasformazione dei prodotti, sia nella gestione attenta del territorio. Riteniamo, però, che oggi sia fondamentale evolversi al passo con le più moderne tecnologie produttive, per far fronte a diversi e nuovi scenari. Le tecnologie ci sollevano da gran parte del lavoro manuale, consentendoci un’organizzazione più svincolata dagli orari: a Natale non devo più, ad esempio, alzarmi alle 5 per mungere, perché posso organizzare tutto con il software. Ma anche la qualità e la produzione migliorano, perché le vacche si possono mungere fino a cinque volte al giorno con meno probabilità di mastite, in quanto la ghiandola mammaria è meno stressata. I dati parlano da soli: da quando abbiamo introdotto i macchinari i capi sono aumentati del 25 per cento, così come la produzione di latte». L’azienda Ponte Vecchio munge attualmente 120 vacche con due robot Lely Astronaut, un box dotato di un braccio meccanico. Con un Lely Vector, un robot dotato di un grande serbatoio, viene distribuito il cibo, mentre l’allattamento dei vitellini viene garantito da un robot Lely Calm, fornito di ciuccio. Ovviamente, la presenza dell’uomo è sempre necessaria per il controllo delle macchine e nelle diverse fasi della produzione.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Latte, tutti gli indici della crisi del settore

quote_latteSale il prezzo del latte spot, ma il beneficio ricade in favore della minoranza dei produttori, circa 1 su 10, l’equivalente del latte venduto al di fuori di contratti preesistenti. E la situazione nelle stalle, secondo le indagini realizzate dagli esperti de L’Informatore Agrario, rimane pessima per 8 aziende su 10. Mentre i pochi virtuosi che fanno reddito (10%) ce la fanno grazie a una gestione perfetta ma ancor più in virtù di un’incidenza light di ammortamenti e oneri finanziari; un peso leggero sul bilancio aziendale che però pochi possono permettersi. E’ questo, in estrema sintesi, quanto è emerso nel convegno “Crisi da zootecnia da latte: la sfida si vince con gli indici di efficienza economica e tecnica”, organizzato a Cremona Fiere da L’Informatore Agrario in collaborazione con l’ente fieristico e il Servizio di assistenza tecnica agli allevamenti dell’Associazione allevatori della Regione Lombardia.

Poche le stalle che raggiungono il punto di pareggio. Le ‘stalle eccellenti’, secondo l’agronomo Michele Campiotti, che ha studiato quaranta aziende da latte del Nord Italia, battono la volatilità più drammatica della storia del latte italiano solo se mettono in fila un ‘percorso netto’ statisticamente difficile, in grado però di fissare il punto di pareggio a 31,46 euro ogni 100 litri di latte, di far registrare una produzione lorda vendibile per vacca di 4.883 euro e di marginalizzare ben il 14,5% della produzione lorda vendibile (plv). Una media ‘nordeuropea’, che si consegue a patto che si rientri in parametri rigorosi. A partire da un costo totale della produzione sotto i 40 euro, oppure con le spese per l’alimentazione a meno di 24 euro/100 al litro, della manodopera a meno di 7 di euro/100 L, di ammortamenti e oneri finanziari (meno di 4 euro/100 L) che non possono pesare più del 10% della plv. Il problema è che su quest’ultima voce per 6 aziende su 10 l’incidenza è maggiore fino a 3-4 volte rispetto l’indice di sostenibilità.

Tre crisi in meno di dieci anni. Per Ermanno Comegna, analista de L’Informatore Agrario: “Questa è la terza crisi ciclica registrata in Europa dal 2007 a oggi, ed è la peggiore se non altro per la sua durata – che arriva ormai a 50 mesi – e per il permanere di lunghi periodi ben sotto il livello medio di lungo periodo, fissato a 32,65 euro al quintali”. Una volatilità, fanno notare gli analisti, che pesa in modo determinante sugli allevatori europei e “la cui soluzione potrebbe arrivare attraverso un cambio di approccio da parte delle imprese zootecniche a livello individuale e collettivo”. In particolare per i produttori italiani il cui prezzo medio nell’ultimo decennio è stato comunque superiore del 10% rispetto a quello UE, ma va rilevato che questa forbice si va sempre più assottigliando: nel decennio precedente infatti il plus di valore del latte italiano rispetto a quello UE era di circa il 15%.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Blue Tongue: Regione Veneto appronta un piano per vaccinare tutto il patrimonio zootecnico regionale

220px-bluetongue_virusProseguono i casi di contagio di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che ha colpito greggi e armenti del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che ha raggiunto anche gli allevamenti delle altre province venete. Per contrastare la diffusione dell’epidemia, i Servizi veterinari della Regione hanno presentato al ministero per la Salute  un piano regionale di vaccinazioni a tappeto, esteso a tutto il territorio regionale e rivolto a tutto il patrimonio zootecnico.

Acquisto vaccini a carico della Regione, somministrazione a carico degli allevatori. “Compreremo un milione 700 mila dosi di vaccino, per assicurare a tutti gli allevatori di bovini da latte e da carne e di ovicaprini la somministrazione gratuita delle dosi necessarie”, assicurano gli assessori alla Salute e all’Agricoltura, Luca Coletto e Giuseppe Pan, al termine dell’incontro con tutte le associazioni professionali degli allevatori veneti. Il piano di vaccinazione, attualmente al vaglio del Ministero per la necessaria approvazione,  interesserà 443 mila bovini da carne, 419 mila bovini da latte, 55 mila ovini e 19 mila caprini. Per i bovini sarà necessario effettuare un richiamo dopo 3 settimane e, per tutte le specie, un ulteriore richiamo a distanza di un anno.  “Confermiamo agli allevatori quanto già promesso: la Regione Veneto si farà carico dell’acquisto dei vaccini – dichiara Giuseppe Pan – mentre la somministrazione resterà a carico degli allevatori, che potranno avvalersi dei veterinari aziendali o, in alternativa per le piccole aziende, dei veterinari Ulss”.

Certificazioni gratuite per spostamenti. Oltre alla fornitura gratuita dei vaccini, la Regione assicura il rilascio gratuito da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “L’intero Veneto è stato dichiarato zona di restrizione – chiarisce Pan – e, quindi, per aiutare gli allevatori abbiamo previsto l’esonero dall’obbligo di certificazione (il  modello 4) per i capi avviati a macellazione  e il rilascio gratuito di tale certificazione per quanti dovranno essere movimentati fuori regione. Si tratta di un’ ulteriore semplificazione che vale oltre 30 euro di risparmio a capo per gli allevatori e che agevola le aziende in questa difficile fase di mercato”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto