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26 febbraio 2015, Agrinsieme manifesta a Venezia

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi Nuova PAC, prezzi, costi, redditività, aggregazione delle imprese: la protesta e le richieste dell’agricoltura veneta saranno al centro della manifestazione organizzata giovedì 26 febbraio 2015 da CIA e da Confagricoltura Veneto unite in Agrinsieme, e che si snoderà da piazzale Roma sino a Campo S. Maurizio dove una delegazione delle Organizzazioni, guidata dal presidente nazionale della CIA Secondo Scanavino e dal membro di Giunta della Confagricoltura Nazionale Giangiacomo Bonaldi, consegnerà agli esponenti della Regione del Veneto un documento contenete le richieste del mondo agricolo veneto.

Imu agricola. “Vogliamo sollecitare il mondo politico nazionale e regionale a intervenire su questioni urgenti che stanno penalizzando pesantemente le aziende agricole venete”. Così si esprime il presidente di Confagricoltura Veneto Lorenzo Nicoli che aggiunge:” Un esempio di come il mondo politico non sappia cogliere le esigenze del mondo agricolo è quello dell’IMU. L’IMU è una patrimoniale che viene applicata ad un bene strumentale che è la terra. E’ come se si tassasse il tornio di una officina o il forno del panettiere. Nel Veneto, se non si interviene prontamente, si  corre il rischio che settori importanti, come la zootecnica, siano fortemente ridimensionati come è successo per il settore saccarifero.”

Competitività. Per il presidente regionale della CIA Flavio Furlani “Il nodo del problema è che non si incide sulla competitività. Quando si tagliano le assegnazioni del gasolio nel settore agricolo non c’è la coscienza che questo settore ha la capacità di lavorare e noi stiamo pagando la non competitività che ne deriva. Purtroppo dobbiamo constatare che il non lavoro premia mentre il lavoro viene penalizzato”.

Nuova PAC: un’occasione perduta? La riforma della Politica Agricola Comunitaria “verso il 2020” rischia di rappresentare un’occasione perduta. Ad un impianto superato si aggiunge un grave ritardo nell’approvazione delle norme attuative, ritardo che lascia nell’incertezza gli agricoltori che devono predisporre i piani produttivi. La nuova PAC, poi, danneggerà fortemente la zootecnia da carne, comparto fondamentale nell’economia agricola veneta, che dovrà sopportare un ingente decremento delle risorse disponibili. A ciò si aggiunge la vicenda kafkiana dei pascoli magri, con AGEA che prima ha vietato il pascolamento di terzi, poi l’ha ripristinato per il 2014 e quindi l’ha vietato nuovamente con effetto retroattivo per quello stesso anno, anno di riferimento per la nuova PAC, con la conseguenza che la perdita preventivata di 16 milioni a carico degli allevatori veneti va moltiplicata per 6.

Prezzi, costi, redditività: i conti non tornano. La redditività degli agricoltori italiani è piazzata stabilmente al di sotto del 2005:  nel 2014 addirittura dell’11%. Questa situazione richiede di agire sui due fattori che la determinano: i prezzi e i costi. I prezzi sono in calo nella maggior parte dei comparti agricoli e   oggi preoccupa la situazione del latte: con la conclusione del regime delle quote il prezzo del prodotto è abbandonato alle quotazioni del mercato mondiale che lo fissa su valori decisamente inferiori rispetto al passato. I costi sono in costante lievitazione, a causa di scelte politiche che non tengono conto delle esigenze di competitività delle imprese agricole. Pesa un regime fiscale sempre più esoso e sempre più instabile, preoccupato solo di recuperare nuove risorse e incapace di fornire all’agricoltore i necessari punti di riferimento come dimostra la recente vicenda dell’IMU agricola. Anche il peso burocratico rappresenta un costo per l’agricoltore, sia per il tempo impiegato nei vari adempimenti che per gli ostacoli e i ritardi che ne derivano.

Aggregazione delle imprese: mancano gli strumenti. Al mondo agricolo mancano gli strumenti normativi necessari perché possa riprendere quel processo di aggregazione in strutture orientate al mercato, processo indispensabile per confrontarsi in maniera credibile e autorevole con l’industria agroalimentare e la grande distribuzione organizzata. Le Organizzazioni dei produttori e gli Organismi Interprofessionali vanno rivisti per essere adeguati alle nuove esigenze. Il Veneto ha bisogno di una filiera agricola più competitive e organizzata, la cui governance deve rimanere il più possibile nelle mani dei produttori.

Le richieste per la Regione di oggi e del post elezioni.  Le imprese agricole venete subiscono questi problemi e si attendono che vengano affrontati in modo incisivo con politiche mirate allo sviluppo ed alla competitività delle imprese. Lo snodo di un approccio pragmatico e concertato a questi problemi deve essere rappresentato dal Tavolo Verde, da convocare con regolarità a scadenze prefissate, e da valorizzare come il luogo in cui si decidono gli orientamenti di politica economica da seguire. Non vogliamo essere semplicemente informati di decisioni già prese. Alla Regione chiediamo anche un’attenta vigilanza su quanto viene discusso a livello comunitario e un’azione conseguente in Italia e  a Bruxelles. Chiediamo sia valorizzata la ricerca e la sperimentazione in modo che la nuova Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario diventi il polo aggregativo di una rete sinergica che raccolga tutti i soggetti che si occupano di questa materia. Va rilanciato l’impegno regionale, ormai azzerato con il bilancio di previsione 2015, per sostenere l’accesso al credito delle imprese agricole, prima condizione per poter investire ed innovare.

Fonte: Agrinsieme

Costituito il tavolo suinicolo del coordinamento Agrinsieme

maialiSi é riunito a Roma il tavolo suinicolo di Agrinsieme. Alla presenza del coordinatore Mario Guidi e dei dirigenti di settore di CIA, Confagricoltura e Alleanza Cooperative Italiane, sono state poste le basi per un lavoro che porterà a breve a proposte e linee guida per rilanciare un comparto essenziale della nostra zootecnia.

Un comparto che conta il 6% della produzione agricola. “Vanno affrontate alcune questioni strategiche – dichiara Agrinsieme – che devono essere risolte tenendo conto delle giuste esigenze degli allevatori suinicoli. Crediamo che occorra andare verso un riassetto ed una giusta valorizzazione sul mercato della filiera di qualità dei prodotti nazionali. Affronteremo tutte le questioni aperte – hanno concluso i rappresentanti del coordinamento Agrinsieme – e ci siamo impegnati a lavorare assieme su questo fronte per un nuovo progetto economico strategico di rilancio di un comparto che conta per circa il 6% della produzione agricola e del fatturato industriale del settore con un giro di affari complessivo di 10 miliardi tra fase allevatoriale, macellazione e trasformazione delle carni.”

Risorse comunitarie e PAC. “Uno strumento essenziale in tal senso é costituito sicuramente dalle risorse comunitarie per lo sviluppo rurale che le Regioni devono utilizzare in maniera coordinata ed efficiente per finanziare misure utili al sistema allevatoriale suinicolo. Non dobbiamo dimenticare, peraltro, che tale sistema é storicamente escluso dai benefici del ‘primo pilastro’ della politica agricola comune.”

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Agroenergie, nuove misure fiscali, settore rischia default

agroenergie“Dopo gli interventi normativi introdotti con il decreto “Destinazione italia”, che ha ridotto pesantemente i prezzi minimi di vendita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, l’aggravio fiscale previsto con il provvedimento approvato dal Governo il 18 aprile scorso rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili”. Così Agrinsieme, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta le nuove misure fiscali introdotte dal governo sul settore delle agro energie.

Pesante tassazione. La determinazione del reddito con l’aliquota del 25% sull’ammontare dei corrispettivi, con il cambio delle regole d’imposizione “in corso d’opera”, produce, infatti, effetti dirompenti sui piani d’investimento e sulle fonti di finanziamento bancario. “Peraltro – sottolinea Agrinsieme – la pesante tassazione genera un gettito di gran lunga superiore a quanto stimato dal Governo, che impone un profondo ripensamento della misura , in particolare per i settori del biogas e delle biomasse, che utilizzano materia prima agroforestale, effluenti zootecnici, sottoprodotti, con positive ricadute economiche sul territorio”. Occorre, a parere del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, assolutamente rivedere l’impianto delle nuove norme, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e più in generale alla tutela dell’ambiente. “In questo ambito è indispensabile rilanciare una strategia di settore che eviti provvedimenti estemporanei, con effetti retroattivi”.

(Fonte: Confagricoltura)

Le proposte per il nuovo PSR regionale di Agrinsieme Veneto

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi“Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Veneto è uno strumento fondamentale, ma è solo il punto di partenza: la tutela dell’agroalimentare e il sostegno alla competitività delle sue imprese richiedono, infatti, una strategia a tutto tondo, in grado di rimuovere i colli di bottiglia che impediscono il rilancio del settore”.  All’indomani del tanto sospirato accordo sulla riforma PAC (Politica Agricola Comune), firmato a Bruxelles, e alla vigilia del nuovo PSR (2014-2020), atteso per la prossima primavera, il messaggio, forte e chiaro, è stato lanciato all’assessore Franco Manzato da Agrinsieme Veneto, il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci-Agrital.

Tra le proposte, creare una “macroregione della Pianura Padana”. “Fondamentale per le imprese agricole – è stato rimarcato – è innanzitutto risolvere il nodo dell’accesso al credito, dando gambe alle proposte elaborate dal coordinamento in sinergia con Veneto Sviluppo. Altra richiesta urgente al Governo regionale è quella di collocare in cima all’agenda la salvaguardia della filiera cerealicolo-zootecnica: in particolare, è stata sottolineata la necessità di individuare una “macroregione della Pianura Padana” – che si candiderebbe così a diventare un unico bacino con regole comuni – per evitare che il regime dei pagamenti previsti dal primo pilastro della riforma PAC (con le nuove tipologie: di base, greening, per i giovani agricoltori, e ancora aree con svantaggi naturali, cosiddetto redistributivo e accoppiato) ne riduca il valore complessivo.

I desiderata. Passando allo specifico del PSR 2014-2020 – che detterà le linee guida circa strategie e utilizzo dei fondi comunitari e non per i prossimi sette anni – proviene da Agrinsieme Veneto l’auspicio di un piano redatto in una forma più snella e più chiara rispetto al passato e che condivida una medesima cornice normativa con i PSR delle altre Regioni: l’appello, dunque, è a uno sforzo comune fra i diversi territori, nel segno dell’omogeneità e della coerenza. E ancora, fra i desiderata, che il prossimo PSR sostenga in primis il valore economico delle produzioni dell’agroalimentare veneto, privilegiando le imprese agricole che aggiungono plusvalore al settore primario. Due le strade per perseguire quest’ultimo obiettivo: supporto alle aggregazioni (ad esempio alle reti di impresa) e alle esportazioni.  Premessa a tutto ciò deve essere un decisivo processo di semplificazione della burocrazia regionale: per non perdersi mai più fra dettagli e cavilli burocratici, sacrificando le cose importanti. Si potrebbe ad esempio rilasciare un “certificato unico”: un unico attestato che permetta all’azienda agricola di accedere a tutti i procedimenti, bandi, richieste di autorizzazione.

AVEPA e Veneto Agricoltura da riformare. Ma è invocando una riforma integrale degli enti strumentali – a partire da Veneto Agricoltura e AVEPA (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) – che Giangiacomo Bonaldi, coordinatore di Agrinsieme Veneto, si è rivolto direttamente a Palazzo Balbi: «Entrambi gli enti, oggi, non sono vicini alle aziende agricole. Perché diventino tali, occorre innanzitutto riconcepire completamente Veneto Agricoltura, ridefinendone i compiti sulla base degli effettivi bisogni del comparto: a partire dl sostegno alla ricerca, che deve essere indirizzata a obiettivi strettamente corrispondenti alle priorità indicate dalle imprese, nel segno di un reale supporto all’innovazione e alla penetrazione nei mercati. Per AVEPA, invece, occorre una “cura dimagrante” che ne semplifichi l’accesso ai servizi e guardi alla nostra proposta di certificato unico».

Richiesto l’apertura di un bando per la messa a disposizione dei terreni di proprietà e di utilizzo regionale e la revisione della legge per l’agriturismo. Parlando delle opportunità offerte dall’Expo di Milano, Bonaldi ha rilanciato: «La promozione delle produzioni agricole venete deve tornare in capo ad un solo soggetto, unico riferimento per tutte le competenze e le risorse che al momento sono invece distribuite fra diverse direzioni e enti. Gli agricoltori oggi chiedono meno mostre e meno fiere, ma più buyers e accordi commerciali con la DO e la GDO». E ancora: «Chiediamo che la Giunta regionale approvi, entro tre mesi a partire da oggi, un bando per l’immediata messa a disposizione dell’imprenditoria agricola veneta dei terreni di proprietà e di utilizzo regionale, ricorrendo allo strumento degli affitti. Subito un nuovo censimento dei beni». Infine, Agrinsieme ha evidenziato l’urgenza di invertire la rotta della neonata legge regionale per l’agriturismo: alla Regione e a Zaia si chiede di rimettere mano alla normativa, che il coordinamento denuncia come «la meno liberista d’Italia».

(Fonte: Agrinsieme)

24 maggio 2013, Paolo De Castro a Padova per la presentazione ufficiale di Agrinsieme

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

Agrinsieme Veneto, l’iniziativa avviata per dare una voce unica e più ascoltata al mondo agricolo e superarne la frammentazione sindacale, che raggruppa in Veneto Confagricoltura, CIA, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, AGCI Agrital, vuole estendere la propria capacità di coinvolgimento a tutte le realtà che si interessano del settore agroalimentare, per confrontarsi con loro e promuovere insieme un progetto di sviluppo di tutta la filiera.

L’unione fa la forza. E’ questo il senso dell’evento che la nuova sigla organizza venerdì 24 maggio, all’Hotel Sheraton di Padova, con inizio alle ore 17. Alla relazione introduttiva del coordinatore di Agrinsieme Veneto, Giangiacomo Bonaldi, infatti, seguiranno gli interventi dei rappresentanti di tutto il mondo che ruota attorno all’agroalimentare, dalla grande distribuzione al credito, dall’agroindustria al terziario. Saranno presenti tutte le massime autorità regionali e c’è molta attesa per le conclusioni del convegno, affidate ad una personalità di prestigio quale Paolo De Castro, già ministro dell’Agricoltura ed ora presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo. Le conclusioni del convegno saranno a cura del coordinatore di Agrinsieme nazionale Giuseppe Politi.

(Fonte: Anga – Associazione Nazionale Giovani Agricoltori – Verona)

“Agrinsieme” anche in Veneto. Coordinatore per il primo anno, Giangiacomo Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto

imgIl Veneto non ha voluto lasciar cadere il testimone che gli ha consegnato idealmente Roma, dove, con la denominazione di “Agrinsieme”, è stato costituito il coordinamento che rappresenta a livello nazionale le aziende di CIA, Confagricoltura, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, AGCI Agrital.

La frammentazione non paga. Quindi la stessa iniziativa è stata avviata anche nella nostra regione, sul presupposto che troppo a lungo la frammentazione ha penalizzato il settore agricolo non solo sul piano economico ma anche su quello della rappresentanza sindacale. Se si vuole portare alle istituzioni e al mondo della politica una voce più autorevole e convincente, insomma, bisogna che questa voce sia univoca, frutto della integrazione di patrimoni ideali diversi che non vengono annullati, ma possono incontrarsi con realismo in una strategia unitaria che guarda al futuro.

Un riferimento per 60 mila aziende agricole e 400 cooperative agroalimentari. “Agrinsieme Veneto” si è costituito nel corso di una riunione cui hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni promotrici. E’ stato scelto come coordinatore, per il primo anno di operatività, il presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi. Al nuovo organismo fanno capo circa 60 mila aziende agricole e quasi 400 cooperative agroalimentari.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Riso: necessaria più aggregazione per programmare le scelte

riso03Il mercato del riso è cambiato e i risicoltori devono aggregarsi per programmare le scelte di semina e la commercializzazione del proprio prodotto. E’ questa l’indicazione che viene dall’incontro tenutosi nei giorni scorsi a Mortara (Pavia) tra cooperative, consorzi e associazioni del settore riso, su invito di Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza cooperative italiane (di cui fanno parte Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital).

Prezzi in calo e polverizzazione dell’offerta le problematiche da affrontare. I partecipanti all’incontro hanno espresso grande preoccupazione per l’andamento dei prezzi di mercato dei risoni – soprattutto le varietà più vendute sul mercato italiano (Carnaroli e Arborio) – che hanno ceduto circa il 30 per cento nei primi sei mesi della campagna di commercializzazione. A questa situazione contribuisce – sottolinea Agrinsieme – in misura non indifferente l’estrema polverizzazione dell’offerta dei risicoltori, l’80 per cento dei quali vende da sè il proprio risone, senza la certezza di spuntare un prezzo remunerativo in un mercato controllato da pochi compratori ben organizzati.

Cosa fare. In tal senso le strutture associative di vendita del risone possono rappresentare, secondo Agrinsieme, un’opportunità per tutti i risicoltori, disponendo degli strumenti e delle capacità per immettere sul mercato la produzione nel momento migliore con le migliori condizioni di pagamento. L’incontro di Mortara si è concluso con l’impegno comune a promuovere, all’interno di Agrinsieme, il nuovo strumento di coordinamento politico tra le organizzazioni degli agricoltori e della cooperazione, una rete tra le cooperative e i consorzi del settore riso per la programmazione e concentrazione dell’offerta in funzione della domanda di mercato. Obiettivo è di assicurare la necessaria valorizzazione, in termini di remunerazione ed efficienza, all’attività commerciale dei risicoltori nell’ambito della filiera.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Agrinsieme, l’agricoltura fa squadra per crescere

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Giuseppe Politi

Nasce Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative di Cia, di Confagricoltura e di quell’Alleanza delle cooperative italiane che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare. I Consigli direttivi delle cinque organizzazioni che hanno sottoscritto l’accordo interassociativo che ha dato vita ad Agrinsieme hanno nominato come coordinatore il presidente nazionale della Cia, Giuseppe Politi, che resterà in carica per la durata di un anno.

Un nuovo modello di rappresentanza. “Agrinsieme – hanno ribadito in un incontro stampa i presidenti delle organizzazioni coinvolte – rappresenta un momento di discontinuità rispetto alle logiche della frammentazione che spesso hanno caratterizzato il mondo agricolo, ed è portatore di un nuovo modello di rappresentanza. Agrinsieme rappresenta un reale valore aggiunto rispetto a quanto le organizzazioni hanno realizzato e continueranno a realizzare autonomamente”. La nuova realtà interassociativa lavorerà per la diffusione di strumenti di collaborazione tra imprese agricole e tra i diversi soggetti della filiera agroalimentare, agroindustriale e della distribuzione. Il programma economico in corso di stesura, a iniziare dai settori dei cereali, del pomodoro, degli agrumi, della zootecnia, partirà su diverse aree territoriali, ed anche sulla base della progettazione che le stesse imprese stanno prefigurando attraverso iniziative di rete e di aggregazione.

Il programma tra mercato e burocrazia. La strategia sindacale coordinata di Agrinsieme avrà una ricaduta anche sulle politiche locali e settoriali, dal momento che si realizzeranno coordinamenti territoriali e per singole filiere produttive. È stata definito un primo programma di lavoro in quattro punti:

1) politiche di rafforzamento dell’impresa per favorire l’aggregazione in strutture economiche fortemente orientate al mercato; rilanciare la ricerca e le politiche di supporto al trasferimento dell’innovazione; sostenere il ricambio generazionale; definire strumenti per il credito (puntando pure su politiche innovative relative a strumenti assicurativi e fondi mutualistici);

2) sistematica azione di semplificazione burocratica, diretta a ottenere il riordino degli Enti e delle tecnostrutture operative, la semplificazione del meccanismo Agea e la revisione del sistema Sin, l’unificazione di competenze sia in ambito nazionale sia regionale per ridurre gli interlocutori amministrativi delle imprese;

3) politiche di corretta gestione delle risorse naturali (suolo ed acqua), per coniugare produttività e sostenibilità, valorizzare il ruolo delle aziende agricole, anche nel campo dei servizi eco-ambientali, sviluppare “agroenergie rinnovabili” (biomasse) e nuove opportunità della “chimica verde”.

4) Aggiornamento del quadro normativo di riferimento a livello europeo, nazionale e regionale.

(Fonte: Garantitaly.it)