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Agromafie, in Veneto un progetto regionale per promuovere la legalità

IMG-20241126-WA0031“Quello di Coldiretti è un impegno costante per la legalità a tutela di tutti, agricoltori e consumatori. A livello nazionale opera l’Osservatorio Agromafie con un progettualità territoriale che proprio in Veneto ha favorito la programmazione di azioni mirate che continuano a coinvolgere enti ed istituzioni nel comune obiettivo di promuovere la trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare”. E’ quanto è stato puntualizzato a Verona nei giorni scorsi in occasione del convegno organizzato da Unioncamere e Regione del Veneto dal titolo:”Come studiare le mafie: analisi interdisciplinare” a cui ha partecipato Alberto Bertin dell’area legislativa di Coldiretti Veneto portando uno spaccato della realtà del settore primario.

La mafia arriva a controllare intere catene di supermercati e ristoranti

L’attività intrapresa con il coordinamento del comitato scientifico dell’Osservatorio stesso insieme all’ex Ispettorato Interregionale del lavoro, ai carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, al nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est ha permesso la realizzazione di studi e ricerche sulla realtà regionale e soprattutto una capillare promozione nelle scuole di ogni grado e ordine di interventi per favorire comportamenti attenti e virtuosi di fronte ai segnali della presenza confermata di un sistema malavitoso anche in Veneto. “Le infiltrazioni mafiose  compromettono la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del Made in Italy nel mondo – ha spiegato Bertin riportando il quadro generale raccolto nei dossier. Le mafie nelle campagne operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, pratiche commerciali sleali, caporalato, truffe nei confronti dell’Unione europea fino al controllo di intere catene di supermercati e ristoranti con un business criminale stimato – secondo Coldiretti – in oltre 24,5 miliardi di euro”.

Cibo settore di investimento della malavita

“Il cibo – ha ricordato Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto che recentemente ha partecipato all’audizione in 4^ commissione consiliare  –  è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana delle persone. È fondamentale conoscere le criticità che possono toccare l’agroalimentare sotto il profilo delle illegalità e della criminalità; altrettanto importante è però prevenire le condizioni che possono esporre le aziende agricole a questi fenomeni – conclude Salvan –  è necessario quindi garantire l’equa distribuzione del valore sugli attori della filiera, a partire dal produttore, e creare politiche attive che consentano alle imprese di non trovarsi in difficoltà ad esempio nel reperimento della manodopera, che spesso è straniera e senza possibilità di trovare banalmente un alloggio dove abitare”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Agromafie, i tentacoli della nuova “mala” sul Veneto delle eccellenze

caselli ca corner

“Ad ogni commemorazione prende forma l’idea dei magistrati come rivoluzionari in quanto portatori di legalità, tanto da restituire al Paese un po’ di fiducia di modo che i cittadini possono dire lo Stato Siamo Noi come qualcosa di veramente sentito”. Con un ricordo personale dedicato alle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con gli uomini e donne delle rispettive scorte, a 30 anni dalla strage di Capaci e Via D’Amelio, il Procuratore Gian Carlo Caselli ha presentato lo scorso 20 luglio il 1° Dossier sul fenomeno dell’illegalità e criminalità nelle filiere agroalimentari regionali. Un lavoro realizzato dalla Fondazione di Coldiretti Osservatorio Agromafie grazie alla Regione del Veneto e svolto in collaborazione con gli Istituti di ricerca Eurispes ed Ixè, con i contributi delle forze dell’ordine che hanno permesso di dettagliare il rapporto attraverso i  numerosi dati che fanno emergere il grande lavoro quotidiano di controllo e repressione nei confronti delle attività illecite.

Secondo i dati della Dia riportati nella relazione del 2021, a “condannare” il Veneto alle infiltrazioni criminali – ha sottolineato Caselli –  sono proprio i primati conquistati che portano la regione ai vertici nazionali del “Made in Italy”, in particolare quelli legati all’agroalimentare, settore da alcuni decenni diventato il nuovo campo di interesse malavitoso. “Un patrimonio di eccellenze regionali che producono un fatturato di 6,3 miliardi di euro, di cui oltre la metà del valore rappresentato da eccellenze con denominazioni certificate Ue, fiore all’occhiello di un sistema imprenditoriale tra i più ricchi del Paese. Con un turismo da record, distretti industriali di rilevanza internazionale, marchi campioni dell’export, il comparto è diventato obiettivo di penetrazione mafiosa sempre più radicata e capillare. Una vera riorganizzazione del mondo criminale – ha affermato Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione – dopo la dissoluzione della vecchia Mala del Brenta di Felice Maniero, con nuovi ingressi, riposizionamenti e nuove strategie. Dai furti nei campi allo sfruttamento del lavoro, dalle frodi alimentari ai prodotti contraffatti il malaffare si aggira con modalità conosciute: estorsione, usura, intimidazione, spesso favorito dalla complicità di una parte del mondo imprenditoriale che per profitto pratica evasione fiscale, giri di fatture false, smaltimento illecito di rifiuti, riciclaggio di denaro sporco.

Canali di credito “paralleli”. Le associazioni mafiose attive in Veneto (come nel resto del Paese) si sono abituate a raggiungere i loro obiettivi più con la corruzione e con la forza del loro denaro che con la violenza, costruendo una rete più vasta possibile di “amici” e partner con pochi scrupoli in grado di agevolare e incentivare i loro affari. Una strategia abituale dei sodalizi – ha spiegato Caselli – è quella di costituire un canale di credito parallelo, rispetto a quello bancario, spesso inaccessibile, per le aziende in affanno. Lungo la filiera agroalimentare occorre registrare che la ristorazione dimostra una certa vulnerabilità dovuta soprattutto alla pandemia che ha indebolito questo settore facilitando meccanismi di prestanome presentabili e scatole cinesi, acquisto e vendita delle licenze, aperture, ristrutturazioni, chiusure e nuove acquisizioni. I dati elaborati da Libera su fonte Cerved individuano 312 imprese della ristorazione in Veneto diventate in questo biennio più sensibili a infiltrazioni criminali, pari al 14,8% di quelle attive nella Regione. Inoltre quando si tratta di cibo la preoccupazione sale tra i cittadini – ha aggiunto Alex Buriani di Ixè illustrando l’indagine svolta su un campione di 600 veneti – la reazione infatti è sempre di allerta. E nonostante il 58,2% degli intervistati ritiene mediamente sicuri i prodotti in vendita, sufficientemente controllati, l’83% non pranzerebbe ne cenerebbe in un locale gestito dalla criminalità organizzata e oltre la metà imporrebbe pene più dure con la chiusura delle attività a coloro che ingannano il consumatore con le frodi e contraffazioni alimentari.

Presa di coscienza della situazione. “Nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una presa di coscienza delle dinamiche agromafiose, del loro impatto nefasto su tutto il sistema agricolo, in ogni suo snodo e della drammatica capacità di ramificazione ed espansione. E per questo sono aumentati l’impegno e gli strumenti di contrasto, in ambito normativo, giudiziario e di controllo – ha detto l’assessore regionale alla Sicurezza e Territorio Cristiano Corazzari – Protocolli d’intesa, tavoli e accordi tra le parti costituiscono un costante confronto tra operatori, istituzioni e forze dell’ordine impegnati nell’applicazione e controllo delle regole non ultimo  l’accordo – primo in Italia ha sottolineato Corazzari –  firmato in Prefettura a Venezia tra Regione e Coldiretti Veneto che fa riferimento al Decreto sulle pratiche sleali considerato una pietra miliare della giustizia”.  Un atto importante  volto a contrastare una serie di operazioni che vanno dal rispetto dei termini di pagamento (non oltre 30 giorni per i prodotti deperibili) al divieto di modifiche unilaterali dei contratti e di aste on line al doppio ribasso, dalle limitazioni delle vendite sottocosto alla fine dei pagamenti non connessi alle vendite fino ai contratti rigorosamente scritti.

“Favorire un sistema virtuoso in questo senso significa creare una equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera.  In particolare – ha aggiunto Marina Montedoro direttore di Coldiretti Veneto – il provvedimento mira a reprimere il fenomeno di acquisto dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché la previsione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il fornitore quali la vendita a prezzi al di sotto dei costi di produzione. “L’impegno delle parti è rivolto a creare una sinergia attivando sul territorio regionale specifici momenti di confronto, formativi e divulgazione volti a spiegare alle imprese agricole  l’importanza della nuova normativa esaminando i casi di irregolarità. La redazione corretta dei contratti di vendita dei prodotti, con attenzione particolare ai prezzi di cessione, ad alcune clausole che in particolare la Grande Distribuzione Organizzata tende ad inserire particolarmente gravose, affrontando anche la pratica diffusa delle vendite sotto costo, fino poi a soffermarsi sulla possibilità di denunciare i fenomeni  all’ente di controllo ICQRF organo deputato al controllo con funzioni di vigilanza. I firmatari hanno anche istituito una Cabina di regia che svolge il ruolo di indirizzo, coordinamento e monitoraggio nell’attuazione complessiva del Protocollo.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto