Mountain Wilderness Italia, associazione di alpinisti per la tutela dell’ambiente montano ha fatto un appello – che volentieri condividiamo di seguito – alle amministrazioni regionali delle Dolomiti chiedendo di sospendere da subito la caccia dopo il disastro alluvionale occorso a fine ottobre nel Triveneto.
“La frustata di vento subita da tutte le aree boscate delle Dolomiti è stata impressionante. Una prima valutazione porta a una schiantata diffusa che si aggira sui 5 milioni di metri cubi di legname. Sono state abbattute foreste mature ma anche boschi giovani, ancora perticaie. Migliaia di ettari di superfici impervie sono devastate. Si impiegheranno decenni per recuperare queste enormi aree, per vederle ancora coperte di vegetazione varia. Decenni di impegno dei servizi forestali, dei proprietari pubblici e privati dei boschi sono stati cancellati in poche ore”.
“Una foresta distrutta non significa solo piante. La foresta è come una città, è un insieme di vite e significati che l’uomo ancora non è riuscito a comprendere nella sua complessità. In queste enormi distese sono rimasti uccisi decine di migliaia di animali selvatici, non solo i grandi ungulati (cervi, caprioli, daini), ma anche altra pregiata fauna selvatica. Mountain Wilderness Italia lancia un appello alle amministrazioni regionali delle Dolomiti, a quelle delle province autonome, perché venga chiusa da subito la stagione venatoria. E’ inconcepibile in una situazione naturalistica tanto devastata permettere lo svolgimento della caccia. Quanto è sopravvissuto della fauna selvatica, probabilmente pochi esemplari di animali per area, va lasciato recuperare, tutto il mondo animale deve prepararsi a affrontare un duro inverno, dovrà riadattarsi a un territorio sconvolto e irriconoscibile, anche impercorribile”.
“Il prossimo anno andranno ripresi i censimenti, seri, attuati certo dai volontari, ma anche con l’apporto diffuso delle autorità preposte alla vigilanza: carabinieri – forestali, agenti venatori, polizia locale di vigilanza boschiva. Solo sulla base di censimenti gestiti e controllati dall’ente pubblico si potrà poi valutare se vi saranno o meno le condizioni per riaprire l’attività venatoria a qualche specie faunistica. Al momento, un minimo di rispetto deve portare tutte le sensibilità culturali e politiche dei territori delle Dolomiti a sostenere l’immediata e definitiva chiusura della caccia per la stagione 2018″.
11 novembre, tutti in marcia in difesa della foresta. Nel 1987 erano meno di una decina, l’anno dopo, in 2000. Da quell’anno in poi, alpinisti e ambientalisti non hanno mai smesso di trovarsi per marciare in difesa della Natura e, in particolare, dell’Antica Foresta del Cansiglio e lo stesso faranno domenica 11 novembre. Il ritrovo è alle ore 9.30 nel piazzale del ristorante S. Osvaldo al centro della Piana. Il maltempo di fine ottobre ha provocato dei danni notevoli anche alla foresta del Cansiglio, molto minori di quelli subiti dalle foreste del Cadore, Carnia, Altopiano di Asiago, Paneveggio, Latemar ecc… ma comunque rilevanti. Le aree più colpite in Cansiglio sono state Pian Rosada, Vivaio, Pian Canaie, proprio le zone da cui tradizionalmente si parte con la marcia verso Casera Palantina. Vista la difficile situazione, così come anche consigliato dal CAI nei giorni scorsi di evitare i sentieri nelle aree di foresta compromessa, è stato deciso di spostare l’incontro in Pian Cansiglio. Si parte alle ore 10 per il villaggio Cimbro de Le Rotte e da qui, attraverso il sentiero dei Cimbri, fino al villaggio di Vallorch per poi scendere fino al Rifugio escursionistico Casa Vallorch, l’edificio a cui con un incendio doloso un anno fa, ad una settimana dalla manifestazione contro la vendita dell’ex albergo San Marco, è stato bruciato il tetto. Arrivati al Rifugio Vallorch circa alle ore 12, ci si fermerà per una colazione al sacco, per fare il punto sul Cansiglio in generale, sui lavori di recupero al rifugio stesso, sulla situazione attuale dopo le avversità atmosferiche e sul futuro della gestione della foresta, sui tentativi ancora in atto di vendita del San Marco, sulle nostre possibili azioni future e in più qualche intervento musicale. Partenza circa alle 14 per proseguire lungo il sentiero naturalistico S nella faggeta, per poi scendere lungo il perimetro della ex base Nato ( Caserma Bianchin), costruita negli anni ’60 del secolo scorso in pieno periodo di Guerra Fredda, ora tutta bonificata tranne un hangar adibito a spazio multiuso (ricettivo e culturale), per ritornare al parcheggio del S. Osvaldo circa alle 15 e concludere la giornata con la presenza davanti all’ex albergo San Marco. Per informazioni, Ecoistituto del Veneto Alex Langer 041.935666 329.9611323.
Fonte: Mountain Wilderness Italia ed Ecoistituto del Veneto Alex Langer
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