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Venezia, il Mose e tu

img(di Cristina De Rossi, socio ARGAV) Sarà sicuramente solo una coincidenza, ma è singolare che gli arresti dei 35 presunti implicati nelle tangenti del Mose di Venezia siano avvenuti nella Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Cristina Rossi legge la testimonianza mandata da Bepi De Marzi

Cristina De Rossi

E’ oltremodo simbolico che si faccia pulizia, si aprano le finestre e le porte per sbattere i tappeti impregnati dallo sporco della corruzione, dal finanziamento illecito e dalla frode fiscale, proprio nel giorno dedicato alla riflessione sulle azioni che ognuno di noi può compiere per il miglioramento delle condizioni del proprio ambiente.

La laguna si risveglia come ogni giorno, ma oggi le sue acque sono ancora più torbide e melmose: il sindaco della città è agli arresti e con lui altri nomi di grosso calibro, politici e amministratori, che hanno segnato nel bene e nel male il destino del Veneto, e non solo, negli ultimi decenni.

Mazzette, tangenti, favori, imboscamenti di danaro, uomini e donne corrotti e compiacenti: se tutto ciò verrà provato, saremmo di fronte all’ennesima umiliazione nei confronti dei cittadini probi e onesti, dei figli ignari della delinquenza dei padri.

Venezia e il Mose sono piatti succulenti, da sbrodolarsi di sugo fino alle orecchie. Se le accuse troveranno conferma, vorrà dire che questi signori non hanno usato il tovagliolo per pulirsi la bocca, ma le banconote, per milioni di euro.

Vorrà dire che hanno mangiato avidi e voraci più dei gabbiani, peggio dei pesci siluro che sradicano flora e fauna nei nostri fiumi, fino a renderli privi di vita altra.

Vorrà dire che a noi cittadini verrà tolta, per l’ennesima volta, la voglia di credere e sperare in un mondo più pulito e non solo per l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo.

Vorrà dire instillare in maniera prepotente il sospetto che sono e siamo tutti uguali, ladri, furbi, parassiti.

Vorrà dire punire e umiliare quanti, nelle associazioni, nei partiti, nella società civile, hanno dato il loro disinteressato contributo per aiutare il prossimo e creare un mondo più giusto.

Vorrà dire essere ancora costretti a respirare l’aria fetida dei palazzi e dei salotti in cui incontreremo ancora politici accaparratori, avidi, disonesti, che più hanno più rubano.

Vorrà dire sentirsi impotenti nel non poterli cacciare a calci nel sedere, liberando le loro sedie, arieggiando le loro stanze che puzzano di disonestà , ancorché abbellite da quadri e suppellettili, forse messi ad arte per coprire il marcio e occultarne il lezzo.

Ma tutto questo si saprà alla fine, dopo i processi, perché si deve partire dal presupposto che tutti sono innocenti, finché non viene provato il contrario.

Essere garantisti è una conquista intellettuale, serve a moderare l’istinto.

Ma ora gli arresti effettuati nell’alba liquida di una Venezia sonnacchiosa e stiracchiante, portano inevitabilmente a un pensiero meno nobile: che di garantito ci sia solo la galera.