
gli effetti nelle montagne venete della tempesta Vaia
Dopo il Piemonte, il Veneto è la seconda regione alpina per numero di bandiere verdi assegnate da Legambiente alle buone pratiche locali in difesa dell’ambiente e contro l’emergenza climatica.
Tempesta Vaia. Per tutelare la fragilità delle zone montani causata dai cambiamenti climatici in atto è necessario, secondo l’associazione ambientalista, mettere in campo azioni innovative di difesa del territorio, replicando le esperienze virtuose che vanno in questa direzione. Premiati in Veneto i Comuni della provincia di Belluno Rocca Pietore e Feltre per per gli sforzi tesi a restituire centralità alla montagna e per i lavori di rimessa in sicurezza dei luoghi colpiti dalla tempesta Vaia lo scorso ottobre. «La tempesta Vaia ha mostrato con grande chiarezza quanto il cambiamento climatico possa essere repentino e toccarci in prima persona – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – per affrontare la crisi climatica serve intervenire subito con politiche mirate ed efficaci e approvare piani di adattamento climatico che partano dai territori colpiti, mettendo al centro il protagonismo delle comunità; si pensi al caso di Feltre, che ha reagito all’emergenza mobilitando cittadini e associazioni: un lavoro incessante che prosegue con la realizzazione di un primo campo di volontariato nazionale per contribuire al ripristino dell’ecosistema.»
Tradizioni rurali preservate. Nella provincia di Verona i riconoscimenti per buone pratiche di sostenibilità sono andati invece all’allevatore Modesto Gugole che porta avanti la transumanza e a Nello e Giorgio Boschi che mantengono viva la tradizione delle carbonaie, attività nata dalla migrazione cimbri dalla Bassa Bavaria nel XII-XIII secolo.
Alpi sempre più calde. Secondo Legambiente per affrontare i cambiamenti climatici – in particolare nelle Alpi che vedono il doppio dell’aumento medio della temperatura – è necessario tanto moltiplicare le esperienze virtuose di gestione del territorio e delle risorse, quanto sviluppare finalmente un modello energetico distribuito e rinnovabile che sia un’opportunità per territori, famiglie, imprese. Perché per fermare l’emergenza climatica serve una radicale inversione di rotta che riduca drasticamente le emissioni e metta al centro il necessario adattamento del territorio.
Fonte: redazione Ecopolis
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