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Kiwi: progetto Regione-Università di Verona per valorizzare il frutto e salvare le colture da batteriosi

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Incontro stampa presentazione progetto kiwi Regione Veneto-Università di Verona

Kiwi, frutto buono e salutare ma anche “oro verde” del Veneto, in particolare del Veronese, da difendere e salvare dall’attacco del cancro batterico. E’ su questo duplice binario che si sviluppa il progetto promosso dalla Regione Veneto con il dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, presentato nei giorni scorsi a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, dall’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan e dal prorettore dell’ateneo scaligero Antonio Lupo.

In Veneto circa il 15 per cento della produzione nazionale . “La Regione ha investito oltre un milione di euro – ha spiegato l’assessore Pan – per valorizzare una coltura nella quale il Veneto è leader: con 55 mila tonnellate annue, mille produttori e 3200 ettari coltivati, di cui 2500 nella sola provincia di Verona, il Veneto rappresenta circa il 15 per cento dell’intera produzione nazionale. E l’Italia è il primo produttore al mondo di questo frutto esotico, originario della Cina, ben acclimatatosi in Nuova Zelanda, e diventato ora una delle produzioni vincenti dell’export tricolore”. Il progetto ha messo in campo saperi, competenze e ricerche del dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona per capire, prima di tutto, caratteristiche e apporto nutritivo del frutto.

Frutto del “buonumore”. Ad un anno dall’avvio degli studi ecco i primi risultati, divulgati da Flavia Guzzo, ricercatrice dell’università scaligera e coordinatrice del progetto di valorizzazione: “Il kiwi, tra le tante proprietà benefiche,  contiene anche sostanze neuroattive, come serotonina e melatonina, che sono i neurotrasmettitori del “buonumore” e contribuiscono al benessere del cervello umano. Inoltre il kiwi – anticipa la biologa  – contiene anche altri “co-fattori” antiossidanti e inibitori di specifici enzimi, che hanno un ruolo di agenti “protettori” rispetto alla degradazione ossidativa ed enzimatica dell’organismo”.

900 ettari colpiti dall’infezione batterica o morìa del kiwi. Ma l’’oro verde delle campagne veronesi da alcuni anni è sotto scacco, vittima di una violenza infezione batterica che rischia di compromettere colture e fatturati. Sono quasi 900 gli ettari colpiti dall’infezione batterica o dalla morìa del kiwi, altra grave patologia attribuita ai terreni e ai sistemi di irrigazione, da studiare e curare. I produttori veronesi son i  più colpiti: “Nel corso del 2015 – calcola Fausta Bertaiola, presidente dell’organizzazione dei produttori del Consorzio Ortofrutticolo padano – la produzione di kiwi nel Veronese ha registrato un calo del 25 per cento. E’ sempre più urgente individuare terapie per salvare le nostre colture”.

Inibire il contagio. Da qui la seconda direzione imboccata dal progetto di ricerca. “Abbiamo analizzato i geni del batterio e cercato di capire perché la batteriosi aggredisca proprio il kiwi – spiega Annalisa Polverari, patologa vegetale dell’Università di Verona – Grazie ai fondi della Regione abbiamo ricostruito la mappa dei geni del batterio e stiamo cercando le sostanze meno tossiche per inibire il contagio. Stiamo testando la somministrazione di nanoparticelle ad alta affinità con i tessuti vegetali in modo da curare la pianta con una semplice irrorazione, anche se già contagiata dal batterio-killer Psa (Pseudomonas Syringae actinidiae)”.

Un sito web specifico. Virtù alimentari e difesa sanitaria del kiwi sono ora veicolati anche da una specifica campagna di comunicazione, veicolata dal sito www.okkiwi.it, rivolto a produttori e consumatori. Le pagine web documentano con un’efficace sintesi narrativa i progressi della ricerca e insegnano ai produttori metodi e strumenti per contrastare l’infezione batterica.  Ai risultati della ricerca si abbinano appositi contenuti e materiali didattici rivolti ai consumatori, agli studenti, per coinvolgere ragazzi e genitori, in modo semplice e accattivante, nella scelta del “frutto giusto” per una alimentazione sana.

La ricerca ora prosegue e i prossimi step sono dedicati e rendere disponibili per gli agricoltori i mezzi di contrasto naturali più efficaci per limitare la batteriosi. “Un esempio virtuoso di ricerca applicata trasferita sul campo – ha chiosato il prorettore Lupo – che dimostra come sia possibile spendere bene i soldi dei veneti coniugando l’eccellenza universitaria con le esigenze del mondo produttivo”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Annus horribilis del kiwi, incontro al vertice nel Veronese

kiwi11Incontro al vertice nei giorni scorsi a Valeggio sul Mincio, presso l’azienda agricola Dino Corradini, tra i vertici di Coldiretti Verona, 15 tra i maggiori imprenditori agricoli che coltivano actinidia, l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato, Tiziano Visigalli del Servizio Fitosanitario Regionale, Angelo Tosoni Sindaco di Valeggio sul Mincio, Luigi Frigotto, Assessore alle politiche agricole della Provincia di Verona.

Grave situazione in corso per il comparto del kiwi sul territorio veronese. Oltre ai gravi danni subiti per la batteriosi (Psa), ora alcune zone del veronese, specie nell’area occidentale, sono attaccate da un nuovo importante fenomeno, la cosiddetta morìa, per cui sembra che la pianta vada sotto stress idrico ma in realtà si secca anche se irrigata. “Gli imprenditori agricoli sono fortemente preoccupati – ha detto Claudio Valente, presidente di Coldiretti Verona – Come Coldiretti ci siamo attivati già da tempo cercando soluzioni per la Psa del kiwi attraverso la ricerca insieme al Consorzio di Tutela del kiwi con la collaborazione della Camera di Commercio, Provincia di Verona e comuni del territorio. Grazie a questa ricerca effettuata in campi sperimentali si è potuto in tempi ragionevoli individuare alcuni trattamenti preventivi efficaci per limitare la diffusione della malattia. Anche per il nuovo fenomeno che sta colpendo l’actinidia siamo coinvolti nel progetto di ricerca ma occorre trovare risposte urgenti anche se il tempo corre a nostro sfavore. E’, quindi, fondamentale la collaborazione di tutte le parti coinvolte, tra pubblico e privato, per sostenere un comparto importante per l’economia del territorio che sta vivendo un momento difficile che potrebbe aggravarsi”.

A rischio ci sono 2500 ettari coltivati a kiwi nella provincia scaligera che producono circa 600.000-700.000 quintali di prodotto per un giro d’affari di 45 milioni di euro per le circa 1000 aziende agricole più tutto l’indotto. Le zone con la maggiore concentrazione di frutteti si trovano a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Mozzecane, Sommacampagna, Sona, Bussolengo. La provincia di Verona rappresenta l’80%, della produzione regionale che a sua volta rappresenta il 13% della produzione nazionale (terza Regione italiana). Del resto, l’Italia è il principale produttore a livello mondiale con 24.000 ettari coltivati per una produzione di 460.000 tonnellate (Dati Istat 2010) di cui il 70% esportato prevalentemente nei Paesi UE tra i quali la Germania.

Morìa dei kiwi, fenomeno presente, fino ad ora, solo nel veronese. “Stiamo facendo in Veneto e nella provincia di Verona controlli serrati su piante da vivaio, in cui sono stati fatti numerosi espianti, e nei frutteti – ha spiegato Tiziano Visigalli – Sono stati controllati 600 ettari nella Regione Veneto e 300 aziende agricole. Sono dati riduttivi poichè andiamo dove ci chiamano direttamente ma le produzioni sono moltissime. Ad ogni modo, se riusciamo a vedere qualche spiraglio di luce per la batteriosi del kiwi, siamo molto preoccupati per questo nuovo fenomeno che fino ad ora ha colpito solo la provincia veronese”.  “C’è da definire che cos’è questa morìa – ha aggiunto Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – ossia se è collegata alla Psa o è un fenomeno a sé stante. Con la ricerca avviata speriamo si possa stabilire in tempi brevi di cosa si tratta, se è una sintomatologia legata a un aspetto fitosanitario o è di altra origine. Stabilire ciò è di grande importanza per contenere il problema in tempi rapidi. Quello che si poteva fare lo stiamo facendo ma questa epidemia non è al momento gestibile con strumenti ordinari e a rischio ci sono molti produttori. E’ auspicabile un impegno comune delle parti coinvolte per agire in tempi rapidi per questa nuova emergenza”.

Aumentati gli indennizzi regionali. Dopo l’intervento di produttori di kiwi associati a Coldiretti con aziende agricole situate in diverse parti della provincia è intervenuto, l’assessore all’Agricoltura regionale Franco Manzato che ha sottolineato: “Il problema non è solo di settore ma di politica agricola per l’importanza del comparto nella nostra Regione. La somma dei 250.000 euro che la Regione Veneto metterà a disposizione come indennizzi per gli imprenditori agricoli, le cui aziende sono state interessate da provvedimenti obbligatori di estirpazione e distruzione delle piante, sarà portata a 600.000 euro ma è importante capire la dimensione della problematica per intervenire in tempi rapidi. Tra gli interventi per il prossimo Piano di Sviluppo Regionale (PSR) stiamo predisponendo delle misure di mutualità che incideranno sul mantenimento del reddito delle aziende ad esempio per problematiche che intervengono in modo devastante. Ci sono possibilità, ma senza creare false speranze, che tali misure possano essere retroattive. Mi auguro che il comparto del kiwi così importante per l’economia del territorio possa proseguire.”

(Fonte: Coldiretti Verona)

Kiwi. Una ricerca scientifica veronese individua la migliore strategia per prevenire la malattia killer dell’actinidia

Foglia Kiwi batteriosi

La foglia di una pianta di kiwi colpita dalla batteriosi

E’ allarme a Verona per la batteriosi del kiwi, la più pericolosa delle malattie batteriche che colpiscono le piante del noto frutto verde. A rischio ci sono 2.500 ettari coltivati a kiwi nella provincia scaligera che producono circa 600.000-700.000 quintali di prodotto per un giro d’affari di 45 milioni di euro per le aziende agricole più tutto l’indotto.

Un batterio che colpisce la pianta ma non il frutto. Una ricerca scientifica, giunta al secondo anno di sperimentazione, commissionata dal Consorzio di Tutela del kiwi di Verona al Centro Studi Agrea, società veronese specializzata in fitoiatria che opera nell’ambito della ricerca e sperimentazione in agricoltura, ha ottenuto, attraverso sperimentazioni in campo, risultati interessanti e promettenti per contenere in modo significativo l’infezione del batterio attraverso soluzioni contenenti sali di rame e attivatori delle difese delle piante ma resta fondamentale una linea di difesa coordinata da parte dei produttori per un’efficacia maggiore. Il batterio colpisce solo la pianta del kiwi, non il frutto.

Nel veronese, si produce l’80 per cento della produzione veneta di kiwi. Le zone con la maggiore concentrazione di frutteti si trovano a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Mozzecane, Sommacampagna, Sona, Bussolengo e Pescantina. La provincia di Verona rappresenta l’80%, della produzione regionale che a sua volta rappresenta il 13% della produzione nazionale (terza Regione italiana). Del resto, l’Italia è il principale produttore a livello mondiale con 24.000 ettari coltivati per una produzione di 460.000 tonnellate (Dati Istat 2010) di cui il 70% esportato prevalentemente nei Paesi UE tra i quali la Germania. Appare quindi di estrema importanza e urgenza la sperimentazione di alcune strategie di difesa al fine di individuare una serie di misure atte a contenere l’espansione del Psa, Pseudomonas syringae pv actinidiae, nell’areale del territorio per permettere la ricostruzione degli impianti già colpiti.

Ad oggi, la malattia si combatte unicamente con la distruzione della pianta. Attualmente per questo batterio non esistono azioni curative se non l’asportazione e la bruciatura della piante colpite (per tentare di limitare l’inoculo ambientale) e per quanto riguarda la protezione preventiva delle piante non risultano essere stati fin’ora individuati prodotti o strategie efficaci.  Molto importante, quindi la sperimentazione messa in campo dal Consorzio di Tutela del kiwi di Verona al Centro Studi Agrea, grazie al finanziamento tra gli altri della Camera di Commercio e della Provincia di Verona, al fine di valutare i prodotti o le strategie migliori per il contenimento della malattia che prevede l’applicazione dei prodotti rivelatesi più promettenti direttamente in un campo sperimentale allestito ad hoc. “La ricerca – ammette Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio di Tutela del kiwi di Verona – è nata dalla richiesta degli agricoltori di conoscere cosa fare in concreto per prevenire il batterio. Infatti, a livello nazionale e regionale sono in corso ricerche scientifiche per risolvere il problema all’origine ma i risultati si avranno in tempi medio-lunghi. Una volta individuati gli strumenti e stabilito che funzionano, è di estrema importanza che questi siano utilizzati in modo sistematico su vasta scala per avere una maggiore efficacia. In questo modo ci sono più probabilità di raffreddare la malattia e portare avanti le coltivazioni”.

La sperimentazione di Agrea consiste in una prova in un campo sperimentale parcellare a blocchi randomizzati con l’applicazione ripetuta dei prodotti rivelatisi più promettenti, ossia sali di rame, un attivatore delle difese della pianta e durante la fase della fioritura anche un paio di batteri antagonisti. La prova si compone di circa 10 tesi, con 4-5 ripetizioni su una varietà di actinidia chiamata Hayward. Ciascun blocco è costituito da 4 piante per un totale di circa 200 piante (10 prodotti in 4-5 ripetizioni). Il campo è sottoposto a infezione naturale per provvedere alla sperimentazione dei prodotti.  “La realizzazione del campo sperimentale a Zevio (Vr) – sottolinea Lorenzo Tosi, responsabile della ricerca, Agrea – segue un protocollo unico concordato e condiviso da altre regioni che hanno già allestito campi sperimentali analoghi (Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio). I dati ottenuti sono così confrontabili e complessivamente la ripetizione delle prove in diversi areali, con condizioni pedoclimatiche differenti, permette di valutare la migliore strategia di difesa. Consigliamo di effettuare i trattamenti dopo ogni pioggia. Il trattamento, da fare soprattutto sulle piante sane ma anche su quelle malate, ha una copertura di una decina di giorni, poi va ripetuto”.

(Fonte: Consorzio Tutela Kiwi di Verona)

Cancro del kiwi, freddo e piogge in Veneto favoriscono il propagarsi dell’infezione

pianta kiwiLe piogge persistenti, che hanno spazzato via i fiori ai frutteti, con una previsione di perdita di raccolto dell’ordine del 70 per cento, non concludono il dramma dei produttori di kiwi altopolesani. Hanno, infatti, ripreso virulenza in Veneto i focolai della peggior malattia che ha colpito i frutteti di kiwi negli ultimi anni, la Psa o cancro del kiwi, causata dal batterio Pseudomonas syringae pv actinidiae. Proprio le piogge e le basse temperature hanno favorito il propagarsi dell’infezione (sopra i 25 gradi il batterio si ferma).

Dal 15 maggio scorso e per 4 mesi, possibile l’uso di composti di rame. Coldiretti precisa che, allo stato attuale, non sono stati segnalati casi conclamati in Polesine, ma il monitoraggio costante ed i trattamenti fitosanitari diventano fondamentali per prevenire la malattia, che si è riattivata in modo virulento nelle province di Verona e Treviso. La batteriosi non è pericolosa per la salute dell’uomo, ma è una vera iattura per i frutteti, dove ogni pianta malata è condannata all’estirpazione senza esitazioni e deve essere bruciata fuori campo. Per far fronte alla nuova ondata di emergenza, Coldiretti ricorda che il ministero della Salute ha autorizzato l’uso di prodotti fitosanitari a base di composti del rame, per una finestra di 120 giorni a partire dal 15 maggio scorso. Interessati sono tutti i produttori di kiwi, localizzati prevalentemente in Altopolesine e nei comuni di Trecenta, Giacciano con Baruchella, Badia e Ceneselli.

I prodotti autorizzati sono: Poltiglia bordolese disperss, Selecta disperss, Poltiglia disperss (Cerexagri Italia); Coprantol Hi bio, Copernico, Duke, Duke idrossido, Cuprovit bio evolution (Ambechem); Cuprocaffaro micro, Iperion, Airone più, Grifon più (Isagro); Bordoflow new (Manica); Cobra nordox super 75 Wg (Nordox industrier As); Zetaram new tech, Assoram elite Wg (Phoenix Del).  Tutti i trattamenti rameici vanno effettuati quando la pianta è in fase di allegagione (trasformazione dei fiori in frutticini) e nelle successive fasi di ingrossamento del frutto e di maturazione. Coldiretti ricorda che, al momento, la difesa fitosanitaria contro la batteriosi dell’actinidia si basa essenzialmente sull’applicazione di buone pratiche agronomico-colturali e sull’impiego costante e tempestivo di formulati rameici.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Cancro del kiwi, proposta della Giunta veneta per contributi su eradicazione

La Giunta veneta ha adottato un provvedimento di disciplina regionale degli indennizzi a favore delle aziende produttrici di kiwi che hanno eradicato le colture per prevenire il diffondersi del cancro batterico dell’Actinidia. L’intervento passerà ora all’esame della competente Commissione consiliare prima della definitiva approvazione.

Il provvedimento. “Proponiamo in sostanza l’apertura dei termini per la presentazione di domande di indennizzo – ha ricordato Manzato – da parte degli imprenditori agricoli le cui aziende sono state interessate da provvedimenti obbligatori di estirpazione. La procedura sarà quella già utilizzata lo scorso anno per un analogo intervento. Abbiamo infine proposto di finanziare prioritariamente le domande d’indennizzo per i frutteti di actinidia in produzione, in ordine decrescente di superficie estirpata, seguite dalle domande che riguardano frutteti non ancora in produzione”.

Kiwi, la produzione in Veneto e malattia. La coltivazione di Actinidia in Veneto interessa una superficie complessiva di oltre 3.200 ettari, per una produzione di 76 mila tonnellate e un valore di oltre 40 milioni di euro. Il cancro batterico del kiwi, o Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, ha fatto la sua comparsa nel territorio regionale nel 2010: i suoi attacchi provocano un deperimento delle parti colpite e la successiva morte della pianta. Il batterio si diffonde nell’ambiente in maniera epidemica e, al momento, non vi sono metodi di difesa attiva efficaci per contrastarlo. In seguito alla diffusione della batteriosi, il Ministero per le politiche agricole ha approvato nel 2011 le “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo o l’eradicazione” della malattia.

Sinergia con il Friuli per combattere la batteriosi. “Come Regione – ha detto ancora Manzato – abbiamo anche aderito al “Progetto di ricerca interregionale sul Cancro batterico del Kiwi”, in base al quale l’Università degli Studi di Udine – Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali, condurrà uno studio sulle possibilità di contrasto alla batteriosi, soprattutto in chiave intravarietale, ossia selezionando piante naturalmente resistenti. Nello stesso tempo la Giunta ha vietato per tutto l’anno corrente nuovi impianti di actinidia nell’intero territorio regionale.

(Fonte: Regione Veneto)

Batteriosi del kiwi, ricerca italiana focalizza i meccanismi d’infezione e le reazioni delle piante

La ricerca italiana continua ad acquisire ed a divulgare importanti informazioni e risultati riguardanti la problematica di natura batterica causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae, PSA che, dal 2008, sta determinando notevoli danni alle coltivazioni di Actinidia in Italia, come in Europa, in Nuova Zelanda ed in altri Stati dove la produzione del kiwi riveste un ruolo primario e di notevole importanza commerciale.

La ricerca, sostenuta dal MIPAAF ed in parte dalla Regione Lazio, è stata sviluppata dal Gruppo di Fitobatteriologia ed il CIME (Centro Interdipartimentale di Microscopia Elettronica) dell’Ateneo di Viterbo, in collaborazione con il Forest Ecology and Forest Management Group, Centre for Ecosystem Studies, dell’Università di Wageningen (Olanda) e sarà a breve pubblicata sulla prestigiosa rivista americana di patologia vegetale, Phytopathology, dal titolo “Bacterial canker on kiwifruit in Italy: anatomical changes in the wood and in the primary infection sites” (Autori: Renzi M., Copini P., Taddei A.R., Rossetti A., Gallipoli L., Mazzaglia A., Balestra G.M.).

I risultati. Lo studio, durato circa 3 anni, dopo innumerevoli ipotesi, permette di chiarire importanti aspetti quali sono le strategie che vengono adottate da Psa per penetrare nelle piante di Actinidia spp. e come le stesse piante reagiscono nel tempo all’attacco di questo temibile batterio. Attraverso lo studio di piante di Actinidia spp. naturalmente affette da Psa e di altre contaminate artificialmente mediante differenti tecniche, ed anche in virtù dell’ausilio di specifiche tecniche di microscopia (ottica, trasmissione, scansione) si evidenzia come l’agente del cancro batterico sia in grado di penetrare attraverso aperture naturali (stomi, lenticelle) o ferite e di diffondersi poi mediante i vasi xilematici ed i vasi floematici.

Inutile se non dannosa la pratica della capitozzatura. Mediante la ricerca è stato anche possibile evidenziare e correlare tipiche alterazioni anatomiche del legno (riduzione delle sezioni dei vasi conduttori, formazione di tille, riduzione degli anelli di accrescimento) con l’infezione da parte del batterio vascolare. Le stesse alterazioni interne hanno permesso inoltre di evidenziare come, tra l’iniziale penetrazione da parte di Psa nelle piante e la manifestazione evidente dei sintomi, intercorra uno spazio temporale che, l’applicazione di specifiche analisi dendrocronologiche, hanno permesso di studiare e di chiarire in dettaglio. Inoltre, in virtù di quanto osservato, la ricerca evidenzia come, la pratica della capitozzatura, largamente adottata ovunque in questi anni per tentare di riallevare piante precedentemente infettate da Psa, risulti poco efficace ed anzi, possa favorire la sopravvivenza del batterio all’interno delle piante con la conseguente infezione delle nuove emissioni, e come la sua ulteriore diffusione possa essere facilitata attraverso la fuoriscita della linfa infetta.

(Fonte: DAFNE (Dipartimento per l’Agricoltura, la Foresta, la Natura e l’Energia dell’Università della Tuscia/Dr. Giorgio M. BALESTRA)

Batteriosi del kiwi, agricoltori preoccupati nonostante i fondi stanziati dalla Regione Veneto

Preoccupazione degli agricoltori di Coldiretti Verona, nonostante il via libera della Regione Veneto, su proposta dell’Assessore all’agricoltura Franco Manzato, agli indennizzi per i coltivatori che hanno dovuto distruggere le piante di kiwi (actinidia) per prevenire il diffondersi del cancro batterico.

Una malattia che colpirà ancora migliaia di piante. “Gli importi stanziati, per complessivamente 281 mila euro da assegnare alle imprese agricole per risarcirle dei danni subiti – commenta Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – rappresentano solo l’inizio degli aiuti necessari per gli agricoltori. Siamo, infatti, molto preoccupati per la malattia che ha colpito e colpirà migliaia di piante per cui sono necessari altri fondi da destinare al monitoraggio delle piante e alla ricerca di una soluzione. Di fondamentale importanza è stato il lavoro svolto dal Servizio Fitosanitario Regionale, che ringraziamo e che ci auguriamo prosegua anche nei prossimi mesi per il bene delle nostre colture”.

A Verona, situazione critica per una risorsa importante. Il kiwi rappresenta nella provincia di Verona una risorsa economica di grande importanza. Nel 2010 sono stati prodotti, infatti, 550 mila quintali di frutti per un valore di circa 40 milioni di euro in oltre 2000 ettari di terreno. La situazione a Verona, relativamente alla batteriosi del kiwi, è già critica. A cura del Servizio Fitosanitario Regionale sono stati controllati 328 ettari circa il 10% della superficie regionale investita a kiwi. Il 75% degli impianti piantati nel 2011 è risultato positivo al batterio PSA (Pseudomonas syringae pv. Actidinidiae). Su 175 campioni analizzati, 152 sono risultati positivi al batterio e su 95 piante prelevate e analizzate, 67 sono risultate positive. E’ importante anche l’analisi effettuata su 57 campioni asintomatici dei quali 42 sono risultati negativi, ma il 26% è tuttavia positivo senza dare segni esteriori e visibili. In questo momento, complice il clima caldo la malattia non si manifesta con virulenza; per un esame più approfondito bisognerà aspettare il prossimo inverno.

Da verificare il possibile blocco degli impianti. “La malattia ha una capacità di diffusione molto rapida e per i batteri, al momento, non esiste una cura – sottolinea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – L’unica cosa da fare è la prevenzione, specie nelle stagioni più a rischio come la primavera e l’autunno. Occorre, inoltre, continuare a fare opera d’informazione presso gli agricoltori per tenere basso il propagarsi della batteriosi, effettuare il monitoraggio continuo nei frutteti ed estirpare le piante malate o con sintomi. Resta aperto il problema del blocco degli impianti, cioè il divieto di mettere a dimora nuovi impianti senza l’assoluta sicurezza sanitaria, a oggi in vigore solo in Piemonte”.

(fonte Coldiretti Verona)