• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Nuovi vitigni “super” resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie, se ne è parlato a Vinitaly 2016

Vigneto a Conegliano (TV)

Vigneto a Conegliano (TV)

Nuovi progressi dalle biotecnologie per aiutare i vitivinicoltori a coltivare uve con minor uso di fitofarmaci e ottenere vini sostenibili a vantaggio della salute dei consumatori. Se ne è parlato a Vinitaly 2016 nel convegno organizzato da L’Informatore Agrario in collaborazione con la manifestazione, Crea ed Ersa.

Potenzialità, limiti e prospettive delle viti resistenti. E’ questo un tema di grande attualità in un momento storico felice per il vino italiano, basti pensare che sono stati richiesti 66.000 ettari di autorizzazioni per la coltivazione della vite, di cui 40.000 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, due regioni sensibili all’impiego di varietà frutto di incroci e resistenti alle malattie per coniugare salute e business. “Dopo che l’UE ha introdotto una direttiva per ridurre l’impatto e i rischi legati all’uso dei prodotti fitosanitari, la difesa integrata è diventata un must, sono nati norme locali e protocolli viticoli di eccellenza, ad esempio in Valpolicella e in Valdobbiadene – spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. ”L’aumento della temperatura di circa 2°C nelle principali zone viticole e la comparsa di nuove malattie come la virosi del Pinot grigio oggi impongono di pensare a nuove soluzioni a basso impatto ambientale coome l’impiego di varietà resistenti naturalmente”.

Università di Udine, registrate 10 varietà di vitigni resistenti alle malattie. “In Europa la viticoltura occupa il 3% della superficie agricola e impiega il 65% di tutti i fungicidi in agricoltura (68.000 ton all’anno) (Eurostat, 2007) – ha spiegato Raffaele Testolin, dell’Università di Udine. Per fortuna alcuni ricercatori da 150 anni lavorano per ottenere varietà ottenute da incroci di viti che oggi sono cloni degli originali e garantiscono resistenza alle malattie e al clima con ottime performance in campo”. In particolare dal 1998 l’Università di Udine ha introdotto oltre 800 accessioni di vite in collezione, lavorando sul genoma. Dieci le varietà registrate, metà a bacca bianca e metà a bacca rossa: da Sauvignon a Cabernet Sauvignon a Merlot a Tocai friulano.

Registrate varietà resistenti anche in Trentino. Siccità, eccessiva piovosità sono gli eventi metereologici estremi che oggi affliggono la viticoltura,  emergono anche problematiche legate ai nuovi ambienti dove coltivare la vite nel mondo. “La variabilità e la biodiversità favoriscono il miglioramento genetico della vite – ha detto Marco Stefanini, della Fondazione E. Mach. Tra il 1999 e il 2010 abbiamo individuato 270 genotipi resistenti alla botrite e ai marciumi, oggi abbiamo circa 20 prototipi di viti resistenti ottenute da Teroldego e Marzemino; abbiamo inoltre iscritto nel Registro nazionale delle varietà Rebo, Sennen, Gosen e Goldtraminer”.

Legislazione, non va di pari passo con la ricerca. Fervida, peraltro, la ricerca su portainnesti super performanti, come ha testimoniato Lucio Brancadoro, dell’Università di Milano. “Oggi le scienze omiche offrono la possibilità in genomica di studiare dal DNA al fenotipo, individuando le variazioni specifiche ed effettuando modificazioni mirate nei singoli geni – ha spiegato Michele Morgante, dell’Università di Udine. La cisgenica permette inoltre di inserire uno o pochi geni che determinano la resistenza in varietà già esistenti”. Ma se gli studi sono in fase avanzata, la legislazione sulle viti resistenti non lo è altrettanto. “Oggi si possono utilizzare i vini ottenuti da varietà resistenti solo dove sono ammesse alla coltivazione e per vini da tavola o a indicazione geografica, dove c’è una nuova apertura in ambito europeo” ha detto Paolo Giorgetti, del MIPAAF, ufficio DISVR. Blocco, invece, sull’impiego delle varietà resistenti per i vini Docg e Doc in ambito UE. Una nuova importante strada verrà però tracciata a partire dai nuovi progetti legati al finanziamento attribuito dal Mipaaf al Crea. “I 21 milioni di Euro per la ricerca triennale finalizzati anche alle biotecnologie puntano a fare riacquistare agli studiosi italiani il ruolo di leadership che avevano vent’anni fa – ha detto Alessandra Gentile, delegato del Crea. La sfida è usare le biotecnologie e i progetti di sequenziamento dei genomi per realizzare varietà resistenti a malattie, stress abiotici e migliorare la qualità sia dal punto di vista organolettico sia nutrizionali in vitivinicoltura e in molte filiere tipiche dell’agroalimentare made in Italy”.

Di genetica e, in particolare, di biogenetica, si parlerà sempre di più in futuro. “Dalla collaborazione tra ricerca e mondo produttivo potranno nascere le premesse per conoscere e sfruttare il potenziale che nasce dalla conoscenza degli aspetti “sommersi” della vite, a vantaggio non solo della resistenza ma anche della qualità– spiega Attilio Scienza, del Disaa dell’Università di Milano – “Per avere efficacia e vincere le resistenze dei Paesi mediterranei, l’Italia, che ha un ruolo pionieristico, dovrà però estendere gli studi anche al Sud, vincendo i timori per la coltivazione della vite in ambienti non tradizionali”.

Cosa ne pensa il  mondo vitivinicolo. Le varietà registrate resistenti alle malattie hanno DNA simili alla Vitis vinifera, minori costi di produzione e oggi sono coltivate in Lombardia, Veneto, Bolzano e a Trento. “Oggi i progressi della ricerca sono stati recepiti – ha detto Luigino Bertolazzi, di Assoenologi. Se 100 anni fa eravamo in piena crisi filosserica, ci troviamo nel momento della sostenibilità per far recuperare alla terra quanto le abbiamo rubato. Tra gli esempi più eclatanti in chiave sostenibile cito quelli ottenuti dalla Valpolicella con programmi di difesa basati sulla confusione sessuale”. “L’Alto Adige è pionieristico con vini imbottigliati ottenuti da varietà resistenti – Christian Scrinzi, del GIV. Trentino e Friuli si stanno muovendo bene. Il Sud si sta chiedendo cosa piantare. In generale vi è una forte esigenza di vini senza chimica sia in campagna sia in cantina”. “Ci troviamo di fronte a normative diverse da Paese a Paese e regione e regione – spiega Eugenio Sartori, Vivai Cooperativi Rauscedo. A livello europeo abbiamo ottenuto l’approvazione dalla Germania e dalla Repubblica Ceca per vini da tavola igt. In Friuli venezia Giulia dopo test durati 10 anni siamo ancora fermi. La legislazione dovrebbe essere al passo con il mercato, altrimenti rischiamo di perdere terreno prezioso”. “Il mondo sta remando a occhi chiusi per il biologico e contro gli Ogm – ha detto  Antonio Cesari (Anga – Confagricoltura). Dobbiamo fare invece comprendere le opportunità vere del biologico e il significato in ambito scientifico della cisgenetica senza ostracizzarla”. “Il mondo vitivinicolo e i consorzi ripongono massima fiducia nella ricerca – ha commentato Arturo Stocchetti (Uvive). Le aziende sono molto favorevoli se si effettuano meno trattamenti, il terreno migliora le sue performance e si rispetta l’ambiente contenendo i costi”.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Fieragricola 2016 ai blocchi di partenza, alcuni interessanti appuntamenti

Drone AgricolturaConto alla rovescia per la 112ª edizione di Fieragricola 2016, al via mercoledì 3 febbraio, con il convegno inaugurale dedicato al tema della «Sostenibilità e innovazione per l’agricoltura del futuro», in programma alle 10.30 al Centro Congressi di Veronafiere (Auditorium Verdi). Sarà presente il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina.

Le sfide dell’high-tech per l’agricoltura. “Sarà una manifestazione in cui i visitatori potranno trovare molte novità tecnologiche, finalizzate a incrementare la produttività, le rese in campo, nel rispetto dell’ambiente – dichiara il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese – declinate nei comparti della meccanica agricola, zootecnia, energie da fonti rinnovabili, agrofarmaci, fertilizzanti, sementi, vigneto e frutteto, gestione del verde e dell’attività forestale». Tra le novità hi-tech nei 9 padiglioni occupati da oltre 1.000 aziende espositrici, c’è infatti molta attenzione alla sostenibilità economica e ambientale, alcune delle quali segnalate con l’assegnazione delle stelle (da una a tre) grazie alla prima edizione del «Premio Innovazione», realizzato da Fieragricola in collaborazione con L’Informatore Agrario. La consegna ufficiale alle aziende che hanno conquistato in totale «94 stelle» si terrà venerdì 5 febbraio alle ore 14 in sala Mascagni (galleria tra i padiglioni 4 e 5).

Vigneti e paesaggio. Tra i convegni che si terranno nel corso della Fiera, segnaliamo il convegno “Progetto e paesaggio: il rapporto tra i nuovi vigneti e il territorio“, che si terrà venerdì 5 febbraio dalle 14 alle 18 in Sala Vivaldi, nel GreenSpacesExpo, organizzato dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Verona in collaborazione con l’Ordine di Verona dei Dottori Agronomi e Forestali ed il Collegio dei Periti Agrari di Verona. Dopo gli interventi di Luca Crema (presidente Ordine Agronomi e Dottori Forestali Verona) sulla “Gestione e condivisione sociale dei nuovi vigneti“, parleranno Alberto Ballestriero (socio AIAPP) “Vigneti o fabbriche del vino?“, Claudio Oliboni (perito agrario-tecnico di campagna di Cantina Valpolicella Negrar), “Costruire consapevolezza per una nuova sensibilità alla terra“, Marina Valenti (relazioni esterne Cantina Valpolicella Negrar), “La Scuola nel vigneto fra conoscenza, creatività e solidarietà“, Roberto Netto (presidente Associazione Culturale Borgo Baver onlus), che parlerà dell’esperienza di tutela dei vigneti di Borgo Baver, che i soci ARGAV hanno avuto modo di conoscere in occasione di una visita, Michele Cappelletti (funzionario del settore forestale regionale, responsabile ufficio vincolo idrogeologico), “Il Servizio Forestale in rapporto alle nuove richieste di insediamenti di vigneti” e Fabio Pasqualini (architetto, presidente AIAPP Triveneto Emilia Romagna), “Esperienze nel progetto di vigneti“.

La Regione Veneto tutta insieme. Mostrare la molteplicità dei servizi offerti allo sviluppo, all’innovazione, alla competitività del settore primario veneto è l’obiettivo di Veneto Agricoltura, AVEPA, ARPAV, gli enti che si offrono servizi concreti al settore primario veneto e che a Fieragricola saranno riuniti sotto l’unico tetto regionale nello stand della Regione Veneto (Pad. 12, Stand B4).

Coldiretti, presente in Fiera nel padiglione 12. In collaborazione con l’Associazione italiana allevatori (AIA),  offre l’occasione di conoscere le più rare e curiose razze a rischio di estinzione di mucche, maiali, cavalli, asini, capre, pecore, conigli, oche e polli, nell’ambito della più grande e varia “stalla” mai aperta al pubblico in città. Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, nell’occasione presenterà il dossier “L’Italia in fattoria” sul rischio di scomparsa di un patrimonio unico del Paese. Nel padiglione, sarà attiva la banca dati “JOB IN COUNTRY”, punto di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, attraverso un portale in cui sia chi cerca lavoro che l’azienda che ha necessità di personale possono interfacciarsi per entrare in contatto, selezionandosi sulla base di analogie e peculiarità di ciascuno. Nell’occasione sarà presentata anche l’applicazione “FARMERS FOR YOU”, che propone dei percorsi grazie ai quali gli utenti potranno individuare dove alloggiare, dove mangiare e dove acquistare prodotti agroalimentari Made in Italy, presso le aziende e gli agriturismi della rete di Campagna Amica.

Giovedì 4 febbraio, convegno Confagricoltura “L’innovazione in viticoltura tra conservazione e progresso”. L’incontro si terrà nell’Area Forum del Padiglione 12 dalle ore 11. Dopo l’introduzione di Lorenzo Nicoli, presidente Confagricoltura Veneto e il saluto del vice presidente di Veronafiere Guidalberto di Canossa, seguiranno gli interventi di Diego Tomasi (Direttore CREA-VIT di Conegliano) di Barbara de Nardi (ricercatrice CREA-VIT di Conegliano) e di Mario Pezzotti (professore Università di Verona) che illustreranno le possibili applicazioni della CIS Genica e del Genome Editing nella vite. Le conclusioni saranno a cura di Giangiacomo Bonaldi, membro di giunta di Confagricoltura nazionale. Sfruttando il rapido sviluppo delle tecniche genetiche, l’Italia assieme alla Francia ha sequenziato il genoma della vite (composto di oltre 25.000 geni). Da qui è iniziata una grande attività di ricerca che ha permesso di utilizzare la conoscenza del genoma anche nell’ambito di numerose altre applicazioni di carattere fisiologico. Secondo Tomasi: “Nell’ultimo decennio il cittadino, il consumatore, ma anche il viticoltore, hanno maturato una nuova sensibilità nei confronti della viticoltura, esprimendo sempre più la volontà di portarsi verso una viticoltura che non inquini e non sia impattante. Per fare questo si è operato con grande convinzione verso attrezzature sempre più efficaci, principi attivi meno pericolosi, piani di difesa meno aggressivi, prodotti stimolanti le difese della pianta, confusione sessuale. Questo è un dato incontestabile del nuovo modo di gestire i vigneti.”Le nuove frontiere sono quelle offerte da tecniche innovative di miglioramento genetico (CIS genesi e Genome editing), identiche alle naturali trasformazioni che spontaneamente avvengono in natura, ma accelerandone enormemente i tempi. Queste sono tecniche “pulite”, non OGM che mantengono intatta l’identità genetica della pianta e dunque la tipicità del prodotto. I nuovi vitigni ottenuti dall’Università di Udine (ma anche in Francia, Germania, Svizzera per un totale complessivo oggi di circa trentacinque nuove varietà resistenti), sono un esempio di come il miglioramento genetico può dare una risposta concreta alle necessità produttive dell’agricoltore che è sempre più attento all’ambiente e a quella del cittadino e del consumatore verso la qualità e la salubrità dei cibi”.

Fonte: Verona Fiere, Associazione Culturale Borgo Baver onlus, Veneto Agricoltura, Coldiretti Verona, Confagricoltura Veneto