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Quale futuro vogliamo per l’agricoltura europea? Due mesi per dire via web la nostra opinione.

Si è aperto in questi giorni il dibattito pubblico sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) nell’Unione Europea. Fino alla fine di giugno, tutti i cittadini europei potranno collegarsi alla pagina web  http://ec.europa.eu/agriculture/cap-debate e rispondere a una serie di domande, esprimendo così la propria opinione sul futuro della PAC.

Le domande sono le seguenti:

  • Perché una politica agricola comune europea?
  • Quali sono gli obiettivi che la società assegna all’agricoltura in tutta la sua diversità?
  • Perché riformare la PAC e in che modo renderla rispondente alle aspettative della società?
  • Quali sono gli strumenti per la PAC di domani?

A luglio i risultati della consultazione. Al termine del dibattito pubblico, un organismo indipendente redigerà una sintesi dei contributi pervenuti e nel mese di luglio la Commissione europea organizzerà una conferenza per illustrare i risultati della consultazione. La Commissione auspica che emergeranno idee importanti per elaborare la Comunicazione sulla PAC dopo il 2013 che sarà presentata alla fine del 2010. Il dibattito in corso riguarda dunque gli obiettivi futuri della PAC nell’ambito della strategia Europa 2020, mentre la discussione sui mezzi per raggiungerli avverrà in un secondo tempo.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

I “ricciarelli di Siena” diventano Igp, la “patata di Bologna” Dop. A breve, Igp anche il “Marrone della Valle di Susa”

La Commissione Europea ha iscritto nel registro delle DOP e IGP i “Ricciarelli di Siena” e la “Patata di Bologna”. A breve,  anche il Marrone della Valle di Susa verrà inserito nell’elenco delle indicazioni geografiche tutelate.

Patata di Bologna Dop. Questo tubero presenta tradizionalmente un contenuto medio di sostanza secca e una buona consistenza della polpa, elementi che la rendono particolarmente adatta ad essere utilizzata in molteplici modi in cucina. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona conservabilità ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il mercato. La DOP si lega da sempre alla zona di produzione, come confermano le peculiarità qualitative della Patata di Bologna (odore, gusto, intensità del colore della polpa e della buccia), determinate, oltre che dalla genetica, anche dall’ambiente di coltivazione (suolo, clima, tecnica colturale, tipologia di conservazione) tipico della provincia di Bologna.

Ricciarelli di Siena IGP. Nati come dolci tipici delle ricorrenze natalizie, i Ricciarelli di Siena hanno esteso il loro consumo anche agli altri mesi dell’anno, soprattutto per effetto della forte affluenza nel territorio di visitatori e turisti di ogni parte del mondo. Fin dall’antichità Siena si è caratterizzata per una forte presenza dell’artigianato dolciario, retaggio del ruolo importante svolto nei secoli dalle locali spezierie che, sorte nel Medioevo, sono state le depositarie della produzione tipica del territorio.

Marrone della valle di Susa, presto Igp. È stata inoltre pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la domanda di riconoscimento come IGP del “Marrone della Valle di Susa”. È dunque iniziata la procedura comunitaria che prevede sei mesi di tempo per permettere agli altri Stati Membri di presentare domanda di opposizione alla richiesta di IGP. Trascorso questo periodo il Marrone della Valle di Susa verrà iscritto nel registro ufficiale europeo delle DOP e IGP. Il Marrone della Valle di Susa si caratterizza per il colore e la croccantezza della polpa, per il sapore dolce e profumato e per la pezzatura medio grossa: elementi che hanno reso il Marrone della Valle di Susa molto apprezzato sul mercato interno ed estero. Fin dal 1200 si hanno notizie della coltivazione dei castagneti da frutto. Merita di essere ricordato il «Castagneretum di Templeris», situato tra i comuni di Villarfocchiardo e San Giorio di Susa, appartenente all’ordine dei Templari, ove ancora oggi vi sono le più antiche ceppaie.

(fonte: Ministero delle politiche agricole)

320 milioni di euro per gli agricoltori italiani in difficoltà

La Commissione europea ha autorizzato un regime di aiuti per circa 320 milioni di euro destinato a sostenere gli agricoltori in difficoltà a causa della crisi finanziaria ed economica in corso. Gli aiuti che dipendono da questo nuovo regime potranno essere concessi, per un massimo di 15.000 euro ad azienda, fino al 31 dicembre 2010 e saranno erogati sotto varie forme dagli enti locali e regionali, nonché da altre istanze pubbliche.

Il regime italiano è aperto agli agricoltori di tutti i sottosettori della produzione agricola primaria, sempre che non risultassero già in difficoltà in data 1° luglio 2008 (ovvero prima dell’inizio della crisi). Questo regime completa altre misure di crisi già realizzate dall’Italia ai sensi del quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato e approvate dalla Commissione e, naturalmente, rispetta tutte le condizioni instaurate dal quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato. Il testo integrale della decisione della Commissione sarà pubblicato nel Registro degli Aiuti di Stato sul sito della DG Concorrenza con il numero 686/2009 http://ec.europa.eu/competition/state_aid/register/ (Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

I risultati del Consiglio dei Ministri agricoli Ue di fine febbraio 2010

Si è tenuto a Bruxelles a fine febbraio il Consiglio dei Ministri agricoli dell’Unione Europea che ha affrontato una lunga serie di questioni, alcune delle quali sul tavolo di lavoro ormai da tempo. Serrato il confronto con la Commissione europea. Vediamo in sintesi le argomentazioni trattate.

Zucchero. E’ stata respinta una richiesta del Portogallo, sostenuta dalle delegazioni britannica, bulgara, finlandese, polacca e rumena, che chiedeva l’apertura di una quota tariffaria di importazione di zucchero di canna grezzo esente da diritti doganali per le raffinerie. Secondo la Commissione mancano le condizioni per attivare una tale misura in quanto l’approvvigionamento si preannuncia sufficiente. Da parte sua, Dacian Ciolos, Commissario europeo all’Agricoltura, ha riconosciuto che la situazione del mercato internazionale dello zucchero, con prezzi mondiali elevati, crea difficoltà per alcuni raffinatori a trovare approvvigionamenti a condizioni vantaggiose. La Commissione ritiene tuttavia che il mercato comunitario sia correttamente fornito dalle diverse fonti esistenti. Ciolos ha spiegato di aspettarsi, per il 2011, addirittura un mercato comunitario eccedentario di 300.000 tonnellate (tenuto conto dell’aumento delle importazioni legate agli accordi di partenariato economico e dell’iniziativa “tutto tranne le armi”).

Bocciata la richiesta di Aiuto di Stato all’Italia. I Ministri agricoli europei hanno bocciato la concessione all’Italia di un Aiuto di Stato di 100 milioni di euro per l’acquisto di terreni agricoli per il periodo 1° gennaio 2010 – 31 dicembre 2013. Per convalidare l’aiuto era richiesta l’unanimità del Consiglio, ma quattro Paesi si sono opposti (Danimarca, Germania, Svezia e Paesi Bassi), mentre la Repubblica Ceca si è astenuta. La domanda italiana dovrà seguire ora la procedura normale di notifica alla Commissione europea, che comunque nutre dubbi circa la giustificazione dell’aiuto e non apprezza che uno Stato membro tenti di far passare una disposizione con voto al Consiglio. Si ricorda che il Consiglio dei Ministri dell’UE aveva accettato, alla fine dello scorso anno, degli Aiuti di Stato eccezionali (anche per l’acquisto di terreni agricoli) richiesti da alcuni nuovi Paesi dell’UE (Lettonia, Lituania, Ungheria e Polonia). Questi sostegni si giustificavano per via della grande difficoltà degli agricoltori di far fronte all’attuale crisi economica e finanziaria.

Accolta la richiesta del Belgio in tema di EBS. L’alleggerimento delle norme sui test riguardanti l’ESB (Encefalopatia Spongiforme Bovina), chiesto dal Belgio, è stato accolto dalla Commissione europea la quale ha ammesso che, tenuto conto dell’evoluzione positiva dell’epizoozia (soltanto 59 casi nel 2009, di cui 13 in Spagna e 11 in Regno Unito), possono essere previste modifiche di alcune misure senza rimettere in discussione la salute dei consumatori. Il Belgio ha richiesto il cambiamento di statuto da “Paese a rischio di ESB trascurabile” a quello di “Paese a rischio di ESB sotto controllo”. Questa modifica permetterebbe di porre un termine ai test costosi di individuazione realizzati sugli animali in buona salute, senza tuttavia aumentare i rischi sanitari per i consumatori. Il Belgio ha chiesto inoltre un aumento da 48 a 60 mesi dell’età alla quale i bovini devono essere esaminati, nonché la soppressione progressiva dei test per gli animali nati dopo il 1° gennaio 2004.

Nuovo programma sulle encefalopatie. Un nuovo programma sulle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (EST), comprendente un cambiamento delle misure di lotta contro l’ESB per il periodo 2010-2015, sarà presentato dalla Commissione europea nel prossimo mese di giugno. La revisione del regime di test EBS rappresenterà un elemento chiave. La tutela dei consumatori sarà garantita dall’eliminazione sistematica di alcuni organi a rischio, come il cervello e la colonna vertebrale dei bovini.

Niente da fare per nuove misure a favore del mercato dei cereali. La Commissione europea ha rifiutato la richiesta presentata dalla Francia relativa l’adozione di misure specifiche a sostegno del mercato dei cereali. La Commissione ha riconosciuto che il mercato dei cereali da foraggio, soprattutto dell’orzo, appare “difficile” tanto che dall’inizio dell’attuale campagna sono state offerte all’intervento 3,5 milioni di tonnellate di cereali, di cui 3,3 milioni di orzo. Le previsioni di semina e di bilancio 2010/2011, ribadisce la Commissione, lasciano però prevedere un reale miglioramento e, in queste circostanze, non sembra giustificato adottare misure particolari come le restituzioni all’esportazione per l’orzo, anche riguardo alle possibilità concrete di esportazione.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

OGM: la Commissione Europea dà il via libera alla patata Amflora. Il ministro Zaia contrario, plauso di Confagricoltura, Greenpeace lancia allarme

foto Ministero Politiche agricole alimentari e forestali

“La decisione  presa dalla Commissione europea di concedere l’autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata OGM Amflora di proprietà della BASF.

Sovranità degli Stati membri prima di tutto. “Non solo non ci riconosciamo in questa decisione – commenta il Ministro – ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee.”

Possibile referendum per sapere cosa l’Italia vuole. Zaia si dice poi soddisfatto “della comune levata di scudi avvenuta in Italia in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare la coltivazione di un nuovo prodotto OGM interrompendo una cautela che durava da più di dieci anni.” E dichiara: “A mali estremi, estremi rimedi. Credo che si potrebbe ragionare attorno alla possibilità di un referendum popolare, che su questo argomento sgombri ogni campo a proposito di ciò che in Italia si vuole davvero attorno al sistema agroalimentare nazionale.”

Solo per uso industriale? “Non e’ previsto alcun utilizzo alimentare”, ha precisato Peter Eckes, direttore della sezione fitosanitaria dell’azienda chimica “Basf”, il gruppo tedesco che ha sviluppato la patata OGM. La patata transgenica contiene infatti solo amilopectina pura, uno dei componenti dell’amido, e verrebbe quindi utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. Di rimando, il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia afferma che “non è vero che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. E questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati”.

Confagricoltura: da anni i mangimi per gli allevamenti contengono vegetali transgenici. “In Italia si può essere contrari agli Ogm, ma optare per la realtà modificata. Da anni i mangimi destinati agli allevamenti da cui nascono le nostre migliori produzioni alimentari contengono vegetali transgenici e finora pare che nessuno se ne sia accorto”. Così Confagricoltura replica all’allarmismo sul via libera europeo alla coltivazione della patata biotech “Amflora” e avverte: “L’agricoltura italiana è delusa di veder cavalcare a scopi anche elettorali un argomento importante come quello degli organismi geneticamente migliorati. La gran parte di commenti e dichiarazioni negative registrate a proposito della patata Amflora prescindono purtroppo da basi scientifiche e dal principio di libera scelta degli imprenditori agricoli. Occorre ricordare agli oltranzisti anti-Ogm che da tempo gli organismi biotech sono componente essenziale della dieta quotidiana praticamente in tutti gli allevamenti nazionali, compresi quelli delle filiere simbolo del made in Italy, dal Parmigiano al prosciutto San Daniele”. In materia economica gli Ogm potrebbero aiutare, anche in Italia, numerosi comparti produttivi in crisi: per il mais, ad esempio, il valore aggiunto può toccare circa 280 milioni di euro l’anno. “E’ demagogico e semplicistico – conclude Confagricoltura – gridare no quando in gioco c’è la sopravvivenza di un settore dell’economia nazionale che lo scorso anno ha registrato perdite economiche doppie della media europea”.

Allarme Greenpeace. La patata Ogm della Basf autorizzata dalla Commissione europea e conosciuta con il nome di Amflora contiene un gene che conferisce la resistenza ad alcuni antibiotici“. A lanciare l’allarme e’ Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, che aggiunge: “L’Organizzazione mondiale della sanita‘ e l’Agenzia europea per i medicinali (Emea), hanno gia’ messo in guardia sull’ “importanza critica” degli antibiotici colpiti dall’Amflora (kanamicina e neomicina). L’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi.

(fonte: Ministero Politiche agricole e forestali/Confagricoltura/Asca/Greenpeace Italia)

OGM, le posizioni pro e contro

C’è chi dice sì, c’è chi dice no. La possibile introduzione degli OGM anche nell’agricoltura italiana fa discutere. Ecco una raccolta di pareri/posizioni apparse di recente sull’argomento.

L’opinione del Ministro italiano e del Presidente della Commissione Europea. “Penso che la posizione espressa in materia di Ogm dal Presidente Barroso sia condivisibile perché ispirata a un buonsenso e a una prudenza non ideologici. Riconoscere il principio del diritto irrinunciabile per ciascuno Stato di decidere in autonomia, anche sulla base di pareri scientifici, se coltivare o meno gli organismi geneticamente modificati sul proprio territorio mi sembra un orientamento ineccepibile”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato le dichiarazioni rilasciate da Bruxelles, in base alle quali il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, ha proposto di elaborare un nuovo sistema di autorizzazione comunitario, fondato su pareri scientifici, che lasci liberi gli Stati membri di decidere se coltivare o no gli Ogm. Il commissario Ue alla Sanità John Dalli, ha avuto mandato dal Presidente Barroso di seguire il dossier sugli Ogm. “In questo modo il Presidente dimostra una sensibilità verso la volontà dei cittadini di ciascuno Stato che gli fa onore. Le parole ‘non voglio imporre’ credo che siano esattamente quelle che ogni cittadino consumatore d’Europa si aspetta di sentire dalle istituzioni nazionali e comunitarie”.

Scienza. Tra i gruppi a favore ci sono numerose associazioni di ricercatori: in tema di coesistenza tra coltivazioni GM e convenzionali, 19 Società Scientifiche Italiane e 2 Accademie Nazionali hanno rilasciato nel 2006 un documento congiunto in cui sottolineano che, sulla base della letteratura scientifica disponibile, le piante transgeniche non differiscono dalle varietà convenzionali nel loro comportamento in campo, e i criteri esistenti per la coesistenza delle diverse varietà convenzionali possono costituire il modello per stabilire analoghi criteri per le varietà transgeniche. Le pratiche agricole già oggi disponibili consentirebbero quindi di rispettare la soglia dello 0,9% di presenza accidentale di OGM in prodotti non-OGM, imposta dal Regolamento CE 1830/2003, senza un significativo impatto in termini di costi di gestione per gli agricoltori italiani. Sul rapporto tra OGM e sicurezza alimentare un documento del 2004, anch’esso firmato da 14 Società Scientifiche italiane e l’Accademia dei Lincei, sottolinea come si debba “concentrare l’analisi non sulla tecnologia con cui vengono prodotte le piante GM, ma sui caratteri genetici inseriti, seguendo un approccio caso per caso“. Si dovrebbe quindi, secondo questi ricercatori, abbandonare l’approccio critico verso gli OGM intesi nel loro insieme “a favore di un consenso razionale perché informato sul processo e sui prodotti derivanti”.  Si vorrebbe quindi portare la normativa verso una maggiore attenzione al prodotto ottenuto invece che al processo utilizzato, di modo da non discriminare le varietà ottenute con la tecnica del DNA ricombinante piuttosto che con tecniche di incrocio tradizionale.

Ambientalisti. Questi ritengono che la modificazione genetica diretta “snaturizzi” l’organismo modificato, con conseguenze imprevedibili per l’ambiente e la salute. Ritengono inoltre che il flusso genico verso le specie agrarie o selvatiche di transgeni sia un processo irreversibile che andrà a contaminare in modo irreparabile la biodiversità presente sul pianeta. La Federazione Italiana Agricoltura Biologica ritiene che sia impossibile la coesistenza tra colture biologiche ed OGM per il forte e irreparabile rischio di contaminazione tra le diverse colture e i costi molto elevati da sostenere per una separazione efficace.

Le associazioni di categoria a favore. Posizione possibilista per Confagricoltura e Futuragra che sottolineano il fatto che oggi la pressoché totalità dei mangimi sul mercato italiano recano la dicitura “contiene OGM”. Si domandano dunque perché, se si possono usare, non si possano anche coltivare e comunque invocano il principio di libera scelta. A ciò i sostenitori aggiungono che taluni OGM aiuterebbero a contenere i quantitativi di alcune classi di micotossine, quali ad esempio le fumonisine, per le quali l’Italia risulta ben al di sopra delle soglie in discussione a Bruxelles (4.000 ppb contro le 30.000 della media italiana). Tali composti sono oggi sotto osservazione per il loro potenziale teratogeno. Questi agricoltori reclamano dunque il loro diritto a compiere autonomamente le proprie scelte economiche e vorrebbero, non esistendo dati che correlino gli OGM a pericoli per la salute e per l’ambiente, poter decidere se coltivarli o meno sui loro terreni, valutando di volta in volta cosa coltivare o meno.

E quelle sfavorevoli. Contrarie Cia e Coldiretti, quest’ultima ha peraltro promosso, insieme a numerose altre associazioni nazionali e locali, presso i comuni e le province l’approvazione di una delibera che dichiari il territorio come “libero da OGM”. Tale atto, pur essendo di scarso valore applicativo sia da un punto di vista legale che da un punto di vista pratico (la delibera vieterebbe non solo l’uso di OGM da parte di agricoltori e allevatori, ma anche il solo transito di materiale OGM sul territorio e, in taluni casi, anche la vendita nei supermercati, nonostante non siano previsti strumenti di controllo) ha comunque un forte valore politico avendo raccolto le adesioni da più di 2300 comuni italiani.

Cosa succede in Europa e negli States. Per essere coltivate sul terreno dell’Unione, le varietà transgeniche devono prima essere valutate dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e ricevere l’approvazione della Commissione europea. Spetta poi ad ogni singolo Stato decidere se e cosa coltivare, una volta stabilita la distanza minima dalle altre piantagioni non Ogm, necessaria per evitare le contaminazioni. La Ue, infatti, tutela la libertà di scelta, ovvero il diritto dei cittadini di poter scegliere cibo non transgenico. FRANCIA La legge consente le coltivazioni geneticamente modificate dal giugno del 2008. Prevede una distanza minima di 50 metri tra campi Ogm e non, e un risarcimento per eventuali contaminazioni. Oggi non sono presenti coltivazioni transgeniche. GERMANIA Favorevole, ma cauta. La legge prevede una distanza minima di 150 metri dalle piantagioni convenzionali di mais e 300 da quelle biologiche, oltre all’obbligo di informare le aziende adiacenti, e di far firmare loro consenso scritto se si trovano a distanze inferiori ai limiti di coesistenza. AUSTRIA La normativa è molto severa e mira a proteggere le coltivazioni tradizionali. È previsto un risarcimento per “gravi effetti avversi” derivanti dalle coltivazioni Ogm. SPAGNA Mais Ogm è coltivato dal 1998 senza alcuna regolamentazione sulla coesistenza. Tutta la produzione è destinata ai mangimi per animali. GRAN BRETAGNA Le piantagioni Ogm non sono considerate pericolose, ma si preferisce valutare caso per caso. Si coltivano dal 1993 a scopo di ricerca, ma i prodotti non sono mai stati commercializzati. USA Una volta che una coltura Ogm è approvata dai tre organi deputati, lo United States Department of Agriculture, l’Environmental Protection Agency e la Food and Drug Administration, può essere fatta crescere liberamente in qualsiasi Stato. Vanno rispettate distanze minime per evitare la contaminazione.

(fonti: Ministero Politiche agricole alimentari e forestali/Wikipedia/L’Espresso)

Più zucchero europeo nei mercati mondiali?

Un aumento di 500.000 tonnellate per l’esportazione di zucchero fuori quota per la campagna di commercializzazione 2009/2010. È questa la proposta, pienamente in linea con gli obblighi internazionali dell’UE, della Commissione europea, resa possibile dall’eccezionalità delle condizioni di mercato a livello europeo e mondiale. La proposta di regolamento va ora al vaglio del comitato competente a livello UE.

Lo stato dell’arte
. I prezzi dello zucchero sul mercato mondiale hanno raggiunto oggi livelli record, ben al di sopra del prezzo di mercato per lo zucchero europeo soggetto a quota. Le condizioni climatiche sfavorevoli in India e in Brasile hanno acuito la carenza di zucchero in tutto il mondo e ulteriormente ridotto le scorte, provocando una pressione verso l’alto sui prezzi del prodotto a livello mondiale. Nell’UE, invece, l’ottimo raccolto del 2009 ha portato alla produzione di quantità di zucchero superiori al previsto, abbassando il prezzo verso il livello di riferimento più basso applicabile dopo la riforma del settore, nonostante la tendenza al rialzo dei prezzi dello zucchero sul mercato mondiale.

Gli effetti della riforma del comparto. La tendenza dimostra che la riforma del settore dello zucchero del 2005 ha migliorato la competitività generale del settore nell’UE, incoraggiando i produttori di fascia alta a interrompere la produzione e i coltivatori delle regioni non adatte alla coltivazione di barbabietola a riconvertirsi a colture più redditizie. Pertanto, la Commissione europea ha deciso che non è necessario applicare una riduzione finale della quota al termine del periodo di ristrutturazione. Grazie alla rinuncia volontaria nel quadro del fondo di ristrutturazione, le quote hanno subito una riduzione pari al 96,6% dell’obiettivo iniziale di 6 milioni di tonnellate stabilito dalla riforma.

Ristrutturazione del settore. Dopo la ristrutturazione, il settore europeo dello zucchero è diventato più competitivo: i prezzi di mercato per la barbabietola fuori quota e per lo zucchero fuori quota sono al momento al di sopra dei costi di produzione. Questo ha permesso, tra l’altro, le misure odierne di aumento delle quote dell’export. Si tratta comunque di una misura eccezionale, applicabile esclusivamente per la campagna 2009/2010, durante la quale i servizi della Commissione continueranno a monitorare da vicino il mercato UE e quello mondiale. Per la campagna 2010/2011 il limite alle esportazioni sarà probabilmente riportato a 650.000 tonnellate.

Nuovo regolamento per la campagna 2010/2011
. Nel contempo la Commissione sta preparando, per la campagna 2010/2011, un regolamento che consente l’importazione di 400.000 tonnellate di zucchero dai mercati mondiali in esenzione da dazio doganale. Questo prodotto sarà probabilmente destinato all’industria chimica, con l’obiettivo di garantire – nel lungo periodo – la pianificazione dell’approvvigionamento di materia prima per il settore, che è uno dei destinatari tradizionali dello zucchero UE fuori quota. Infine, l’accesso allo zucchero greggio da raffinare nell’ambito dei contingenti di importazione CXL sarà agevolato dalla sospensione dell’obbligo di presentare, per la campagna 2009/2010, titoli di esportazione dal Brasile, dall’Australia e da Cuba. Per le importazioni da questi Paesi sarà sufficiente un certificato di origine.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

L’elenco AOP si allunga: nella lista tre nuovi prodotti tra cui le Pesca di Verona IGP

La Commissione europea ha aggiunto tre nuove denominazioni di prodotti agricoli e alimentari nell’elenco delle Denominazioni di Origine Protetta (AOP) e Indicazioni Geografiche Protette (IGP). Si tratta dei formaggi ceki “Jihoèeská Niva” e “Jihoèeská Zlatá Niva” (IGP) e della “Pesca di Verona” (IGP). La pasta slovena “Idrijski žlikrofi” è stata introdotta nell’elenco delle Specialità Tradizionali Garantite (STG). Contrariamente alle IGP e AOP, le STG non sono legate a una zona geografica determinata, bensì valorizzano la composizione tradizionale di un prodotto o il suo modo di produzione tradizionale.

1889: nasce la prima pizza napoletana. E con la pubblicazione del regolamento 97/2010 della Commissione, riportato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue del 5 febbraio (L34), anche la Pizza Napoletana è ufficialmente una Specialità tradizionale garantita dall’Unione Europea e scattano quindi i venti giorni dopo i quali il riconoscimento sarà operativo a tutti gli effetti. La pizza napoletana Stg dovrà essere preparata con pomodoro, mozzarella di bufala dop o mozzarella Stg, olio extravergine d’oliva e origano, avere un diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile “a libretto”. Il logo europeo Stg potrà essere utilizzato solo se il prodotto è conforme con il disciplinare di produzione, anche se sarà comunque permessa la possibilità di continuare a usare il nome di pizza napoletana anche per il prodotto non certificato.

Ma il rischio di contraffazione rimane. “Si tratta di una forma di tutela del tutto insufficiente  – ha commentato la Coldiretti – che non impedirà il fatto che metà delle pizze servite nelle pizzerie italiane continui a essere preparata con ingredienti importati dall’estero: cagliate provenienti dall’est Europa invece della tradizionale mozzarella, pomodoro cinese invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo e farina canadese o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale, all’insaputa dei consumatori. Unici elementi di tutela sono legati al fatto che la mozzarella, secondo il disciplinare, deve essere di bufala Dop ma anche mozzarella Stg, e che la pizza non può essere congelata o surgelata. Niente peraltro viene specificato riguardo al pomodoro, tranne che deve essere sparso con un movimento a spirale. In Italia – ha precisato Coldiretti –  sono stati importati in un anno 500 milioni di chili di extravergine, 86 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 150 milioni di chili di concentrato di pomodoro e oltre 5 miliardi di chili di grano, è facile capire come il rispetto dell’originalità degli ingredienti e del loro legame con il territorio sia una condizione determinante per la tutela della vera pizza napoletana tradizionale.

Pizza, che numeri! Secondo un sondaggio on line della Societa’ Dante Alighieri pizza è la parola italiana piu’ conosciuta all’estero con l’8 per cento, seguita dal cappuccino (7 per cento), dagli spaghetti (7 per cento) e dall’espresso (6 per cento).  25mila le pizzerie in Italia con 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 5 miliardi di euro che è in crescita nonostante la crisi. Una recente ricerca Doxa afferma che, quando si tratta di scegliere qualcosa di “gustoso” per la pausa pranzo, il 29 per cento degli italiani predilige pasta, ma ben il 26 per cento pizza.

(fonte: Verona Agricoltura Europa/Coldiretti)

L’Unione Europea incentiva enti locali e regionali a investire nel campo energetico

La Commissione europea e la Banca europea per gli Investimenti hanno creato un meccanismo destinato a sostenere gli enti locali e regionali a investire nei campi dell’efficacia energetica e delle fonti di energia rinnovabile. La lotta contro il cambiamento climatico figura tra le priorità dell’Unione Europea ed è riconosciuto che tale sfida non potrà essere ottenuta senza il contributo degli enti locali. Il meccanismo “ELENA” (European Local Energy Assistance) intende sostenere città e regioni nel mettere in opera negli ambiti dell’efficacia energetica e delle fonti di energia rinnovabile progetti di investimento che sono già stati applicati con successo in altre regioni d’Europa. I progetti saranno valutati da ingegneri ed economisti della BEI. L’assistenza tecnica potrà essere fornita a un ente locale o regionale o ad altro organismo pubblico o gruppo di organismi pubblici dei Paesi partecipanti al Programma EIE – Energia Intelligente per l’Europa. Nel primo anno di funzionamento il meccanismo sarà dotato di un budget di 15 milioni di euro. Info: www.eib.org/elena

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)