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Allarme zootecnia veneta, a rischio chiusura

Il comparto zootecnico sta attraversando una delle peggiori crisi mai vissute a causa dell’’elevato costo dei vitelli da ristallo e dell’’aumento di tutti i costi di produzione. Questo, unito all’’assenza di una chiara politica per il settore, porterà nel breve tempo al drastico ridimensionamento dell’’intero comparto, con grave perdita anche per i consumatori, che non troveranno più le carni di qualità, frutto della professionalità dei nostri allevatori e degli elevati standard di produzione: è questo l’’allarme lanciato dal settore zootecnico di Confcooperative Fedagri Veneto, rappresentato dal presidente Fabio Scomparin.

Le cause. “Sono numerose –- spiega Scomparin – – le cause alla base di questa crisi profonda: in primis gli appesantimenti burocratici e i rigidissimi requisiti imposti, che assorbono tempo e costi per attività che in molti casi sembrano superflue e contrarie ad ogni logica produttiva. Inoltre, il costo delle materie prime per l’’alimentazione bovina è cresciuto esponenzialmente: la congiuntura climatica negativa ha ridotto quantità e qualità della produzione di cereali nazionale e internazionale; a questo si unisce la crescente domanda di materie prime di qualità da parte dei Paesi emergenti, che hanno fortemente ridotto l’’esportazione di cereali per privilegiare il consumo interno. A questi elementi si aggiungono anche i pesanti vincoli della Direttiva Nitrati, la cui efficacia nei nostri territori non è ancora del tutto dimostrata”.

L’UE taglia, necessario il sostegno della Regione. Un’’informazione poco corretta ha portato le Commissioni Comunitarie a non comprendere pienamente le peculiarità del nostro territorio e della zootecnia associata per ridurre i costi di gestione: le politiche comunitarie di sostegno al settore si sono affievolite e la proposta di taglio dei titoli speciali nella prossima programmazione comporterà una diminuzione massiccia delle imprese che operano nel territorio regionale. “Chiediamo da parte della Regione Veneto una chiara e forte presa di posizione a sostegno del comparto zootecnico anche attraverso l’’istituzione di un gruppo di lavoro e di conoscere quale sarà il futuro della zootecnia bovina da carne sapendo che l’’Italia è deficitaria per il 45%” aggiunge Scomparin. “La crisi economica e la forza eccessiva della GDO rendono incapace la filiera di trasferire a valle i maggiori costi di produzione: per questo riteniamo opportuno sia rilanciata con forza una politica volta a sostenere l’’aggregazione dei produttori per sviluppare economie di scala ed adeguate politiche commerciali indispensabili per la sopravvivenza del comparto».

Problema nitrati, Manzato: serve posizione comune regioni padane. A riguardo della Direttiva Nitrati, l’assesore all’Agricoltura della regione Veneto fa sapere in una nota che: “Il sistema agricolo può farsi carico della sua parte di responsabilità, ma non può essere arbitrariamente caricata di quelle degli altri. I nitrati di origine zootecnica non sono certamente, e purtroppo, l’unico fattore di inquinamento delle falde acquifere”. Secondo Manzato, questa prospettiva deve diventare patrimonio comune di tutta l’agricoltura della pianura padana e trasformarsi il più rapidamente possibile in una revisione dei parametri che definiscono le cosiddette zone vulnerabili. “Ne parleremo ancora tra assessori delle Regioni interessate al problema – ha aggiuto Manzato – tenuto conto che la questione non sembra aver ancora trovato soluzione. Ma se questa posizione è già ampiamente condivisa dalle istituzioni, Governo compreso, sarebbe bene che si trasformasse subito in previsioni normative e che ci venisse data immediatamente la possibilità di procedere alla revisione. Questa sarebbe una riforma ben accolta, altro che le continue mazzate istituzionali di questi giorni”.

(Fonte: Confcooperative Fedagri Veneto/Regione Veneto)