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Al convegno de L’Informatore Agrario: sì a vini a bassa gradazione alcolica ma senza alterare il profilo sensoriale

Dopo anni in cui la critica enologica favoriva vini strutturati, a fronte di un calo del consumo medio di vino in Italia sceso sotto i 40 litri pro capite, il mondo produttivo ha fatto sistema con il mondo della ricerca nel convegno “»Intorno ai 12°, vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato” organizzato de L’Informatore Agrario durante l’edizione del Vinitaly appena conclusasi. Le prospettive? Abbassare il grado alcolico per alcune tipologie di vini, agendo in vigna e/o in cantina, senza alterare il profilo sensoriale.

Il confronto tra produttori. “Per una fascia di consumatori che puntano a bere 2-3 bicchieri di vino durante il pasto l’abbassamento del grado alcolico a 12% vol è una scelta auspicata – ha commentato Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi. Altro discorso vale per i vini da meditazione, una categoria che mantiene le sue caratteristiche e viene apprezzata dal suo pubblico di riferimento se non scende sotto i 14% vol”. “Considerato che il vino dovrebbe essere abbinato al cibo e, quindi, caratterizzato da un grado alcolico sui 12,5% vol, dovremmo ripensare il vigneto Italia alla luce di quanto è stato fatto negli ultimi 20 anni – ha spiegato Angelo Peretti, giornalista e direttore Consorzio Tutela Bardolino, denominazione che nel giro di pochi anni ha recuperato smalto puntando sulle tipologie più fresche, vivaci e caratteristiche. Inventore della categoria “vinini”, i vini che esprimono un legame con il territorio di origine, con una buona bevibilità ma non banali, Peretti ha attribuito la responsabilità dell’elevata concentrazione di zuccheri nelle uve alle scelte di impostazione “bordolese” di realizzare vigneti fitti, basse rese per ettaro e di utilizzare cloni “sofisticati”.

“ll successo della bassa gradazione alcolica è condizionato dal fatto che il consumatore percepisca comunque la qualità organolettica dei vini – ha detto Lorenzo Biscontin, direttore marketing di Santa Margherita Gruppo Vinicolo. Le richieste di vini a minor grado alcolico giungono per lo più dalla ristorazione, preoccupata per la riduzione dei consumi di bianchi o rossi a pasto legata all’alcol test”. La sua opinione è che si possano fare buoni vini anche con 11-11,5% vol.
Christian Scrinzi, enologo del Gruppo Italiano Vini ha commentato: “Sono favorevole a ottenere vini a bassa gradazione nel caso di uve che lo siano già in natura, come Muller Thurgau, agendo sul terroir e in base alle varietà. Le tecniche in cantina le considererei di soccorso. Certe vendemmie tardive vanno ridimensionate”. In Trentino, Mario Pojer, che dal 1985 ha proposto un vino a 9,5%vol, punta da anni su vini a bassa gradazione alcolica: “Dopo la tendenza alla concentrazione, all’enfatizzazione di colori e tannini, è arrivato il momento di esaltare l’eleganza e la finezza con gradazioni più basse, che rendano i vini più freschi e bevibili”.

(fonte Edizioni L’Informatore Agrario)

Invito stampa de L’Informatore Agrario a Vinitaly 2011 per il convegno sui vini a ridotto tenore di alcol

Negli ultimi anni la gradazione alcolica dei vini italiani è tendenzialmente aumentata, nel contempo il consumo medio di vino in Italia è sceso sotto i 40 litri pro capite ed è cresciuta la tendenza a «bere responsabilmente». In questo scenario apparentemente discordante quali sono le opportunità di mercato per i vini a ridotto tenore alcolico e le tecniche più avanzate per ottenerli? È l’argomento di attualità del convegno «Vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato», organizzato da L’Informatore Agrario con Veronafiere a Vinitaly giovedì 7 aprile alle 14.30 in sala Rossini.

«L’innalzamento del grado alcolico è in parte dovuto ai mutamenti climatici, alla tendenza dei produttori a ridurre le rese in vigneto per migliorare la qualità dei vini e all’orientamento delle guide di settore a premiare vini strutturati – spiega Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario, motivando la scelta del tema. In parallelo, cresce all’estero la domanda di vini a ridotto tenore di alcol e alcuni Paesi, come Francia, Germania e California (Stati Uniti), si sono già attivati per proporre vini parzialmente a ridotta gradazione alcolica».

A confronto mondo della ricerca e mondo produttivo. «In particolare il convegno de L’Informatore Agrario – sottolinea Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario – mette a confronto il mondo della ricerca e il mondo produttivo per valutare le opportunità di mercato offerte dai vini a ridotto tenore alcolico e le tecniche per ottenerli, sia in vigneto, sia in cantina, considerando che la riduzione del grado alcolico è prevista dalla normativa vigente».

In vigneto molto si può fare per ottenere uve di qualità pur con tenore zuccherino contenuto, sia adottando tecniche consolidate, sia ricorrendo a interventi innovativi in corso di sperimentazione. Anche in cantina le possibilità di intervento sono diverse, dalla diminuzione delle rese in alcol della fermentazione alcolica alla modificazione della composizione dei mosti, fino alla dealcolizzazione.

L’evento è suddiviso in due momenti. Alle 15, primo piano sulle norme internazionali che condizionano la dealcolizzazione, nell’intervento di Eugenio Pomarici, del Dipartimento di economia e politica agraria dell’Università di Napoli Federico II. Antonio Seccia, del Dipartimento di scienze agro-ambientali e territoriali dell’Università di Bari, approfondirà il mercato dei vini parzialmente dealcolizzati. Nella seconda parte del convegno verrà affrontata la gestione agronomica per armonizzare maturazione tecnologica e polifenolica da Leonardo Valenti e Isabella Ghiglieno, del Dipartimento di produzione vegetale dell’Università di Milano, con un approfondimento sulle cinetiche di maturazione di Sangiovese e Sagrantino, mentre Alberto Palliotti, del Dipartimento scienze agrarie e ambientali dell’Università di Perugia, illustrerà un trattamento sperimentale per il controllo dell’accumulo di zuccheri. Roberto Ferrarini, del  Dipartimento di biotecnologie dell’Università di Verona, spiegherà le tecniche di dealcolizzazione dei vini, mentre Luigi Moio, del Dipartimento di scienza degli alimenti dell’Università di Napoli Federico II, si concentrerà sulle caratteristiche sensoriali di questi vini.

Utili per conquistare nuovi segmenti di mercato? In conclusione i vini a ridotto tenore alcolico, nell’ambito dei limiti di legge relativi alla definizione di vino, potrebbero essere utili per avvicinare i consumatori al «bere quotidiano» e per assecondare e conquistare nuovi segmenti della domanda sui mercati emergenti. Strada già intrapresa, con modalità e prodotti diversi da alcune aziende vitivinicole italiane. Per info: Monica Sommacampagna, Ufficio Stampa Edizioni L’Informatore Agrario cel. 335.6244116, mail monica@sommacampagna.com

(fonte Edizioni Informatore Agrario)