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Cattiva qualità dell’aria prima causa ambientale di morte prematura tra i cittadini UE, avviate dalla Corte dei conti europea test in 6 città tra le più inquinate d’Europa, tra cui Milano

E’ in corso una verifica della Corte dei conti europea sull’efficacia della politica Ue di ridurre i rischi per la salute derivanti dall’inquinamento atmosferico.

I test saranno effettuati nelle zone urbane più colpite dall’inquinamento atmosferico in sei Stati membri: Bruxelles (Belgio), Sofia (Bulgaria), Ostrava (Repubblica ceca), Stoccarda (Germania), Milano (Italia) e Cracovia (Polonia).

La cattiva qualità dell’aria è la prima causa ambientale di morte prematura tra i cittadini UE ( nel 2013, stimati 436 mila decessi prematuri imputabili al particolato fine, 68 mila al biossido di azoto e altri 16 mila all’ozono troposferico).

Fonte: Servizio Stampa Corte dei Conti Europea

La Corte dei conti europea esaminerà la gestione del rischio di alluvioni. La pubblicazione del report prevista per la fine del 2018.

Nel corso di settembre 2017, la Corte dei conti europea ha iniziato a valutare se la prevenzione, la protezione e la preparazione dell’UE a fronte del rischio di alluvioni siano basate su un’analisi accurata e se siano potenzialmente efficaci. La pubblicazione della relazione è prevista per la fine del 2018.

La direttiva UE Alluvioni del 2007 impone che ogni Stato membro valuti se i corsi d’acqua e le coste siano a rischio di alluvione, mappi l’estensione delle alluvioni passate, i beni e la popolazione a rischio in queste aree, prepari piani di gestione del rischio di alluvioni, prenda misure adeguate e coordinate per ridurre il rischio di alluvioni, coordini le pratiche nella gestione del rischio di alluvioni nei bacini idrografici comuni e si astenga da qualsiasi misura che potrebbe aumentare il rischio di inondazioni negli Stati limitrofi. La pianificazione dovrebbe tenere conto degli sviluppi a lungo termine, compresi i cambiamenti climatici, nonché dell’utilizzo sostenibile dei terreni e delle pratiche di ritenzione idrica naturale del suolo, al fine di rafforzare la resilienza alle alluvioni in modo globale e sostenibile.

Secondo la relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) “Flood risks and environmental vulnerability” (Rischi di alluvioni e vulnerabilità ambientale, relazione n.1/2016), la maggior frequenza di precipitazioni violente e l’innalzamento del livello del mare previsti per i prossimi anni contribuiranno ad aumentare il rischio di inondazioni fluviali, pluviali e costiere in Europa. Secondo un’importante società di assicurazione, gli eventi idrologici hanno rappresentato un terzo delle perdite economiche derivanti da eventi climatici estremi nel periodo1999‑2015 in 33 Paesi europei, per un importo stimato di 105 miliardi di euro.

L’Unione europea sostiene i progetti antialluvione attraverso diversi strumenti di finanziamento. Ad esempio, nel quadro dell’obiettivo “Adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione rischi” per il periodo2014‑2020, gli Stati membri e le regioni possono assegnare ai progetti antialluvione i fondi UE a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Biodiversità, la Corte dei conti europea individua le criticità del progetto Natura 2000

biodiversità argavLa perdita di biodiversità è una delle principali sfide ambientali che l’UE è chiamata ad affrontare. La rete Natura 2000 è stata istituita ai sensi delle direttive Habitat ed Uccelli quale elemento chiave della strategia dell’UE fino al 2020 per arrestare la perdita di biodiversità e migliorare lo stato degli habitat e delle specie.

Cosa prevedono le direttive. Instaurano un quadro comune per la tutela della natura in tutti gli Stati membri. La rete Natura2000 conta oltre 27.000 siti in tutta Europa a protezione di diversi habitat e specie e si estende su oltre il 18% della superficie terrestre dell’UE e su circa il 6% di quella marina. Le attività socio-economiche non sono proibite nei siti, ma gli Stati membri devono far sì che questi non si deteriorino e adottare le misure di conservazione necessarie a mantenere o ripristinare uno status di conservazione soddisfacente per le specie e gli habitat protetti.

Visitati 24 siti. Ebbene, pur riconoscendo l’importanza del ruolo che Natura 2000 svolge ai fini della tutela della biodiversità, la Corte dei conti europea ha rilevato debolezze nella gestione e una carenza di informazioni attendibili sui costi e sulle risorse. Ed i finanziamenti non sono stati sufficientemente calibrati in base alle necessità dei siti ambientali. Gli auditor hanno visitato 24 siti Natura 2000 in Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania, coprendo la maggior parte delle regioni biogeografiche europee, e consultato vari gruppi di portatori di interesse. “La creazione della rete Natura 2000 è stato un processo lungo, ora per lo più completato. Per tutelare adeguatamente la biodiversità nei siti, gli Stati membri devono ancora introdurre idonee misure di conservazione, opportunamente finanziate e corredate di una serie completa di indicatori per misurare i risultati conseguiti” ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

I punti di debolezza/1. Secondo la Corte, gli Stati membri non stanno gestendo la rete Natura 2000 in maniera soddisfacente. Il coordinamento tra autorità competenti, portatori di interesse e Stati membri limitrofi non è sufficientemente sviluppato. Troppo spesso le necessarie misure di conservazione hanno subito ritardi o sono state definite in modo inadeguato. Gli Stati membri visitati non avevano adeguatamente valutato i progetti che producevano un impatto sui siti Natura 2000. Benché la Commissione abbia esercitato una sorveglianza attiva sugli Stati membri, avrebbe potuto migliorare la comunicazione dei propri orientamenti. La Commissione ha trattato un numero ingente di denunce, in genere trovando una soluzione con gli Stati membri o avviando procedure d’infrazione, ove necessario.

I punti di debolezza/2. Secondo la Corte, i fondi UE non sono stati non sono stati utilizzati in modo soddisfacente per sostenere la gestione della rete. L’approccio adottato prevedeva che gli Stati membri si servissero dei fondi UE esistenti per integrare quelli nazionali; gli auditor hanno riscontrato la carenza di informazioni attendibili sui costi della rete e sui finanziamenti ad essa necessari. Non era noto con precisione quali fossero i fondi effettivamente erogati dall’UE fino al 2013 e quali fossero gli stanziamenti programmati per il periodo 2014‑2020. A livello dei siti, i piani di gestione raramente fornivano valutazioni esaustive dei costi. I documenti di programmazione per il periodo 2014‑2020 non indicavano con esattezza il fabbisogno di finanziamenti e la Commissione non ha affrontato tali lacune in un modo strutturato. I regimi di finanziamento dell’UE non erano sufficientemente calibrati in base agli obiettivi dei siti.

I punti di debolezza/3. I sistemi di monitoraggio e rendicontazione erano inadeguati: mancava un sistema specifico di indicatori di performance relativo all’impiego dei fondi UE. Gli indicatori a livello di programma di finanziamento si riferivano a obiettivi generali in materia di biodiversità piuttosto che ai risultati di conservazione della rete Natura 2000. I piani per il monitoraggio dei siti spesso non erano inclusi nei documenti di gestione del sito. Le informazioni di base sulle caratteristiche dei siti non erano generalmente aggiornate in base gli esiti delle attività di monitoraggio. I dati trasmessi dagli Stati membri troppo spesso erano incompleti e difficilmente confrontabili. La Corte ha formulato una serie di raccomandazioni per aiutare la Commissione e gli Stati membri a dare piena attuazione delle direttive sulla tutela della natura, chiarire il quadro finanziario e contabile di Natura 2000, nonché misurare meglio i risultati conseguiti da questa rete.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

 

 

23 Stati Ue su 28 violano le norme inerenti alla qualità dell’aria, la Corte dei conti europea dà avvio ai controlli

SmogStando al primo riesame dell’attuazione delle politiche ambientali dell’UE, condotto dalla Commissione europea e pubblicato il 6 febbraio 2017, 23 Stati membri dell’UE su 28 violano le norme relative alla qualità dell’aria. La Corte dei conti europea si accinge a espletare un audit sulle misure adottate a livello UE contro l’inquinamento atmosferico e ha annunciato i primi particolari al riguardo.

450 mila decessi. L’inquinamento atmosferico è il singolo rischio ambientale per la salute di maggior rilievo in Europa e provoca ogni anno, secondo le stime, 450.000 decessi prematuri dovuti a malattie respiratorie e di altro genere. Ha inoltre considerevoli impatti economici e ambientali, che vanno dalle spese mediche più elevate e dalla minore produttività ai danni arrecati alla vegetazione e agli ecosistemi. L’Unione europea spende oltre 2miliardi di euro per la lotta all’inquinamento atmosferico.

Misure nazionali di controllo. La direttiva UE sui limiti nazionali di emissione fissa massimali di emissione per ciascuno Stato membro e per l’UE nel suo complesso. Gli Stati membri sono tenuti a gestire e monitorare la qualità dell’aria nonché a rendere pubbliche le informazioni al riguardo. Dai dati si evince, però, che molte città europee sono ancora afflitte dal problema dell’inquinamento atmosferico. In un intervento a Varsavia, il presidente della Corte dei conti europea Klaus-Heiner Lehne ha affermato: “Il nostro compito è esaminare la spesa in settori che riguardano la vita quotidiana dei cittadini dell’UE, i loro problemi e bisogni. Ecco perché intendiamo esaminare le misure adottate per la qualità dell’aria e l’igiene ambientale”. Lehne e Janusz Wojciechowski, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit, si sono recati a Varsavia per un incontro al NIK, l’autorità nazionale di audit della Polonia. Wojciechowski ha dichiarato: “Verificheremo l’efficacia delle misure nazionali e dell’UE per ridurre l’inquinamento atmosferico. Alla luce anche del quadro normativo europeo in materia, valuteremo se i fondi dell’UE vengono spesi con oculatezza”. La Corte, inoltre, si avvarrà del contributo di 15 istituzioni di controllo di paesi europei e non europei per stilare una relazione congiunta, volta a fornire un’immagine attendibile e accurata della situazione nei vari paesi nonché una visione d’insieme delle buone pratiche e delle soluzioni efficaci. Non sono ancora disponibili cifre dettagliate sui finanziamenti UE erogati per ridurre l’inquinamento atmosferico, ma finora gli auditor della Corte hanno rilevato che nella voce generica di “qualità dell’aria” rientra una spesa superiore a 2miliardi dieuro. Questo dato non include il sostegno aggiuntivo fornito attraverso settori quali i trasporti e l’industria.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

Spreco alimentare, l’Ue può e deve intervenire meglio secondo la Corte dei conti europea

Spreco alimentareIn base a una nuova relazione della Corte dei conti europea, sebbene una serie di politiche dell’UE abbia il potenziale per lottare contro lo spreco di cibo, detto potenziale non è sfruttato. Le azioni intraprese sinora rimangono frammentate ed intermittenti e manca il coordinamento a livello della Commissione. A giudizio della Corte, la proposta più recente dell’UE per trattare lo spreco alimentare, vale a dire la creazione di una piattaforma, non affronta fino in fondo i problemi menzionati nella relazione.

1/3 del cibo prodotto va sprecato o perso. Lo spreco di cibo è un problema mondiale che richiede un intervento a tutti i livelli. Le stime attuali indicano che, globalmente, circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va sprecato o perso, con un enorme costo economico e ambientale. L’assenza di una definizione comune di “spreco alimentare” e di un valore di partenza condiviso rispetto al quale calibrare gli interventi di riduzione dello spreco ha ostacolato la realizzazione di ulteriori progressi, e ciò nonostante i ripetuti inviti del Parlamento europeo, del Consiglio, del Comitato delle regioni, del G20 e di altre istanze affinché l’UE contribuisca a ridurre lo spreco. “La relazione presentata dalla Corte alla Commissione ha individuato una serie di mancate opportunità e di potenziali miglioramenti che non richiederebbero nuove iniziative legislative o più fondi pubblici”, ha affermato Bettina Jakobsen, il membro della Corte responsabile della relazione. “Ma concentrando gli sforzi sulla creazione di una piattaforma, la Commissione, ancora una volta, non coglie l’occasione per risolvere il problema in maniera efficace. Ciò che serve ora è un maggior allineamento delle politiche esistenti, un miglior coordinamento e il chiaro obiettivo politico di ridurre lo spreco alimentare”.

Le raccomandazioni della Corte. Dopo aver analizzato le possibilità di un utilizzo più efficace delle attuali politiche, si raccomanda di tener conto dello spreco di alimenti nelle future valutazioni d’impatto e allineare maggiormente le diverse politiche dell’UE che lo possono combattere; di individuare e rimuovere gli ostacoli alle donazioni alimentari legati a disposizioni giuridiche, incoraggiare un’ulteriore sfruttamento delle possibilità di donazione esistenti e valutare come facilitare la donazione in altri settori d’intervento. Come precisato da Bettina Jakobsen, la nuova piattaforma non contribuisce in maniera significativa alla strategia concernente lo spreco di cibo e manca ancora una definizione chiara e univoca di spreco alimentare. La Jakobsen ha infatti aggiunto che “le raccomandazioni della Corte su come sviluppare la futura politica in materia sono state ignorate o accettate solo in parte, mentre la prima bozza delle linee-guida trasferisce semplicemente il problema agli Stati membri”.

Le azioni intraprese. La Corte ha esaminato, nella relazione, le azioni intraprese finora dall’UE per ridurre lo spreco alimentare nonché le modalità di funzionamento dei vari strumenti d’intervento. Ha rilevato che l’UE non ha contribuito ad una filiera alimentare efficiente sotto il profilo delle risorse, per mezzo di un’efficace lotta allo spreco di cibo. La Corte sostiene che lo spreco di cibo è un problema presente lungo l’intera filiera alimentare e che gli interventi dovrebbero quindi riguardare l’intera filiera. Si dovrebbe porre l’enfasi sulla prevenzione, dato che i benefici derivanti dall’evitare gli sprechi sono maggiori rispetto a quelli derivanti dall’occuparsene a posteriori. La Corte ha rilevato che l’impatto delle politiche dell’UE sulla lotta contro lo spreco di alimenti era stato valutato in misura palesemente insufficiente. Importanti settori di intervento, quali l’agricoltura, la pesca e la sicurezza alimentare, svolgono tutti un ruolo e potrebbero essere utilizzati per combattere meglio lo spreco alimentare.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Corte dei conti europea, ancora troppa burocrazia, impossibilità di verificare sostenibilità e rispetto ambiente attività agricola UE

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNell’ambito della PAC (Politica Agricola Europea), la condizionalità subordina la maggior parte dei pagamenti al rispetto, da parte degli agricoltori, di regole di base concernenti l’ambiente, la sicurezza alimentare, la salute e il benessere degli animali e le buone condizioni agronomiche e ambientali.

Attualmente si applica a 7,5 milioni di agricoltori, che nel 2015 hanno percepito aiuti per circa 47 miliardi di euro. Essi rappresentano il 68 % di tutti gli agricoltori sostenuti dalla PAC e percepiscono l’83 % di tutti i pagamenti. Le cifre suddette non includono i piccoli agricoltori, che non sono soggetti a sanzioni amministrative in caso di inosservanza degli obblighi di condizionalità. Le aspettative della società sono alte: gli agricoltori che ricevono sovvenzioni UE sono tenuti ad adempiere agli obblighi di condizionalità. Gli Stati membri traducono le norme a livello di UE in obblighi per gli agricoltori e ne verificano il rispetto. È compito della Commissione monitorare l’attuazione.

Commissione Ue non è in grado di garantire che il sistema sia efficace. Ebbene, stando a una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione europea al momento non dispone di informazioni sufficienti per valutare in maniera adeguata se le regole di condizionalità nell’ambito della politica agricola comune siano efficaci. La Corte ha rilevato che gli indicatori di performance hanno fornito una visione solo parziale, le procedure sono rimaste complesse e la Commissione non aveva una stima dei costi attendibile.

Le verifiche. Gli auditor della Corte hanno verificato se i sistemi di gestione e di controllo della condizionalità siano stati efficaci e se possano essere ulteriormente semplificati. Hanno condotto due sondaggi presso gli organismi pagatori e gli enti di consulenza per il settore agricolo, nonché visite di audit presso tre Stati membri: Germania (Schleswig-Holstein), Spagna (Catalogna) e Regno Unito (Irlanda del Nord).La Corte ha concluso che le informazioni disponibili non hanno consentito alla Commissione di valutare in maniera adeguata l’efficacia della condizionalità. Nonostante le modifiche apportate alla politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014‑2020, ritiene che i sistemi di gestione e di controllo della condizionalità possano essere ancora semplificati. “La Commissione attualmente non può sapere con certezza se il sistema contribuisca, nell’UE, a un’attività agricola più sostenibile e maggiormente rispettosa dell’ambiente”, ha affermato Nikolaos Milionis, membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

Complessità delle procedure. La Corte ha riscontrato che gli indicatori di performance usati dalla Commissione hanno fornito una visione solo parziale dell’efficacia della condizionalità. Gli indicatori non hanno tenuto conto del livello di inadempienza da parte degli agricoltori. La Commissione, inoltre, non ha analizzato le ragioni delle infrazioni né il modo per porvi rimedio. Le modifiche apportate alla PAC per il periodo 2014‑2020 hanno ridotto il numero di obblighi di condizionalità in capo agli agricoltori, eliminando requisiti che non erano abbastanza pertinenti all’attività agricola, ma le procedure sono rimaste complesse. Occorre trovare un equilibrio fra le misure di semplificazione, come il regime per i piccoli agricoltori, e la necessità di conseguire gli obiettivi della condizionalità.

Doppioni. Le pratiche agricole previste ai fini del nuovo pagamento relativo alla componente di inverdimento presentano analogie con le precedenti norme per le “buone condizioni agronomiche e ambientali”. Di conseguenza, secondo la Corte, vi sono attualmente due insiemi di pratiche agricole complementari con i medesimi obiettivi: la manutenzione dei terreni agricoli e la tutela della biodiversità. Malgrado le analogie, il rispetto delle norme è controllato da due sistemi di controllo diversi. Ciò può generare inefficienze nei sistemi di controllo e un ulteriore onere burocratico.

I costi relativi all’attuazione della condizionalità non sono sufficientemente quantificati, sostiene la Corte. Fintanto che la Commissione non disporrà di una stima attendibile del costo complessivo della condizionalità, non potrà garantire che tale sistema presenti un buon rapporto benefici-costi. Inoltre, sempre stando alla Corte, il sistema sanzionatorio non ha costituito una base sufficientemente armonizzata per il calcolo delle sanzioni amministrative applicabili agli agricoltori dell’UE che non hanno rispettato le norme. Vi sono state variazioni significative, fra uno Stato membro e l’altro, nell’applicare a casi simili fattori quali la gravità, la portata, la durata e l’intenzionalità.

Raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di sviluppare ulteriormente i propri indicatori di performance e conformità; migliorare la condivisione delle informazioni fra i propri servizi e prendere le misure appropriate per porre rimedio alle violazioni; proporre di adattare le norme che disciplinano i controlli in loco perché siano mirati in modo più efficace; promuovere sinergie tra i due sistemi che perseguono obiettivi ambientali simili; definire entro la fine del 2018 una metodologia per misurare i costi della condizionalità; incoraggiare un’applicazione più armonizzata delle sanzioni a livello dell’UE dopo il 2020.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

Corte dei Conti europea: “Occorre migliorare i sistemi per la mappatura dei terreni agricoli”

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiStando a una nuova relazione della Corte dei Conti europea, i sistemi esistenti negli Stati membri dell’UE per mappare i terreni agricoli che possono beneficiare di sovvenzioni contribuiscono a ridurre il numero di errori nei pagamenti a favore degli agricoltori, ma esistono ancora margini di miglioramento. I sistemi di identificazione delle parcelle agricole (SIPA), infatti, costituiscono un meccanismo di controllo fondamentale nell’ambito della politica agricola comune.

Necessaria maggiore affidabilità dei dati. Gli auditor hanno esaminato se i sistemi di identificazione delle SIPA fossero ben gestiti dagli Stati membri e adeguatamente monitorati dalla Commissione europea. Hanno effettuato visite di audit in cinque Stati membri: Austria, Germania (Saarland e Renania settentrionale-Vestfalia), Irlanda, Polonia e Regno Unito (Scozia). La Corte ha concluso che i SIPA sono uno strumento utile per determinare l’ammissibilità dei terreni agricoli, ma la loro gestione può essere ulteriormente migliorata. “Le debolezze dei sistemi inficiano la capacità degli Stati membri di verificare l’ammissibilità dei terreni” ha affermato Nikolaos Milionis, Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Per garantire la legittimità e regolarità dei pagamenti, è essenziale disporre di dati affidabili.”

L’analisi. Le fotografie aeree o satellitari erano aggiornate nella maggior parte dei casi, ma la loro interpretazione non è risultata sempre affidabile o conclusiva. Solo alcuni SIPA includevano informazioni aggiuntive sui diritti di proprietà e d’uso che consentissero di accertare che ogni parcella fosse stata dichiarata dall’agricoltore corretto. Inoltre, gli Stati membri non hanno analizzato se i loro sistemi garantissero un buon rapporto costi-efficacia, in modo da poter concepire meglio i relativi controlli. Anche se gli Stati membri hanno compiuto progressi nell’adeguare i SIPA ai criteri della politica agricola comune (PAC) 2014‑2020, i sistemi non sono ancora stati pienamente adattati per quanto riguarda gli obblighi di inverdimento. Inoltre, secondo gli auditor della Corte, alcune iniziative intraprese dalla Commissione per semplificare le norme relative ai SIPA hanno prodotto risultati contrastanti.

Le raccomandazioni agli Stati membri. Grazie al miglioramento degli orientamenti, a audit regolari, al follow-up dei piani d’azione degli Stati membri nonché alle rettifiche finanziarie, il monitoraggio svolto dalla Commissione è migliorato. Tuttavia, l’affidabilità dell’esercizio annuale di valutazione della qualità svolto dagli Stati membri sull’efficacia dei propri SIPA ha risentito di carenze metodologiche e di insufficienti controlli e monitoraggio da parte della Commissione. Quindi, gli auditor raccomandano agli Stati membri di: accrescere l’affidabilità dei dati, migliorando il processo di aggiornamento e appurare, ove possibile, se l’agricoltore abbia l’effettiva disponibilità del terreno; con il supporto della Commissione, istituire un quadro per la valutazione dei costi legati al funzionamento e all’aggiornamento dei SIPA, al fine di misurare la performance e il rapporto costi-efficacia dei miglioramenti introdotti; far sì che i SIPA individuino, registrino e monitorino in maniera affidabile le aree di interesse ecologico, i prati permanenti e le nuove categorie di terreni.

E quelle dirette alla Commisione. La Commissione dovrebbe riesaminare l’attuale quadro giuridico per semplificare e snellire alcune norme per il prossimo periodo della PAC; procedere ad un’analisi costi-benefici per stabilire se sia possibile migliorare la valutazione della qualità al fine di conseguire una migliore copertura delle parcelle; migliorare il monitoraggio dei risultati della valutazione della qualità, analizzando possibili incongruenze nella comunicazione degli stessi, monitorando il seguito dato a tale analisi, fornendo un feed-back e facendo sì che siano attuate azioni correttive.

Come funziona il Sipa. Il sistema di identificazione delle parcelle agricole è un sistema informatico basato su fotografie aeree o satellitari nel quale sono registrate tutte le parcelle agricole degli Stati membri. Si tratta di un meccanismo di controllo fondamentale nell’ambito della politica agricola comune, concepito per verificare l’ammissibilità delle sovvenzioni versate in funzione della superficie, che nel 2015 sono ammontate a circa 45,5miliardi dieuro. La Corte ha stimato, nella dichiarazione di affidabilità, il livello di errore del Fondo europeo agricolo di garanzia nel 2014 a 2,9%. Quasi la metà degli errori riguardavano le superfici dichiarate. I SIPA svolgono un ruolo crescente anche nella verifica del rispetto di vari obblighi ambientali. Attualmente, nei 28 Stati membri, sono operativi 44 SIPA nazionali o regionali, contenenti oltre 135milioni di parcelle di riferimento.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei Conti europea

Certificazione dei biocarburanti: la Corte dei Conti Europea denuncia carenze nel riconoscimento e nella supervisione del sistema di controllo

biomasseCarenze nel sistema di certificazione sostenibile dei biocarburanti potrebbero minare la base degli obiettivi 2020 dell’UE per le energie rinnovabili nel settore dei trasporti: a denunciarlo è una recente relazione della Corte dei Conti Europea (ECA), (relazione speciale n 18/2016: “Il sistema UE per la certificazione dei biocarburanti sostenibili), effettuata nei quattro Stati membri che producono e/o consumano il maggior volume di biocarburanti: Germania, Francia, Polonia e Regno Unito.

Biocarburanti Ue certificati attraverso sistemi volontari. Secondo la Direttiva sulle Energie Rinnovabili, gli Stati membri UE possono utilizzare solo biocarburanti sostenibili certificati per raggiungere l’obiettivo 2020 del 10 per cento di approvigionamento da fonti rinnovabili per l’energia impiegata nei trasporti. La maggior parte dei biocarburanti immessi nel mercato UE sono certificati attraverso sistemi di controllo volontari riconosciuti dalla Commissione Europea. Ma i revisori hanno verificato che questi  soffrono di carenze nella procedura di riconoscimento e supervisione da parte della Commissione. “Gli obiettivi 2020 per l’energia sostenibile nei trasporti sono importanti sia per l’ambiente dell’Unione Europea che per gli utenti. Ma la tracciabilità della realizzazione degli obiettivi deve basarsi su dati audio e un sistema di certificazione affidabile. Questo era l’obiettivo del nostro controllo“, ha dichiarato Bettina Jakobsen, membro della Corte dei Conti Europea, responsabile della relazione.

Le carenze/1. I revisori hanno verificato che la Commissione non richiede controlli sul fatto che la produzione di biocarburanti sia fatta senza rischi socio-economici, come il conflitto sulla proprietà del suolo, il lavoro forzato o minorile, precarie condizioni di lavoro per gli agricoltori e pericoli per la salute e la sicurezza. Inoltre, le valutazioni non rilevano l’impatto indiretto sulla sostenibilità dei biocarburanti provocato dal cambio d’uso del suolo (nel caso in cui più terreno venga coltivato per il cibo in modo da compensare quello usato per la produzione di biocarburanti). La Commissione, inoltre, riconosce sistemi di controllo che non danno garanzia sulla provenienza dei biocarburanti da rifiuti o materie prime che non soddisfano i requisiti ambientali.

Le carenze/2. Alcuni sistemi di controllo sono apparsi ai revisori insufficientemente trasparenti o “governati” da un ristretto numero di membri, aumentando così il rischio di conflitti di interesse ed impedendo una comunicazione efficace con gli altri portatori d’interesse. Inoltre, la Commissione non supervisiona le operazioni dei sistemi di controllo volontari, quindi non può essere sicura che siano state applicate realmente le norme di certificazione come non è in grado di rilevare eventuali infrazioni alle regole. Gli Stati membri sono responsabili per l’affidabilità delle loro statistiche sui biocarburanti sostenibili ed il conteggio verso il raggiungimento dell’obiettivo del 10 per cento per l’energia impiegata nei trasporti. Tuttavia, i revisori trovano che le statistiche possano essere sovrastimate, perché gli Stati membri potrebbero aver incluso biocarburanti la cui sostenibilità non è stata verificata. Sono stati rilevati problemi anche per quanto riguarda la comparabilità dei dati. I revisori sono consci che questo tipo di valutazione presenti delle difficoltà tecniche, ciononostante, la mancanza di queste informazioni mina la rilevanza del sistema di certificazione.

Osservazioni. I revisori hanno invitato la Commissione a garantire che i sistemi di certificazione siano in grado di valutare quanto incidano nella produzione di biocarburanti i rischi socio-economici significativi ed il cambiamento indiretto dell’uso del suolo; siano in grado di verificare che i produttori di materie prime in agricoltura rispettino i requisiti ambientali; siano in grado di fornire prove sufficienti sull’origine dei rifiuti e dei residui utilizzati per la produzione di biocarburanti. La stessa Commissione dovrebbe valutare se la governance dei sistemi di controllo riduca il rischio di conflitto di interessi e sia sufficientemente trasparente; dovrebbe inoltre controllare che le operazioni dei sistemi di controllo certificati siano conformi alle norme presentate al momento del riconoscimento e che siano istituiti sistemi di reclamo trasparenti; infine, che raccolga dagli Stati membri elementi sull’affidabilità delle loro statistiche inerenti ai biocarburanti e che armonizzi la definizione delle sostanze di scarto.

Da tener presente. La legislazione europea definisce biocarburanti “liquidi o combustibili gassosi per i trasporti ricavati da biomassa”, per esempio da prodotti biodegradabili di origine agricola, forestale o dalla pesca, rifiuti o residui oppure da rifiuti industriali e urbani biodegradabili. La Direttiva sulle Energie Rinnovabili impone agli Stati membri dell’Unione europea di assicurare che entro il 2020 la quota di energia da fonti rinnovabili utilizzate nei trasporti sia pari almeno al dieci per cento sul consumo finale. Considerando l’attuale fase di sviluppo tecnico e la possibilità di utilizzare energie alternative nel settore dei trasporti, l’obiettivo del dieci per cento deve essere raggiunto solo attraverso un uso consistente di biocarburanti. I biocarburanti emettono meno gas serra, il biossido di carbonio, in particolare, rispetto ai combustibili fossili. Ma questo funziona solo se non ci sono ulteriori emissioni dovute ai cambiamenti di uso del suolo. Se l’uso del suolo  cambia, le emissioni aggiuntive sono causate dal recupero e  dalla coltivazione di nuove aree di  colture alimentari. Non c’è concorrenza con la produzione alimentare in cui i biocarburanti sono prodotti a partire da rifiuti, residui o altre biomasse non alimentari.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei Conti Europea