• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Solidarietà ai tempi di coronavirus. Alle famiglie di Vo’ Euganeo (Pd) un pacco dono dal Veronese

Colli Euganei

(di Maurizio Drago, consigliere Argav) Notizie buone in tempo di coronavirus.
Due imprenditori del Veronese si sono messi insieme e hanno confezionato a tutte le 1200 famiglie di Vò un pacco-dono contenente un pezzo di prosciutto (o una sopressa) e una bottiglia di amarone. Un segno di solidarietà che Walter Ceradini e Andrea Sartori hanno fatto al paese di Vò, primo focolaio del Veneto di coronavirus.

Walter Ceradini percorreva con la sua auto, qualche giorno fa, il tratto che da Soave portava a Thiene. Pensava a Vo’, quel paese di 3300 abitanti dei Colli Euganei, quelle 1200 famiglie nel cuore di uno tsunami, chiuse per prime in quarantena. Pensava: cosa posso fare per quel paese dove l’economia si basa soprattutto sul vino? Che ora è in ginocchio, ora è chiusa in quarantena? Cosa posso fare? Devo dimostrarlo con i fatti, già troppi lo dimostrano con le parole, vanno nei giornali o nelle televisioni a dare la loro solidarietà…Ma a quelle famiglie, tutte, c’è bisogno di qualcosa di più concreto…Un qualcosa di tangibile. Walter Ceradini è un imprenditore della terra, ha un vigneto e lavora la carne (produce insaccati nella sua azienda Il Vigneto dei Salumi).  Gli balena una idea: dimostrare che la solidarietà c’è, dimostrare che nei tempi del bisogno serve aiutare, ma senza farsi pubblicità. Ha chiamato il comune di Vò, ha sentito che ci sono 1200 famiglie e si è dato da fare, dando disposizioni ai suoi collaboratori: confezioniare 1200 pezzi di prosciutto crudo o sopressa accompagnati con una bottiglia di vino. E qui la solidarietà diventa contagiosa quanto il terribile virus. Walter chiede al suo amico imprenditore Andrea Sartori di Negrar (Cantine Sartori): regaliamo a tutte le famiglie di Vò un pezzo di prosciutto e una bottiglia di vino, a dimostrazione concreta che ci siamo.

Andrea, sollecitato dal suo amico Walter, produttore di uva che lui conferisce alla cantina Sartori, non ci pensa due volte! Vengono preparati 1200 pacchi: un “segno” per gli abitanti di Vo’. Un camion carico dei pacchi è entrato nel Comune di Vò e da qui è stata la consegna a tutte le famiglie che, inaspettatamente, hanno ricevuto il gradito regalo. Walter sottolinea: non voglio e non mi interessa fare pubblicità, penso alla crisi che ci sarà. Noi, giustamente, riteniamo giusto far conoscere questi gesti. Il sindaco Giuliano Martini questa volta sorride e ringrazia sentitamente questi imprenditori. Ci ricorderemo di questo gesto, ha sottolineato.

#andratuttobene… ma poi ricordiamocelo, perché di Terra ne abbiamo una sola

Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) E’ arrivata un’emergenza grave, che può colpire tutti, da subito. Così, passano ovviamente in secondo piano emergenze ambientali, ben più difficili da combattere e che potrebbero mettere a rischio la vita del nostro pianeta tra 30, 50, 100 anni.

Il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, l’oltraggio ai suoli, i rifiuti e le scorie, i carburanti fossili, le discariche incontrollate, le emissioni fuori regola, sono solo alcuni dei gravi fattori di rischio per la nostra salute. E l’agroalimentare? Ci viene assicurato che le forniture sono garantite. Eppure la quantità non può prendere il posto della qualità. Dobbiamo continuare a valorizzare i prodotti migliori, le filiere certificate, la vendita diretta, il biologico, le aziende rispettose della terra e del lavoro anche stagionale e precario, gli allevamenti che credono nel benessere animale. Le competenti autorità aiutino tutti, ma garantiscano il sostegno maggiore a coloro che, spesso a costo di grandi sacrifici, hanno investito nella lotta all’inquinamento e nelle energie pulite, che ci garantiscono buon cibo e buone bevande.

Se crediamo in tutto questo, noi giornalisti ” specializzati ” abbiamo un ruolo importante, che merita di essere valorizzato e rispettato. Per questo, ci mettiamo a disposizione come e più di prima per valorizzare le tante realtà imprenditoriali, virtuose e sociali, che operano nei settori di nostra competenza.

Appello dei produttori di latte: “Consumate formaggi freschi e veneti”

“Comperate formaggi freschi e veneti”. Gli allevatori padovani lanciano un appello ai cittadini perché sostengano stalle e produttori lattiero caseari che stanno vivendo un momento di grande difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Con ristoranti, pizzerie e bar chiusi, il commercio di formaggi freschi come mozzarelle, ricotta, stracchino si è fermata e anche nei supermercati, sull’onda della paura, la gente sta facendo incetta di formaggi e latte a lunga conservazione.

Si mantengono parecchi giorni in frigo e sono sicuri, controllati e di qualità.“Abbiamo molte latterie in provincia che fanno formaggi freschi e non riescono a venderli, perché tutti i locali sono chiusi – spiega Matthias Paolo Peraro, allevatore di Gazzo referente degli allevatori dell’Alto Padovano per Confagricoltura Padova e segretario di zona di Cittadella -. Stanno meglio le cooperative, che lavorano il latte per il Parmigiano o formaggi stagionati, e rappresentano circa il 60 per cento degli allevatori padovani, e per il momento non registrano grandi problemi. In questi giorni hanno fatto scattare una bellissima catena di solidarietà: stanno infatti ritirando loro il latte in eccedenza delle latterie e dei caseifici che non riescono a smaltirlo. Il problema, però è che i magazzini si stanno riempiendo di formaggi stagionati e tutto questo poi creerà una paralisi del mercato in futuro. Credo, quindi, che occorra una grande promozione dei nostri prodotti locali: i formaggi veneti freschi si mantengono per parecchi giorni in frigo e sono sicuri, controllati e di qualità. A questo proposito dobbiamo puntare sulla salvaguardia della produzione italiana rispetto alle importazioni, perché in via ordinaria noi importiamo il 45% del fabbisogno. Per la tenuta della filiera del latte italiana, in futuro bisognerà darsi l’obiettivo dell’autosufficienza, trovando un modo di difendere il nostro prodotto”.

Il settore lattiero caseario veneto è terzo in Italia. La provincia di Padova concentra la maggior parte delle stalle nella zona dell’Alto tra Gazzo, San Pietro in Gu, Carmignano di Brenta, Piazzola sul Brenta e Cittadella, dove viene prodotto il 75% del latte della provincia (circa 220.000 tonnellate). Negli anni scorsi la produzione è aumentata sulla scia del momento favorevole del mercato, con i prezzi che sono arrivati oltre i 42 centesimi al litro. “Ora però bisogna frenare – dice Peraro -. Ho scritto una lettera a tutti gli allevatori dicendo che dobbiamo sforzarci di produrre un po’ meno per stare vivi oggi, piuttosto che continuare a produrre molto e soccombere domani. Ci sono molte speculazioni, che hanno fatto crollare i prezzi a 35 centesimi al litro. Le eccedenze rischiano di appesantire una situazione che si sta aggravando, purtroppo, con il passaggio delle ore. Dobbiamo limitare le mungiture, aumentare la quota di foraggi nelle razioni e sostituire il latte in polvere destinato all’alimentazione dei vitelli con latte munto. Dobbiamo fare volontariamente oggi quello che potrebbero obbligarci a fare domani”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Emergenza Coronavirus, florovivaisti, appello a Zaia affinchè non chiuda i negozi di fiori, pena il fallimento della categoria

Floricoltura Tomasin

“Sono d’accordo con il presidente veneto Luca Zaia: si chiudano tutti i negozi, se può servire a fermare il virus. Ma si lascino aperti quelli con prodotti deperibili, come quelli del settore florovivaistico, o saremo protetti a chiudere”. L’appello viene lanciato da Roberto Tomasin, florovivaista di Confagricoltura Padova, titolare dell’Ortofloricultura omonima di Polverara, che a nome anche di altri grandi florovivaisti delle zone vicine, come Pietro Favaro di Arzergrande e altri di Piove di Sacco, spiega come milioni di piantine da orto e da fiore rischino di finire nelle pattumiere se le attività verranno chiuse.

In produzione milioni di piante orticole. “Si stanno considerando tutte le attività agricole come settore primario, ma il nostro no – protesta Tomasin -. Invece anche la nostra deve essere inclusa tra quelle che non vanno chiuse. In questo momento stiamo producendo milioni di piante di insalata, cavoli, verze, bietole, erbe aromatiche e altre stagionali. Tra poco partiremo con quelle da strapiantare con un clima più mite. Poi abbiamo viole, gerani, surfinia, bulbi. Tutta merce che, se non viene venduta nel giro di 15 giorni, va buttata via. Stiamo per perdere il fatturato più importante dell’anno e rischiamo di lasciare a spasso centinaia di dipendenti, che, essendo stagionali, non hanno neppure paracaduti sociali. Io ne ho 14, Favaro ne ha 52, altri anche di più. Un intero settore rischia di andare all’aria”.

Nei garden, stesse precauzioni usate nei supermercati. Tomasin e altri florovivaisti come lui lavorano soprattutto con grossi centri come Garden e Flover, che in questo momento sono chiusi, ma anche con le fiorerie (pure chiuse), i mercatini, gli ambulanti, le fiere e con gli allestimenti di interni, che pure sono al momento paralizzati. “Vorremmo che ci considerassero alla stessa stregua degli allevatori e del food – reclama -. Non vendiamo ferro, che può restare fermo per sei mesi, ma materiale deperibile. È inutile che ci abbiano dato la possibilità di circolare, se i nostri clienti hanno tutti chiuso baracca. Ci piacerebbe coinvolgere l’opinione pubblica e i politici, per trovare soluzioni ragionevoli. I garden sono grandi, spaziosi e con spazi aperti. Si trovino modalità per farci continuare a lavorare, con tutte le precauzioni che vengono messe in atto nei supermercati, altrimenti milioni di euro e centinaia di posti di lavoro andranno in fumo”.

Con 452 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, registra un aumento della produzione complessa regionale, stimata a poco oltre 1,6 miliardi di pezzi. Il valore della produzione sfiora i 210 milioni di euro.​ “Pur essendo abituati a combattere contro avversità meteorologiche e fitopatologiche, nulla hanno potuto i nostri imprenditori contro il Covid-19. Fiere internazionali bloccate, eventi sul territorio pure, l’anticipo della stagione primaverile che ha velocizzato le fioriture  – spiega Paolo Vettoretto, presidente dell’associazione dei produttori florovivaisti del Veneto – le serre sono piene di prodotto invenduto. In questo contesto di azzeramento della marginalità è difficile prevedere che il settore trovi le risorse per poter investire, ammodernarsi, creare occupazione e crescere. Ed ancor più difficile sarà orientare il settore verso quella sostenibilità ambientale da tutti invocata. A tal proposito è bene ricordare che mai come in questi anni gli addetti al settore veneti sono stati il motore di diversi progetti che hanno fatto della tutela ambientale la vera grande priorità ed il grande valore aggiunto delle proprie produzioni, collocandosi in questo settore tra le aziende più all’avanguardia a livello europeo”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova

Emergenza Coronavirus, garantite scorte alimenti, no assalti per la spesa, da farsi preferibilmente attraverso una persona per famiglia

I rifornimenti alimentari sono garantiti in tutte le aree del Paese nei mercati e nei supermercati dove occorre evitare inutili accaparramenti che favoriscono solo le speculazioni. E’ quanto afferma Coldiretti in riferimento alla inutile corsa agli acquisti che si è verificata in alcune realtà per cibi e bevande, dopo il provvedimento varato dal Governo per contenere l’emergenza Coronavirus che introduce misure speciali in tutta Italia.

Garantire produzione con mobilità merci e lavoro nel rispetto delle norme di sicurezza. “Su nostra sollecitazioni sono stati pubblicati i chiarimenti sul trasporto merci e sul lavoro necessari a dare continuità alle attività produttive nelle campagne dove vanno seguiti i cicli stagionali, dalla semina alla raccolta e garantita la cura delle piante e l’assistenza e l’alimentazione degli animali allevati nelle stalle, ma anche la trasformazione industriale e le consegne per la distribuzione commerciale” ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che sottolinea “l’importanza di un monitoraggio continuo delle misure adottate per non compromettere la mobilità di merci e persone necessarie all’attività produttiva, nel rispetto delle norme di sicurezza. La nota esplicativa al Dpcm chiarisce infatti che “le merci possono entrare ed uscire dai territori interessati dalla delimitazione. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci”.

A far la spesa, meglio una persona per famiglia. Anche la produzione alimentare – continua la Coldiretti – puo’ procedere regolarmente nei territori delimitati dal nuovo Decreto che riguardano la food valley italiana che garantisce l’approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri con la produzione di circa 1/3 del Made in Italy agroalimentare, dal latte alla carne, dai formaggi ai salumi, dal riso alla pasta, dalla frutta alla verdura fino al vino e alle conserve di pomodoro. Un territorio dove – precisa la Coldiretti – si concentra il maggior valore della produzione nazionale alimentare di qualità (Dop/Igp). Le limitazioni introdotte non vietano infatti gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro, secondo la nota esplicativa al Dpcm. Pertanto salvo che siano soggetti a quarantena o che siano risultati positivi al virus, i transfrontalieri potranno quindi entrare e uscire dai territori interessati per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. Gli interessati potranno comprovare il motivo lavorativo dello spostamento con qualsiasi mezzo, inclusa una dichiarazione che potrà essere resa alle forze di polizia in caso di eventuali controlli”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Festa della donna, un pensiero alle “principesse” di Vo’ Euganeo (PD)

Alessandra ed Elisabetta

“Solidarietà e vicinanza alle imprenditrici di Coldiretti di Vo’ Euganeo, rinchiuse nelle loro aziende”. E’ il messaggio che Chiara Bortolas presidente di Donne Impresa Veneto invia alle colleghe costrette all’isolamento a causa del Coronavirus. Delle 277 aziende agricole sui Colli Euganei circa 90 sono Coldiretti. Si tratta per lo più di cantine con 600 ettari coltivati a vigneto, agriturismi, fattorie didattiche e qualche allevamento per un fatturato totale 30milioni di euro.

Luana

In questo comune gli abitanti vivono blindati, tra la paura del contagio e le regole da rispettare. Gli agricoltori lavorano in campagna: c’è da potare, curare gli animali, preparare il terreno, ma è indubbio che la battuta d’arresto per le attività collaterali di accoglienza, ospitalità, ristorazione e degustazione, segneranno inevitabilmente il bilancio aziendale. “Grazie ai social riceviamo notizie – commenta Chiara Bortolas – che ci permettiamo di condividere per non abbandonarle: sono le nostre principesse imprigionate nei loro castelli, le vogliamo considerare così, in questo periodo di forza maggiore”.

Marika

Forza donne di Vo’! Marika Zanuso, in facebook ha postato un dolce fatto in casa con i biscotti mentre il marito Sandro si occupa della vigna bio. Nel menù del loro agriturismo “San Nazario” c’è la proposta vegetariana perfettamente abbinata ai vini. Cinzia, Catia e Barbara con mamma Mirella sono le donne dell’agriturismo Bacco e Arianna. Ognuna ha un suo ruolo in azienda, l’importante è trovarsi intorno al focolare domestico con tutta la famiglia. Monica Toniolo ha lasciato l’agenzia viaggi per fare la cuoca contadina nell’agriturismo “Ai Colli”. E’ mamma di Maria Luce che non può andare a trovare la nonna Maria Grazia: c’è il cordone militare. Luana Carmignotto: è l’artista dell’agriturismo “L’Alveare”, una giovane food designer che prepara piatti buoni da mangiare e belli da vedere. Alessandra Martini e la sorella Elisabetta, una cucina e l’altra impiatta. Il duo vincente, la nuova generazione dell’agriturismo “La Roccia”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Sospeso corso di formazione e serata di aggiornamento Argav

In ottemperanza all’Ordinanza della Regione Veneto sull’emergenza coronavirus (Covid-19), l’Argav, d’intesa con l’Ordine dei Giornalisti, ha sospeso il corso di formazione “PAC e Sviluppo Rurale 2021-2027” e la correlata serata di aggiornamento, in programma venerdì 28 febbraio. Il corso sarà riprogrammato appena le condizioni sanitarie generali lo consentiranno.

 

Pandemia Coronavirus (Covid-19), dal Veneto l’annuncio che in Cina riapre la prima azienda sanificata con macchinari italiani che guardano alla tecnologia aerospaziale

Arriva dall’Italia il primo macchinario esportato in Cina per la sanificazione degli ambienti dal coronavirus, denominato dall‘Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) Covid-19: l’importante notizia arriva da Idrobase Group, azienda con sede a Borgoricco, in provincia di Padova ed unità produttiva anche a Ningbo, città di quasi 8 milioni di abitanti nella provincia dello Zhejiang; lo stabilimento nell’Estremo Oriente riaprirà grazie ad una validata (Istituto Zooprofilattico delle Venezie) innovazione italiana che, applicando la tecnologia “state-of-the-art” utilizzata nelle stazioni aerospaziali statunitensi, ha creato un’unità di sanificazione superfici, capace di eliminare, già nei primi 90 minuti di utilizzo, il 95% dei virus presenti nell’ambiente.

Come funziona. “L’innovativo macchinario – annuncia Giovanni Mastrovito, fisico con specializzazione in nanotecnologie e direttore Scientifico di “Pure Air Ion” – non si limita a purificare l’aria, che attraversa il catalizzatore, ma grazie ad un semiconduttore costituito da un materiale a base di particelle di biossido di titanio (di dimensioni inferiori a 100 miliardesimi di metro) genera, a seguito di esposizione alla radiazione luminosa (UV- VIS), coppie elettrone-lacuna (uno dei due portatori di carica, che contribuiscono al passaggio di corrente elettrica nei semiconduttori), che danno luogo a reazioni di ossido-riduzione indotte dal contatto l’acqua (umidità dell’aria) per creare radicali ossidrili e con l’ossigeno per creare anioni superossido. Miliardi di queste specie altamente ossidanti – prosegue Mastrovito – vengono create in miliardesimi di secondo, producendo una cascata di reazioni di ossidazione e diffondendo una fitta rete di molecole (ROS – Reactive Oxygen Species), che sanificano superfici ed ambiente. Attraverso la nuova tecnologia AHMPP (Photo Promotore Molecolare Avanzato Idratato) viene prodotta una coltre di ossidanti che, grazie all’azione di luce ed umidità dell’aria, attiva la decomposizione delle sostanze organiche ed inorganiche nocive: è un fenomeno assolutamente naturale, simile a quanto si verifica durante un temporale.”

Con una ricerca, durata un decennio in aerobiologia ed in biotecnologia, si è sviluppato un sistema di purificazione dell’aria, che utilizza una avanzata foto ossidazione idrata catalitica, che utilizza una tecnologia di nuova generazione (AHMPP), che non si basa su filtri od attraversamento dell’aria attraverso purificatori, ma assorbe e converte la parte dell’energia luminosa in elettroni e lacune di elettroni. La fotocatalisi è il fenomeno naturale, per cui una sostanza, detta fotocatalizzatore, modifica, attraverso l’azione della luce (naturale o artificiale), la velocità di una reazione chimica, imitando la fotosintesi clorofilliana: il suo processo chimico, infatti, è un’ossidazione, che induce la decomposizione delle sostanze organiche e inorganiche.  Gli ossidanti prodotti dal sistema AHMPP sono mortali anche per il coronavirus, ma non danneggiano nè le persone, nè gli animali domestici.

Primato italiano. Tale tecnologia, basata sull’immissione di particelle disgreganti nell’aria, è anche “green”, perché permette un forte risparmio energetico, non utilizzando gli energivori filtri ad alta efficienza. “Come italiani siano orgogliosi di poter annunciare di essere i primi ad avere affinato un know-how, che può rivelarsi determinante nel contenere il diffondersi del pericoloso virus, permettendo un normale ritorno alle quotidiane attività: da quelle lavorative alle domestiche, a quelle scolastiche – commenta Bruno Ferrarese, presidente di Idrobase Group – Il nostro è un tassello di concreta speranza nella lotta mondiale al diffondersi dell’epidemia, permettendo un facile accesso alle necessità di igiene pubblica e diffusa, evidenziate dalla globalizzazione anche delle malattie.”

Fonte: Servizio stampa Idrobase Group