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Polveri sottili, automobilisti più a rischio di ciclisti e pedoni

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Chi è più esposto alle polveri sottili? Tutti, ovviamente. Ma l’idea o la credenza che lo siano di più i ciclisti o i pedoni rispetto agli automobilisti è da rivedere.

Come agisce il PM10. In realtà, l’esposizione agli inquinanti atmosferici non è pericolosa per la salute nell’istante in cui noi entriamo in contatto con essi ma quando l’ambiente in cui viviamo ne diviene saturo. E questa altra considerazione porta a indicare che, maggiore è il volume d’aria a nostra disposizione, migliore sarà il ricambio e quindi più debole l’esposizione. Ebbene, ciclisti e pedoni trovano spesso modo di percorrere anche vie alternative alle strade di grande traffico, o superano colonne di auto, avendo così a disposizione un ricambio continuo d’aria. L’abitacolo delle autovetture, invece, ha un limitato volume d’aria, spesso saturo, e il ricambio, eventualmente effettuato con l’aria condizionata, soprattutto se a ridosso di altre auto (cioè quando si è in colonna), non può che dare un effetto ancor più negativo. Forse i ciclisti vengono ritenuti più esposti di altri utenti della strada all’inquinamento e alle polveri sottili in quanto, con una importante attività fisica si tende a “spalancare i polmoni”; questo è vero e per tutti è sconsigliata l’attività fisica in città o in zone ad alto traffico. Ma se facciamo in modo di avere uno sforzo limitato (anche molto limitato), per esempio utilizzando biciclette a pedalata assistita, abbiamo la possibilità di limitare tale “effetto risucchio”.

Inquinamento esterno ed interno. La questione però da porsi è: conta più l’inquinamento outdoor (esterno) o quello indoor (interno)? “La popolazione trascorre in media il 90% del tempo in ambienti interni, il mezzo di trasporto è un microambiente decisamente atipico, non classificabile nè come ambiente interno o esterno. L’automobile, il tram, la metropolitana e il bus sono certamente ambienti confinati ma molto particolari. Gli spostamenti effettuati in bicicletta o a piedi comportano invece una esposizione in ambiente non confinato ma estremamente variabile. L’automobile, generalmente, è percepita come una sorta di protezione dall’inquinamento esterno, mentre numerosi studi hanno evidenziato che questa percezione è generalmente sbagliata. E’ infatti assodato che, spesso, all’interno dell’abitacolo si raggiungono concentrazioni elevate per diversi inquinanti tra cui le particelle ultrafini e altri inquinanti primari da traffico (focus su inquinamento atmosferico nelle aree urbane ed effetti sulla salute – ISPRA dicembre 2016).

Pedalere è sempre preferibile. Se il 90% del nostro tempo lo trascorriamo in ambienti confinati (casa, ufficio, automobile, ecc.) forse dovremmo chiederci come potrebbe essere possibile migliorare la nostra condizione ambientale, e quindi sanitaria, in questi ambienti, non perdendo di vista, ovviamente, le iniziative da considerare per rendere il nostro ambiente esterno meno insalubre. Per citare le parole dell’esperto inglese Peter Walker: “Pedalare rimane comunque la soluzione migliore per la salute rispetto al non pedalare, nonostante tutti i problemi d’inquinamento presenti al giorno d’oggi”.

PM10, un problema sottovalutato da tutti

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Già da inizio autunno sono iniziati a Vicenza ed in molte località della pianura Padana, una delle aree più inquinate al mondo, gli sforamenti di PM10 (Materia Particolata, cioè in piccole particelle, nella misura di 10 millesimi di millimetro), ovvero il superamento del valore limite giornaliero nell’atmosfera di polveri sottili; e questo nonostante gli impianti di riscaldamento domestici fossero ancora spenti!

Un silenzioso veleno. Salvo non essere già assuefatti a questa triste realtà, ciò che non è ancora chiaro a tutti è che questo inquinante si deposita nei nostri polmoni  – e su quelli dei nostri figli e nipoti -, accumulandosi e ingenerando futuri problemi per la nostra e la loro salute. Di fatto, uccide più questo inquinante che non il fumo delle sigarette, anche se chi fuma è sottoposto a un surplus di rischio. I morti in Europa sono quasi mezzo milione all’anno, ma l’Italia detiene il primato con circa 80.000 morti (nel 2000 l’Organizzazione Mondiale della Sanità li stimava in 3.500 all’anno e nel 2014 in 30.000). Credo sia importante ricordare che lo smog colpisce di più i giovani, che le spese sanitarie hanno una incidenza notevole – 115 miliardi all’anno -, che non è solo un problema di polmoni ma anche di salute generale, perché le polveri sottilissime entrano nel “torrente sanguigno” del nostro corpo portando malattie croniche come quelle cardiopatiche, neurodegenerative, renali, sul sistema endocrino, ecc…

Serve un cambiamento culturale. La questione non è per niente semplice da affrontare, servono tanti interventi e collaborazione da parte di tutti. Un po’ di anni fa si accampavano le scuse che non c’erano i soldi e non c’era coordinamento nazionale e regionale. Ora ci sono entrambi: qualche tempo fa, infatti, è stato siglato un accordo tra Ministero dell’Ambiente e le principali regioni della pianura Padana coinvolte – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna – mettendo “sul piatto” decine di milioni di Euro (16 dal Ministero e 2 per ogni Regione) per fronteggiare questa emergenza. Forse, quello che più manca, è un cambiamento radicale nelle abitudini e nelle comodità. Sicuramente servono più piste ciclabili, mezzi meno inquinanti, impianti più efficienti, ma anche, e soprattutto, un cambiamento culturale e tanto coraggio.

Carta di Sandrigo. Come quello che servirebbe, ad esempio, per realizzare in modo sistematico e continuativo boschi di pianura. La Carta di Sandrigo, a questo proposito, stilata in occasione degli Stati Generali dei Boschi Urbani tenutasi lo scorso 26 ottobre nella cittadina vicentina, dovrebbe essere presa come un riferimento da tutti gli amministratori locali; c’è ancora tempo per sottoscriverla (vedi link) ma soprattutto per programmare e adottare più iniziative possibili al riguardo. Come, ad esempio, adottare l‘incentivo chilometrico per l’uso della bicicletta per i trasferimenti casa-lavoro, già adottato in Francia, Belgio ed in alcuni comuni italiani. Si tratta di una azione concreta ed efficace per far cambiare decisamente e velocemente rotta rispetto a questo imperante disinteresse e sottovalutazione del problema.