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Agricoltura veneta, i dati 2011 tratteggiano un anno di luci e ombre

Vale 5,2 miliardi di euro la produzione agricola veneta nel 2011, il livello più alto raggiunto negli ultimi dieci anni. “La Regione Veneto continuerà ad investire sui giovani nel 2012 e nel 2013 – ha evidenziato Franco Manzato, commentando i dati diffusi stamattina da Veneto Agricoltura –destinando a ciò uno specifico riassemblamento degli Assi portanti del Programma di Sviluppo Rurale (PSR). In questo senso, confortati dai dati, guardiamo al futuro con speranza in un settore in grado di dare reddito ed occupazione. Anche se oggi, a causa della siccità, sta vivendo un momento di difficoltà. Interverremo prontamente per quanto possibile. Certo che il sistema assicurativo del primario va rivisto e calibrato come si deve”.

Per Veneto Agricoltura, riorganizzazione della struttura nel rispetto delle professionalità. Manzato è anche intervenuto sul futuro di Veneto Agricoltura, ribadendo ai giornalisti quanto sostenuto in questo periodo, ovvero la necessità di riorganizzare l’azienda, ma riconoscendo e salvaguardando le professionalità ed il lavoro interni, rimandando, per quanto riguarda la nuova legge di Veneto Agricoltura, la decisione al Consiglio regionale. “La speranza, ha detto Manzato, è che l’iter si chiuda entro marzo 2013”.

Nel primo trimestre 2012, prezzi agricoli in ribasso, causa siccità. “Siamo ancora qui a decantare le capacità dell’imprenditoria agroalimentare veneta, ha invece sottolineato Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura. I risultati 2011 gratificano e rilanciano ancora di più le tante eccellenze del settore primario regionale, vitivinicolo in primis. La qualità raggiunta è alta così come la nostra competitività a livello internazionale. E i consumatori sanno quanta cura e quanta sicurezza si portano nelle tavole consumando veneto”. I dati sono stati presentati da Alessandro Censori, Dirigente dell’Azienda regionale, comprensivi di una finestra sull’andamento 2012: il confronto tra i prezzi agricoli del primo trimestre, rispetto a quelli del 2011, evidenzia una tendenza al ribasso, acuita dalle condizioni di siccità e alte temperature estive.

Un anno fondamentalmente positivo. 5,2 mld di €, si è detto, la produzione agricola veneta 2011. In pratica un incremento di quasi il 10% (9,8) sul 2010, derivato principalmente dall’aumento dei prezzi, visto che le quantità prodotte sono risultate nella media. Dalla grande mole di dati elaborati dai tecnici dell’Azienda regionale, emergono comunque luci e ombre, frutto della crisi in atto. Innanzitutto, il numero delle imprese agricole venete è risultato in calo. Quelle attive iscritte ai registri delle Camere di Commercio sono scese a 73.831 unità (-2,3% rispetto al 2010), a causa soprattutto del calo delle “ditte individuali”. Sono aumentate, invece, le società di persone (+1,4%) e in misura maggiore le società di capitali (+9%). E’ cresciuto il numero degli occupati agricoli (69.769 unità, +4,9%), dovuto all’incremento sia del lavoro indipendente (+3,9%) che dipendente (+6,9%).

Colture cerealicole. Complessivamente hanno beneficiato di buoni risultati commerciali, con un significativo aumento dei prezzi medi rispetto all’anno precedente. Come sempre la parte del leone l’ha fatta il mais, che si è confermato la principale coltura nella nostra Regione con 290.000 ettari coltivati (+6%) e 2,9 milioni di tonnellate prodotte (+14%). Il prezzo medio annuo è stato di 224,5 euro/t (+33%). Alla buona performance del mais ha corrisposto una diminuzione del frumento tenero, sceso a 84.700 ettari (-10%) e 500.000 tonnellate prodotte (-11%), ma con quotazioni mediamente superiori del 37%, e del frumento duro, la cui produzione è calata a 45.100 tonnellate (-29%) determinando un aumento dei listini del 54% rispetto al 2010. Andamenti analoghi per l’orzo (è diminuita la superficie del 12% e la produzione dell’11%, ma è aumentato il prezzo medio del 32%), mentre il riso segna un incremento della superficie investita del 10% e del prezzo del 26%.

Colture industriali. In calo gli ettari coltivati a barbabietola da zucchero (-37%), con conseguente flessione produttiva (590.000 t, -36%). Grazie però alla notevole domanda dei mercati, le bietole da zucchero hanno spuntato prezzi interessanti (3.100 €/ha, +48%), rendendo la coltura davvero redditizia. In aumento la superficie a soia (+19%) con una produzione di 274.600 t (+14%) e quotazioni in crescita del 10%. Crisi nera per il tabacco che, in seguito alle politiche europee, ha visto un ridimensionamento su tutti i fronti: superficie coltivata (-22%), produzione (-29%) e prezzi (-20%). Il settore orticolo veneto, che nel 2011 ha registrato un leggero incremento delle superfici, salite a 33.400 ettari (+2%), ha dovuto fare i conti con gli allarmi sui mercati europei scaturiti dal batterio Escherichia Coli, causa di deludenti risultati commerciali. Annata in chiaroscuro anche per le colture frutticole. In termini negativi spicca la contrazione produttiva del pesco (-24,9%) con prezzi in picchiata fino al 25%. Prezzi in calo anche per albicocco (-14,6%), ciliegio (-7,2%) e pero (-2,4%), mente sono salite le quotazioni di actinidia (+12,5%) e melo (+2,6%).

Il vitivinicolo è il comparto trainante. La produzione 2011 di uva è stata di 1,13 milioni di tonnellate di uva (+1,5%), corrispondenti a circa 8,68 milioni di ettolitri di vino fortemente orientati alla qualità. Il 41,8% del vino prodotto è marchiato con la Denominazione di origine, mentre il 41,1% con l’Indicazione geografica. Dal punto di vista commerciale, il 2011 è stata un’annata positiva per il comparto veneto: il prezzo medio delle uve è aumentato del 27%, le esportazioni di vino hanno raggiunto i 647 milioni di kg (+20%) per un valore pari a 1,3 miliardi di euro (+15%).

Luci e ombre anche per la zootecnia veneta. Nonostante l’ulteriore perdita di allevamenti, scesi a 3.949 unità (-4%), il lattiero-caseario ha leggermente incrementato le consegne di latte (+1,3%), superando di poco gli 11 milioni di quintali prodotti. Il prezzo del latte nel 2011, dopo avere toccato nel 2009 il minimo storico degli ultimi 15 anni, si è attestato sui 40 euro/100 litri (+10%). Prezzi in crescita anche per i principali formaggi DOP: Grana Padano (14-18 mesi) +22%, Asiago +10-12% e Montasio +5,5-8,5%. Invariato il patrimonio bovino da carne (478.000 capi), mentre i prezzi sono risultati mediamente in crescita del 5,5%. Quotazioni al rialzo anche per gli altri allevamenti da carne: suini +15%, avicoli +15% e cunicoli +4%.

Pesca e acquacoltura. Il settore in Regione conta circa 3.000 imprese: in calo quelle della componente pesca (-1,1%) e in crescita quelle dell’acquacoltura (+2,6%). In ribasso anche il numero dei pescherecci (724 imbarcazioni, -3,9% rispetto al 2010) e la produzione locale nei mercati ittici del Veneto, che non ha superato le 17.500 tonnellate (-16,1%) determinando una quantità totale di prodotto commercializzato in questi mercati pari a circa 27.800 tonnellate (-12,7%) e corrispondenti a una fatturato annuo di 114,7 milioni di euro (-2,4%). Anche la produzione di molluschi bivalvi ha subìto una contrazione (-15,9%).

In Veneto aumentano le importazioni. La superficie investita a colture florovivaistiche si attesta nel Veneto sui 3.100 ettari (-1%). La produzione è tuttavia salita a 1,8 miliardi di piante (+30%) grazie all’aumento del materiale vivaistico. L’andamento di mercato è stato però altalenante: complessivamente il prezzo medio annuo dei fiori recisi è risultato pari a circa 0,40 euro/stelo (-5% rispetto al 2010). Infine, il Report di Veneto Agricoltura evidenzia l’aumento del deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari regionali, che nel 2011 ha superato 1,1 miliardi di euro (+25,3%) per effetto del maggiore incremento delle importazioni (5,57 miliardi di merce acquistata, +13,7%) rispetto alle esportazioni (4,46 miliardi di merce venduta, +11,1%).

(Fonte: Veneto Agricoltura)

+5 Mld di euro, l’agricoltura veneta affronta la crisi

campo varietale radicchio

Cinque miliardi di euro. Ecco il valore della produzione dell’agricoltura veneta che, nel 2011 (sul 2010), cresce del 5%, riportandosi tra i livelli più elevati degli ultimi 10 anni.  Un dato confortante, emerso tra gli altri nella conferenza atampa tenutasi ieri in Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), che segnala la vitalità del settore e degli operatori di questa regione, la terza in Italia per questo segmento economico.

Più occupati, meno imprese. Ad un incremento di occupati (+10%) nel primario si affianca la diminuzione del numero di imprese agricole scese nel Veneto a 74.400 unità, con una contrazione del 2,4% nei primi nove mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010, comunque inferiore alla media nazionale (-3%). Per un’annata positiva ma altalenante, con un ultimo trimestre tendenzialmente negativo, le previsioni sul 2012 non sono delle migliori. “E proprio per questo – ha sottolineato l’Assessore Regionale Franco Manzato – temiamo le conseguenze del cosiddetto decreto “Salva Italia” e gli sviluppi di una Pac sfavorevole al “Belpaese”. Concetto condiviso da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura che ritiene “troppo penalizzante per la nostra imprenditoria agricola l’applicazione dell’IMU e l’aumento, causa accise, dei costi del gasolio da trazione. Ciò detto i risultati raggiunti sono gratificanti e devono spingerci una volta di più a sostenere questo comparto e la qualità dei nostri prodotti agroalimentari”.Proprio su questo aspetto “dobbiamo impegnarci – ritiene L’Assessore Manzato – per migliorare l’esportazione del “Made in Italy” con un accordo di filiera tra aziende e distribuzione organizzata, in accordo con le associazioni di categoria”.

I dati per comparto. Come da alcuni anni a questa parte, i dati che emergono dai Report dei tecnici di Veneto Agricoltura, Azienda della Regione, e presentati in conferenza stampa,  evidenziano che non tutti i comparti agricoli hanno contribuito in eguale misura a questo risultato. Se infatti il comparto vitivinicolo ha registrato un notevole aumento dei prezzi come la zootecnica, che dopo alcune annate caratterizzate da pesantezza dei mercati ha beneficiato di un significativo incremento del valore del prodotto (+8,8%), le coltivazioni erbacee hanno infatti subìto un arretramento (-3,5%), soprattutto per le deludenti performance del comparto orticolo. Per contro, la dinamica del comparto alimentare registra una leggera crescita delle imprese, salite nel terzo trimestre a oltre 3.700 unità (+0,2%), in controtendenza rispetto alla contrazione avvenuta in tutti gli altri settori di attività manifatturiera (-0,9%).

I dati sul lavoro. In significativo aumento gli occupati agricoli (+10%); non così invece per l’industria alimentare che registra una perdita di occupati rilevante (-9,6%) ben al di sopra della media del comparto industriale in generale (-1,3%). In aumento il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari veneti (917 milioni di euro, +45%) per effetto del maggiore incremento delle importazioni (+17%) rispetto alle esportazioni (+11%).

Cereali. Per quanto riguarda la situazione delle singole colture nel 2011, buona tenuta commerciale dei cereali con prezzi medi annui in crescita. Il mais si conferma la coltura principale in Veneto incrementando del 10% la superficie coltivata, che ha superato i 250.000 ettari, e del 13% la quantità prodotta, che ha raggiunto 2,5 milioni di tonnellate. Il prezzo medio annuo è calcolato in 224,3 euro/t, in crescita del 33% rispetto all’anno precedente. All’aumento della coltivazione del mais ha corrisposto una diminuzione del frumento tenero, sceso a 73.000 ettari (-23%) e 440.000 tonnellate (-21%) ma con quotazioni mediamente superiori del 37%, e del frumento duro. Andamenti analoghi per l’orzo (cala la superficie del 12% e la produzione dell’11%”%, ma aumenta il prezzo medio del 32%), mentre il riso segna un incremento della superficie investita del +10% e del prezzo del +26%.

Colture industriali, deciso calo degli ettari coltivati a barbabietola da zucchero (-37%) che tuttavia ha ottenuto valori elevati della produzione (3.100 €/ha, +48%) in forza dell’alto grado di polarizzazione e della richiesta dei mercati. Aumenta del +19% la superficie a soia e del +14% la relativa produzione, mediamente quotata in crescita del 10%; mentre cala notevolmente la coltivazione del tabacco (-22%) che dimostra anche una flessione del prezzo medio pari al 5-10%. Ancora in calo gli ettari di girasole (-4%), e il colza, che dopo cinque anni di continua espansione subisce una battuta d’arresto: la superficie è scesa del 16% e la produzione del 21%.

Il comparto orticolo registra un leggero incremento delle superfici che raggiungono 33.400 ettari (+2%); ma la pesantezza dei mercati e l’allarme del batterio E. Coli hanno depresso i listini, determinando una contrazione del valore prodotto stimata in -13% per gli ortaggi e in -21% per le piante da tubero.  Bene il radicchio, che per alcune varietà ha riscattato i deludenti risultati dell’anno precedente registrando un incremento del prezzo medio pari al 14%. Il comparto frutticolo ha vissuto un’annata generalmente positiva dal punto di vista produttivo ma poco soddisfacente sotto l’aspetto commerciale, con quotazioni spesso inferiori a quelle dell’anno precedente.

Per la vitivinicoltura veneta l’annata 2011 potrebbe rivelarsi qualitativamente di grande interesse. Confermati, comunque, i livelli produttivi degli ultimi anni con una produzione stimata in 1,1 milioni di tonnellate di uva e in 8,6 milioni di ettolitri di vino. Da sottolineare l’incremento del prezzo delle uve mediamente pari al +27% osservato presso le borse merci del Veneto.

Sorrisi per la zootecnia, il cui fatturato dopo alcuni anni di flessione torna a crescere per l’andamento generalmente favorevole dei mercati: latte +10%, carne bovina +5%, carne suina +15% e carne avicola +13%. Tuttavia preoccupa l’aumento dei costi di produzione, in particolare dei mangimi, che ha ridotto i margini di redditività degli allevamenti.

Pesca marittima i dati relativi ai primi 6 mesi del 2011 evidenziano un notevole calo dei quantitativi a livello regionale, scesi a 8.105 tonnellate (-16,8%), e conseguentemente del relativo fatturato (21,7 milioni di euro, -8,9%).

(Fonte: Veneto Agricoltura)