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17 gennaio 2024, a Santa Lucia di Piave (TV) il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy”

diegoscaramuzza

“I successi del turismo che portano il Veneto ai vertici nazionali in termini di fatturato sono strettamente legati al patrimonio agroalimentare regionale che oltre 60mila imprese agricole continuano a coltivare ed allevare per garantire la biodiversità enogastronomica. Un impegno strategico, espressione delle eccellenze della ‘Dop economy‘ che realizza, a livello regionale un bilancio di 3,70 mld di euro sugli 8 mld di produzione lorda vendibile. Se il concetto di “tornare nei luoghi della vacanza” è vincente gran parte del merito va alle attività di accoglienza, ospitalità e ristorazione promosse dai 1600 agriturismi localizzati negli oltre 300 piccoli borghi dove si custodiscono le tipicità locali che fanno grande il Made in Italy nel mondo”. Con questa premessa Coldiretti Veneto organizza il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy” in programma mercoledì 17 gennaio alle ore 9.30 nello spazio della Filanda dell’Ente Fiera di Santa Lucia di Piave (TV).

Esperti del settore e rappresentanti istituzionali rifletteranno sulle nuove sfide offerte dal recente aggiornamento della legge regionale sull’agriturismo. Confermata la presenza dell’assessore al Turismo e Agricoltura, Federico Caner che illustrerà le novità per il settore a partire dal protagonismo degli “agrichef” la cui accademia nazionale ha radici venete. Da nord a sud d’Italia – ricorda Coldiretti – sono già oltre mille gli ambasciatori della Dieta Mediterranea e del Made in Italy, richiesti ai Villaggi di Coldiretti, alle rassegne di cucina fino alle trasmissioni televisive nazionali di punta, sono ora dei veri testimonial di piatti e ricette della tradizione rurale.  Una figura ricercata dai media e dai gourmet che con la formazione si è qualificata aggiungendo ulteriori perfomance ad una professione che abbina sia capacità di coltivazione e allevamento alla competenza ai fornelli, abbinando doti di narrazione e comunicative. Un mestiere ambito anche dalle nuove generazioni che intraprendono progetti di fattoria didattica, sociale, agricampeggi sviluppando le modalità emergenti del turismo, come quella esperienziale, creativa, integrata e slow.

Interventi. Su questo tema si confronteranno, dopo i saluti del sindaco di Santa Lucia di Piave Fiorenzo Fantinel, del  presidente dell’Ente Fiera Alberto Nadal e del presidente di Coldiretti Treviso Giorgio Polegato gli ospiti della tavola rotonda: il neo eletto presidente di Terranostra Dominga Cotarella – alla sua prima uscita nazionale in Veneto -, il direttore Fondazione Campagna Amica Carmelo Troccoli, Diego Scaramuzza presidente regionale Terranostra (nella foto in alto), moderati dal direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro. “Gli agricoltori, da veri custodi, hanno conservato in secoli di storia e tradizione rurale centinai di prodotti strappandoli all’estinzione – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto che concluderà i lavori della mattinata  –  preservando razze e specialità che Coldiretti ha raccolto in un album creando così una ricchezza di “sigilli di Campagna Amica” ricercati souvenir dei soggiorni passati nei confini veneti, in sicurezza, tra colli, laghi, spiagge, altopiani e monti. La ricerca del buon cibo aiuta a salvare un tesoro di oltre 5.500 prodotti alimentari tradizionali vanto italiano – aggiunge Salvan – che non rappresenta solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

I cuochi contadini di Terranostra festeggiano i 200 anni di nascita di Pellegrino Artusi

Marco Vuerich, La Farveghera

“L’esaltazione del cibo, la valorizzazione delle ricette regionali e dei piatti della tradizione rurale sono il tributo che i contadini ai fornelli di Campagna Amica dedicano al padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi (1820-1911), in occasione del bicentenario della nascita”. E’ quanto dichiara Diego Scaramuzza, presidente nazionale degli agriturismi di Terranostra, che aggiunge:” “Non manca nella biblioteca degli operatori agrituristici e neppure tra le lezioni previste dai corsi di formazione che ogni anno sono promossi sul territorio, il riferimento alla scuola del maestro che ha saputo amalgamare non solo gli ingredienti tipici locali ma anche la cultura del mangiare sano secondo i principi base della dieta mediterranea”.

Indagine. E mentre in questi giorni i giovani talenti d’Italia si misurano con prove d’ingresso per accedere alla scuola dei cuochi agricoltori di Coldiretti è spontaneo legare questa ricorrenza al rilancio nel mondo della vera ristorazione 100% Made in Italy che rischia un crack da 34 miliardi nel 2020 a livello nazionale a causa della crisi economica, del crollo del turismo e del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa provocati dall’emergenza coronavirus. E’ anche grazie al prezioso lavoro di Artusi – sottolinea Coldiretti – se l’agroalimentare italiano in pochi anni da una economia di sussistenza ha saputo conquistare primati mondiali e diventare simbolo e traino del Made in Italy. Non a caso il cibo rappresenta per quasi il 18% degli italiani la principale motivazione di scelta del luogo di villeggiatura, mentre per un altro 50% costituisce uno dei criteri su cui basare la propria preferenza e solo un 7% dichiara di non prenderlo per niente in esame, secondo un’indagine Coldiretti-Ixe’.

Molti dei piatti, descritti per la prima volta dall’Artusi sono frutto di un mix delle diverse esperienze regionali che sono diventati oggi il simbolo del nostro Paese: dal “sugo di carne” della domenica italiana alla balsamella, dai maccheroni alla napoletana al risotto alla milanese, dalla fiorentina ai saltimbocca alla romana fino al minestrone che sotto un unico nome lungo tutto lo stivale incorpora però ingredienti diversi. Il minestrone venne scoperto dall’autore a Livorno ma col passar del tempo è diventato famoso in tutta Italia, anche se con caratteristiche diverse in base ai prodotti locali e alle tradizioni come lui stesso dice “padronissimi di modificarlo a vostro modo a seconda del gusto d’ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano…lesso, fagioli, cavolo verzotto, spinaci, poca bietola, prosciutto grasso, una piccola cipolla, zucchino, poco sugo di pomodoro…”.

“La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Lo stesso ragu’ di carne che oggi viene considerato il primo attore della domenica in famiglia è stato codificato dal profeta della cucina italiana “prendete un pezzo di carne nel lucertolo e steccatelo con fettine di prosciutto grasso e magro … battutino di lardone, aglio, prezzemolo, sale e pepe. Accomodata la carne… e legata collo spago per tenerla più unita, ponetela al fuoco con un battuto di lardone e cipolla finemente tritata… rosolata che sia la carne e consumato il battuto, aggiungetevi tre o quattro pezzi di pomodoro sbucciati e quando questi siano distrutti, unitevi, a poco per volta, del sugo di pomodoro passato. In mancanza di pomodori freschi servitevi di conserva. E la balsamella divenuta col passar del tempo besciamella, ancora oggi accompagna ogni piatto di festa e gli ingredienti, sono da sempre gli stessi: farina, burro, latte. La “Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”  è stato pubblicato per la prima volta nel 1891, oltre ad essere un delizioso ricettario, rappresenta il vero punto fermo della tradizione culinaria italiana attraverso lo studio delle varie cucine regionali per rivisitarle dando loro una sorta di base comune, di minimo comun denominatore, capace di creare una nuova tradizione.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto