Basta sacchetti di plastica nell’umido. Nonostante il costante miglioramento di tutte le fasi della filiera della raccolta e smaltimento dei rifiuti, Dolomiti Ambiente lamenta come siano ancora troppi i cittadini che utilizzano sacchetti di plastica non compostabile nella raccolta domestica della parte organica dei rifiuti (l’umido). Sacchetti di plastica che poi finiscono nell’impianto di smaltimento del Maserot, con pesanti ripercussioni per ciò che riguarda la qualità dell’umido e di conseguenza i costi di smaltimento.
Oltre 20 kg di plastica per ogni tonnellata di rifiuto. “E’ una situazione che ormai non è più tollerabile – ammonisce Giuseppe Luigi De Biasi, presidente di Dolomiti Ambiente – perché questo comportamento, ancorché vietato dalla legge, inficia i grandi sforzi messi in campo per ottimizzare tutta la filiera dei rifiuti”. I numeri dicono che oltre l’80% della percentuale di materiale di scarto non utilizzabile nel biodigestore e nella produzione di compost (attualmente attestata attorno al 2,5%) è formata da sacchetti di plastica non compostabile: “Parliamo di oltre 20 kg di plastica per ogni tonnellata di rifiuto – puntualizza De Biasi – quindi si tratta di quantità di una certa rilevanza, che impediscono di abbassare ulteriormente i costi di lavorazione, rendendo vani gli sforzi congiunti di tutte le componenti in gioco nella gestione dei rifiuti”.
Vietato l’uso per legge. L’utilizzo di sacchetti di plastica non compostabili è un comportamento sbagliato sotto tutti i punti di vista, a cominciare dall’aspetto legislativo: “La legge ne vieta l’utilizzo nella raccolta dell’umido – continua De Biasi – così come vieta chiaramente di conferire nella Forsu numerosi altri materiali, come il metallo o il vetro. E’ una cosa che va capita una volta per tutte, anche perché non è la prima volta che lanciamo questo appello al buonsenso. Le famiglie bellunesi in questi anni hanno fatto passi da gigante per quanto riguarda la coscienza ecologica nella gestione dei rifiuti domestici, ma, quasi inspiegabilmente, hanno ancora molte resistenze a utilizzare i sacchetti di plastica compostabile, che è cosa diversa dalla plastica biodegradabile. Quest’ultima ha un ciclo di decomposizione molto lungo, parliamo di decine d’anni, il che la rende assolutamente inadatta per il compostaggio. Gli unici recipienti veramente compostabili sono i sacchetti in mater-bi o in carta, che sono anche meglio sotto certi punti di vista”.
Appello anche alle istituzioni locali. I miglioramenti collettivi richiedono l’impegno di ogni singolo: “Le cose devono funzionare bene e migliorare sempre – spiega De Biasi – con il contributo di tutti. Dolomiti Ambiente è una società che si testa e che compete nel mercato, nonostante sia una società pubblica. Anzi, proprio perché pubblica, quindi di tutti, deve puntare a valorizzare al meglio il materiale conferito, perché i benefici di una filiera che funziona devono restare in provincia. Ma per fare questo serve la collaborazione di ogni singolo attore”. Su questo tema Dolomiti Ambiente lancia un appello anche ai comuni, agli enti e alle società coinvolte nella filiera: “Gli input giusti devono partire anche da loro – conclude De Biasi – ad esempio mettendo a disposizione in maniera semplice e capillare gli appositi sacchetti compostabili”.
(Fonte: Dolomiti Ambiente)
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