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Venerdì 22 febbraio 2013, ambiente protagonista della serata ARGAV-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

treeSarà dedicato ad iniziative di carattere ambientale, di cui ARGAV è partner, l’incontro mensile che si terrà venerdì 22 febbraio 2013 alle ore 19.00 ca. nella consueta sede del Circolo di Campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) in via Porto 8.

Saranno nostri ospiti: Paolo Coin,  amministratore delegato PadovaFiere, per presentare la rinnovata edizione di SEP – Green R.evolutionMariano Carraro,  segretario Ambiente Regione Veneto, per presentare la Settimana dell’Ambiente  2013Andrea Crestani,  direttore Unione Veneta Bonifiche,  per illustrare il progetto “Aquater– Salva(e)guardiamo il territorio”. Saranno con noi anche il responsabile del Consorzio DolomitiAmbiente ed il presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Veneto.

Appello di Dolomiti Ambiente: “Basta sacchetti di plastica nell’umido!”

Basta sacchetti di plastica nell’umido. Nonostante il costante miglioramento di tutte le fasi della filiera della raccolta e smaltimento dei rifiuti, Dolomiti Ambiente lamenta come siano ancora troppi i cittadini che utilizzano sacchetti di plastica non compostabile nella raccolta domestica della parte organica dei rifiuti (l’umido). Sacchetti di plastica che poi finiscono nell’impianto di smaltimento del Maserot, con pesanti ripercussioni per ciò che riguarda la qualità dell’umido e di conseguenza i costi di smaltimento.

Oltre 20 kg di plastica per ogni tonnellata di rifiuto. “E’ una situazione che ormai non è più tollerabile – ammonisce Giuseppe Luigi De Biasi, presidente di Dolomiti Ambiente – perché questo comportamento, ancorché vietato dalla legge, inficia i grandi sforzi messi in campo per ottimizzare tutta la filiera dei rifiuti”.  I numeri dicono che oltre l’80% della percentuale di materiale di scarto non utilizzabile nel biodigestore e nella produzione di compost (attualmente attestata attorno al 2,5%) è formata da sacchetti di plastica non compostabile: “Parliamo di oltre 20 kg di plastica per ogni tonnellata di rifiuto – puntualizza De Biasi – quindi si tratta di quantità di una certa rilevanza, che impediscono di abbassare ulteriormente i costi di lavorazione, rendendo vani gli sforzi congiunti di tutte le componenti in gioco nella gestione dei rifiuti”.

Vietato l’uso per legge.  L’utilizzo di sacchetti di plastica non compostabili è un comportamento sbagliato sotto tutti i punti di vista, a cominciare dall’aspetto legislativo: “La legge ne vieta l’utilizzo nella raccolta dell’umido – continua De Biasi – così come vieta chiaramente di conferire nella Forsu numerosi altri materiali, come il metallo o il vetro. E’ una cosa che va capita una volta per tutte, anche perché non è la prima volta che lanciamo questo appello al buonsenso. Le famiglie bellunesi in questi anni hanno fatto passi da gigante per quanto riguarda la coscienza ecologica nella gestione dei rifiuti domestici, ma, quasi inspiegabilmente, hanno ancora molte resistenze a utilizzare i sacchetti di plastica compostabile, che è cosa diversa dalla plastica biodegradabile. Quest’ultima ha un ciclo di decomposizione molto lungo, parliamo di decine d’anni, il che la rende assolutamente inadatta per il compostaggio. Gli unici recipienti veramente compostabili sono i sacchetti in mater-bi o in carta, che sono anche meglio sotto certi punti di vista”.

Appello anche alle istituzioni locali. I miglioramenti collettivi richiedono l’impegno di ogni singolo: “Le cose devono funzionare bene e migliorare sempre – spiega De Biasi – con il contributo di tutti. Dolomiti Ambiente è una società che si testa e che compete nel mercato, nonostante sia una società pubblica. Anzi, proprio perché pubblica, quindi di tutti, deve puntare a valorizzare al meglio il materiale conferito, perché i benefici di una filiera che funziona devono restare in provincia. Ma per fare questo serve la collaborazione di ogni singolo attore”.  Su questo tema Dolomiti Ambiente lancia un appello anche ai comuni, agli enti e alle società coinvolte nella filiera: “Gli input giusti devono partire anche da loro – conclude De Biasi – ad esempio mettendo a disposizione in maniera semplice e capillare gli appositi sacchetti compostabili”.

(Fonte: Dolomiti Ambiente)

Rifiuti (Forsu), rivoluzione “umida” per l’agricoltura

Veneto Agricoltura e Dolomiti Ambiente chiudono il cerchio. Dal biodigestore di Santa Giustina (Belluno) nasce una rivoluzione per il mondo agricolo e della gestione dei rifiuti urbani. «E’ un progetto che nasce da un’idea semplice», ha spiegato Giuseppe De Biasi, presidente di Dolomiti Ambiente, società della Provincia di Belluno che gestisce il rifiuto umido bellunese, «ovvero trasformare uno scarto della produzione di biogas in una risorsa».

Primi risultati sulla qualità del digestato a ottobre 2012. Fino ad oggi, infatti, questo liquido andava smaltito nel depuratore con costi, per l’impianto bellunese del Maserot, di circa 400mila euro l’anno. «Cifre», come ha sottolineato Paolo Pizzolato amministratore unico di Veneto Agricoltura, «che attualmente ricadono sulla collettività e che da domani, non solo potranno essere azzerate, ma addirittura trasformate in una nuova fonte di reddito». Dalla terra alla terra, dunque, con il liquido risultato dalla fermentazione del Forsu (per produrre energia dal biogas) che va a fertilizzare il campo agricolo. Il progetto è in atto a Villiago, frazione di Sedico (BL), nell’azienda sperimentale biologica di Veneto Agricoltura. Lì, confinate in cassoni, alcune piante di mais sono già cresciute grazie all’ammendante fornito da Dolomiti Ambiente. Il primo dossier con le analisi sulla qualità del digestato per l’agricoltura saranno già disponibili a ottobre. Il progetto continuerà in campo aperto per due stagioni vegetative, per avere la definitiva conferma dell’efficacia del digestato come fertilizzante biologico. I primi riscontri sono positivi, confermano le previsioni dei tecnici di Veneto Agricoltura e Dolomiti Ambiente, coadiuvati dalle analisi del dipartimento Dafnae (Agronomy, food, natural resources, animals, environments) dell’Università di Padova e dagli esperti dell’Arpav. Dal trattamento del rifiuto umido prodotto in ogni famiglia, quindi, è possibile ottenere un ottimo fertilizzante, dando vita a un ciclo virtuoso a filiera corta. Il progetto si inserisce in una prospettiva europea, che vede nelle innovazioni in campo agricolo ed energetico opportunità di sviluppo sostenibile dei territori.

(Fonte: Veneto Agricoltura)