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Protocollo di Kyoto, l’Italia centra l’obiettivo

gas serraIl rapporto “Dossier Kyoto 2013” realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha evidenziato come, nel periodo 2008 – 2012, l’Italia sia arrivata ad una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di circa il 7%, di fronte ad un impegno di abbattimento previsto dal Protocollo di Kyoto del 6,5% rispetto ai livelli del 1990.

Quindici anni fa, l’inizio. Il “Dossier Kyoto 2013”, che monitora i consumi di energia dei Paesi aderenti al Trattato, come rende noto http://www.gogreen.virigilio.it, è arrivato dopo un percorso non privo di difficoltà: “Quindici anni fa, quando fu firmato il Protocollo di Kyoto – ha osservato il presidente della Fondazione, Edo Ronchi – in Italia c’era una forte divisione fra chi sosteneva che non fosse necessario e avrebbe comportato solo costi rilevanti e chi riteneva che fosse necessario ridurre le emissioni di gas serra e che questo impegno avrebbe prodotto opportunità largamente prevalenti e non solo ambientali. Facendo oggi un bilancio si può dire che le analisi del partito del ‘Protocollo, costo elevato non necessario’, erano completamente sbagliate sia dal punto dal vista economico (si è raggiunto l’obiettivo senza costi insostenibili), sia ambientale (i gas serra, ormai sono tutti d’accordo, sono alla base della grave crisi climatica).»

A livello mondiale, però, emissioni cresciute di oltre il 35%. Il tempo, come confermano oggi i numeri, ha dato ragione a coloro che hanno investito nel cambiamento: l’anno scorso in Italia sono state prodotte circa 465/470 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (MtCO2eq), oltre 20 milioni in meno rispetto al 2011. Estendendo però lo sguardo oltre i nostri confini, gli esperti ritengono la conclusione della fase vincolante del Protocollo di Kyoto un successo solo parziale. Sebbene i paesi coinvolti siano riusciti a rispettare i piani di riduzione, va specificato come a livello planetario le emissioni siano cresciute di oltre il 35%, complice la tumultuosa avanzata di paesi come la Cina. Ciò fa sì che il Protocollo di Kyoto sia ormai definito da una buona parte di tecnici ed ambientalisti uno strumento inadeguato rispetto all’obiettivo principale della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici dell’Onu, la stabilizzazione delle concentrazioni in atmosfera di gas serra a livelli non pericolosi.

Roadmap 2050. “La popolazione mondiale attende quindi un accordo globale sul clima. Fino ad allora, con il Protocollo ormai in fase di dismissione, l’Italia, suggerisce il report della Fondazione, potrebbe iniziare a guardare agli impegni che verranno, a cominciare da quelli fissati dall’Europa al 2020. In conclusione, sottolineano gli esperti, per incrementare il proprio contributo alla lotta ai cambiamenti climatici e diventare protagonista della crescita della green economy in Europa e nel mondo, l’Italia dovrà allinearsi alle indicazioni della Roadmap 2050 presentata dalla Commissione europea”.

(Fonte: SEP Padova Fiere)