• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Energia, nuovi obiettivi europei su efficienza e rinnovabili

L’Europarlamento intende negoziare precisi obiettivi vincolanti con i Ministri dell’UE al fine di aumentare entro il 2030 l’efficienza energetica e la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico totale. Ha quindi approvato nuovi obiettivi vincolanti a livello UE per un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030.

Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Membri dell’UE sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia. Vediamo in sintesi i contenuti dei nuovi obiettivi europei.

Efficienza energetica dell’UE: obiettivo vincolante del 35%. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il Parlamento ha votato in favore di un obiettivo minimo vincolante del 35% e di obiettivi nazionali indicativi. Tale obiettivo sarà definito sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’UE). La risoluzione sull’efficienza energetica è stata approvata con 485 voti favorevoli, 132 contrari e 58 astensioni.

Energia rinnovabile: obiettivo vincolante del 35%. In una risoluzione legislativa separata, approvata con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni, i deputati hanno affermato che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’UE. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati Membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%.

Trasporti: biocarburanti più avanzati, olio di palma vietato entro il 2021.
Nel 2030, ogni Stato Membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario. I deputati intendono inoltre vietare l’uso dell’olio di palma a partire dal 2021. La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell‘elettricità rinnovabile, dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030.

Stazioni di ricarica. Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza per i veicoli elettrici.

Biomassa. I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui.

Autoconsumo e comunità energetiche. Il Parlamento europeo vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte. Il mandato negoziale chiede inoltre agli Stati Membri di valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate.

Piani nazionali e ruolo della Commissione europea. Per raggiungere gli obiettivi dell’Unione dell’energia, ogni Stato Membro deve notificare alla Commissione un “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima” alla Commissione europea entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni dieci anni. Il primo Piano coprirà il periodo dal 2021 al 2030, mentre i Piani seguenti copriranno il periodo di dieci anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal Piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i “Piani nazionali integrati per l’energia e il clima” e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti. La risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia è stata approvata con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni.

Prossime tappe. I negoziati potranno iniziare immediatamente poiché il Consiglio ha approvato i suoi orientamenti generali sull’efficienza energetica il 26 giugno e sulle energie rinnovabili e la governance dell’Unione dell’energia il 18 dicembre del 2017.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Energia, in Italia costa di più ma non per colpa delle rinnovabili

1867_energie_rinnovabiliSecondo i dati del dossier presentato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile nel corso del Convegno “I costi dell’energia in Italia”, organizzato in preparazione degli Stati Generali della Green Economy 2013, la “bolletta energetica”, pagata da famiglie e imprese in Italia, è del 18 per cento più alta rispetto alla media europea.

Le cause. L’allineamento dei prezzi dei prodotti energetici italiani (energia elettrica, gas e carburanti) a quelli medi europei vorrebbe dire risparmiare ogni anno 25 miliardi di euro. Le cause di questo divario vanno ricercate nel livello di tassazione più elevato, nella maggiore dipendenza dai combustibili fossili (tra le più alte in Europa) e in un mercato del gas e dell’elettricità che presenta prezzi molto più alti rispetto agli altri paesi europei. Il citato dossier si concentra molto sull’analisi comparativa dei prezzi dei prodotti energetici, arrivando a stimare una bolletta di gas, elettricità e carburanti, pagata dagli italiani nel 2012, pari ad oltre 160 miliardi di euro. Il dato, inoltre, risulta in crescita, a causa dell’ aumento dei prezzi petroliferi (+10 per cento rispetto all’ anno precedente, nonostante la contrazione dei consumi).

L’analisi evidenzia anche come le famiglie siano particolarmente penalizzate nei consumi di gas naturale, visto che pagano dal 24 al 35 per cento in più rispetto alla media europea (circa 300 euro/anno per famiglia). Le imprese, specie quelle medio-piccole, risentono maggiormente, invece, degli alti costi dell’ elettricità, dovendo fare i conti con un costo per kWh dal 30 per cento fino all’ 86 per cento più alto rispetto alla media europea. A questo si aggiunge che anche i prezzi di benzina e diesel, che rappresentano la voce principale di spesa della bolletta energetica, in Italia sono mediamente più alti rispetto al resto d’Europa.

Combustibili fossili. Come già anticipato, la prima causa dell’aumento dei prezzi energetici negli ultimi anni è l’alta dipendenza dell’Italia dai combustibili fossili (coprono l’82 per cento della domanda interna). Tra il 2000 e il 2012, infatti, i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 200 per cento (triplicati), quelli del carbone del 160 per cento e del gas sul mercato europeo di circa il 300 per cento. A parità di consumi e al netto dell’inflazione la fattura pagata dall’Italia per l’import dei fossili è passata, da metà degli anni ’90 a oggi, da 20 a 65 miliardi di euro. A ciò vanno aggiunti una serie di altri costi, più o meno evidenti, come ad esempio quello legato ai sussidi e agevolazioni che in Italia vengono assicurati al settore dei combustibili fossili, ma che, a differenza di quelli per le rinnovabili, non rientrano in bolletta e non contribuiscono a formare i prezzi dell’energia, pur venendo comunque pagati dai cittadini e dalle imprese italiane, attraverso la fiscalità generale. Risulta abbastanza inspiegabile il perché questi sussidi non vengono monitorati dal Governo, nonostante siano ingenti: secondo l’Ocse si tratta di 2,1 Mld€/anno su alcuni settore chiave, che salgono, secondo il Fondo Monetario Internazionale, a 5,3 Mld€/anno includendo altre voci tra cui alcune esternalità.

Incentivi rinnovabili. Proprio le cosiddette esternalità, inoltre, rappresentano un fattore di costo importante e non sempre nella giusta evidenza: non esistono dati ufficiali sull’argomento, ma uno studio condotto in Germania stima che l’inclusione dei costi esterni, a carico principalmente di nucleare e carbone, farebbe aumentare la bolletta energetica di 40 miliardi di euro (+40 per cento di aumento di costo per una famiglia tipo). E’ ovvio che anche gli incentivi assegnati alle rinnovabili incidono sui prezzi e sui costi dell’energia in Italia. Per quanto riguarda i costi diretti, gli incentivi delle rinnovabili elettriche (che in Italia rappresentano la fetta più grande) hanno raggiunto nel 2012 i 10 miliardi di euro (il 16-17 per cento della bolletta elettrica nazionale). Tuttavia, è interessante notare che questi hanno inciso sull’aumento del prezzo del kWh degli ultimi anni per il 33 per cento, rispetto al 57 per cento causato dall’aumento dei prezzi dei fossili. Inoltre, contrariamente a quanto avviene nel settore dei combustibili fossili, sul piano dei costi e dei benefici indiretti, il saldo economico delle fonti rinnovabili è senz’ altro positivo.

Tra i benefici da ascrivere alle rinnovabili c’è, infatti, la riduzione del prezzo medio orario dell’energia elettrica (a maggio si è quasi dimezzato tra il 2006 e il 2012), la creazione di ricchezza e occupazione nazionale (su 1000 euro spesi sulle rinnovabili ne rimangono in Italia 500-900, mentre su 1000 euro investiti sulla produzione elettrica da gas ne restano sul territorio nazionale 200, il resto va alle economie straniere) e i vantaggi in termini ambientali. Sotto quest’ultimo profilo vanno conteggiate le 70Mt di Co2 risparmiata ogni anno e un minore inquinamento atmosferico.

Formula generazione distribuita e filiera corta. Il dati contenuti nel dossier, in sostanza, confermano l’importanza strategica del tema dei costi dell’energia in un Paese come L’Italia. Si tratta, infatti, di costi probabilmente destinati a crescere e ad incidere sempre di più sulla nostra economia, ma, proprio per questo, sono necessarie analisi approfondite e non limitate all’incidenza dei prezzi dei prodotti energetici. Questo approccio dovrebbe essere in grado di portare alla luce, ad esempio, i vantaggi e le esternalità positive insite nella scelta di un modello energetico nazionale realmente improntato allo sviluppo delle rinnovabili secondo la formula della generazione distribuita e della filiera corta e in grado, soprattutto, di saper sempre conciliare gli investimenti energetici con la tutela dell’ambiente e del territorio.

(Fonte: Federforeste)