A poche settimane dal referendum che ha stabilito con un autentico plebiscito il no al nucleare, ci s’interroga su quali fonti utilizzare per creare energia elettrica senza incorrere nel problema dell’inquinamento. A questo riguardo, i Consorzi di bonifica stanno svolgendo un ruolo sempre più attivo nell’individuare siti per lo sfruttamento idroelettrico, raggiungendo sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni di CO2.
La sfida dei Consorzi di bonifica. Il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano, nel corso del congresso internazionale sull’acqua e l’irrigazione che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi, ha affermato che: “I Consorzi di bonifica da molto tempo stanno investendo nell’idroelettrico e in impianti fotovoltaici. Credo sia una strada interessantissima per due aspetti: per l’ambiente e per la questione economica, permettendoci così di fornire più servizi e ridurre i costi per i Consorzi e i contribuenti.”
Rispetto all’eolico e al solare, “l’energia blu” ha un grado di efficienza maggiore con costi di investimento più bassi e indici di disponibilità maggiori. Contrariamente a quanto pensa l’opinione pubblica, gli impianti idroelettrici si possono realizzare anche nelle zone pianeggianti, utilizzando piccoli salti d’acqua localizzati in canali irrigui e rogge di derivazione. Pochi metri di salto conditi da una portata d’acqua di una certa dimensione, rendono economicamente vantaggiosa l’installazione di turbine Karpan, Francis o coclee meccaniche per recuperare energia. Gli impianti in Italia sono un centinaio, in Veneto una decina, con una produzione di 3073 kW/h. I progetti in cantiere per la costruzione di nuovi grandi bacini idroelettrici sono molti con un dato interessante per quanto riguarda il “mini-hydro“. Le stime in Italia parlano di 1000 MW e i Consorzi godono di una tariffa unica incentivante di 0,22 € a kW/h, in attesa della prossima riforma degli incentivi statali.
(fonte UVB)
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