L’agroalimentare veronese si interroga sulla crisi. La buona notizia è che in questo momento il settore scaligero ha grandi opportunità specie per l’export nei Paesi emergenti dove c’è una richiesta ancora insoddisfatta di prodotti Made in Italy riconosciuti come buoni e di qualità. Per conquistare tali mercati, però, è necessario che gli imprenditori agricoli si aggreghino, migliorino le loro capacità di vendita e finalizzino il prodotto ai nuovi mercati, che sono quelli, che da qui ai prossimi dieci anni, potranno ancora crescere. Questi, in sintesi, i temi emersi durante il convegno “Il mondo sta cambiando: strategie e prospettive per il Made in Italy” organizzato da Coldiretti di Verona nei giorni scorsi a cui ha partecipato come relatore Giuliano Noci, professore di marketing al Politecnico di Milano, dipartimento di Ingegneria Gestionale.
Gli agricoltori e il marketing. “E’ fondamentale conoscere e interpretare lo scenario mondiale per comprendere le reali opportunità che le imprese hanno in chiave internazionale. – ha precisato nella sua relazione Noci – Infatti, in questo periodo di crisi il settore agroalimentare può cogliere nuove opportunità ma, purtroppo, ce le facciamo continuamente sfilare”. “ Gli imprenditori agricoli – ha proseguito – non possono più pensare solo o prevalentemente alle produzioni ma devono dedicarsi alla vendita e finalizzare il prodotto verso i mercati emergenti, altrimenti le conseguenze saranno molto pesanti”.
L’Italia ha un export che vale circa 20 miliardi di euro con un peso del 3% delle esportazioni mondiali. Altri Stati come Francia, Brasile, Stati Uniti, sono più competitivi del nostro Paese presso gli Stati emergenti, come la Cina. E la Cina, infatti, è stata al centro della relazione del professore del Politecnico di Milano in quanto mercato ampio e ricco da conquistare da parte dei prodotti Made in Italy ancora troppo poco presenti. “Le analisi e le previsioni fino al 2025 ci dicono che la crescita mondiale non dipende più dai Paesi occidentali. La Cina conosce e apprezza i prodotti italiani, specie quelli alimentari ma le imprese, per fare massa critica, devono aggregarsi e raggiungere i volumi richiesti dal mercato cinese oltre a fare promozione e informazione per aumentare la loro notorietà, la conoscenza e il valore dei prodotti”.
Italian sounding. Tutto il mondo è attratto dal mercato cinese e molti conoscendo il valore dell’Italian sounding lo sfruttano anche illegalmente commerciando prodotti Made in Italy falsi. L’agropirateria è cresciuta al punto che i volumi d’affari dei falsi sono tre volte superiori ai volumi dell’export italiano e quindi pari a 60 milioni di euro. “Il nostro Paese – ha proseguito Noci – come del resto le imprese devono imparare a vendersi meglio perché non si tratta di promuovere solo i prodotti ma anche la cultura, le tradizioni e il territorio italiano che generano richiesta e turismo. E’ importare il ruolo di soggetti che possano fare da registi per un’operazione di export, in primis le associazioni di categoria come Coldiretti, ma non dimentichiamo anche il ruolo del sistema bancario che può sostenere le imprese con progetti innovativi”.
Necessario l’aiuto delle Istituzioni. “Il progetto Coldiretti entra a pieno titolo in quanto espresso dal prof. Noci – ha sottolineato Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – con la promozione dei prodotti Made in Italy e la battaglia contro le contraffazioni alimentari. Anche i principi della sicurezza, salubrità e territorio, tanto ricercati dai consumatori, sono da sempre condivisi dalla nostra Confederazione. Un esempio è il nuovo progetto delle Botteghe di Campagna Amica che promuove i prodotti locali degli agricoltori associati sull’intero territorio nazionale”. “Gli imprenditori agricoli – ha continuato il presidente – devono fare sistema per essere più competitivi e più forti ma questo messaggio deve essere condiviso anche da altri mondi come ad esempio quello istituzionale”. “L’internazionalizzazione – ha concluso Berzacola – spesso viene erroneamente associata alla sola vendita di prodotti all’estero; in realtà coinvolge fattori ben più vasti a partire dalla promozione del territorio e della sua cultura. Per fare ciò risulta determinante e necessario dotarsi di strutture, contatti e programmazione, tutte cose che non possono essere gestite dal singolo ma che competono, come detto, alle istituzioni”.
(fonte Coldiretti Verona)
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