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L’uva d’oro di Venezia torna a risplendere

L'isola di Mazzorbo

Torna a risplendere l’Uva d’Oro, o Dorona, antica uva delle isole della laguna di Venezia, riscoperta e salvata dall’oblio e forse dalla scomparsa grazie all’impegno di Veneto Agricoltura, del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e di imprenditori privati. Nel contesto del progetto di recupero della tenuta oggi chiamata Venissa, di proprietà del Comune di Venezia, che sorge nell’isola lagunare di Mazzorbo, è stato ricreato un vigneto di quest’uva, la cui vendemmia prenderà il via venerdì 3 settembre prossimo.

A vendemmiare, Luca Zaia e Paolo Baratta. A tagliare i primi grappoli, alle 11,30, saranno il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, affiancati dai ragazzi down dell’Associazione Persone Down della Marca Trevigiana, già esperti vignaioli, enologi e creatori di etichette. La presenza di Baratta, vicepresidente del FAI, è tutt’altro che casuale: un’omaggio della cultura ad uno suo segmento, quello dell’enologia, della quale lo stesso presidente della Biennale è protagonista con la sua tenuta Monteti, sulle alture alle spalle del colle omonimo, nella Maremma Toscana, in Comune di Capalbio.

L’importanza delle uve autoctone. Il recupero di Venissa e dell’Uva d’Oro, a sua volta, è avvenuto sulla base del progetto di recupero e valorizzazione presentato da imprenditori del settore dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino), giudicato il migliore tra i dodici presentati al Comune in risposta ad una specifica richiesta, e coinvolge associazioni ed enti culturali e scientifici internazionali. L’iniziativa, oltre alla valenza storico – culturale, vuole sottolineare la ricchezza e la straordinarietà dell’enologia del Veneto in generale, territorio unico al mondo per le radici identitarie, variegate e antiche della sua viticoltura. Dei circa 8 milioni di ettolitri di vino prodotti attualmente in Veneto, 3,2 milioni sono oggi a Denominazione e, di questi, quasil’85 per cento sono ricavati da uve autoctone e originarie (tra le più importanti: le rosse Corvina, Rondinella, Molinara, Raboso, e le bianche Glera e Garganega) dalle quali si ottiene una varietà di vini eccellenti e unici, in grado di coprire ogni esigenza e di abbinarsi ad ogni cibo.Proprio per sottolineare l’importanza delle uve autoctone nella produzione e nell’economia enologica del Veneto, all’evento parteciperanno produttori di fama mondiale come Gianluca Bisol, Raffaele Boscaini e Giorgio Cecchetto, impegnati nel recupero e nella valorizzazione degli antichi vitigni.

(fonte Regione Veneto)

Sabato 27 marzo 2010: ad Avio (Tn) si pota un vigneto ultracentenario

foto I Dolomitici, Enantio franco di piede

Sabato 27 marzo 2010 grande evento ad Avio (Tn): i Liberi Viticoltori Trentini, i Dolomitici si ritroveranno in gruppo per potare il vigneto storico di Enantio che hanno appena “adottato”. Si tratta di un antico vigneto ultracentenario piantato prima dell’avvento della fillossera che è resitito fino ai giorni nostri e che d’ora in avanti verrà gestito dalla produzione alla vinificazione dagli undici Dolomitici in collaborazione con Terre dei Forti.

Pratiche viticole tradizionali vs pratiche viticole attuali. Il vigneto si estende su una superficie di 6.000 metri quadrati con un impianto risalente ai primi anni del secolo scorso. Qui, da oltre cento anni è stato coltivato l‘Enantio, su viti franche di piede sopravvissute alla fillossera, attraverso un sistema di allevamento che fin dagli anni Sessanta è rimasto verosimilmente intatto, con doppie pergole, “vaneze” tra un filare e l’altro, dove si coltivavano cereali e ortaggi per uso domestico e zootecnico e un pozzo ancora funzionante. L’interesse di questo vigneto è alto, sia sotto il profilo prettamente agro-enologico e della biodiversità, sia sotto il profilo etnografico.  «La salvaguardia del vigneto» secondo Antonella Mott, conservatore ambientale del Museo degli usi e costumi della gente trentina,  e il ripristino delle colture che un tempo venivano praticate tra un filare e l’altro, consentirebbe infatti di avviare progetti didattici legati alle pratiche viticole tradizionali vs le pratiche viticole attuali”.

Nella Terradeiforti, vigne rimaste indenni al passare del tempo. Il vigneto storico di Avio si affianca ad altre attrattive presenti nel territorio della Terradeiforti. Si tratta di piccoli appezzamenti, a volte di alcuni filari di vigna, rimasti indenni al passare del tempo, delle malattie e degli attacchi parassitari, all’ammodernamento delle tecniche di allevamento della vite e alle “mode” di produzione vinicola.Ad Avio, nella splendida cornice del Castello di Sabbionara e grazie alla collaborazione con il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), è stato impiantato un vigneto di varietà storiche, già protagonista di visite guidate.  A Dolcè (Verona), nell’azienda Albino Armani esiste una “Conservatoria delle viti storiche”, vale a dire alcuni filari di una decina di specie rare di vite, autoctone, che qui – grazie all’interessamento del titolare e tramite l’Istituto Agrario San Michele all’Adige – vengono coltivate e con le cui uve si effettuano microvinificazioni e sperimentazioni. E a Brentino (Verona), dove l’azienda agricola La Prebenda già imbottiglia un particolare cru di Enantio, franco di piede, appunto, proveniente anch’esso da viti risalenti agli inizi del secolo scorso.

(fonte I Dolomitici/Terra dei Forti)