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Premio FAO alla UE

BarrosoL’Unione europea ha ricevuto la settimana scorsa il premio Jacques Diouf dalla Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite, in riconoscimento dell’efficacia del suo lavoro nel campo della sicurezza alimentare. Questo premio prestigioso prende il suo nome dal diplomatico senegalese che ha ricoperto il ruolo di Direttore Generale della FAO dal 1994 al 2011.

Il programma dell’Ue che è stato premiato è lo “EU Food Facility”, che dal 2008 ha migliorato l’accesso alle risorse alimentari per più di 59 milioni di persone in 50 Paesi in via di sviluppo. Questo fondo da 1 miliardo di euro è stato creato nel 2008 per assicurare un certo sostegno alle regioni del Corno d’Africa e del Sahel, colpite da una forte crisi alimentare. Attraverso il “Food Facility” e grazie al sostegno di partner chiave come la FAO e l’UNICEF, l’Unione europea ha contribuito allo sviluppo della produzione agricola e fornito un sostegno efficace alle economie di molti paesi in difficoltà. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha accettato il premio a nome dell’Ue durante la cerimonia della 38° conferenza della FAO a Roma. In questa occasione il presidente Barroso ha ricordato l’impegno dell’Unione nel campo della sicurezza alimentare, della nutrizione e più in generale in quello dell’aiuto allo sviluppo. L’Ue è, infatti, il più grande donatore mondiale.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Accaparramento terre coltivabili: a rischio popolazioni povere

Un articolo apparso sul quotidiano francese Le Monde delinea una situazione mondiale in cui le terre arabili nei Paesi in via di sviluppo stanno per essere prese da multinazionali o da Paesi industrializzati, a detrimento delle popolazioni locali. Dal 2006, quasi 20 milioni di ettari di terreni coltivabili (equivalenti ai terreni arabili francesi) nel mondo sono state oggetto di negoziazioni, secondo Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo.

Acquistare ettari di terreno è diventata una moda per gli investitori, come per esempio per il finanziere George Soros o per il fondo Altima, visto l’ aumento sostenuto dei prezzi delle materie prime o l’instabilità dei mercati. Allo stesso tempo è diventato un elemento strategico per i paesi interessati in modo da garantirsi la sicurezza alimentare. Secondo l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la Fao, per il 2050 la produzione agricola dovrà aumentare del 70% per soddisfare la popolazione mondiale in crescita.

Rischio di comparsa di un nuovo colonialismo. “Abbiamo bisogno di investire in agricoltura, ma è necessario che ci sia un codice di condotta per le acquisizioni, in particolare nei paesi poveri che non hanno i mezzi politici ed economici per difendere i loro interessi”, ha dichiarato Jacques Diouf Il direttore generale della Fao, due anni dopo aver ricordato il rischio di comparsa di un “neo-colonialismo”. Investire in terreni agricoli non è una cosa né semplice nè trasparente. In Ucraina, gli investitori stranieri possono affittare ricchi terreni coltivati a cereali e non comprarli. In Africa, sullo stesso terreno si possono giustapporre titoli fondiari formali e diritti consuetudinari d’uso. Per evitare lo slittamento di questi investimenti, l’ONU, la Fao e alcuni governi stanno cercando di stabilire dei principi di gestione di questi investimenti per tutelare i piccoli produttori.

(Fonte Le Monde, traduzione Natalie Nicora)

Dal 7 al 9 maggio, nel piacentino “Le giornate della biodiversità”

A livello mondiale viene ampiamente dibattuto l’argomento relativo alla salvaguardia della biodiversità nell’ambito zootecnico e nell’ambito vegetale. Le minacce alla biodiversità derivano principalmente dalle gravi interferenze operate dall’uomo, dal tentativo di incrementare le produzioni per colmare esigenze alimentari.

In nome della produzione, impoverimento del materiale biologico. Limitatamente alla zootecnia, l’utilizzo di poche razze selezionate, soprattutto in nome della produttività, è avvenuto a scapito di quelle meno produttive, determinando un calo di interesse e, in molti casi, un vero e proprio abbandono delle popolazioni meno remunerative. La scelta dei caratteri produttivi economicamente più interessanti e, necessariamente il lavoro di miglioramento genetico, ha portato a un progressivo impoverimento del materiale biologico tanto che gli stessi ricercatori sono stati i primi ad accorgersi del grave rischio di perdita della biodiversità. L’esodo rurale dalle aree svantaggiate ha prodotto anch’esso danni verso la perdita di germoplasma determinando un distacco crescente dall’ambiente.

Secondo il rapporto FAO, delle 2179 razze identificate tra le principali specie d’interesse zootecnico ne sono state individuate 391 a fortissimo rischio d’estinzione. Il 2010 è stato proclamato dall’Onu “Anno Internazionale della biodiversità” per evidenziare al mondo intero la questione dell’impoverimento ambientale del pianeta a seguito della distruzione di habitat ed ecosistemi con inevitabili conseguenze sul benessere umano.

Di questo si parlerà al convegno “Multifaria Vita Le giornate della biodiversità” organizzato dal 7 al 9 maggio 2010 a Gariga di Podenzano (Pc) presso “La Faggiola”

(fonte Biozootec)

Zibaldone europeo: aviaria, Ogm, emissioni CO2, fonti rinnovabili

L’influenza aviaria rimane una minaccia. Nonostante l’azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus dell’influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 Paesi infettati all’apice dell’epidemia mondiale del 2006, la malattia persiste in cinque Paesi rappresentando perciò ancora una minaccia per la salute animale ed umana. Alla vigilia della Conferenza internazionale sull’epidemia animale, che si aprirà lunedì ad Hanoi, la FAO segnala che, nonostante i notevoli risultati ottenuti, il virus H5N1 è ancora radicato in Egitto, Indonesia, Bangladesh, Vietnam e Cina. La guardia non va dunque abbassata.

Efsa - Parma

Dibattito OGM . In questi ultimi giorni, il dibattito su OGM sì OGM no è tornato ad animarsi. Il Presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha ribadito che l’Esecutivo “per principio non è né a favore né contrario agli OGM” e che “le recenti decisioni in materia si sono basate esclusivamente sulla posizione dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare di Parma”. Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, si è detto d’accordo con la posizione di Barroso.

Riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050. L’istituto indipendente European Climate Foundation (ECF) ha trasmesso alla presidenza spagnola dell’UE e ai Commissari europei Günther Oettinger (Energia) e Connie Hedegaard (Clima), una relazione intitolata “Tabella di marcia 2050 per un’Europa prospera e a bassa emissione di carbonio”, che esamina la fattibilità di una riduzione delle emissioni di CO2 compresa tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, come deciso dal Consiglio europeo nell’ottobre 2009.

Produzione di energia da fonti rinnovabili: nuovo bando. Con DGR n 1189 è stato approvato il bando relativo all’Azione 2.1.1 del POR Veneto 2007/2013 “Incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili”. L’importo messo a bando è di 6.759.012,20 euro. La scadenza del bando è fissata per il 14/08/2010. Per informazioni e approfondimenti sul POR Veneto è possibile consultare il sito internet regionale alla pagina: http://www.regione.veneto.it/Economia/Programmi+Comunitari/  Per avere specifiche informazioni sul bando qui segnalato: http://www.regione.veneto.it/Bandi+Avvisi+Concorsi/Bandi/POR+CRO+FESR+2007-2013.htm

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Nuovo impulso alle esportazioni di prodotti biologici dall’Africa

foto Fao

Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.

Commercio equo e solidale in aumento nei paesi sviluppati fino al 10%. Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà tra il 5 e il 10%, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.

Tuttavia, gli ostacoli non sono pochi, soprattutto per la difficoltà che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria. Non solo, per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi più elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza però poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi più alti associati di solito all’etichettatura di biologico.I progetti della FAO in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficoltà e a migliorare le proprie capacità tecniche e la qualità dei prodotti riuscendo così ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati remunerativi.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/Fao)