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Vendemmia 2015. Anteprima Assoenologi, in Veneto +10 per cento rispetto al 2014. E la Fivi dice no all’arricchimento del vino a prescindere dall’annata.

Voucher agricoltura

Vendemmia

Sarà una vendemmia da libro degli annali, sia per quantità che per qualità. Con il 10 per cento di produzione in più, i viticoltori veneti raggiungeranno il record dei 9,1 milioni di ettolitri prodotti e salgono in vetta alla classifica nazionale”. Giuseppe Pan, assessore regionale all’Agricoltura, evidenzia soddisfatto le prime anticipazioni dell’associazione nazionale degli enologi che danno al Veneto la palma nell’incremento della raccolta delle uve e della produzione di vini per il 2015. “E’ il risultato di una stagione climatica d’eccezione – commenta – nella quale le alte temperature dell’estate forse più calda del secolo si sono combinate con le piogge di agosto; ma anche di una politica che ha consentito impianti di vigneti di qualità e premiato il lavoro delle cantine sociali”.

Oltre 10 milioni di euro a sostegno dell’export vinicolo veneto. “Ora la sfida è quella di potenziare la promozione e la commercializzazione all’estero dei nostri marchi di qualità – prosegue Pan – possibilmente sfruttando l’onda lunga dell’Expo che ci proietta verso i nuovi mercati del lontano Oriente e d’Oltreoceano.  Anche quest’anno la Regione Veneto impegna oltre 10 milioni di euro per sostenere progetti di promozione e di commercializzazione all’estero dei suoi vini, che valgono il 32 % dell’intero export enologico nazionale. Il mondo ha imparato a conoscere e ad apprezza Prosecco e Amarone, ma il Veneto è terra anche di vitigni storici che meritano di essere riscoperti e valorizzati. Ora dobbiamo concentrarci di più nel mantenere alta la qualità dei nostri marchi e nel diffonderne immagine e cultura, perché i viticoltori veneti nulla hanno da invidiare ai grandi produttori che sinora hanno detenuto il controllo di mercati internazionali”. “Purtroppo – conclude l’assessore veneto – il governo nazionale va in direzione opposta, visto che ha ridotto del 30 per cento i contributi ministeriali ai progetti di promozione multiregionali dei vini italiani, costringendo regioni e aziende a rimodulare gli impegni di spesa. E’ un atto di incomprensibile miopìa che penalizza la competitività del ‘made in Italy’ in un settore di prestigio, che ha grandi potenzialità e tutte le carte in regola per conquistare nuove piazze e nuovi consumatori”.

Arricchimento del vino? Solo quando serve davvero, il parere di Fivi. A proposito della vendemmia 2015, la veneta Matilde Poggi, presidente FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (900 aziende associate), ha scritto agli assessori all’agricoltura delle regioni e province autonome d’Italia per chiedere di non autorizzare per l’annata 2015 l’arricchimento del vino. Pratica, questa, che consiste nell’aggiunta al mosto d’uva o al vino in fermentazione di Mosto Concentrato Rettificato (MCR) portando ad un aumento del tenore alcolico finale.

La normativa europea prevede che l’arricchimento sia consentito dagli stati “qualora le condizioni climatiche lo richiedano” e lo Stato italiano ha delegato le regioni a decidere in materia, “previo accertamento della sussistenza delle condizioni climatiche”. Un intervento pensato per limitare gli svantaggi di annate piovose e poco assolate, come è stata la 2014. Accade ora che molte regioni, su richiesta dei Consorzi di Tutela, abbiano già consentito o stiano consentendo l’arricchimento per l’annata 2015, che tutto può dirsi tranne che poco soleggiata. “La pratica  – commenta Fivi – dovrebbe essere intesa come una extrema ratio, cui ricorrere solo nelle annate effettivamente estremamente sfavorevoli oppure in aree eccezionalmente colpite da avversità atmosferiche”.  L’arricchimento – conclude Poggi – favorisce i furbetti che manipolano vini di bassa qualità a discapito di chi lavora seriamente. Questa normativa avvantaggia i produttori poco seri e non tiene conto di una domanda che nel mondo è composta sempre più di consumatori che cercano un rapporto franco e leale con i produttori e privilegiano vini di qualità, che siano tali grazie alle uve da cui nascono”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto e Fivi

 

Vignaioli indipendenti Fivi pronti alla disobbedienza civile per difendere il diritto a comunicare il territorio

Fivi_1Dal 1 gennaio 2015 i soci FIVI, si autodenunceranno se non verrà modificata la norma che impedisce di indicare nella comunicazione aziendale il territorio di appartenenza. Mettere il territorio italiano in bottiglia ma non poterlo comunicare equivale ad essere ambasciatori che non possono nominare la propria patria. I Vignaioli indipendenti sono pronti ad un’azione forte per ottenere la modifica della norma contenuta nel Regolamento Europeo 1308/2014 e accolta dal Testo Unico della vite e del vino che, equiparando l’etichetta ai materiali di comunicazione aziendale, vieta alle imprese del settore vitivinicolo di riportare su questi ultimi la propria regione di appartenenza.

La norma. L’Art. 53 (Titolo III) del Testo Unico della vite e del vino legifera sull’Impiego delle denominazioni geografiche nella comunicazione aziendale. Il 18 giugno scorso, nell’audizione presso la Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, FIVI ha ribadito la necessità di distinguere, come non fa il legislatore europeo e di conseguenza quello nazionale, tra etichettatura vera e propria e informazioni equiparate all’etichettatura, per le quali il rischio di creare confusione nei consumatori è molto inferiore. L’interesse a proteggere dalle usurpazioni le DO e le IG non può portare al PARADOSSO per cui, allo stato attuale, un’azienda non può indicare nei propri materiali di comunicazione (siti internet, brochure, cataloghi, etc.) la REGIONE dove ha sede.

Le sanzioni
. In questo momento sono passibili di sanzioni tutte le aziende che riportano sui loro materiali di comunicazione, dai siti internet alle brochure ai cataloghi dei prodotti ai cartoni personalizzati, il nome della loro regione di appartenenza, se questo coincide con una DO o una iG non prodotta dall’azienda. In Piemonte, per questa ragione, si è già verificato il caso di pesanti sanzioni economiche, che nulla hanno a che fare con la vera tutela delle DO e IG italiane: un produttore di Barolo, quando indica come sede aziendale la regione delle Langhe in Piemonte, non usurpa né Langhe né Piemonte,ma semmai onora queste denominazioni.

 Non è accettabile che, ancora una volta, la burocrazia imponga assurdi costi alle imprese che lottano ogni giorno per la propria sopravvivenza, a fronte non di un beneficio ma addirittura di un danno. Per questo, Fivi chiede che entro il 31 dicembre 2014 tale norma venga modificata.

L’azione. 
Se da parte delle autorità italiane non saranno intraprese azioni idonee a cambiare lo stato delle cose, i vignaioli associati a Fivi sono pronti ad autodenunciarsi, agendo concretamente e coscientemente in violazione della legge: dal 1 gennaio 2015 pubblicheranno in grande evidenza sui loro siti aziendali la loro regione di appartenenza. Rischiando quindi le sanzioni. Accorata la dichiarazione del presidente Matilde Poggi: “È un’azione forte ma sentiamo il dovere di far sentire la nostra voce per tutelare gli interessi di tutti i vignaioli italiani. I nostri vini sono i portavoce delle zone viticole di tutta Italia, sono il frutto del nostro impegno quotidiano a valorizzare, promuovere e custodire il paesaggio, sono messaggi in bottiglia che parlano a tutto il mondo del nostro paese. Insieme a tutti i nostri colleghi produttori del comparto agroalimentare nazionale siamo ambasciatori della nostra terra; come possiamo raccontarla al mondo senza nemmeno poterla citare?”

29-30 novembre 2014, la fiera-mercato. Chi desidera, potrà incontrare i vignaioli indipendenti e assaggiare i loro vini in occasione della fiera-mercato organizzata per la 4^ edizione da Fivi in collaborazione con Piacenza Expo alla la Fiera di Piacenza (adiacente l’uscita di Piacenza Sud). Ben 265 saranno i vignaioli indipendenti presenti da 19 regioni. I visitatori potranno degustare centinaia di vini artigianali, la maggioranza da vitigni autoctoni, e li potranno acquistare direttamente da chi li produce. L’elenco completo degli espositori è consultabile QUI

Fonte: FIVI

Tragedia di Refrontolo, riflessione dei vignaioli indipendenti italiani: “Insensato l’attacco mediatico contro i viticoltori”.

RefrontoloSono passati diciassette giorni dai fatti tragici accaduti al Molinetto della Croda a Refrontolo (TV). Molto è stato detto e scritto su tutti i media. Non entriamo nel merito dei fatti, non conoscendoli nel dettaglio ed essendo essi tuttora oggetto di indagini da parte di autorità e tecnici.

Noi vignaioli indipendenti italiani riteniamo sia importante proporre una riflessione, perché fra le moltissime parole spese su questa vicenda il termine vignaiolo è stato utilizzato spesso a sproposito e in maniera confusa, dimostrando che ancora oggi a questa figura non viene riconosciuta un’identità chiara. In questi giorni è stato deciso che i vignaioli fossero i potenziali colpevoli dell’accaduto, in un caotico attacco ad una categoria che esiste e opera da sempre nei territori di tutta Italia, con grave danno per quanti agiscono con coscienza e insieme alle loro famiglie vivono di questo lavoro.

Noi soci Fivi siamo tutti vignaioli, dal più anziano al più giovane iscritto, compresi i consiglieri eletti nel direttivo. Siamo tutti impegnati personalmente nella nostra impresa e siamo responsabili completamente della nostra attività, dalla cura delle vigne fino alla vendita delle bottiglie dei nostri vini. Essere vignaiolo significa avere un rapporto diretto con la terra e ogni singolo filare dei nostri vigneti, quelli che quotidianamente viviamo e di cui ci prendiamo cura. Le nostre mani toccano materia viva, non plastica, per questo sappiamo che ogni azione comporta una reazione. Siamo coscienti che il nostro lavoro e la produttività della nostra azienda possono esistere solo insieme al rispetto della nostra vigna e del territorio nel quale è inserita. Perché senza la nostra vigna, non esiste la nostra azienda.

Vivere e produrre in uno specifico territorio vuol dire non limitarsi a prendere, ma prodigarsi a dare; rispettando, custodendo, tutelando e promuovendo il microcosmo che ci accoglie. Per questo ogni nostra bottiglia racconta una storia diversa, restituendo con gli interessi alla terra tutto quello che dalla terra ha preso. Un vignaiolo non può essere autolesionista, per definizione. Riteniamo insensato l’attacco mediatico che è stato portato in questi giorni contro i vignaioli, perché presenta sotto una cattiva luce un’intera categoria di persone che non sfrutta, ma custodisce il territorio in cui vive e se ne prende cura ogni giorno cercando di prevenire ed evitare che accadano eventi disastrosi imprevedibili, ma purtroppo possibili. Siamo 800 vignaioli indipendenti e nel nostro lavoro mettiamo la faccia. Ogni giorno. Con orgoglio.

Fonte: FIVI

FIVI, sul testo unico della vite e del vino chiede maggior chiarezza a vantaggio di produttori e consumatori

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Matilde Poggi, presidente FIVI

Mercoledì 18 giugno scorso si è svolta a Roma l’audizione delle associazioni/organizzazioni della filiera vino presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, nell’ambito della discussione sulla proposta di legge C 2236 Sani “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” –Testo Unico della vite e del vino. FIVI Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti è intervenuta sollecitando l’attenzione del legislatore su alcuni punti molto importanti per ottenere un testo finale che sia il più possibile chiaro e risponda alle esigenze espresse dai vignaioli/produttori italiani, e sia altrettanto rispettoso del diritto dei consumatori alla completa e corretta informazione.

I punti “caldi”: 1/definizione di vitigno autoctono Sono tratti dal documento “Osservazioni al testo unico”elaborato dal prof. Michele A. Fino, docente UNISG per Fivi, ed esposti alla Commissione dalla presidente della Federazione Matilde Poggi: L’Art. 8 c.1 (Titolo II) definisce “vitigno autoctono italiano” il vitigno la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale. Questo significherebbe che qualsiasi vitigno, una volta piantato in Italia, diventerebbe automaticamente autoctono. Vi è una distanza abissale tra il sentito di consumatori e produttori e la lettera della legge. Questa distanza va superata. La proposta è piuttosto di evitare il ricorso alla definizione di autoctono; la si lasci all’ambito della critica enologica e della cultura gastronomica nazionale, ma si eviti di sancire giuridicamente una NON-DEFINIZIONE. Perché questa norma aprirebbe allo scempio del patrimonio ampelografico nazionale, dato che consentirebbe la registrazione come autoctono di qualsiasi cosa sia piantata alla data della sua entrata in vigore, senza riguardo né per le tradizioni produttive italiane né per il valore che hanno le vere peculiarità viticole nazionali sul mercato globalizzato: un patrimonio di biodiversità impareggiabile a livello mondiale.

I punti “caldi”: 2/etichettatura. L’Art. 52 (Titolo III) sulla Designazione, presentazione e protezione dei vini DOP e IGP rinvia alle disposizioni comunitarie e nazionali. FIVI ritiene assolutamente necessario che all’Art. 53, sull’Impiego delle denominazioni geografiche, venga aggiunto un comma che permetta di indicare la REGIONE in cui ha sede l’azienda viticola, anche se tale nome è una DO o IG. Ciò deve avvenire se non sull’etichetta, intesa come dicitura sulla bottiglia, almeno come indicazione sul sito e sui materiali aziendali .Occorre cioè distinguere, come NON fa il legislatore europeo e di conseguenza quello nazionale, tra etichettatura vera e propria e informazioni equiparate all’etichettatura, ma che hanno una ben diversa (e spesso nulla) capacità di creare confusione. L’interesse a proteggere dalle usurpazioni le DO e le IG non può portare al paradosso per cui un’azienda si trova privata del potere di indicare, sul proprio materiale di comunicazione, dove ha sede.

I punti “caldi”: 3/ istituto della diffida. L’Art. 58 (Titolo III) tratta dell’istituto della diffida per le infrazioni minori, per permettere di sanare l’irregolarità accertata con un richiamo formale. Secondo FIVI il limite minimo individuato di 600 euro è assolutamente troppo basso, dato che qualunque infrazione del tutto involontaria delle norme di etichettatura comporta una sanzione minima di 2000 euro (vd. art. 60 del Testo Unico). La proposta è di estendere l’applicazione della diffida a tutte le fattispecie in cui la sanzione è amministrativa, e non ci sia pericolo per la salute pubblica derivante dalla condotta del produttore che ha infranto le norme.

Istituzioni, FIVI chiede non più solo controlli ma sinergie con le aziende agricole. I vignaioli indipendenti sono convinti fin dal 2011, all’atto della presentazione del Dossier Burocrazia, che sia fondamentale un mutamento nel rapporto esistente fra legislatore e vignaiolo, ovvero che la struttura burocratica non debba più solo essere controllore delle aziende ma diventare cooperatore delle stesse, fornendo regole chiare ma “leggere” che l’impresa è tenuta a rispettare, ma che le permettano di produrre ed essere competitiva sui mercati internazionali. Per questo, FIVI continuerà a dare il proprio concreto contributo all’elaborazione di un Testo Unico che si auspica risulti il migliore possibile.

Chi è FIVI. 800 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 8.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Circa 55 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,5 miliardi di euro, per un valore in termini di export di più 200 milioni di euro. Gli 8.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale.

(Fonte: FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti)

Lotta alla burocrazia nel settore primario, FIVI chiede al Ministero dell’Agricoltura la creazione di un “ufficio centrale etichette”

Etichette viniIn apertura del 2014 i vignaioli indipendenti italiani associati a FIVI lanciano una proposta concreta al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo: la creazione di un ufficio centrale che abbia autorità decisionale in materia di etichettature. La proposta è stata avanzata a Piacenza, dove a dicembre scorso oltre un terzo degli oltre 750 soci FIVI si è riunito per l’annuale Mercato dei Vini.

Approvazione preventiva in modo da non sbagliare. Un ufficio unico, gestito a livello centrale/regionale o presso gli enti certificatori, che controlli, verifichi e stabilisca la conformità o non conformità di un’etichetta a quanto stabilito dalle normative, e di conseguenza ne approvi o meno l’utilizzo. Una struttura che crei modelli corretti di etichette, i quali, una volta validati e adottati dai vignaioli, non vengano contestati in alcun dettaglio dagli enti/uffici periferici preposti ai controlli. In sostanza si chiedono linee chiare e soprattutto l’approvazione in via preventiva, in modo da evitare di stampare migliaia di etichette scoprendo poi che non sono conformi alla legge.

Necessita di ovviare a interpretazioni diverse. La proposta nasce da due, importantissime, considerazioni:l’80 % delle sanzioni comminate alle imprese vitivinicole in sede di controlli ha per oggetto le etichette; le esperienze maturate dagli oltre 750 vignaioli soci FIVI evidenziano come durante i controlli svolti da soggetti diversi, o in regioni diverse, emergano interpretazioni differenti sulla conformità o meno dei vari elementi presenti nelle etichette. FIVI è assolutamente favorevole ai controlli in quanto garanzia per i consumatori e per i vignaioli stessi, ma chiede chiarezza e linee guida univoche per permettere alle imprese di agire in modo corretto. Un ufficio che approvi le etichette in via preventiva e al quale facciano riferimento i vari organi controllori, è una struttura fondamentale e necessaria. Strutture simili esistono già in altri paesi, come ad esempio negli USA dove, per quanto riguarda l’importazione di vini, le etichette devono essere tutte preventivamente autorizzate.

Redatto un dossier burocrazia. Sono gli eccessi dell’apparato burocratico che FIVI ha denunciato e per i quali ha proposto soluzioni concrete nel dossier burocrazia presentato in tutte le sedi istituzionali preposte in Italia e in Europa. L’obiettivo dei Vignaioli Indipendenti è quello di poter svolgere correttamente il proprio lavoro, senza esser costretti a sprecare energie e soprattutto risorse economiche. Confusione e mancanza di chiarezza hanno un costo che incide pesantemente sul bilancio e impedisce di lavorare.

(Fonte: FIVI)

30/11-1/12/13, al mercato dei vini artigianali a Piacenza anche 80 vignaioli di Veneto e Trentino-Alto Adige

Mercato vini PiacenzaSabato 30 novembre e domenica 1 dicembre gli artigiani del vino italiano si ritroveranno a Piacenza Expo per la 3ª edizione del Mercato dei vini e vignaioli indipendenti, organizzato da FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti in collaborazione con la Fiera di Piacenza.

13 vignaioli provenienti dall’Alto Adige, 20 dal Trentino, 47 dal Veneto. Nel corso di entrambe le giornate, dalle ore 11 alle 19, i visitatori potranno incontrare 240 vignaioli da 16 regioni, presenti per proporre in degustazione e vendita oltre 1000 vini da vitigni autoctoni e internazionali, e di tutte le tipologie, dai fermi agli spumanti ai passiti. Tutti i più importanti territori del vino italiano saranno rappresentati. Per le pause di gusto fra gli assaggi, non mancheranno gli artigiani del cibo con tipicità gastronomiche quali salumi, formaggi, cioccolato e pani tradizionali. 

Il programma della manifestazione prevede inoltre sei incontri, distribuiti fra sabato e domenica, nei quali gli artigiani del vino dialogheranno con i loro colleghi di altri settori. Saranno incontri e degustazioni dedicati all’approfondimento del concetto di artigianato e della sua più intima identità, coordinati da importanti penne del giornalismo enogastronomico italiano. Temi quali lo stile, il linguaggio, il tempo, la tradizione, la manualità, il clima, sono vitali per il “fare artigiano” e verranno affrontati da vignaioli soci Fivi quali Elisabetta Foradori, Walter Massa, Leonildo Pieropan e Ampelio Bucci, e noti personaggi del mondo gastronomico come il pastaio Gaetano Verrigni, il torrefattore bolognese Leonardo Lelli e ancora lo chef Massimo Spigaroli. Porteranno il loro contributo e le loro esperienze anche la stilista Monica Benini, la ceramista Isabella Bovina e il calzolaio Massimiliano Mazzucchi.

Le novità 2013. Saranno momenti dedicati a donne e uomini che continuano a credere nelle loro capacità e a investire nel territorio in termini di lavoro e risorse, mantenendo vivo e vivace il modello produttivo delle PMI. Artigiani che si identificano con i loro prodotti, nei quali ritroviamo vite intere fatte di gesti, sapienze, esperienze e sensibilità. Un patrimonio che secondo FIVI va riscoperto e nuovamente valorizzato.

Sono pensate per i visitatori le due più importanti novità di questa terza edizione del Mercato dei Vini: un servizio ristorazione di altissimo livello gestito da Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Luciano e Massimo Spigaroli, che per tutta la durata dell’evento sfornerà piatti speciali. E la possibilità di dedicarsi allo shopping enoico in maniera spensierata (pensando anche ai doni per le prossime feste), perché grazie a I-DIKA, corriere espresso presente in fiera, si potrà scegliere di farsi spedire a casa le confezioni di vini acquistati.

Il Mercato dei Vini conta quest’anno su partner quali Winterhalter, Varesco, Sugherificio Piemontese, Perbacco, Costantini1962 e ALMA Wine Academy e Unione Commercianti di Piacenza. E in particolare Acqua Levico, pura espressione del territorio Trentino, vicina ai vignaioli FIVI nel rispetto per l’ambiente e nella valorizzazione del territorio e delle sue risorse, che fornirà migliaia di confezioni per la manifestazione. 
Biglietto ingresso: Euro 15,00 catalogo e calice degustazione inclusi
Incontri con gli artigiani: Euro 10,00 l’uno. Prenotare inviando mail all’indirizzo: accrediti@fivi.it

(Fonte: FIVI)

Matilde Poggi è il nuovo presidente FIVI

FIVI_Consiglio

il nuovo direttivo FIVI

Mercoledì 10 luglio scorso, presso la Reggia di Colorno, si è svolta l’assemblea ordinaria 2013 di F.I.V.I. – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. I Vignaioli Indipendenti, dopo i saluti e i ringraziamenti di Costantino Charrère, presidente in carica fin dalla fondazione nel 2008, e ora uscente, hanno votato il consiglio direttivo che guiderà la Federazione nel prossimo triennio 2013-16.

Il nuovo direttivo. L’Ufficio di Presidenza è così composto: presidente Matilde Poggi, vicepresidenti Leonildo Pieropan e Walter Massa, segretario nazionale Saverio Petrilli, consigliere delegato agli Affari Istituzionali Gianmario Cerutti. I consiglieri eletti sono: Stefano Casali, Giulia Cavalleri, Lorenzo Cesconi, Costantino Charrère, Ettore Ciancico, Luca Ferraro, Celestino Gaspari, Armin Kobler, Marco Vercesi, Guido Zampaglione. Le  nuove nomine giungono in un momento importante per FIVI che, come ricordato da Costantino Charrère nel corso della sua relazione morale, ha saputo in poco tempo ritagliarsi in Italia e in Europa grande autorevolezza nei confronti delle Istituzioni di riferimento, attraverso iniziative tangibili e in particolare grazie all’elaborazione del Dossier Burocrazia, documento concreto e dettagliato di sfoltimento burocratico. Il Dossier, recentemente presentato in Commissione Agricoltura del Senato, è stato adottato come testo base per una prima proposta di legge per la semplificazione del lavoro dei vignaioli.

Il programma. La neopresidente Matilde Poggi, al momento del suo insediamento ha dichiarato: “FIVI continuerà a procedere, insieme a C.E.V.I. (Confédération Européenne des Vignerons Indépendants), con energia e convinzione sulla strada della tutela dei diritti dei vignaioli presso tutte le istituzioni preposte sia in Italia sia in in Europa. La nostra presenza sarà attiva e propositiva a tutti i tavoli decisionali per il comparto vitivinicolo/agricolo e il nuovo consiglio è consapevole dell’impegno e dello spirito di sacrificio necessario. Gli obiettivi si raggiungono operando uniti e insieme, è quindi fondamentale che tutti i vignaioli nostri soci si impegnino per comunicare e diffondere le iniziative e idee FIVI, e soprattutto il nostro marchio che in sé racchiude ciò che noi siamo: vignaioli che coltivano le loro vigne, imbottigliano il loro vino e curano personalmente il loro prodotto”.

(Fonte: FIVI)

Il Consorzio Tutela Vino Bardolino risponde a FIVI: “Increduli per gli attacchi immotivati, e spieghiamo il perché…”

Bardolino, grappoli di Corvina In risposta alla comunicazione stampa di FIVI da noi pubblicata lo scorso 27 giugno, contrastante la recente decisione del Consorzio di Tutela del Bardolino di abbassare la quantità di uva ammessa a Doc nella prossima vendemmia, pubblichiamo di seguito la risposta inviataci dall’ufficio stampa del Consorzio Tutela Vino Bardolino.

Stupore e incredulità: sono questi i sentimenti del Consorzio di Tutela del Bardolino dopo la lettura del comunicato con il quale la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti (Fivi) prende posizione contro la decisione di abbassare da 130 a 115 quintali per ettaro la quantità della uve idonee a ottenere vini della Doc Bardolino nella prossima vendemmia.

“Francamente – dice il presidente del Consorzio del Bardolino, Giorgio Tommasi – non riusciamo a capire i motivi delle considerazioni espresse dalla Fivi. Stando all’elenco dei soci che compare nel sito della federazione, i vignaioli del Bardolino aderenti alla Fivi sono sette, e cinque di questi dichiarano sui siti aziendali le loro rese per ettaro riferite al Bardolino, indicandole da un minimo di 86 e un massimo di 112 quintali. Non volendo neppure lontanamente credere che le notizie che compaiono sulle loro pagine web non siano veritiere, appare del tutto incomprensibile come possano definire lesiva dei loro interessi la scelta di abbassare le rese a 115 quintali, considerato che, essendo per loro stessa dichiarazione già al di sotto di questo valore, non sono minimamente toccati dalla decisione del Consorzio”.

L’intervento della Fivi sembra mirato anche a rivendicare una maggior rappresentatività dei vignaioli all’interno dei consorzi di tutela italiani. “L’aspirazione dei piccoli produttori a trovare espressione nei consorzi è legittima – dice il presidente Tommasi –, ma nel caso del Bardolino la Fivi ha decisamente sbagliato obiettivo, sollevando inspiegabili dubbi su un consorzio che proprio per i più piccoli ha fatto molto in questi ultimi cinque anni, arrivando a raddoppiare il prezzo delle uve, pur in un contesto economico molto difficile. Si tratta di risultati eccezionali, che è stato possibile conseguire proprio perché nel consiglio del consorzio siedono tutte le componenti della filiera, dalle più piccole alle più grandi, e non può essere altrimenti, visto che sono circa settanta le aziende di ogni dimensione che producono e vendono con loro etichetta il Bardolino nel nostro territorio. Più di metà dei consiglieri sono vignaioli che coltivano vigneti, vinificano direttamente la loro uva e commercializzano in proprio il vino che ne traggono, due di loro possiedono appena sei ettari di vigna.

Quanto alla Fivi, non risulta che come associazione abbia avanzato alcuna candidatura al recente rinnovo del consiglio consortile: forse era il caso di farlo. Non che questo intacchi il significato delle idee che esprimono – prosegue Tommasi -, ma rammento che i sette colleghi aderenti alla Fivi rappresentano l’1,02% del totale dei nostri vigneti e l’1,25% del Bardolino imbottigliato: non ritengono forse che sia democratico ascoltare anche chi rappresenta il restante 99%, soprattutto quando le decisioni, come in questo caso, trovano il consenso pressoché unanime, salvo un unico astenuto, di tutte le diverse ed articolate anime rappresentate in consiglio? Nel caso del Bardolino è poi totalmente inaccettabile, perché del tutto falsa, l’affermazione della Fivi secondo la quale in seno al consiglio i delegati delle cantine sociali esercitino una posizione egemone e monopolista: pur essendo rilevanti come dimensione, le tre cooperative del Bardolino esprimono, insieme, solo cinque consiglieri su quindici. Ma a prescindere da questo, forse le centinaia di soci delle cantine sociali non coltivano vigneti, non vinificano uva attraverso la loro cooperativa e non commercializzano vino?”

“Ovviamente – conclude il presidente del Consorzio del Bardolino – tutti i suggerimenti sono preziosi per una più efficace gestione della denominazione, però occorre tener giusto conto delle opinioni di tutti, perché tutti hanno fornito un contributo significativo alla recente rinascita del Bardolino, anche a costo di grandi sacrifici. La determinazione di abbassare la quantità di uva ammessa alla doc ne è un ulteriore esempio, visto che sono soprattutto le cooperative e le aziende di maggior dimensione, e non i piccoli produttori che dichiarano pubblicamente di essere sotto i 115 quintali per ettaro, a essere chiamate a ridimensionare il loro gettito nell’interesse di tutta la denominazione del Bardolino”.

“Pari rappresentatività per tutti”, parte dal Veneto la protesta-richiesta di FIVI nei confronti dei Consorzi di Tutela dei vini Doc

Vigneti_lowRiceviamo dall’ufficio stampa di FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e pubblichiamo la seguente nota

Martedì 11 giugno 2013 il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Vino Bardolino DOC ha deliberato di presentare richiesta ufficiale alla Regione Veneto affinché vengano ridotte le quantità di uva certificata DOC che riguardano la denominazione Bardolino DOC (campagna 2013).

Questa decisione è contraddittoria, perché non tocca le “rese” per ettaro ma solo la quota rivendicabile a DOC, è intempestiva, perché avrebbe dovuto essere presa prima della potatura invece arriva all’epoca dell’allegagione, ed è del tutto estemporanea, in quanto trattasi di misura non strutturale come invece sarebbe necessario per riallineare l’offerta di Bardolino al suo potenziale di mercato.

FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti considera questa delibera del CdA del Consorzio contraria agli interessi economici dei produttori di Bardolino e anche lesiva dei loro stessi diritti, dal momento che non rispetta in alcun modo l’autonomia programmatica di chi lavora per il mercato dell’anno successivo.

A seguito di questo fatto, ultimo esempio di una situazione frequente in numerose DOC italiane, FIVI ritiene necessario vengano messi in discussione gli equilibri nei poteri decisionali, e quindi nella rappresentatività e nel voto, degli organi collegiali dei Consorzi di Tutela delle DOC italiane.

È auspicabile che i produttori, i vignaioli, i vinificatori imbottigliatori e i soci conferitori delle Cooperative siedano ad un tavolo di confronto per discutere i principi di rappresentatività. L’obiettivo del dibattito sarà quello di ragionare su una più equa assegnazione dei poteri decisionali in seno ai CdA e alle Assemblee Generali dei Consorzi, per rendere questi organi collegiali più trasparenti, partecipati e democratici.

Il parere di FIVI è che il voto nelle Assemblee dei Consorzi debba avere un limite nelle deleghe personali.

Il sistema attualmente in vigore nella maggioranza dei Consorzi consente ai delegati delle Cooperative di esercitare, al momento del voto, una posizione egemone e monopolista.

In pratica poche persone decidono per tutti e questa situazione non è più accettabile.

Occorre superare gli automatismi (ettari/bottiglie/teste) per rivedere gli equilibri della rappresentanza alla luce anche di altri valori e criteri, quali ad esempio l’imprenditoria a ciclo completo del vignaiolo: quest’ultimo infatti si trova a contare in determinate decisioni come colui che semplicemente imbottiglia o semplicemente produce uva che poi conferisce. Appare ragionevole che chi rischia, dalla conduzione del vigneto fino alla commercializzazione delle proprie bottiglie, abbia una quota di potere di indirizzo corrispondente in seno ai Consorzi.

Vi sono esempi virtuosi di Consorzi che, su richiesta e sollecitazione dei vignaioli soci, hanno deciso di modificare il loro statuto su questo punto per essere veramente espressione equilibrata degli interessi di tutti.

FIVI auspica che si arrivi presto ad un nuovo concetto di rappresentatività che permetta ai vignaioli produttori, riconosciuti dai Consorzi stessi quali principali attori della qualità delle DOC, di essere maggiormente coinvolti e ascoltati nell’ambito di decisioni delicate ed importanti per il loro futuro, come quella deliberata in questi giorni dal CdA del Consorzio Tutela Bardolino DOC.

FIVI inizierà una campagna di sensibilizzazione nazionale su questo tema e chiederà agli organi competenti l’avvio dei necessari tavoli interprofessionali di concertazione, perché con questa azione ha la certezza di dare un contributo concreto e costruttivo alla gestione e alla crescita del sistema dei Consorzi di Tutela delle DOC nazionali, e alla causa del vino Italiano di qualità.

Vendita diretta vino a privati in Europa, qualcosa si muove

FIVIL’intervento di CEVI – Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti e FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e le due interrogazioni sul tema, presentate recentemente alla Commissione Europea da Astrid Lulling (Presidente Intergruppo Vino del Parlamento Europeo) e l’europarlamentare veneto Giancarlo Scottà, hanno acceso i riflettori dell’Europa sulle difficoltà che incontra la vendita diretta di vino a distanza fra gli stati e su quanto sia importante trovare una soluzione al più presto.

Obiettivo: elaborare una procedura comune UE. Grazie alle “pressioni” di FIVI, il 26 aprile scorso, per la prima volta, un rappresentante dell’Agenzia delle Dogane italiana era presente a Bruxelles per sostenere l’importanza di dare soluzione a queste problematiche. 
Nel corso della riunione, su sollecitazione di CEVI e dei rappresentanti istituzionali di Italia, Francia e Belgio, la Commissione UE ha chiesto a tutti gli Stati Membri di fornire informazioni precise sulle procedure interne relative alla vendita diretta all’estero, e in particolare:
 1) quando l’accisa è a carico del venditore 2) quando la tassa è a carico del rappresentante fiscale 3) il rimborso.
 L’obiettivo è quello di elaborare una procedura comune valida per tutti gli Stati Membri.

Tutte queste informazioni fanno ora parte di un dossier di lavoro della Commissione Europea dedicato alla questione, dal titolo “Procedure nazionali per le vendite a distanza”.

A fine mese si terrà una riunione fra CEVI/FIVI, COPA-COGECA (Confederazione generale delle cooperative agricole dell’Unione europea) e DG TAXUD (Direzione generale per la fiscalità e l’unione doganale), per procedere attivamente con i lavori.

Chi è FIVI. La Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti conta attualmente oltre 700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 7.000 ettari di vigneto, quindi una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 412.000 sono gli ettolitri di vino prodotti, 55 i milioni di bottiglie commercializzate e oltre 0,5 i miliardi di euro di fatturato.I 7.000 ettari di vigneto sono condotti per il 44 % in regime biologico/biodinamico, per il 18 % secondo i principi della lotta integrata e per il 38 % secondo la viticoltura convenzionale.

(Fonte: FIVI)