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Da Flormart 2022 partita la campagna “The green Italy” per la riforestazione urbana. Ma per il settore del florovivaismo c’è allarme costi e “invasione” dall’estero.  

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Da Flormart 2022, conclusasi a Padova fiere lo scorso 23 settembre, è partita la campagna “The Green Italy” per la riforestazione delle città e per l’ampliamento delle aree verdi su tutto il territorio nazionale. Un contributo rilevante nel contesto di una risposta globale al cambiamento climatico, all’inquinamento e alla siccità.

L’Italia, come è noto, ha aderito all’Agenda europea 2030 per il Green Deal, consapevole che la forestazione urbana favorisce lo stoccaggio di CO2 e l’assorbimento delle polveri sottili, contribuendo a far sì che le strade trafficate e le aree vicino a parchi giochi, asili nido e scuole diventeranno più puliti se alberi e pianti potranno legare piccole particelle e biossido di azoto. “The Green Italy” significa far procedere speditamente la transizione ecologica, con progetti per realizzare giardini verticali, per riutilizzare aree industriali dismesse, il vertical farming, la logistica e le tecniche sostenibili di produzione in serra e in campo. Anche con progetti di privati, basti pensare al progetto KilometroVerdeParma che ha già messo a dimora 46.000 alberi e prevede di piantare ulteriori 30.000 piante. A Flormart 22 ha partecipato e preso la parola anche Josep Pagès, segretario generale di ENA, European Nurserystock Association, Associazione dei vivaisti europei, che promuove “Green Cities Europe”, un progetto, finanziato all’80% dall’Europa Unita, cui aderiscono 13 Paesi europei, tra cui l’Italia. “Il verde urbano ha un impatto notevole sull’ambiente – ha dichiarato Pagès – perché riduce l’inquinamento, brucia CO2, produce ossigeno e rende le città più belle e i cittadini più sani e felici”. Il progetto prevede l’attivazione di congressi, seminari e incontri B2B, per assistere i professionisti che svolgono un ruolo decisivo nell’urbanistica e nella pianificazione del paesaggio.

Per “The Green Italy” sarà importante anche lavorare per la educazione verde dei cittadini, effettuando un cambio di rotta culturale, coinvolgendoli nella gestione attiva e responsabile del territorio e del verde, rendendo i giardini luoghi incantevoli e sicuri. C’è attesa tra i vivaisti italiani per la i programmi di riforestazione urbana che beneficeranno dei fondi del PNRR e dell’interesse di varie Amministrazioni Locali, nonché di Enti privati. L’Italia oggi ha una disponibilità immediata di circa 4 milioni di nuovi alberi l’anno, ma si potrà fare di più se si investirà sul florovivaismo e sullo sviluppo fisico dei vivai in particolare, per trovare nuove superfici utilizzabili per le piantagioni e superare ostacoli burocratici e vincoli ambientali. “Non era facile ripartire con Flormart dopo la lunga pausa dovuta al Covid – ha detto Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma, ente che ha organizzato la fiera per la prima volta e che continuerà nel prossimo decennio – ma ci siamo impegnati perché siamo convinti che il florovivaismo sia un’altra eccellenza del made in Italy, anch’essa da esportare, potenziando maggiormente quanto già fatto finora. Ci rassicura la soddisfazione espressa dalle aziende florovivaistiche espositrici e dai 150 buyer esteri, giunti qui a Padova grazie alla collaborazione con ICE – Agenzia”.

1 prodotto su 5 arriva dall’estero. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti, che denuncia come, con un’analisi su dati Crea in occasione del Flormar, i vivai siano stati travolti da rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre con il calo delle temperature per l’arrivo dell’autunno. Le aziende florovivaistiche – evidenzia Coldiretti Padova- stanno affrontando aumenti di costi a valanga: +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggidalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma. Il florovivaismo – afferma Coldiretti – è un comparto strategico per il Paese con 30mila ettari di territorio coltivati da 21.500 imprese coinvolte fra produzione di piante e fiori in vaso (14mila) e quelle di piantine da trapianto (7.500) messo sotto pressione dalle importazioni dall’estero cresciute del +59% nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con oltre 2/3 (71%) rappresentati dagli arrivi dall’Olanda. Fra gennaio e giugno di quest’anno, le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro coprendo in sei mesi il 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica, 1 prodotto su 5 arriva dall’estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell’Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca. “Occorre combattere la concorrenza sleale di prodotti importati dall’estero facendo in modo che piante e fiori vendita in Italia ed in Europa rispettino le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori” afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, nel sottolineare “l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Flormart 2022/Coldiretti Veneto

Florovivaismo, nel Padovano un’orchidea in omaggio a 1500 famiglie e attivata una rete on line per la consegna a domicilio. Regione Veneto conferma la possibilità di curare il verde.

Oggi, giovedì 9 e domani, venerdì 10 aprile, la floricolutura Menin di Carceri, in provincia di Padova, consegnerà alle famiglie del paese (1500 abitanti) le orchidee Phalaenopsis di loro produzione come dono pasquale, in segno di speranza e rinascita.  “Suoneremo il campanello e, senza attendere risposta, lasceremo le piante sul cancello, rispettando così tutte le norme di sicurezza. Il nostro augurio è che il colore dei nostri fiori illumini un poco questi giorni bui”.

Confagricoltura Veneto spera nel buon senso per il prossimo Dpcm e per l’ordinanza regionale. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, la floricoltura Menin, leader in Italia nella produzione delle orchidee Phalaenopsis, 2,5 milioni di piante prodotte ogni anno in 60.000 metri quadrati di serre e distribuite dai grossisti nelle fiorerie e nei garden di tutta Italia, ha mandato al macero migliaia di orchidee, con enormi perdite di fatturato ogni settimana.“Anche in questo momento difficilissimo le nostre aziende dimostrano di avere una grande capacità di reagire e un cuore grande – applaude Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, che ha l’azienda agricola a Carceri -. Ora ci aspettiamo però anche il buon senso nel prossimo Dpcm e nelle ordinanze regionali, che devono tornare a consentire la vendita dei prodotti florovivaistici in punti vendita autonomi. Lasciare aperti solo gli angoli verdi dei supermercati, come ha stabilito l’ultima ordinanza Zaia, e vietarlo a garden e vivai, che lavorano in grandi spazi aperti e con clientela frazionata, non ha alcun senso e comporta un danno enorme per tutta la categoria. La vendita online, poi, ci porta più lavoro di spostamenti che reddito”.

Nell’online credono invece le aziende florovivaistiche padovane associate a Coldiretti. Diego Masaro, imprenditore di Legnaro nonché presidente della consulta florovivaistica di Coldiretti Padova, ha lanciato l’idea di fare squadra e mettere in rete le aziende padovane organizzate con la vendita a distanza e la consegna a domicilio. L’elenco delle aziende è pubblicato e aggiornato sul sito web di Coldiretti Padova, a questo indirizzo https://padova.coldiretti.it/news/fiori-a-casa-tua/. “I clienti ci possono contattare telefonicamente o via mail, siamo pronti a rispondere e a consegnare al più presto i nostri prodotti freschi”, afferma Masaro. Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 80 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

C’è il via regionale alla cura del verde. Arriva dalla Regione Veneto la conferma dell’interpretazione normativa sostenuta da Coldiretti in merito alla cura del verde. Le imprese agricole e florovivaistiche che si occupano del green pubblico o privato possono continuare a svolgere regolarmente l’attività in quanto tale possibilità è data dal quadro normativo ordinario nell’ambito agricolo (Codice Ateco 01) per cui la cura del verde risulta essere una attività connessa che non è sospesa dalla normativa statale per il contenimento del Covis19. In merito al nuovo decreto, tra l’altro non ancora pubblicato e che non parla di risarcimenti, Coldiretti Veneto giudica troppo breve il termine di 6 anni per la restituzione dei prestiti ed esprime preoccupazione per i tempi di erogazione che probabilmente non saranno corti. Occorrono inoltre scadenze lunghe per la sospensione dei pagamenti di imposte e contributi perché non si possono pagare a maggio o giugno attività che per due o tre mesi non hanno realizzato ricavi”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova/Coldiretti Veneto

Emergenza nuovo coronavirus, via libera alla vendita di piante e fiori

“E’ consentita la vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili”. E’ grande la soddisfazione delle organizzazioni agricole sindacali per il chiarimento arrivato dal Governo in merito alle loro richieste per il settore florovivaistico.

Si guarda ad aprile con fiducia, ma restano ancora dei dubbi. In Veneto questo settore conta 1.500 aziende che impiegano qualche decina di migliaia di addetti, con un fatturato pari a 500 milioni – sottolinea Claudio Padovani, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Veneto – In marzo abbiamo perso gran parte del fatturato annuale, a causa dello stop delle vendite in una stagione cruciale, buttando milioni di piante e piantine al macero. La speranza è che ora, ricominciando a vendere ai garden e alla grande distribuzione, si possa recuperare un po’ in aprile, che insieme a marzo costituisce l’80 per cento del nostro fatturato annuo. Tuttavia, ci sono molti dubbi che derivano dalle disposizioni del decreto, in base al quale ci si può spostare da Comune a Comune solo per motivi di necessità, salute e lavoro. Si potrà fare per acquistare fiori o piante? E se sì, la gente si muoverà? Abbiamo inoltre un altro problema di non poco conto, che è quello di tutelare i dipendenti. La situazione è complicata e temiamo che ci saranno ripercussioni molto pesanti per tutte le nostre aziende. Sarà fondamentale, perciò, continuare la nostra azione sindacale per la tutela del comparto sia con la messa in atto di misure specifiche, come gli indennizzi per chi ha subito o subisce il blocco dell’attività, sia per consentire alle aziende di mantenere una sufficiente liquidità per proseguire l’attività”.

#balconifioriti”. “L’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, Peraltro – continua il testo – tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione. Deve conseguentemente considerarsi ammessa l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”, sottolinea Ettore Prandini, presidente Coldiretti. “Lanciamo ora un appello alla grande distribuzione, ai mercati e a tutti i punti vendita aperti affinchè promuovano la vendita di fiori e piante Made in Italy” e invitiamo tutti gli italiani a mettere fiori e piante nei propri giardini, orti e balconi come segno benaugurante della primavera che segna il momento del risveglio con la mobilitazione #balconifioriti”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

 

 

 

Emergenza nuovo coronavirus. Florovivaisti: “Lasciateci portare le piante a domicilio”

“Stiamo buttando migliaia di piantine al macero e perdendo centinaia di migliaia di euro di fatturato. Ma quello che ci fa più rabbia è vedere che i giganti del Web possono consegnare piantine a domicilio e noi no, e che i supermercati vendono piante e terriccio che si fanno arrivare dall’Olanda, mentre noi siamo costretti allo stop. Questo non è giusto. Servono regole uguali per tutti”.

In piena produzion con fiori, piante aromatiche e da orto. Lo sfogo è di Francesco Montagnese, referente dei florovivaisti di Confagricoltura Belluno e titolare del vivaio Top Green di Feltre: da più di un mese, come tutti i vivai del Veneto, è stato costretto a chiudere l’azienda e non può vendere neanche una piantina. “Per noi florovivaisti bellunesi i mesi primaverili costituiscono il 50 per cento del giro commerciale annuo – spiega -. Siamo in piena produzione con gerani, viole, petunie e tante altre piante da fiori, ma anche con tutte le piante aromatiche e le piantine da orto del periodo: insalate, cappuccio, verze, porri, prezzemolo, alberi da frutto. La gente di montagna aspetta questo periodo tutto l’inverno, per uscire di casa e comprare quello che serve per l’orto, il campo e il giardino, compresi terriccio e letame. Invece è tutto fermo. Qualcuno dice che noi potremmo portare le piante a domicilio, altri dicono di no. Facciamo parte del settore primario, quindi possiamo o no ritenerci inclusi tra le attività di prima necessità previste dal decreto? Visto che le piante sono in produzione, possiamo recapitarle a casa? Ci vorrebbe qualcuno che facesse chiarezza e ci desse risposte. Non possiamo rischiare la denuncia penale perché ci ferma la Finanza e ci dice che non siamo in regola”.

Concorrenza sleale. Montagnese, che ipotizza per questo lungo stop una perdita di fatturato pari a 80.000 euro, afferma”: O ci fermiamo tutti o nessuno, le regole devono essere uguali per tutti. Io troverei corretto che anche noi potessimo portare la merce a casa, rispettando le norme di sicurezza con mascherine e guanti. Voglio ricordare che in questo momento, in cui molte famiglie si attrezzavano per fare il proprio orto familiare, non è possibile per tanta gente di montagna trovare le piantine, con la conseguenza che non potranno produrre gli ortaggi a loro necessari per la prossima estate. Molte persone saranno costrette a comperare gli ortaggi prodotti chi sa dove e a che prezzo, anziché raccoglierli nel proprio orto. E questo sarà un danno soprattutto per gli anziani che hanno pensioni basse e devono fare economia per sopravvivere”. Montagnese ricorda, infine, che in questo momento così difficile i fiori possono anche alleviare la tristezza e la sofferenza: fanno bene al morale e alla salute. “Ho regalato tante bellissime orchidee all’ospedale Santa Maria del Prato per ringraziare medici, infermieri e tutto il resto del personale in prima linea per tutti noi. È stato bello ricevere in cambio un sorriso. Ed è quello che vorremmo di nuovo vedere sui volti delle persone, portando a casa piante e fiori”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura veneto

Emergenza Coronavirus, florovivaisti, appello a Zaia affinchè non chiuda i negozi di fiori, pena il fallimento della categoria

Floricoltura Tomasin

“Sono d’accordo con il presidente veneto Luca Zaia: si chiudano tutti i negozi, se può servire a fermare il virus. Ma si lascino aperti quelli con prodotti deperibili, come quelli del settore florovivaistico, o saremo protetti a chiudere”. L’appello viene lanciato da Roberto Tomasin, florovivaista di Confagricoltura Padova, titolare dell’Ortofloricultura omonima di Polverara, che a nome anche di altri grandi florovivaisti delle zone vicine, come Pietro Favaro di Arzergrande e altri di Piove di Sacco, spiega come milioni di piantine da orto e da fiore rischino di finire nelle pattumiere se le attività verranno chiuse.

In produzione milioni di piante orticole. “Si stanno considerando tutte le attività agricole come settore primario, ma il nostro no – protesta Tomasin -. Invece anche la nostra deve essere inclusa tra quelle che non vanno chiuse. In questo momento stiamo producendo milioni di piante di insalata, cavoli, verze, bietole, erbe aromatiche e altre stagionali. Tra poco partiremo con quelle da strapiantare con un clima più mite. Poi abbiamo viole, gerani, surfinia, bulbi. Tutta merce che, se non viene venduta nel giro di 15 giorni, va buttata via. Stiamo per perdere il fatturato più importante dell’anno e rischiamo di lasciare a spasso centinaia di dipendenti, che, essendo stagionali, non hanno neppure paracaduti sociali. Io ne ho 14, Favaro ne ha 52, altri anche di più. Un intero settore rischia di andare all’aria”.

Nei garden, stesse precauzioni usate nei supermercati. Tomasin e altri florovivaisti come lui lavorano soprattutto con grossi centri come Garden e Flover, che in questo momento sono chiusi, ma anche con le fiorerie (pure chiuse), i mercatini, gli ambulanti, le fiere e con gli allestimenti di interni, che pure sono al momento paralizzati. “Vorremmo che ci considerassero alla stessa stregua degli allevatori e del food – reclama -. Non vendiamo ferro, che può restare fermo per sei mesi, ma materiale deperibile. È inutile che ci abbiano dato la possibilità di circolare, se i nostri clienti hanno tutti chiuso baracca. Ci piacerebbe coinvolgere l’opinione pubblica e i politici, per trovare soluzioni ragionevoli. I garden sono grandi, spaziosi e con spazi aperti. Si trovino modalità per farci continuare a lavorare, con tutte le precauzioni che vengono messe in atto nei supermercati, altrimenti milioni di euro e centinaia di posti di lavoro andranno in fumo”.

Con 452 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, registra un aumento della produzione complessa regionale, stimata a poco oltre 1,6 miliardi di pezzi. Il valore della produzione sfiora i 210 milioni di euro.​ “Pur essendo abituati a combattere contro avversità meteorologiche e fitopatologiche, nulla hanno potuto i nostri imprenditori contro il Covid-19. Fiere internazionali bloccate, eventi sul territorio pure, l’anticipo della stagione primaverile che ha velocizzato le fioriture  – spiega Paolo Vettoretto, presidente dell’associazione dei produttori florovivaisti del Veneto – le serre sono piene di prodotto invenduto. In questo contesto di azzeramento della marginalità è difficile prevedere che il settore trovi le risorse per poter investire, ammodernarsi, creare occupazione e crescere. Ed ancor più difficile sarà orientare il settore verso quella sostenibilità ambientale da tutti invocata. A tal proposito è bene ricordare che mai come in questi anni gli addetti al settore veneti sono stati il motore di diversi progetti che hanno fatto della tutela ambientale la vera grande priorità ed il grande valore aggiunto delle proprie produzioni, collocandosi in questo settore tra le aziende più all’avanguardia a livello europeo”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova

“Ditelo con un fiore” non va più di moda, settore in recessione

serrapIl florovivaistico veneto è rappresento da 1.600 aziende, da una superficie investita di 3.200 ettari e produce un miliardo e 400 milioni di piante. Questa, in sintesi, la fotografia di un importante settore dell’agricoltura e dell’economia veneta. Un settore che sta pagando, più di altri, la ridotta capacità di spesa dei cittadini.

claudio padovaniA fare il punto sul settore è Claudio Padovani, presidente della Sezione Economica Florovivaistica di Confagricoltura Veneto.

Presidente Padovani, qual è il trend del settore nel Veneto? “In questi ultimi anni il settore florovivaistico ha subito una riduzione delle aziende del 2- 3% all’anno, segno delle difficoltà che sta incontrando il comparto. Indubbiamente la diminuita capacità di acquisto delle persone e l’incertezza occupazionale hanno ridotto gli acquisti. Sono cambiati anche le abitudini e gli stili di vita”.

“Ditelo con un fiore” non va più di moda?  “Le nonne e le mamme sono ancora legate alla casa e pertanto curano il giardino e le terrazze con fiori e piante. I giovani sono attratti più da un fiore virtuale spedito con il cellulare che da un bel mazzo di fiori profumati”.

Com’è andata la stagione? “Le buone condizioni climatiche hanno favorito sia la produzione che le vendite primaverili. Il caldo estivo ha però creato qualche problema nelle coltivazioni e sono diminuite le vendite”.

Il vivaismo gode oggi di buona salute?  “Se da un lato sono cambiate le abitudini e si vive meno nelle nostre case, dall’altro il crollo del settore edilizio ha trascinato con sé anche l’attività di creazione e manutenzione dei parchi e giardini. Anche gli interventi delle Amministrazioni pubbliche si sono ridotti di molto. Spesso i pochi Bandi pubblici sono presi d’assalto dalle ditte “affamate” di lavoro e si sa la fame gioca brutti scherzi !  Le manutenzioni del privato si sono ridotte: in alcuni casi le nostre manutenzioni sono state sostituite da pensionati o da altre figure non professionali”.

Quali azioni si dovrebbero intraprendere per il rilancio del settore? “Sono varie le attività promozionali che si potrebbero mettere in campo, però e un problema di costi. L’importazione nel nostro Paese di fiori e piante dell’estero è notevole, si pensi che l’Olanda, con la sua capacità produttiva e di penetrazione nel nostro mercato, è in grado di esportare quasi il 70% del prodotto. Ci deve essere una maggiore attenzione del Governo per il nostro settore con un sostegno ai costi energetici ed elettrici per le nostre serre e complessivamente ai costi aziendali (accesso al credito, defiscalizzazioni, etc.). Indispensabile è aumentare la ricerca e la sperimentazione per avere miglioramento genetico e nuove varietà, la promozione e valorizzazione del nostro prodotto, etc. Come florovivaisti dobbiamo sempre più ricercare un’unione e riorganizzazione dell’offerta, fare squadra fra produttori anche con processi innovativi come con gli accordi di Rete”.

Fonte: Confragricoltura Veneto

Arriva il freddo, a beneficio dei radicchi veneti, ma “congela” il florovivaismo per i costi di riscaldamento delle serre

florovivaismoIn ritardo, sostengono gli orticoltori, ma sempre efficace la prima brina sui radicchi veneti. Le coltivazioni dell’ortaggio prestigioso sono state baciate dal gelo della notte scorsa dopo che le temperature di ottobre e novembre hanno superato di 2-3 gradi le medie come non succedeva negli ultimi trenta anni.

Per il florovivaismo, importante il taglio dell’accisa sul gasolio. Ma se certe verdure cercano il freddo le altre vogliono ancora il caldo così che si ricorre al riscaldamento prolungato nelle serre per piante e fiori alimentate a gasolio. Coldiretti ricorda che non è stato ancora emanato il decreto di attuazione della norma contenuta nel “Decreto del Fare” che rende applicabile l’agevolazione sul gasolio con il taglio dell’accisa. A rischio – sottolinea la Coldiretti – c’è un settore di punta dell’agroalimentare Made in Italy che serve il mercato nazionale ed alimenta anche un consistente flusso di esportazioni. Complessivamente il settore florovivaistico contribuisce con un fatturato di oltre 3 miliardi ad oltre il 6 per cento del totale alla produzione agricola nazionale. Il saldo attivo nella bilancia import/export – conclude la Coldiretti – è stato pari a oltre 160 milioni di euro nel 2012 ed è importante garantire la competitività del sistema per agganciare la ripresa economica, già partita in altri Paesi.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

 

 

In Trentino, bilancio in rosso per molti floricoltori

florovivaismo(di Sergio Ferrari, socio ARGAV) Le campagne commerciali di fiori primaverili ed estivi da parte delle 150 aziende floricole che operano in Trentino si sono concluse con un bilancio in perdita. La crisi è determinata dal forte taglio degli acquisti da parte soprattutto dei comuni e degli alberghi. Il programma di coltivazione dell´ultima parte della stagione in corso ha subito una diminuzione del 30-40%.