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Treviso, Giornate internazionali di studio sul paesaggio (20-21 febbraio) indagano la superficie più profonda della Terra. Venerdì 14 febbraio speciale conversazione on line

Sotterraneo/underground è il tema della ventunesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, in programma giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2025 nell’auditorium di Palazzo Bomben a Treviso, e organizzate dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e di Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Le giornate saranno precedute, venerdì 14 febbraio, da una conversazione online (sulla piattaforma Zoom) con Robert Macfarlane, scrittore, critico letterario, professore all’Emmanuel College dell’Università di Cambridge, autore del libro Underland. Un viaggio nel tempo profondo (Einaudi, 2020). Il tema individuato per l’edizione 2025 dell’appuntamento pubblico che costituisce il principale momento di riflessione e confronto aperto sulle linee di ricerca nel campo del paesaggio della Fondazione Benetton sarà indagato da esperti, professionisti, studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari, con uno spazio riservato, come di consueto, allo sguardo cinematografico.

Cosa c’è sotto i nostri piedi?

Segreti, schemi, connessioni, tracce, come scrive Robert Macfarlane. Sottoterra la mappa delle relazioni tra gli esseri umani e la natura si fa complessa ma anche più nitida e dal mondo sotterraneo si può emergere con una maggiore consapevolezza.
Raccogliendo una serie di sollecitazioni provenienti dall’architettura del paesaggio, dall’ecologia, dalle scienze naturali, dall’arte ambientale, dall’antropologia e dall’area di studi emergente delle environmental humanities, si propone una riflessione sulla possibilità di spostare il nostro sguardo sul paesaggio dalla superficie alla sua dimensione profonda, suggerendo un’immagine più complessa e interconnessa della vita sulla Terra, fatta di relazioni intricate, invisibili e sotterranee che naturalmente coinvolgono anche Homo sapiens, ma non vedono questa specie protagonista assoluta e dominante. Un cambiamento di rotta che ci invita, ancora una volta, a riflettere sulla necessità di estendere il quadro delle indagini e degli strumenti progettuali che ci permettono di capire il senso contemporaneo del paesaggio, nei suoi aspetti sia teorici che operativi.

Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione Benetton.

La conversazione con Robert Macfarlane si svolgerà sulla piattaforma Zoom, con traduzione simultanea, è richiesta l’iscrizione attraverso il link pubblicato nel sito e nei canali social della Fondazione Benetton.

Fonte testo/foto: servizio stampa Fondazione Benetton

Martedì 1 dicembre, incontro on line per indagare la storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio attraverso i cataloghi dei vivai

Martedì 1 dicembre alle ore 18 si conclude il ciclo di incontri online “La biblioteca incontra” dedicato alla valorizzazione del patrimonio librario e documentario della Fondazione Benetton Studi Ricerche. L’appuntamento conclusivo porrà l’attenzione sui cataloghi dei vivai, poco noti e indagati, ma in realtà fonti preziosissime per una storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio. Interverranno, insieme a Francesca Ghersetti, responsabile del centro documentazione della Fondazione Benetton, Filippo Pizzoni, aMAZING_sTUDIO e vicepresidente di Orticola di Lombardia e Franca Gambini, Accademia Agraria di Pesaro e presidente della Società Italiana Amici dei Fiori. Per partecipare all’incontro su Zoom ci si deve iscrivere attraverso l’apposito link pubblicato nei canali social e nel sito della Fondazione Benetton Studi Ricerche, www.fbsr.it. Gli iscritti riceveranno via email il link di Zoom per prendervi parte.

Nella storia dei giardini italiani sono noti – e sono stati studiati – i committenti e i progettisti; molto meno noti sono gli esperti orticoltori (quelli che gli inglesi chiamano plantsman), i capo–giardinieri e i giardinieri che hanno contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione dei grandi giardini italiani. Ancor meno noti sono gli stabilimenti d’orticoltura e i vivai che dalla metà dell’Ottocento sono stati il primo motore di una stagione, in Italia, di grande crescita del sapere botanico, di evoluzione delle tecniche orticole e di impulso alla creazione di nuovi giardini, anche grazie alle innumerevoli specie esotiche introdotte in Europa, all’affermarsi del collezionismo botanico e allo sviluppo del verde pubblico urbano con la nascita di parchi pubblici in ogni città italiana.

Si tratta di un ambito ancora largamente da studiare, che offre notevoli spunti di interesse, nel quale la redazione e la diffusione dei cataloghi delle produzioni florovivaistiche giocano un ruolo di primaria importanza. Non solo per conoscere la nascita e l’evoluzione di un nuovo mercato, dal punto di vista economico e sociale, o come mezzi di promozione e informazione culturale, ma anche dal punto di vista della sperimentazione e della divulgazione di tecniche colturali innovative. Ma ancor di più, i cataloghi dei vivai rappresentano fonte primaria di studio e conoscenza nell’ambito di discipline come la storia dei giardini e del paesaggio o il restauro di parchi storici, consentendo di comprendere aspetti fondamentali quali, ad esempio, la moda del collezionismo botanico o l’evolversi dell’estetica e del gusto in materia di piante e giardini, dall’Unità d’Italia sino a oggi.

Si tratta di documenti preziosi, raramente disponibili anche nelle biblioteche di settore, presenti negli archivi e nelle biblioteche di professionisti e studiosi – come ad esempio in quella di Ippolito Pizzetti conservata in Fondazione Benetton – che meritano di essere adeguatamente studiati e valorizzati.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton

Sino a tutto maggio 2020, i documentari del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino liberamente disponibili on line

Céide Fields

La Fondazione Benetton Studi Ricerche rende liberamente disponibili, nel suo canale Vimeo, i film documentari prodotti e realizzati nell’ambito delle ultime edizioni del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, il premio a un luogo, organizzato ogni anno dal 1990.

Per il pubblico, un modo per scoprire o riscoprire, attraverso i film, uno dei più originali progetti di ricerca dedicati al paesaggio della Fondazione, ma anche un’opportunità di compiere, in questa fase di chiusura, un viaggio attraverso diversi luoghi del mondo densi di valori di natura, memoria e invenzione. Fino a giovedì 30 aprile sarà visibile il documentario del Premio Carlo Scarpa 2018: Céide Fields, regia di Davide Gambino, in collaborazione con Gabriele Gismondi, dedicato a “I campi di Céide”, un luogo aspro, nella costa nord-occidentale dell’Irlanda, interamente affacciato a settentrione sull’oceano Atlantico, che nel secolo scorso ha rivelato la presenza ancora tangibile ed estesa di un paesaggio rurale del Neolitico, oggi forse la testimonianza più importante e remota del nostro processo di conoscenza delle origini del paesaggio coltivato e delle sue vicende ambientali lungo il corso dei millenni.

Da venerdì 1 a giovedì 7 maggio sarà la volta del film documentario realizzato con la Fondazione dal regista Ziyah Gafić nell’ambito del Premio Carlo Scarpa 2017 che ha designato il piccolo Jardín de Cactus nel nord-est di Lanzarote, isola dell’arcipelago canario. Questo luogo, l’antica cava di Guatiza trasformata in giardino, costituisce uno dei più significativi progetti dell’artista César Manrique (1919–1992), testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.

Da venerdì 8 a giovedì 14 maggio, la possibilità di vedere il Diario da un viaggio di studio in Kazakistan e Uzbekistan, regia di Davide Gambino, realizzato in occasione del Premio Carlo Scarpa 2016 dedicato a Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan. Un attraversamento nell’area geografica, storica e culturale della via della Seta che si dipana nel cuore dell’Asia Centrale, tra le foreste dei meli selvatici che popolano i dorsali della catena montuosa del Tien Shan al confine tra Kazakistan, Cina e Kirghizistan e le vallate uzbeche che conducono a Samarcanda. Oltre ai luoghi, i protagonisti del racconto sono i membri del comitato scientifico della Fondazione Benetton, impegnati nell’osservazione e nell’analisi delle realtà attraversate per individuare il luogo da designare.

Da venerdì 15 a giovedì 21 maggio si andrà virtualmente a Palermo, con la visione del documentario di Davide Gambino dedicato al sito di Maredolce-La Favara (Premio Carlo Scarpa 2015), un luogo che nel cuore del quartiere Brancaccio di Palermo conserva la memoria e le testimonianze tangibili di ciò che è stato il paesaggio nella civiltà araba e normanna in Sicilia, nel quadro più ampio di quel territorio che nella storia prenderà il nome di “Conca d’Oro”, e che nel corso delle trasformazioni recenti ha visto offuscarsi, se non addirittura dissolversi, il proprio carattere distintivo.

Da venerdì 22 a giovedì 28 maggio si potrà vedere il film documentario sui villaggi di Osmače e Brežani (Premio Carlo Scarpa 2014) sull’altopiano sopra Srebrenica in Bosnia-Erzegovina, realizzato con la Fondazione dal regista Ziyah Gafić. Insieme, i due villaggi compongono uno dei luoghi nei quali la guerra 1991-1995 ha devastato una convivenza multietnica e multiculturale di lunga durata e nel quale, oggi, un gruppo di giovani, allora bambini, sta cercando, con le proprie famiglie, di trovare la strada del ritorno e la trama della memoria, di rinnovare il legame necessario tra spazio da abitare, terra da coltivare, casa da ricostruire, condizione umana da conquistare. Ci aiuta a capire il “ritorno alla terra” come nuova vita degli ambienti fisici e umani, come energia ricostitutiva della convivenza, intesa non come distribuzione di posti ai diversi ma come compresenza di diversi nello stesso posto.

Nel canale Vimeo sono disponibili anche molti altri contenuti relativi alle attività di studio e ricerca della Fondazione nel campo del paesaggio, in particolare le videoregistrazioni delle sedici edizioni delle Giornate internazionali di studio del paesaggio.

20-21 febbraio 2020, a Treviso ci sono le giornate internazionali sul paesaggio

Hiri Mountain Tel Aviv

Suolo “come” paesaggio è il tema al centro della sedicesima edizione delle giornate internazionali di studio sul paesaggio, progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon, che si svolgeranno giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2020 negli spazi Bomben di Treviso.

Un binomio semplice solo in apparenza. Il suolo, infatti, in molte analisi, viene troppe volte posto come dato immanente, scontato, come se si trattasse di un fattore ininfluente, o al massimo neutro rispetto all’intervento umano che si insedia al di sopra di esso. «Il titolo dell’incontro si presenta all’insegna di un binomio apparentemente semplice, data la vicinanza tra lo sguardo sul paesaggio e quello sull’estensione dello spazio aperto e inedificato. L’interesse crescente per il tema terra ci invita però a un approfondimento che queste giornate cercheranno di esplorare, parlando appunto di “suolo come paesaggio”, e non solo di “suolo e paesaggio”. Se spesso, giustamente, parliamo di suolo in termini di mero consumo, richiamandoci alle molte forme di impoverimento della città e del territorio praticate dalla nostra società, più raramente, mettiamo al centro dell’attenzione la stessa natura (o nature) del suolo, nei suoi diversi aspetti ambientali, ecologici, estetici e sociali. Le giornate di studio guarderanno dunque al suolo come tessuto connettivo, nutrimento e processo vitale che accompagna la nostra esperienza di vita, dimensione fisica ed estetica nella quale risiede la sostanza dei luoghi abitati e il senso della nostra appartenenza al paesaggio», afferma Latini.

Pluralità di voci. A caratterizzare la due giorni è, oltre alla originale declinazione del tema, anche la pluralità delle voci coinvolte nell’analisi: architetti, agronomi, pianificatori, progettisti, ma anche artisti. Personalità individuate in riferimento alla loro preparazione accademica e scientifica ma anche per il loro aver realmente operato sul tema, nell’ambito di ricerche o progetti di particolare livello o originalità in Italia e all’estero. La partecipazione alle giornate di studio è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per ragioni organizzative si prega ugualmente di comunicare la propria adesione tramite il form online disponibile nel sito www.fbsr.it. Per gli architetti e gli agronomi/forestali è stato richiesto ai rispettivi ordini professionali il riconoscimento dei crediti formativi. È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese di tutti gli interventi. Diretta streaming nel sito, per informazioni: paesaggio@fbsr.it

Il programma è suddiviso in tre sezioni. La prima, Nature del suolo, sarà dedicata alle diverse declinazioni, di natura scientifica, sociale ed estetica che ci aiutano ad allargare il concetto di suolo, per smuovere l’idea di “suolo monolitico” e considerarlo nelle sue diverse forme, strutture, stratificazioni ecc. Accanto a una riflessione dell’autorevole paesaggista svizzero Christophe Girot, A proposito di terra, topologia e suolo, questa sezione ospiterà una relazione dell’urbanista Rosario Pavia che invita a guardare al suolo, sempre più inquinato, devastato e malato, come sistema ecologico complesso da cui dipende la vita del pianeta. «Solo rigenerando il suolo», afferma «è possibile contenere la catastrofe climatica e i fenomeni sociali e politici a essa connessi». Giacomo Certini, professore di pedologia nella Scuola di Agraria dell’Università di Firenze, parlerà di suoli terrestri, ma anche extra-terrestri, spingendo l’attenzione sulla necessità di coniare una definizione “cosmica” di suolo, inclusiva, cioè, anche di quei materiali che un giorno potrebbero provvedere al sostentamento di colonie umane al di fuori del nostro pianeta. «Con alcuni di questi substrati – quelli della Luna e di Marte», spiega Certini, «siamo già entrati in contatto e ne abbiamo verificato le potenzialità produttive, al netto di alcune ovviabili carenze nutrizionali e presenza di composti fitotossici».

La seconda parte, Suolo urbano, terre di città, si concentrerà sui temi urbani, quelli in genere più dibattuti per l’intensità dei fenomeni di conflitto in atto, ma anche quelli più ricchi di sperimentazioni progettuali. Anna Lambertini, architetto e paesaggista, proporrà una lettura in profondità di luoghi e spazi aperti, per raccontare come nel progetto di paesaggio vengano esplorate le relazioni che legano la vita e le attività in superficie con ciò che accade negli strati non visibili dei suoli urbani. I paesaggisti francesi François Vadepied e Mathieu Gontier dell’agenzia Wagon Landscaping presenteranno alcuni esempi di “giardini urbani”. «In città, i nostri suoli sono sempre più impermeabili» spiegano. «Come possiamo avviare una forma di riconversione e una dinamica di riconquista da parte degli esseri viventi? Dal 2009, l’agenzia “lavora sull’asfalto”, meravigliosa lavagna nera che, scrostata e lavorata appena, nasconde un fondo di suolo povero e drenante, propizio per l’arrivo di un’intera colonia di piante pioniere e vagabonde. Questo esempio consente di immaginare una possibile reversibilità di tutte le superfici impermeabili». Giorgio Prosdocimi Gianquinto, professore di Orticoltura e floricoltura all’Università di Bologna, porterà la riflessione sull’”invenzione di suolo”, attraverso esperienze di coltivazioni urbane con finalità alimentari, ma anche ecologico-ambientali, estetico-ricreative, educative, sociali e terapeutiche, che danno luogo a forme innovative, spesso creative, di orti urbani. Laura Fregolent, architetto, si focalizzerà sui processi di urbanizzazione e uso del suolo, a partire da una domanda: come i contesti diffusi di urbanità e urbanizzazione allargata e diversificata si adattino o possano adattarsi ai mutati quadri economici e quali siano le strategie e le politiche da implementare in un’ottica di qualità ambientale e dell’abitare?

La terza sezione, Visioni, esperienze sul campo, cui sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 21 febbraio, attraverserà un ampio panorama di esperienze. Antonio Perazzi, paesaggista e scrittore, affronterà la dimensione del giardino attraverso la descrizione di alcuni suoi progetti e il racconto del giardino di Prospect Cottage, creato dal regista Derek Jarman (1942-1994) in un suolo contaminato nel sud dell’Inghilterra, capace di ridare vita a un paesaggio apocalittico. Tilman Latz, dello studio Latz + Partner, fondato da Peter Latz, autore di importantissimi e pionieristici progetti, tra cui il Duisburg Nord Landscape Park, ex area industriale siderurgica nella regione della Ruhr in Germania, introdurrà il tema della bonifica di aree industriali dismesse come opportunità per una nuova attitudine progettuale, a partire dal suolo. Un’altra realtà complessa, quale quella della Terra dei fuochi, sarà invece al centro della relazione degli agronomi Fabrizio Cembalo Sambiase e Antonio di Gennaro, autori di numerosi progetti di paesaggio per curare le ferite – gli spazi agricoli mortificati, le cave, le discariche – di questa piana campana massacrata dall’abusivismo e dai rifiuti. Laura Zampieri, architetto, parlerà dell’interazione di acqua e suolo nel progetto di paesaggio; mentre Juan Manuel Palerm Salazar, architetto, ragionerà sulla bellezza dell’aridità e sulla preponderanza della materia nei progetti di paesaggio nei terreni aridi e nelle terre fragili. Sono previste, inoltre, testimonianze e riflessioni più orientate allo sguardo sia estetico che filosofico, nelle quali il suolo rappresenta una condizione di esilio e di reinvenzione, oppure una forma di coscienza paesaggistica, personale o collettiva, mutuata dal dialogo con l’arte. Dalla coscienza civica e l’ossessione di difendere il suolo, narrate dall’urbanista Paolo Pileri a partire dal racconto-saggio Rovina (2007, Einaudi) di Simona Vinci, al suolo come esperienza estetica, nel lavoro degli artisti torinesi Andrea Caretto e Raffaella Spagna, che proporranno un viaggio tra il mondo aereo, visibile, e l’universo sotterraneo, invisibile, attraversando le pratiche dell’azione collettiva e collaborativa, dell’installazione ambientale, della scultura.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

 

Dall’11 al 25 settembre 2019, Fondazione Benetton propone a Treviso quattro incontri a ingresso libero dedicati al pensare e al fare giardino nel mondo contemporaneo

Parc de la Zac des Docks, Francia“Il giardino dell’Eden non c’è più” è il tema della nuova edizione di Naturale inclinazione, il ciclo di incontri dedicati al pensare e al fare giardino nel mondo contemporaneo, organizzato in quattro incontri pubblici a ingresso libero a settembre a Treviso, negli spazi Bomben, dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e curato da Simonetta Zanon, responsabile progetti paesaggio.

I giardini rispecchiano la società che li produce. Il titolo, spiega Simonetta Zanon «si rifà all’espressione usata da Sir David Attenborough ricevendo a Davos il 21 gennaio scorso il Premio di Cristallo, prestigioso riconoscimento che viene attribuito agli artisti che si impegnano a migliorare il mondo. Con queste poche parole il leggendario naturalista e divulgatore scientifico ha fissato un’immagine, perfetta e terribile, della fine del lungo periodo di stabilità climatica che ha permesso agli uomini di insediarsi, coltivare e creare civiltà, l’Olocene, e dell’avvento dell’era dell’Antropocene. Nella condizione attuale, segnata in modo indelebile dall’azione umana, scena di un’accelerazione ambientale che tocchiamo con mano ogni giorno, si è fatta largo, infatti, un’idea che non guarda al giardino come ambito protetto e luogo perfetto di natura addomesticata ma come spazio, metaforico e reale insieme, di coltivazione e cura, di relazioni ecologiche e sociali, di esperienza diretta e interazione con la natura, di benessere e creatività, di attivismo civico e resistenza estetica. I giardini rispecchiano la società che li produce, le sue tensioni e contraddizioni, e in questo momento ci indicano un indirizzo di comportamento verso una prospettiva più autentica sulla natura, oltre il consumo forsennato delle risorse ma anche oltre il mito della natura incontaminata e intoccabile». Naturale inclinazione propone una riflessione sulle inevitabili implicazioni dell’accelerazione ambientale che stiamo vivendo sul paesaggio e sui progetti di paesaggio, con attenzione particolare all’assunzione di responsabilità cui tutti noi – in quanto cittadini, progettisti, studiosi, amministratori e, soprattutto, politici – siamo chiamati a far fronte.

Appuntamenti/1. Mercoledì 11 settembre ore 17.30Cambia il clima, cambia il progetto di paesaggio?” L’attuale condizione propone una sfida non solo per le scienze ma anche per le arti, le scienze umane, il modo abituale di vedere le cose e la cultura contemporanea. Gianni Celestini, professore associato in Architettura del paesaggio presso La Sapienza Università di Roma, illustrerà il progetto di paesaggio quale campo di relazione tra l’ecologia e la visione umana per la costituzione di un nuovo rapporto, una nuova fratellanza tra conoscenza artistica e conoscenza scientifica, in uno scenario nel quale nuovi sguardi sul paesaggio stanno accumulando e stratificando concetti estetici in grado di alterare i tradizionali modi di conoscere, di osservare e anche modificare la stessa nozione di luoghi. Saranno presentate esperienze avanzate, opere e progetti di architettura del paesaggio che affrontano questi temi non limitandosi alla riduzione dei rischi, ma mostrando come cambiamento climatico e rinnovamento urbano siano due temi complementari e integrati e come si possa trasformare il problema delle alluvioni in un’opportunità di rigenerazione degli spazi pubblici per una migliore vita di relazione e qualità urbana. Introduce Simonetta Zanon, Fondazione Benetton.

Appuntamenti/2. Venerdì 13 settembre ore 17.30Nell’Antropocene. Etica e politica alla fine di un mondo“. «L’umanità sta cambiando il mondo come effetto collaterale non voluto delle sue attività, e tutto questo avrà conseguenze non previste, molte delle quali dannose per gli esseri umani e altre specie: eventi climatici estremi, epidemie più diffuse e veloci, carenza di cibo e acqua e una vasta gamma di ulteriori conseguenze (per esempio instabilità politica e migrazioni di massa). Il pianeta reagisce, l’impatto umano si mescola alle forze della natura e, anzi, libera forze della natura (come il cambiamento del clima) che possono mutare un ambiente prima congeniale alla vita, che garantiva condizioni ospitali per la specie umana. Nell’Antropocene gli esseri umani hanno guadagnato potenza, ma perso controllo». Così scrivono gli autori del volume Nell’Antropocene. Etica e politica alla fine di un mondo (Derive Approdi, Roma 2018) e, nel solco del lavoro di Michael Pollan e Gilles Clément, individuano nell’esperienza dei giardini urbani, intesi come spazi di partecipazione e attivismo, un possibile antidoto al deficit di democrazia che caratterizza la politica dell’Antropocene. Marcello Di Paola, co-autore del volume (con Gianfranco Pellegrino) e docente presso la LUISS-Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma, ne discuterà con Giuseppe Barbera, professore ordinario di Colture arboree all’Università di Palermo. Introduce Luigi Latini, Università Iuav di Venezia.

Appuntamenti/3. Mercoledì 18 settembre ore 21, proiezione Quintet di Robert Altman (USA, 1979, durata 95’) In un futuro imprecisato il ghiaccio ha invaso il nostro pianeta e i pochi esseri umani sopravvissuti, sterili e privi di qualunque aspettativa, trascorrono il tempo dedicandosi a un gioco misterioso e mortale, il Quintet, che incarna una nuova lotta per la sopravvivenza dove la posta in gioco è la propria salvezza, in attesa comunque della già annunciata estinzione. La trama rimanda evidentemente a molti film del filone fantascientifico apocalittico, ma Altman si diverte a mescolare le carte evitando accuratamente di rileggere o parodiare il genere per raccontare invece una storia, che di fatto è la vita tout court, con l’inevitabile capolinea. Film di Altman fra i meno conosciuti, Quintet ha fatto discutere e diviso la critica, ma, grazie all’innato talento del regista e al cast internazionale con interpreti del calibro di Paul Newman e Vittorio Gassman, continua indiscutibilmente a rappresentare una straordinaria allegoria, particolarmente di attualità nel nostro tempo. La proiezione sarà introdotta e commentata da Livio Meo, giornalista e presidente dell’Associazione Cineforum Labirinto di Treviso.

Appuntamenti/4. Mercoledì 25 settembre ore 17.30Changes. Progettare per l’adattamento climatico“. «Architettura del paesaggio», 38, 2019 L’ultimo numero di «Architettura del paesaggio», la rivista ufficiale dell’AIAPP-Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, propone alcuni contributi teorici e una selezione critica di piani, progetti e buone pratiche già in atto per comporre un insieme di riferimenti operativi e tecnici utili per affrontare la questione ambientale più urgente della nostra epoca e per arricchire il tradizionale lessico progettuale del paesaggista. L’obiettivo è di illustrare come in ogni processo di trasformazione e gestione di luoghi e territori, a tutte le scale e rispetto a ogni possibile categoria di intervento (dal restauro del parco storico al progetto del piccolo giardino, dal piano di paesaggio al programma di miglioramento ambientale, e così via), potrebbero sempre trovare applicazione misure di mitigazione e di adattamento ai processi di cambiamento climatico, se solo si favorisse la diffusione di una cultura del progetto paesaggistico consapevole, basata su principi di uso e gestione eco-responsabile delle risorse. Ne discuteranno Anna Lambertini, professore associato in Architettura del paesaggio all’Università di Firenze, direttrice della rivista «Architettura del paesaggio»; Luigino Pirola, SAP Studio Architettura Paesaggio Bergamo, presidente di AIAPP; Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton. Per la partecipazione degli iscritti all’Albo degli Architetti sono previsti crediti formativi. Auditorium spazi Bomben, Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Conarotta 7, Treviso. Per informazioni: T 0422 5121, www.fbsr.it

Il progetto. Fin dalla sua prima edizione, svolta nel 2011, l’iniziativa Naturale inclinazione si rifà alla figura di Ippolito Pizzetti (1926-2007), maestro indimenticabile e costante punto di riferimento del lavoro della Fondazione, e al suo instancabile impegno nella divulgazione della cultura e dell’arte del fare giardini, atto poetico ricco di significati anche sul piano ecologico, sociale e etico. Il titolo della rassegna rinvia all’eredità culturale del grande paesaggista e inventore di giardini, riprendendo quello della raccolta dei suoi scritti per la rivista «Golem l’Indispensabile» (Gruppo Editoriale Motta 2006, nuova edizione Encyclomedia 2011).

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton

Borsa di studio sul paesaggio, aperta la quarta edizione del bando 2018/2019 rivolto a laureati e post laureati, domande entro il 31 agosto 2018

Laureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino al 31 agosto 2018 per presentare le domande per partecipare al bando della quarta edizione delle Borse di studio sul paesaggio istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, nel quadro delle attività di ricerca sul paesaggio e la cura dei luoghi sviluppate con il proprio Comitato scientifico.

L’’edizione 2018/2019 prevede l’’attivazione di una borsa di studio annuale, relativa all’area tematica Teorie e politiche per il paesaggio, ispirata a Rosario Assunto (1915-1994), tra le figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione. Ai candidati viene richiesto di presentare, individualmente, un progetto di ricerca basato sui temi e sui contenuti dell’iniziativa Luoghi di valore, condotta dalla Fondazione negli anni 2007-2012, i cui materiali originali sono conservati presso l’’archivio della Fondazione e in parte pubblicati nel sito www.fbsr.it, con esiti sintetizzati nell’’omonimo volume pubblicato nel 2016. Come il progetto Luoghi di valore, la ricerca dovrà avere al centro la questione del rapporto persona-luogo e comunità-luogo in ambito locale (provincia di Treviso), proponendone una lettura aggiornata e originale.La durata della borsa di studio, residenziale e non prorogabile, è di dodici mesi, dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2019. Il valore della borsa è fissato in 18.000,00 euro (lordi).

Possono candidarsi alla borsa di studio laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto 40 anni alla data del 31 agosto 2018. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprono un impiego pubblico o privato e svolgono una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it oppure può essere ritirato alla segreteria della Fondazione (via Cornarotta 7, Treviso, aperta dal lunedì al venerdì, ore 9-13 e 14-18). La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’’indirizzo paesaggio@fbsr.it con oggetto “Borse di studio sul paesaggio 2018/2019” oppure fatta pervenire con altra modalità alla segreteria della Fondazione con la stessa scadenza. La selezione dei candidati, insindacabile, sarà effettuata da una commissione appositamente istituita dalla Fondazione i cui membri provengono dalla sua struttura e dal suo Comitato scientifico. I risultati saranno resi noti entro il 30 ottobre 2018 mediante pubblicazione nel sito e successiva comunicazione via e-mail ai selezionati.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche