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15 novembre-22 dicembre 2024, a Treviso la mostra “Italia giardino del mondo” dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei

S’inaugura venerdì 15 novembre alle ore 18, in Fondazione Benetton studi ricerche, nella sede di Palazzo Bomben a Treviso, l’esposizione fotografica “Italia giardino del mondo” (Where Nature meets Art, Craft and Design), prima tappa italiana della mostra itinerante dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei, concepita, insieme all’omonima pubblicazione, come progetto di promozione integrata dell’Italia, prodotto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. All’inaugurazione pubblica, dopo un saluto di Luigi Latini, direttore della Fondazione Benetton studi ricerche, interverrà, con una relazione introduttiva, Chiara Santini, professoressa ordinaria di Storia dei giardini e del paesaggismo all’Ecole nationale supérieure de paysage di Versailles, coordinatrice del comitato scientifico e curatoriale della mostra. L’esposizione sarà aperta fino a domenica 22 dicembre, il venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13, 15-19. Ingresso libero.

L’immagine e la cultura del “giardino italiano”

Sono questi gli aspetti al centro di un percorso espositivo prevalentemente iconografico, che descrive, in una prospettiva di lunga durata storica, dal Rinascimento ai nostri giorni, uno straordinario patrimonio di “monumenti viventi”, visto attraverso fotografie d’autore e documenti storici. Ma anziché procedere cronologicamente, o per modelli formali o regionali, la mostra si propone di dar conto della ricchezza di questo patrimonio articolando il percorso espositivo attorno a sette chiavi tematiche che attraversano la storia del giardino italiano: il rapporto con il paesaggio, il disegno, l’acqua, la ricerca botanica, il dialogo con le arti, la dimensione sociale, il valore del mestiere; si vuole puntare così l’obiettivo su quell’insieme di saperi e tecniche di cui i giardini italiani sono espressione attraverso il tempo, e che offrono uno sguardo su quel patrimonio di creatività tutta italiana che è stato una delle matrici della cultura europea, non solo dell’arte dei giardini, ma anche del paesaggio e più in generale del rapporto uomo/natura.

Dal Rinascimento e dall’affermarsi del cosiddetto “Giardino all’italiana”

Riferibile al modello dei giardini cinquecenteschi toscani e laziali, la mostra giunge ai giorni nostri, attraverso parchi pubblici e privati, ville storiche, giardini monumentali e richiami ai saperi e alle pratiche che, attraverso il tempo, hanno rivelato il “saper fare” italiano in questo campo. In tal senso, emergono da questo viaggio alcune delle figure protagoniste del progetto del giardino nell’Italia contemporanea. Primi fra tutti, Pietro Porcinai (1910-1986), paesaggista fiorentino cui dobbiamo il maggiore contributo al formarsi di un’idea di paesaggio italiano moderno, per la sua capacità di confrontarsi e intrepretare in chiave progettuale un’eredità ricchissima, riuscendo al tempo stesso a far dialogare storia e innovazione, evocando un ampio spettro di temi quali l’ecologia, la collaborazione tra le professioni, la missione sociale del paesaggio, allora del tutto estranei alla cultura italiana. E Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974), capace di affermarsi, nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, in un campo professionale nuovo per l’Italia – quello dell’architettura del paesaggio – e sostenere l’importanza di un progetto sinergico tra parchi pubblici e giardini privati in cui conciliare funzione estetica e valori ambientali.

In mostra anche libri e carte sul tema del giardino italiano

Accompagna la mostra una pubblicazione che raccoglie tutte le immagini esposte, le fotografie d’autore e il materiale iconografico storico, con saggi accademici per ogni sezione. Inoltre, il percorso espositivo, in questa tappa italiana in Fondazione Benetton, sarà arricchito da una selezione, curata da Michele Tobia (architetto, borsista in Fondazione Benetton nel 2022), di libri e carte sul tema del giardino italiano posseduti nelle sezioni e nei fondi speciali del patrimonio documentario della biblioteca della Fondazione Benetton Studi Ricerche. La mostra sarà protagonista di un tour internazionale con il sostegno della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura e sarà una vetrina itinerante di una bellezza e capacità inventiva italiana da valorizzare o ancora da scoprire, favorendo nuovi itinerari di turismo sostenibile e la diffusione di una rinnovata sensibilità ambientale e paesaggistica. Il progetto è stato curato da Sabina Minutillo Turtur e Renato Fontana, prodotto dalla Bye Bye Silos con il contributo di un comitato scientifico curatoriale di accademici specializzati in storia del giardino e architettura del paesaggio: Chiara Santini (École nationale supérieure de paysage, Versailles), Paolo Cornaglia e Marco Ferrari (Politecnico di Torino), Luigi Latini, Andrés Holguín e Lorenza Gasparella (Università Iuav di Venezia). Sono partner dell’iniziativa anche l’Associazione parchi e giardini Italiani, il Fondo per l’ambiente italiano e Grandi giardini italiani.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche/foto giardino del Castello Ruspoli

13, 18 e 20 settembre, a Treviso gli incontri pubblici de La natura selvatica del giardino 2024

Lago Bullicante_foto di Giulia_FioccaQuanto giardini e paesaggi siano sempre, nel bene e nel male, rappresentazione vivente della società che li produce, e quanto natura, giardino, paesaggio siano termini il cui significato e il valore attribuito sono inevitabilmente soggetti a cambiare e a evolversi, anche nella percezione comune e nel discorso pubblico, sono gli argomenti al centro della rassegna La natura selvatica del giardino, edizione 2024 di Naturale inclinazione, il ciclo di incontri pubblici dedicato alla cultura del giardino nel mondo contemporaneo, organizzato venerdì 13, mercoledì 18 e venerdì 20 settembre negli spazi Bomben di Treviso dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon (responsabile progetti paesaggio), e ispirato a Ippolito Pizzetti (1926-2007), figura luminosa di progettista del paesaggio e del giardino. Il titolo della rassegna rinvia alla sua eredità culturale, riprendendo il titolo della raccolta dei suoi scritti per la rivista «Golem l’Indispensabile».

Sarà proiettato anche un film, Clorofilla

In programma tre incontri pubblici con addetti ai lavori, studiosi, divulgatori e la proiezione di un film, Clorofilla, opera prima della regista Ivana Gloria dedicato alla potenza del mondo vegetale, per aprire nuove prospettive sui paesaggi del futuro e su diverse forme di convivenza fra uomo e natura, dettate da logiche di sostenibilità ecologica e sociale. Dall’esperienza romana del lago Bullicante (nella foto in alto di Giulia Fiocca), che indica la strada per possibili riutilizzi di aree di archeologia industriale dismesse, alle opportunità offerte dalla rinaturalizzazione spontanea e dal selvatico. Con uno sguardo rivolto anche al passato per non dimenticare e tenere sempre a mente i rischi di azioni dettate più da ideologie che non da reali attenzioni ambientali. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

Borse di studio sul paesaggio, candidature entro venerdì 30 agosto 2024

Il giardino musicale di Herning_Carl Theodor SorensenLaureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino a venerdì 30 agosto 2024 alle ore 12 per partecipare al bando della decima edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite annualmente dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche per sostenere giovani laureati desiderosi di intraprendere un percorso di ricerca nel campo della cultura del paesaggio e del giardino, e della cura dei luoghi.

Le borse di studio sono indirizzate a tre aree tematiche che corrispondono al profilo culturale e al campo operativo di tre figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione: Sven-Ingvar Andersson (Progetto di paesaggio), Rosario Assunto (Teorie e politiche per il paesaggio) e Ippolito Pizzetti (Natura e giardino). L’edizione 2024/2025 prevede l’attivazione di due borse di studio residenziali e semestrali (15 gennaio 2025-15 luglio 2025), ognuna corrispondente a una delle tre aree tematiche, a scelta del candidato. Saranno privilegiate proposte dai contenuti originali, innovativi e coerenti con l’indirizzo scientifico della Fondazione. Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi).

Candidature. Le borse sono destinate a laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 31 agosto 2024. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it. La domanda dovrà essere inviata all’indirizzo paesaggio@fbsr.it entro venerdì 30 agosto 2024, alle ore 12. Per ulteriori informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta 7-9, T 0422 5121

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi ricerche, foto Il Giardino musicale di Herning Carl Theodor Sorensen, Fbsr

L’edizione 2023/24 del Premio internazionale Carlo Scarpa per il giardino “torna” ad esplorare l’America Latina

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All’Espacio Escultórico nel Pedregal de San Ángel, a Città del Messico, viene dedicata la trentatreesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, 2023-2024. Il Premio, ideato e realizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e incentrato su un luogo denso di valori di natura, memoria e invenzione, torna a esplorare per la seconda volta, dopo la sua prima edizione del 1990 che vide la scelta del Sítio Santo Antônio da Bica di Roberto Burle Marx, in Brasile, luoghi appartenenti al vasto mondo dell’America Latina.

L’Espacio Escultórico è un luogo costituito da una grande opera d’arte collettiva che emerge dalla stessa superficie lavica sulla quale, nel secolo scorso, a partire dalla fine degli anni Quaranta, nascono e si sviluppano nuovi quartieri e soprattutto un’intera città universitaria, quella dell’Universidad Nacional Autónoma de México (unam). Un anello dentato, composto da sessantaquattro prismi in cemento che poggiano su un basamento circolare del diametro di 120 metri, circoscrive un brano di suolo lavico “intatto”, rendendo manifesta la potenza espressiva di questo paesaggio, ma anche la sua condizione mutevole e fragile.

Opera fortemente voluta dall’Università e inaugurata nel 1979, l’Espacio Escultórico esprime in modo esemplare il valore e il significato di un paesaggio – quello del Pedregal de San Ángel, così forgiato da un’eruzione vulcanica – con il quale la città, le istituzioni e le comunità universitarie, l’ambiente culturale e la società messicana si confrontano e dialogano sul piano del suo valore ambientale ed ecologico, della sua potenza evocativa, ma anche dei conflitti generati in seno all’espansione urbana di una megalopoli che ne accerchia il perimetro e ne modifica nel tempo la natura e i significati.

Frutto dell’eruzione del vulcano monogenetico Xitle, – che in termini geologici risulta recente, avendo avuto luogo, approssimativamente, solo millecinquecento o forse duemila anni fa –, il Pedregal (che in italiano potremmo chiamare “pietraia”) ci appare come una distesa di roccia lavica, disseminata di vegetazione e variazioni morfologiche, che si evolve nel tempo e si manifesta come un paesaggio vivo, ricco di valore ecologico, e tuttora denso di richiami alla storia preispanica che lo ha preceduto, nonostante l’enorme riduzione del suo perimetro e della sua estensione originaria. L’Espacio Escultórico rappresenta un capitolo importante di questo paesaggio in divenire e, a dispetto (o forse grazie a essa) della fissità scultorea della sua immagine, stabilisce un punto d’incontro tra passato e futuro, a cavallo tra la grande vicenda della costruzione della Città Universitaria e l’evolversi di una coscienza ecologica del suo campus, “paesaggio di resistenza” più che pacifico e rassicurante scenario di una comunità per alcuni aspetti privilegiata.

Del valore dell’opera si è scritto molto e molte sono le sue interpretazioni. Risulta oggi significativo il metodo e il processo costruttivo scelto per l’Espacio Escultórico, quello di convocare sei artisti della Escuela Nacional de Artes Plásticas – Helen Escobedo, Manuel Felguérez, Mathias Goeritz, Hersúa, Sebastián e Federico Silva – per realizzare un’opera collettiva, dunque priva di carattere monoautoriale, totalmente tesa all’interazione con il paesaggio presente e con la sua eredità storica, e che assume un significato più vasto – oggi diremmo “non antropocentrico” –, aperto alle istanze ecologiche che sarebbero emerse a breve, e che lì, nel Pedregal, proprio il lavoro di questo gruppo di artisti contribuisce a far emergere. La stagione successiva alla costruzione dell’Espacio Escultórico sarà infatti improntata alla difesa di ciò che rimane del Pedregal, della protesta rispetto alla sua progressiva distruzione, e della presa di coscienza da parte della comunità scientifica e studentesca del suo valore, con la creazione ufficiale, nel 1983, della Reserva Ecológica del Pedregal de San Ángel (repsa), voluta dall’unam. Nella visione del Premio Carlo Scarpa, l’Espacio Escultórico è un luogo di meditazione personale e insieme di azione collettiva: la sua storia ci porta a riflettere sul rapporto tra gesto artistico e coscienza ecologica; la dimensione corale della sua concezione ci invita a ragionare sull’impegno individuale nel campo del paesaggio, a stabilire nuove coordinate e nuovi compiti progettuali.

Nel mese di aprile i vari appuntamenti. I principali momenti pubblici del Premio Carlo Scarpa 2023-2024 si svolgeranno, a Treviso, venerdì 12 aprile, ore 18, Ca’ Scarpa: inaugurazione della mostra dedicata all’Espacio Escultórico e al suo contesto, che sarà aperta al pubblico fino a domenica 30 giugno;  sabato 13 aprile, ore 10-13, auditorium della Fondazione Benetton in Palazzo Bomben: presentazione del libro e del film documentario dedicati al luogo e ai temi di questa edizione del Premio, preceduta da una conferenza di Louise Noelle; sabato 13 aprile, ore 17, Chiesa di San Teonisto: cerimonia pubblica con la consegna del sigillo simbolo del Premio a Leonardo Lomelí Vanegas, rettore dell’Universidad Nacional Autónoma de México, segnalando, nel contesto della stessa unam, altre due figure che esprimono il senso della cura di questo luogo, Silke Cram e Louise Noelle, entrambe impegnate negli organismi di gestione e tutela del luogo premiato.

Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino – così intitolato in onore di Carlo Scarpa (1906-1978), architetto e inventore di giardini – è un progetto di ricerca e di cura dedicato a un luogo, ideato e realizzato, dal 1990, dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche. Un progetto che ogni volta prende avvio da approfondimenti ed esplorazioni indirizzati a luoghi e culture diversi. Comitato scientifico della Fondazione e coordinamento del Premio: Luigi Latini, architetto, Università Iuav di Venezia (presidente); Giuseppe Barbera, agronomo, Università di Palermo; Hervé Brunon, storico del giardino, Centro André Chastel, Parigi, CNRS; Thilo Folkerts, architetto paesaggista, 100Landschaftsarchitektur, Berlino; Anna Lambertini, architetto e paesaggista, Università di Firenze; Monique Mosser, storica dell’arte, Scuola superiore di architettura di Versailles, CNRS; Joan Nogué, geografo, Università di Girona; Juan Manuel Palerm, architetto, Università di Las Palmas, Gran Canaria; José Tito Rojo, botanico, Università di Granada. Carmen Añón, paesaggista, Università di Madrid, membro onorario dal 2011; Domenico Luciani, architetto, ideatore e responsabile del Premio dal 1990 al 2014, membro onorario dal 2015. Le attività del Premio Carlo Scarpa sono curate e coordinate da Patrizia Boschiero, responsabile delle Edizioni della Fondazione, e Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico e direttore della Fondazione. Iniziativa culturale con il patrocinio di: Uniscape, Ministero della Cultura, Regione del Veneto, Città di Treviso.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

Venerdì 18, giovedì e venerdì 24-25 febbraio, tornano le Giornate internazionali di studio sul paesaggio 2022, tema “Abbandoni. Il paesaggio e la pienezza del vuoto”

17_DC-2. Il Vajont_Foto Archivio DC

Venerdì 18, giovedì 24 e venerdì 25 febbraio 2022 la Fondazione Benetton Studi Ricerche propone online, sulla piattaforma Zoom, con traduzione simultanea italiano/inglese, la diciottesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Abbandoni. Il paesaggio e la pienezza del vuoto, a cura di Luigi Latini (presidente del Comitato scientifico) e Simonetta Zanon (progetti paesaggio). La riflessione proseguirà con un incontro extra in programma venerdì 11 marzo 2022 alle ore 18. È richiesta l’iscrizione attraverso il link che, con tutte le informazioni utili, sarà pubblicato nei canali social e nel sito della Fondazione.

Il tema dell’abbandono dei luoghi di lavoro e degli spazi di vita – dal mondo rurale alla montagna, dagli spazi minimi dell’abitare ai grandi complessi industriali – è da tempo al centro di ogni discussione sul futuro del nostro mondo e all’origine di una vitalità progettuale che, anche nel campo del paesaggio, sta generando nuovi metodi di lavoro e mentalità operative. Lo sguardo sulle forme attuali di abbandono necessita, infatti, di un approfondimento che la cultura del paesaggio e del giardino può affinare con una attitudine e una strumentazione che guarda a questa condizione come valore in sé, e condizione di crescita, immaginando ogni azione non come misura riparatoria, ma prezioso esercizio di coesistenza. I luoghi dell’abbandono non sono dunque, soltanto, il teatro della memoria o lo spazio in attesa di processi di sostituzione, e le giornate di studio intendono aprire una discussione su come la condizione di sospensione o di rifiuto possa generare una “natura dell’abbandono” che lo sguardo paesaggistico, con la complicità di molti altri contributi, è capace di cogliere e “coltivare” in chiave fattiva e condivisa.

Nello spazio di tre sessioni, che coinvolgeranno studiosi, esperti e professionisti di diverse discipline, saranno messi a confronto e discussi contributi che si muovono, il primo giorno, in ambiti diversi come quello dell’abbandono della montagna, delle foreste, della campagna coltivata, dei borghi, affrontati da sguardi plurali come quello geografico, antropologico o paesaggistico, agronomico e forestale. I temi dell’evoluzione del paesaggio urbano contemporaneo e del destino degli spazi dedicati al “loisir”, che hanno visto l’abbandono di grandi strutture dedicate al tempo libero, saranno invece al centro della seconda e terza sessione del convegno. Anche quest’anno, un contributo alla riflessione sarà affidato alle suggestioni del linguaggio del cinema, a cominciare dal cortometraggio Corrispondenze di Marco Zuin e Alessandro Padovani, prodotto in occasione delle giornate.

Programma completo. Venerdì 18 febbraio 2022 ore 15-19 Sguardi diversi sui luoghi abbandonati. Corrispondenze, un cortometraggio di Marco Zuin e Alessandro Padovani realizzato in occasione delle giornate di studio 2022. Antropologia del terzo paesaggio, Nadia Breda, docente di Antropologia culturale, Università di Firenze; La soddisfazione dell’abbandono, Michela De Poli, architetto paesaggista, MADE associati, Treviso; Paesaggi non intenzionali, Matthew Gandy, docente di Geografia culturale e storica, University of Cambridge; Integrazione o segregazione negli usi delle terre e nei paesaggi? Marco Marchetti, docente di Ecologia e Pianificazione delle risorse forestali, Università del Molise; Montagne di mezzo: prendere le misure dell’abbandono. Mauro Varotto, docente di Geografia e Geografia culturale, Università degli Studi di Padova. Bianco, grigio, verde – paesaggi alpini in morfosi, Günther Vogt, Vogt Landschaftsarchitekten, Zurigo-Londra-Berlino-Parigi; Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro. Antonella Tarpino, storica e saggista, Fondazione Nuto Revelli, dialoga con Daniele Ferrazza, giornalista gruppo editoriale Gedi. Giovedì 24 febbraio 2022 ore 16.30-19 Paesaggi urbani Dall’incolto: ripensare il paesaggio urbano, Jill Desimini, docente di Architettura del paesaggio, Harvard Graduate School of Design; Abbandono con cura Pablo Georgieff, Coloco, Parigi, e Lorenzo Romito, Stalker, Roma; Isole. Paesaggi dello scarto e nuove terre, Sara Marini, docente di Composizione architettonica e urbana, Università Iuav, Venezia, a seguire proiezione in streaming del film Stalker di Andrej Tarkovskij (URSS, 1979, 161’) introducono Pablo Georgieff e Lorenzo Romito. Venerdì 25 febbraio 2022 ore 16.30-19 paesaggi del loisir, L’abbandono: un compito per l’arte e il paesaggismo, Katja Aßmann, direttrice artistica Spreepark, GrünBerlin, Berlino. Dolomiti Contemporanee, Gianluca D’Incà Levis, fondatore di Dolomiti Contemporanee, direttore di Spazio di Casso al Vajont. Regimi di cura e abbandono, Martì Franch, architetto paesaggista, EMF paisatge, Girona; Memoria, topofilia, conflitto e trasformazione urbana: gli stadi calcistici “abbandonati”Fabio Salomoni, sociologo, Dipartimento di Lingue straniere, Koç University, Istanbul. Extra, venerdì 11 marzo 2022 ore 18, Chernobyl Herbarium. La vita dopo il disastro nucleare, conversazione con Anaïs Tondeur, artista visuale, e Michael Marder, filosofo.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Tra “nature” del suolo, reti ecologiche sui tetti e suolo come risorsa ecosistemica, alle giornate internazionali sul paesaggio a Treviso si è tracciato il prossimo, fondamentale, decennio del nostro vivere sulla Terra

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Le due giornate sul paesaggio della Fondazione Benetton di quest’anno (20-21 febbraio 2020) si sono svolte in una contingenza storica particolare, ovvero a vent’anni dalla Convenzione Europea sul Paesaggio ma anche all’inizio del decennio (2020-2030) che, presumibilmente, si rivelerà fondamentale per il nostro vivere sul pianeta Terra, cioè dove le iniziative istituzionali e personali da mettere in campo sono molteplici e articolate per una svolta durevole e sostenibile.

Le “nature” del suolo. La sedicesima edizione delle giornate internazionali sul paesaggio ha approfondito il tema sul suolo ma non solamente da un punto di vista quantitativo (il suolo urbanizzato in eccesso, pavimentato….) ma anche da un punto di vista qualitativo cioè visto come un organismo vivente con le sue peculiarità e specificità. E’ stata infatti spostata l’attenzione sulla natura e sul valore del suolo in sé! “Raramente mettiamo al centro dell’attenzione la stessa natura (o nature) del suolo, nei suoi diversi aspetti ambientali, ecologici, estetici, sociali… al suolo come tessuto connettivo, nutrimento e processo vitale che accompagna la nostra esperienza di vita”. Alla Fondazione Benetton Studi e Ricerche è stato così evidenziato come nel suolo sia stoccato il doppio del carbonio di quello che esiste in atmosfera e che tale serbatoio sia molto più importante in termini di durata di tempo (centinaia di migliaia di anni), cioè un periodo decisamente più significativo rispetto allo stoccaggio nel legno delle piante. Nel suolo forestale c’è una presenza di carbonio pari al 6-7%, diversamente da quello agricolo in cui vi è solamente l’1% di carbonio.  Immaginiamo quanto ce ne potrà essere nel suolo urbanizzato e pavimentato. In un grammo di suolo ci sono ben 2 Km di DNA (Trevors, 2010) ad attestare l’organismo vivente quale é.

Tutte le relazioni che si sono susseguite sono state interessanti ma da citare, in particolare, quella di Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Università di Bologna, che ha illustrato uno studio sull’agricoltura urbana eseguito a Bologna. In questa importante città italiana è stata fatta un’esperienza di un orto comunitario sul tetto piano di un condominio. Poi sono stati rilevati i tetti piani che sarebbero potenzialmente disponibili a Bologna rilevandone ben 3.500, pari a 82 ettari di superficie potenzialmente coltivabile che potrebbe produrre verdure fino a 12.000 tn/anno, ovvero pari al 75% del fabbisogno della città di Bologna (stimato in 16.000 tn/anno). La fantastica creazione di questi orti pensili darebbe luogo a una rete ecologica per insetti utili e api di ben 94 Km; una rete ecologica “aerea” straordinaria in un’area urbana. Questa città italiana ha prodotto lo studio, attraverso la sua Università, che da noi rimane un sogno, una ipotesi fantastica… Ma Parigi sta già realizzando una rete di infrastrutture verdi costituite da orti pensili con allevamento anche di api, pareti verdi, alberature…. Persino realizzando una prima vigna pensile in Europa a dimostrarci come certi sogni possono essere sognabili.

Suolo permeabile e vivo una risorsa ecosistemica. Un dirompente Paolo Pileri, urbanista del Politecnico di Milano, ci ha riportato sulle quantità di suolo continuamente “ucciso” in Italia: 2 mq al secondo, 14 ettari al giorno, con punte massime in Lombardia (12,99% di suolo impermeabilizzato) ma con il Veneto che non se la cava male con un buon 12,35% (sperando non voglia primeggiare sulla Lombardia). Pochi sanno che un suolo impermeabilizzato ha un costo per la gestione delle acque pluviali a carico di tutti i cittadini di € 6.500,00 a ettaro. In un’epoca di pandemia come quella che stiamo vivendo, poi, sapere che un suolo permeabile e vivo è una risorsa ecosistemica, cioè che produce beni come i principali antibiotici che ci sono d’aiuto (come per esempio la streptomicina C21H39N7012), e che hanno salvato e salvano molte vite, ci dovrebbe rendere consapevoli di quanto si dovrebbe fare per fermare una occupazione del suolo che, al di là dei buoni propositi e delle dichiarazioni roboanti, non ha di fatto un freno. Per l’Italia, molto più di altri paesi del mondo occidentale, ci sarebbe da alzare la testa e guardare un po’ avanti con lungimiranza… E con l’aiuto di un po’ di conoscenza.

Che ruolo può svolgere un fiume nel paesaggio contemporaneo? Se ne parla domani, 15 novembre, a Mirano (VE).

fiume Muson

Venerdì 15 novembre alle ore 17, nel teatro di villa Belvedere a Mirano (VE), la Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con il Comune di Mirano, presenta i risultati del workshop annuale di progettazione, dedicato al fiume Muson e, in particolare, al paesaggio delle vie d’acqua da Mirano alla laguna di Venezia (ingresso libero).

Relatori. Luigi Latini, Università Iuav, Venezia, docente del workshop, Simonetta Zanon, Fondazione Benetton, che ha coordinato l’iniziativa, e i tre tutor Giacomo Casentini (architetto), Elena Lorenzetto (semiologa, borsista in Fondazione) e Luca Zilio (architetto, dottorando Iuav) illustreranno il lavoro svolto e le proposte avanzate, a partire da uno sguardo progettuale indirizzato all’acqua, vista come chiave di accesso alla comprensione dei luoghi e come guida per maturare una visione unitaria di quel paesaggio che ne è totalmente pervaso. Parteciperanno all’incontro il direttore della Fondazione Benetton, Marco Tamaro, e il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello. Nell’occasione, sarà proiettato il breve filmato, realizzato durante i giorni di workshop dal documentarista trevigiano Marco Zuin, che sarà presente all’incontro. Sarà inoltre illustrato e distribuito a tutti gli intervenuti il “Giornale del Workshop” curato e pubblicato dalla Fondazione.

Il workshop, organizzato dalla Fondazione Benetton nel quadro delle proprie attività di ricerca e sperimentazione sul paesaggio, si è svolto dal 18 al 22 giugno 2019 e ha coinvolto un gruppo di quindici giovani progettisti, selezionati tramite un bando pubblico, che ha lavorato al tema proposto andando ad approfondire il ruolo che un fiume può svolgere nel paesaggio contemporaneo, in particolare nel contesto della città diffusa veneta, in rapporto con il quadro sociale, culturale e territoriale. Guidato da tre docenti di fama internazionale (Thilo Folkerts, 100Landschaftsarchitektur, Berlino; Imma Jansana, Jansana-de la Villa-de Paauw Arquitectes, Barcellona; Luigi Latini, Università Iuav, Venezia),  il gruppo di lavoro ha potuto approfondire la conoscenza del sito attraverso seminari con esperti e studiosi, visite e incontri con i responsabili della sua cura e gestione, per arrivare poi a delineare alcune ipotesi progettuali per un luogo emblematico del paesaggio veneto, nella storia e nella contemporaneità. A partire dalla natura storica di un corso d’acqua che ben rappresenta la lunga vicenda delle operazioni idrauliche che caratterizzano il territorio della Repubblica Veneta e ne disegnano le forme, la riflessione progettuale ha avuto al suo centro i punti di contatto tra i conflitti e le opportunità che lo sviluppo contemporaneo ci chiama a considerare.

Il lavoro ha messo al centro la parola paesaggio, segnalando così la necessità di abbandonare punti di vista settoriali e specialistici e invece immaginare ogni proposta progettuale come frutto di un lavoro interdisciplinare coordinato, innovativo e, quando necessario, controcorrente.

Il risultato dell’esperienza sul campo corrisponde quindi a una filosofia di lavoro e a un orientamento di metodo che ha permesso di mettere a fuoco i tre temi attorno ai quali si è svolto l’esercizio progettuale: svelare il fiume, il vocabolario del fiume, riconnettere fiume e comunità. Il primo tema – svelare il fiume – è un invito a riconoscerne la presenza come primo atto progettuale, con esercizi sul campo che guardano ai modi diversi con quali il fiume si rivela ai nostri occhi, e con la strumentazione necessaria perché questo “incontro” si trasformi in paesaggi densi di relazioni e significati. Si invita dunque a guardare con nuovi occhi agli aspetti ecologici, alla presenza di manufatti idraulici ed edifici storici, agli argini in rapporto alle aree di esondazione, al paesaggio agrario, alle aree boscate.  Un secondo tema progettuale è presentato come necessità di percorrere il Muson nelle sue forme e significati mediante la scrittura di un vocabolario del fiume, oggi reso spesso invisibile da forme di rettificazione e incuria. Sono stare scritte parole – fronte, soglia, risposta, sosta, incisione – che condensano il senso di gesti progettuali disseminati lungo un corso d’acqua che diventa luogo di relazioni vitali, di connessioni ecologiche, di contatto e scambi tra diversi aspetti del territorio e della sua cultura. Il terzo tema è un invito a considerare la pratica e la filosofia del lavoro paesaggistico come strategia per riconnettere fiume e comunità. Il fiume costituisce un flusso vitale che attraversa Mirano con modalità diverse (toccando giardini storici, bacini legati allo sfruttamento dell’energia idraulica, opifici in attesa di nuovi usi ecc.) e la proposta intende stabilire un contatto diretto, perfino corporeo, sia con l’acqua, sia con il senso della memoria storica che ha il compito di stimolare nuovi immaginari, e una relazione critica con il paesaggio esistente. Per la partecipazione all’incontro di iscritti all’Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori sono previsti crediti formativi professionali.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

 

Borse di studio sul paesaggio, aperto il bando dell’edizione 2019/2020 rivolto a laureati e post laureati, domande entro venerdì 30 agosto 2019

Laureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino alle ore 12 di venerdì 30 agosto 2019 per presentare le domande di partecipazione al bando della quinta edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche nel quadro delle attività di ricerca sul paesaggio e la cura dei luoghi sviluppate con il proprio Comitato scientifico.

L’edizione 2019/2020 prevede l’attivazione di due borse di studio semestrali, una per ciascuna delle due aree tematiche – Natura e giardino e Progetto di paesaggio -, ispirate rispettivamente alle eredità culturali di Ippolito Pizzetti (1926-2007) e di Sven-Ingvar Andersson (1927-2007), figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione. Per la prima borsa di studio (area tematica Natura e giardino) ai candidati viene richiesto di presentare un progetto di ricerca sul tema dei nuovi paesaggi emergenti nell’Antropocene, con attenzione particolare alle questioni relative al rapporto tra intervento umano e natura, preferibilmente legato alla realtà geografica italiana. Per la seconda (area tematica Progetto di paesaggio) viene richiesto un progetto di ricerca sul tema del rapporto tra accelerazione ambientale e atteggiamento culturale nei confronti del progetto del giardino e del paesaggio. I candidati possono presentare, individualmente, un solo progetto di ricerca, originale e costruito esplicitamente attorno a una delle due aree tematiche.

La durata delle borse di studio, residenziali e non prorogabili, è di sei mesi ciascuna. Il periodo di svolgimento sarà dal 15 gennaio 2020 al 15 luglio 2020.
Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi). Possono candidarsi alla borsa di studio laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 30 agosto 2019. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it oppure può essere ritirato presso la segreteria della Fondazione (via Cornarotta 7, Treviso, aperta dal lunedì al venerdì, ore 9-13 e 14-18). La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’indirizzo paesaggio@fbsr.it con oggetto “Borse di studio sul paesaggio 2019/2020” oppure fatta pervenire con un’altra modalità alla segreteria della Fondazione con la stessa scadenza.

La selezione dei borsisti, insindacabile, sarà effettuata da una commissione appositamente istituita dalla Fondazione, i cui membri provengono dalla sua struttura e dal suo Comitato scientifico. I risultati saranno resi noti entro il 30 ottobre 2019 mediante pubblicazione nel sito http://www.fbsr.it. Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche: Maria Teresa Andresen, Università di Porto; Giuseppe Barbera, Università di Palermo; Hervé Brunon, Centro André Chastel, Parigi, CNRS; Anna Lambertini, Università di Firenze; Luigi Latini (presidente), Università Iuav di Venezia; Monique Mosser, Scuola superiore di architettura di Versailles, CNRS; Joan Nogué, Università di Girona; José Tito Rojo, Università di Granada. Referenti interni delle borse di studio sul paesaggio: Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico; Silvia Brugnaro, segreteria; Simonetta Zanon, responsabile progetti paesaggio (coordinamento). Per ulteriori informazioni:
Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

A giardini del tè di Dazhangshan, in Cina, la XXX edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

ll Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso di dedicare la trentesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino a I giardini del tè di Dazhangshan, situati nella contea di Wuyuan, nella parte nord-orientale della provincia del Jiangxi, nella Cina meridionale.

Ai piedi della montagna Dazhangshan, un vasto sistema di rilievi collinari accoglie in questa regione le coltivazioni del tè: campi ondulati, inconfondibili per il disegno ordinato delle piantagioni che scorrono in forma di siepi parallele e a tratti interrompono la copertura del manto boschivo o la distesa delle risaie nei fondivalle. La pianta del tè – quella Camellia sinensis che in quest’area della Cina ha avuto buona parte delle sue origini storiche – dà forma a un paesaggio contemporaneo condotto secondo rigorosi criteri agroecologici, in grado di raccogliere il senso della storia e di proiettare nel futuro il valore di un ambiente rurale nel quale l’uomo stabilisce una relazione di armonia con la natura.

Appuntamenti. Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2019 prevede nel mese di maggio, a Treviso, i suoi principali appuntamenti pubblici: venerdì 10 maggio alle ore 18 è in programma, nelle Gallerie delle Prigioni, l’apertura dell’esposizione The Ground We Have in Common. Sabato 11 maggio si svolgeranno un convegno internazionale di approfondimento nella sede della Fondazione Benetton (ore 9.30-13.30) e la cerimonia pubblica del Premio nel Teatro Comunale di Treviso (ore 17). Domenica 12 maggio alle ore 18 sarà proposto, nella chiesa di San Teonisto, un concerto di musica cinese in omaggio al luogo designato dal Premio.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Paesaggio e cura dei luoghi, borsa di studio per laureati e post laureati, domande entro il 31 agosto 2018

Laureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino al 31 agosto 2018 per presentare le domande di partecipazione al bando della quarta edizione delle Borse di studio sul paesaggio istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, nel quadro delle attività di ricerca sul paesaggio e la cura dei luoghi sviluppate con il proprio Comitato scientifico.

L’edizione 2018/19 prevede l’attivazione di una borsa di studio annuale, relativa all’area tematica Teorie e politiche per il paesaggio, ispirata a Rosario Assunto (1915-1994), tra le figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione. Ai candidati viene richiesto di presentare, individualmente, un progetto di ricerca basato sui temi e sui contenuti dell’iniziativa Luoghi di valore, condotta dalla Fondazione negli anni 2007-2012, i cui materiali originali sono conservati presso l’archivio della Fondazione e in parte pubblicati nel sito www.fbsr.it, con esiti sintetizzati nell’omonimo volume pubblicato nel 2016. Come il progetto Luoghi di valore, la ricerca dovrà avere al centro la questione del rapporto persona-luogo e comunità-luogo in ambito locale (provincia di Treviso), proponendone una lettura aggiornata e originale.

La durata della borsa di studio, residenziale e non prorogabile, è di dodici mesi, dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2019. Il valore della borsa è fissato in 18.000,00 euro (lordi). L’iniziativa Luoghi di valore è stata una “ricerca collettiva” che ha invitato i cittadini a individuare e segnalare paesaggi e luoghi della provincia di Treviso che ritenevano di valore, a spiegarne le ragioni e a esprimere le proprie opinioni e aspirazioni sugli stessi. Le 749 segnalazioni raccolte nelle sei edizioni raccontano il punto di vista dei singoli individui e delle comunità che nei luoghi abitano, con le loro diverse provenienze sociali e culturali, esigenze quotidiane, sentimenti e vissuti differenti. Centinaia di cittadini, decine di amministratori pubblici, scuole, associazioni, studiosi hanno contribuito all’indagine, che nel tempo è cresciuta suscitando l’interesse della comunità scientifica internazionale e stimolando l’attivazione di iniziative analoghe.

I candidati. “Di fronte all’enorme patrimonio di materiali raccolti, a distanza di alcuni anni in cui si sono sedimentati pensieri e sensibilità, in cui si sono mosse iniziative volte alla tutela e alla valorizzazione di alcuni dei luoghi segnalati, o non si sono ancora affrontate certe situazioni critiche, ci sembra utile e importante ritornare, con uno sguardo aggiornato, a prendere in esame il progetto e le molte questioni emerse, nella prospettiva che più ci sta a cuore: lo studio e la cura dei luoghi», racconta Simonetta Zanon, responsabile dell’iniziativa Luoghi di valore. Possono candidarsi alla borsa di studio laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto 40 anni alla data del 31 agosto 2018. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprono un impiego pubblico o privato e svolgono una qualunque attività lavorativa in modo continuativo.

Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito http://www.fbsr.it oppure può essere ritirato presso la segreteria della Fondazione (via Cornarotta 7, Treviso, aperta dal lunedì al venerdì, ore 9-13 e 14-18). La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’indirizzo paesaggio@fbsr.it con oggetto “Borse di studio sul paesaggio 2018/2019” oppure fatta pervenire con altra modalità alla segreteria della Fondazione con la stessa scadenza.

La selezione dei candidati, insindacabile, sarà effettuata da una commissione appositamente istituita dalla Fondazione i cui membri provengono dalla sua struttura e dal suo Comitato scientifico. I risultati saranno resi noti entro il 30 ottobre 2018 mediante pubblicazione nel sito http://www.fbsr.it e successiva comunicazione via e-mail ai selezionati. Referenti interni delle borse di studio paesaggio: Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico; Silvia Brugnaro, segreteria; Simonetta Zanon, responsabile progetti paesaggio (coordinamento). Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche Maria Teresa Andresen, Università di Porto; Giuseppe Barbera, Università di Palermo; Hervé Brunon, Centro André Chastel, Parigi, CNRS; Anna Lambertini, Università di Firenze; Luigi Latini (presidente), Università Iuav di Venezia; Monique Mosser, Scuola superiore di architettura di Versailles, CNRS; Joan Nogué, Università di Girona; Lionello Puppi, professore emerito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; José Tito Rojo, Università di Granada; Massimo Venturi Ferriolo, Politecnico di Milano. Maggiori info: tel. 0422-5121, paesaggio@fbsr.it

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche