(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Le due giornate sul paesaggio della Fondazione Benetton di quest’anno (20-21 febbraio 2020) si sono svolte in una contingenza storica particolare, ovvero a vent’anni dalla Convenzione Europea sul Paesaggio ma anche all’inizio del decennio (2020-2030) che, presumibilmente, si rivelerà fondamentale per il nostro vivere sul pianeta Terra, cioè dove le iniziative istituzionali e personali da mettere in campo sono molteplici e articolate per una svolta durevole e sostenibile.
Le “nature” del suolo. La sedicesima edizione delle giornate internazionali sul paesaggio ha approfondito il tema sul suolo ma non solamente da un punto di vista quantitativo (il suolo urbanizzato in eccesso, pavimentato….) ma anche da un punto di vista qualitativo cioè visto come un organismo vivente con le sue peculiarità e specificità. E’ stata infatti spostata l’attenzione sulla natura e sul valore del suolo in sé! “Raramente mettiamo al centro dell’attenzione la stessa natura (o nature) del suolo, nei suoi diversi aspetti ambientali, ecologici, estetici, sociali… al suolo come tessuto connettivo, nutrimento e processo vitale che accompagna la nostra esperienza di vita”. Alla Fondazione Benetton Studi e Ricerche è stato così evidenziato come nel suolo sia stoccato il doppio del carbonio di quello che esiste in atmosfera e che tale serbatoio sia molto più importante in termini di durata di tempo (centinaia di migliaia di anni), cioè un periodo decisamente più significativo rispetto allo stoccaggio nel legno delle piante. Nel suolo forestale c’è una presenza di carbonio pari al 6-7%, diversamente da quello agricolo in cui vi è solamente l’1% di carbonio. Immaginiamo quanto ce ne potrà essere nel suolo urbanizzato e pavimentato. In un grammo di suolo ci sono ben 2 Km di DNA (Trevors, 2010) ad attestare l’organismo vivente quale é.
Tutte le relazioni che si sono susseguite sono state interessanti ma da citare, in particolare, quella di Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Università di Bologna, che ha illustrato uno studio sull’agricoltura urbana eseguito a Bologna. In questa importante città italiana è stata fatta un’esperienza di un orto comunitario sul tetto piano di un condominio. Poi sono stati rilevati i tetti piani che sarebbero potenzialmente disponibili a Bologna rilevandone ben 3.500, pari a 82 ettari di superficie potenzialmente coltivabile che potrebbe produrre verdure fino a 12.000 tn/anno, ovvero pari al 75% del fabbisogno della città di Bologna (stimato in 16.000 tn/anno). La fantastica creazione di questi orti pensili darebbe luogo a una rete ecologica per insetti utili e api di ben 94 Km; una rete ecologica “aerea” straordinaria in un’area urbana. Questa città italiana ha prodotto lo studio, attraverso la sua Università, che da noi rimane un sogno, una ipotesi fantastica… Ma Parigi sta già realizzando una rete di infrastrutture verdi costituite da orti pensili con allevamento anche di api, pareti verdi, alberature…. Persino realizzando una prima vigna pensile in Europa a dimostrarci come certi sogni possono essere sognabili.
Suolo permeabile e vivo una risorsa ecosistemica. Un dirompente Paolo Pileri, urbanista del Politecnico di Milano, ci ha riportato sulle quantità di suolo continuamente “ucciso” in Italia: 2 mq al secondo, 14 ettari al giorno, con punte massime in Lombardia (12,99% di suolo impermeabilizzato) ma con il Veneto che non se la cava male con un buon 12,35% (sperando non voglia primeggiare sulla Lombardia). Pochi sanno che un suolo impermeabilizzato ha un costo per la gestione delle acque pluviali a carico di tutti i cittadini di € 6.500,00 a ettaro. In un’epoca di pandemia come quella che stiamo vivendo, poi, sapere che un suolo permeabile e vivo è una risorsa ecosistemica, cioè che produce beni come i principali antibiotici che ci sono d’aiuto (come per esempio la streptomicina C21H39N7012), e che hanno salvato e salvano molte vite, ci dovrebbe rendere consapevoli di quanto si dovrebbe fare per fermare una occupazione del suolo che, al di là dei buoni propositi e delle dichiarazioni roboanti, non ha di fatto un freno. Per l’Italia, molto più di altri paesi del mondo occidentale, ci sarebbe da alzare la testa e guardare un po’ avanti con lungimiranza… E con l’aiuto di un po’ di conoscenza.
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