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Agricoltura, il Veneto insedia 450 nuovi giovani imprenditori

foto viniesapori.net

“Con il decreto firmato nei giorni scorsi dal presidente Luca Zaia, riusciamo a finanziare di fatto tutte le domande in regola presentate in base al bando del Programma di Sviluppo Rurale da giovani che intendono insediarsi come titolari di azienda nel corso di quest’anno: si tratta di oltre 450 under 40, la cui presenza darà un contributo significativo al ricambio generazionale del nostro sistema primario”. E’ quanto ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato, riferendosi all’attuazione della misura 112 “Insediamento di giovani agricoltori” del PSR del Veneto 2007 – 2013, la cui graduatoria è stata approvata da Avepa  lo scorso 31 maggio, con conseguente formalizzazione dei nominativi dei destinatari ammessi al contributo.

Oltre 2 mila giovani agricoltori insediati in tre anni. “Con questo ultimo bando dedicato alle nuove generazioni di imprenditori – ha spiegato Manzato – arriveremo a oltre 2 mila giovani neo-insediati in poco più di tre anni: un record, che testimonia anche l’entusiasmo e la voglia di mettersi alla prova da parte dei nostri ragazzi e ragazze, che continuano a credere nell’agricoltura investono le loro idee, le loro energie e anche i loro beni nel settore primario. Ricordo che diventare titolari di un’azienda agricola significa quasi sempre darsi ad una attività nella quale si parte in partenza facendo debiti: lavorando la terra c’è molto da faticare e ben poco da speculare, anche di fronte al sostegno pubblico”. Con il “Pacchetto Giovani”, il PSR del Veneto prevede l’attivazione contemporanea di più misure, coordinate e rese coerenti nel Piano aziendale presentato dagli under 40. L’obiettivo è di sostenere la fase di avvio della nuova impresa favorendone l’assestamento strutturale iniziale, incrementando così il numero delle imprese condotte da giovani e, così facendo, migliorando l’efficienza del sistema e l’integrazione nel territorio e nella società. Abbiamo avviato nelle scorse settimane il Forum giovani PAC 2020, strumento per attivare un dialogo diretto tra e con i giovani agricoltori in vista della predisposizione della nuova programmazione agricola 2014 – 2020. Il Forum, aperto all’interno del portale PIAVe sta raccogliendo contributi costruttivi che pongono ottime basi”.

(Fonte: Regione Veneto)

Agricoltura alla “riscossa” nel bellunese, in quattro anni 175 nuovi agricoltori, l’11% del totale veneto

C’è un piccolo comune nel cuore del Cadore in provincia di Belluno che sta scoprendo la sua vera vocazione: l’agricoltura. Lo annuncia Coldiretti indicando nella nuova generazione agricola il merito di praticare questo lavoro alla faccia della burocrazia, della scomodità dei servizi, della frammentazione fondiaria di un piano regolatore che non permette l’edificazione di strutture agricole.

Un ipermercato all’aria aperta. “I novecento abitanti di Vodo di Cadore – sottolinea Coldiretti – possono contare su quattro nuove aziende agricole condotte da giovani imprenditori insediatisi recentemente e che rappresentano la garanzia dell’offerta di prodotti di qualità in vendita diretta a tutte le famiglie e ai turisti che passano per la località puntando alla più conosciuta Cortina d’Ampezzo”.  Le storie si intrecciano come la rete delle produzioni tipiche che grazie alla concentrazione delle loro fattorie danno la reale presenza di un ipermercato all’aria aperta.

Le quattro nuove aziende agricole. Il punto centrale è l‘azienda dei fratelli Talamini, che hanno smesso la tuta da operaio per dar lavoro, oggi, ad una decina di persone. Hanno recuperato quasi cento ettari di superficie boschiva e allevano bovini, suini per produrre non solo carne e insaccati ma anche latticini, formaggi ricotte. Hanno abbinato anche l’ attività agrituristica condotta dal più piccolo Matteo che ha appena ventanni. Poco distante Oscar Colussi lasciato un lavoro in fabbrica per la crisi ha potuto dedicarsi alla sua vera passione: l’allevamento avicolo e cunicolo che vende poi nello spaccio aziendale o ai mercati agricoli della vallata. Alessandro Michieli che risiede in una frazione vicina ha invece deciso di produrre un cavolo cappuccio autoctono detto “Capus de Vinigo” e non solo, raccoglie insalata, patate, fagioli, rape, cipolle e piccoli frutti. Punta ad un laboratorio di lavorazione – amministrazione permettendo. Tra loro anche una “lei” dal pollice verde che ha rilevato un’attività florovivaistica. Si chiama Lisa Vettore e di piante e fiori cresciuti in serra rifornisce terrazzi e davanzali per farli talmente colorati da far invidia a quelli trentini.

Nel bellunese, in 4 anni 175 nuovi agricoltori. E’ la conferma che il settore primario ha molto appeal – spiega Coldiretti – e le migliori performance sono proprio nel bellunese dove dal 2008 al 2012 si sono “laureati” 175 nuovi agricoltori, pari all’11% del totale veneto. Una mutazione anticrisi: il Cadore, il Comelico e la Val Zoldana possono contare oggi su numerose espressioni giovanili del fare impresa. Se il più eclatante è il fenomeno del ritorno alla pastorizia esercitata anche come attività unica, nel cui ambito viene riscoperta addirittura filatura della lana, non manca la coltivazione dell’orzo per servire la birra a chilometro zero, la raccolta di piccoli frutti come il sambuco che diventano in loco gustosi succhi, la cura delle distese di piante officinali per le erboristerie di campagna, l’ ecoturismo con slitte trainate da cani o cavalli e la gestione di cantine con vini autoctoni delle Dolomiti. “Oltre a coloro che hanno potuto utilizzare i finanziamenti del Programma di Sviluppo Agricolo che, è bene specificare, per ogni euro ricevuto ne devono sborsare almeno un altro di tasca propria – spiega Coldiretti – gli altri, ovvero gli esclusi dai benefici europei, non si fermano e investono direttamente i loro risparmi” con la conseguenza che anche il paesaggio ne beneficia tanto che Coldiretti insiste perché proprio a loro vada la gestione dei pascoli abbandonati per renderli ancora fertili come un tempo.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

A Belluno, grazie ai giovani, rinasce l’agricoltura di montagna

“La passione per la terra non si ferma neanche davanti alla burocrazia e quello che sta succedendo a Belluno ne è la testimonianza concreta”– è quanto afferma Coldiretti in occasione dell’incontro con i giovani imprenditori agricoli e l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato previsto per oggi a Lozzo di Cadore (BL).

In 4 anni, 1.500 nuovi giovani agricoltori di montagna. Per l’associazione agricola parlano chiaro i numeri: dal 2008 al 2012 si sono insediati nel bellunese 175 nuovi agricoltori ovvero 11% del totale veneto. In quattro anni, dunque, ben 1.500 under 40 hanno scelto di diventare titolari d’azienda sfruttando i finanziamenti del Programma di Sviluppo Agricolo.  “Questi i fortunati – spiega Coldiretti – che, è bene specificare, per ogni euro ricevuto ne devono sborsare almeno un altro di tasca propria. Gli altri, diciamo più sfortunati, ovvero gli esclusi dai benefici europei, non si fermano e investono direttamente i loro risparmi”.

Una ventata di nuove produzioni agricole. La provincia appare rigenerata tanto che sui ripidi pendii si cominciano a notare insolite colture (almeno fino a qualche decennio fa) come ad esempio la vite, gli ortaggi, i cereali tipo farro, mais e segale, piccoli frutti oppure allevamenti cosiddetti minori: ovini e caprini.  E’ in questa area, inoltre, che si concentrano, gli operatori sotto i trenta anni dimostrando presto attitudine al rischio imprenditoriale.  Con titoli di studio conseguiti negli atenei più prestigiosi e, non sempre attinenti all’agricoltura, la maggior parte di loro continua il mestiere dei genitori spesso improntato sull’allevamento bovino aggiungendo magari quel quid innovativo nella sala dei formaggi, ma c’è chi volta pagina completamente e si dedica alla pastorizia, all’agriturismo, alle api, alla frutticoltura.

Il Cadore, il Comelico e la Val Zoldana possono contare su numerose espressioni giovanili del fare impresa: la coltivazione dell’orzo per servire la birra a kmzero, la raccolta di piccoli frutti che diventano in loco gustosi succhi (anche nella versione a base di sambuco), distese di piante officinali per le erboristerie di campagna, l’ eco turismo con slitte trainate da cani o cavalli, persino cantine con vini autoctoni delle Dolomiti e il ritorno alla pastorizia per riscoprire la filatura della lana.  “Gli sforzi di questi ragazzi vanno premiati con una politica attenta alla specificità del territorio – commenta Coldiretti – è in queste zone che si registra l’erosione più alta della superficie agricola utilizzata. Un fenomeno non tanto legato allo sviluppo infrastrutturale quanto invece all’abbandono di pascoli. Allora – conclude Coldiretti – perché non consegnare nelle mani volenterose delle nuove generazioni il recupero di questi terreni, cosi da rimetterli in circuito produttivo e riattivare l’intero sistema?”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)