Calano gli infortuni in agricoltura in Veneto: sono 4.634 i casi registrati nel biennio 2009/10 con una riduzione del 42% rispetto al 2000. Nel 2011 si contano 14 incidenti mortali causati da ribaltamento del trattore, ma continua la crescita delle denunce delle malattie professionali, passate dai 42 casi nel 2009 ai 153 registrati nel 2010. (Fonte Inea, Istituto nazionale di economia agraria). Con il convegno “Le malattie professionali in agricoltura conoscere per prevenire” organizzato ieri presso la Corte Benedettina a Legnaro (Pd), la Confederazione italiana agricoltori del Veneto ha messo per la prima volta attorno allo stesso tavolo esponenti del mondo scientifico e di categoria: medici legali, medici di base e del lavoro, operatori di patronato e agricoltori per portare allo scoperto il nodo le malattie professionali del comparto.
I dati. Il convegno si è rivolto agli agricoltori titolari di azienda agricola e ai loro operatori per contrastare quei comportamenti pericolosi e favorire la prevenzione dei rischi del lavoro agricolo. In Italia, le malattie professionali in agricoltura sono passate negli ultimi cinque anni da 1.650 a 7.971, con una crescita nel 2011 del 24,8% e del 383% rispetto al 2007. E’ questa la fotografia che emerge dal “Rapporto sulle malattie professionali, l’andamento statistico del 2011” scattata da Inail Veneto. Puntando l’obiettivo alla nostra Regione, le malattie professionali del settore primario denunciate nel 2011 in Veneto sono state 252, l’11% del totale dei casi (2.205 compresi i settori industria e artigianato). In dettaglio: 68 a Verona, 46 a Treviso, 45 a Venezia, 39 a Padova, 32 a Vicenza, 13 a Belluno e 9 a Rovigo. Di questi risultano accolti solo 91 casi, il 36% di quelli denunciati. Secondo Cia si tratta principalmente di un chiaro segnale dell’emersione di un cronico fenomeno di sotto denuncia, piuttosto che di un improvviso aumento del rischio di ammalarsi. E di una maggiore tutela del lavoratore all’interno dell’azienda agricola, grazie anche all’attività informativa dell’associazione.
Le patologie più frequenti che gli agricoltori contraggono durate la loro vita lavorativa per effetto delle attività svolte sono le malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee. Seguono le malattie del sistema nervoso e degli organi di senso, comprese le ipoacusie (la sordità), le malattie respiratorie, i tumori, le malattie cutanee, i disturbi psichici e post traumatici da stress cronico. Il lavoratore agricolo si occupa di colture differenti, svolgendo più mansioni nella stessa giornata, prevalentemente all’esterno, su terreni spesso irregolari, utilizzando macchine e prodotti chimici.
La maggiore difficoltà che gli agricoltori si trovano a fronteggiare è il riconoscimento del nesso causale tra lavoro e malattia, per poter fornire all’Inail tutti gli elementi utili al riconoscimento. Nell’ambito delle malattie professionali del comparto agricolo spesso si parte da una storica sottodenuncia che giunge agli operatori del patronato Inac della Cia. Il primo passo per portare allo scoperto la malattia professionale è quello di mettere in moto la macchina burocratica per avviare l’istruttoria e la pratica. Si comincia dalla denuncia da parte del medico di base, l’attivazione da parte dell’Inail e dello Spisal. Anche il nuovo piano socio sanitario regionale guarda alla prevenzione delle malattie in ambito del lavoro sviluppando il controllo e la prevenzione della salute. “Insieme vogliamo informare sulle soluzioni per contrastare i cosiddetti comportamenti pericolosi le principali cause delle malattie professionali – spiega Laura Ravagnan, direttore patronato Inac della Confederazione italiana agricoltori del Veneto – in modo da permettere una migliore conoscenza delle malattie e delle loro cause, da parte delle aziende, lavoratori e medici”.
Scopo del convegno è portare allo scoperto i fenomeni di sottodenuncia e fare il punto sulle capacità di registrazione, elaborazione ed analisi delle informazioni raccolte sulle malattie in agricoltura, al fine di individuare al meglio i fattori a rischio per il riconoscimento dal punto di vista medico e per avviare con l’Inail un accordo per lo snellimento delle fasi di accertamento.
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