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A Due Carrare (Padova) un nuovo hub europeo che trasforma i dati in conoscenza operativa contro l’avanzare del dissesto climatico

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico e consigliere Argav). I cambiamenti del clima, come l’evoluzione dell’universo o quella biologica, segueno le leggi della “termodinamica del disequilibrio”, come l’ha chiamata Ilya Prigogine (Nobel per la chimica nel 1977), e, dove c’è di mezzo l’entropia, la gestione dei dati diventa parecchio difficile. Certe volte troppo. Infatti si tratta di progressioni non lineari, che determinano, al superamento di alcune “barriere”, la comparsa improvvisa di fenomeni estremi, che cambieranno drasticamente lo scenario di un territorio.

Per spiegare il fenomeno in biologia si può ricorrere alla cosiddetta “legge del tutto o niente”: per esempio, se in una cellula il livello di un neurotrasmettitore è appena al di sotto di una certa soglia, il segnale nervoso non passa, ma basterà l’arrivo di pochissime molecole in più per far scattare lo spike…Ma c’è sempre da qualche parte chi accetta una sfida, e, per avere il coraggio di farlo, in tal caso, bisogna avere competenze e vedute larghe, ovvero essere veramente interdisciplinari, tanto da estendere i propri studi dalla filosofia e scienze umane alle cosiddette hard sciences, cioè le scienze esatte (matematica e logica) e le scienze naturali (biologia, chimica e fisica).

Così, mentre negli Stati Uniti d’America si è appena eliminato dai programmi scolastici lo studio dei classici greci, in Italia, e in particolare in Veneto, a Due Carrare (Padova), c’è un’azienda altamente tecnologica, che, partendo dalla formazione, inizialmente umanistica, ma poi interdisciplinare del suo fondatore, è arrivata a offrire soluzioni concrete in tempo reale a compensazione delle sempre più frequenti emergenze climatiche che colpiscono il territorio, con una capacità di analisi dei fenomeni atmosferici basata su celle geografiche di un chilometro quadrato. “Ciò che oggi è più che mai necessario, superando la pura e semplice comunicazione delle catastrofi climatiche – ha rilevato Massimo Crespi, presidente di Radarmeteo-Hypermeteo -, è puntare sulla chiarezza del messaggio, ovvero bisogna fornire scenari con dei numeri, indispensabili all’assessment di assicurazioni, banche, consorzi di bonifica, pronto soccorsi, e ad aziende come Terna (impegnata nella duplice transizione energetica e digitale), la quale deve competere a livello mondiale con una conoscenza climatica numerica, che consenta di descrivere il trading energetico”.

Infatti, ACER (Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia), dallo scorso anno ha richiesto che le aziende dell’Unione monopoliste dell’energia nei singoli stati forniscano un aggiornamento quartorario (prima orario) sul consumo di energia. Ciò comporta l’assoluta necessità di poter fornire dati certificati e di elevata qualità. “Come prova del nostro lavoro sulla qualità dei dati storici (intendendo col termine “storici” tutti gli attimi che precedono fino a quello attuale) verificati e verificabili – ha proseguito Crespi – possiamo affermare per esempio di aver cambiato radicalmente lo scenario delle contestazioni assicurative nel mondo agricolo, con una o due contestazioni all’anno, con 400mila aziende agricole attive in Italia”.

Ma di fronte all’attuale contesto “liquido” (vicariando il termine da Zygmunt Bauman), Crespi sottolinea la necessità di avere sempre una continua attenzione etica sulla scelta delle future impostazioni aziendali di Radarmeteo-Hypermeteo – per esempio in merito all’utilizzo dell’IA (Intelligenza artificiale) – al fine di differenziare, mediante costante analisi ermeneutica della direzione da prendere, la politica aziendale e le effettive strategie da quella degli altri provider. Francesco Dell’Orco, cofondatore e amministratore delegato di Hypermeteo, costituitasi nel 2021 come emanazione di Radarmeteo (fondata nel 2007), ha poi illustrato i servizi di supporto operativo, previsione e fornitura di dati climatici altamente rappresentativi, che l’azienda fornisce in un formato utile a essere integrato nei sistemi di processo delle aziende clienti, che vanno dal settore assicurativo a quello delle piattaforme marittime.

In sostanza, il motore tecnologico di Hypermeteo si avvale anche di Data Scientists che integrano nell’IA i dati osservativi delle stazioni meteo, dei satelliti, e dei radar, per estrarre una griglia ordinata di dati omogenea nel tempo, che è successivamente facile da integrare in sistemi terzi. La IA, riducendo gli errori e le incertezze, ha reso i sistemi di Hypermeteo interessanti anche per il settore assicurativo, che ormai puntualmente verifica con i propri periti la congruenza delle entità dei danni denunciati dai propri clienti, con i dati che risultano pertinenti a ogni singola azienda agricola e con una risoluzione chilometrica. Andrea Chini, amministratore delegato di Radarmeteo, ha quindi sottolineato che le due realtà aziendali operano in modo sinergico e che Radarmeteo è focalizzata in particolare sul supporto operativo, per esempio per la pianificazione dell’operatività aeroportuale. “Ma – ha proseguito Chini – diciamo anche al cliente che cosa fare per mitigare l’impatto climatico estremo, per esempio sulle infrastrutture (nei ponti e negli elettrodotti vi sono materiali con coefficienti di dilatazione elevati), e in tutti i settori che operano a cielo aperto. Siamo inoltre pionieri nell’aver sviluppato un algoritmo che stima la grandezza dei grani di grandine, sulla proiezione storica come su quella previsionale con un now casting di un’ora. Ma, a questo proposito, in base ai nostri dati storici, si può anche indicare i luoghi dove converrà installare nuovi impianti fotovoltaici su grandi estensioni: nelle nostre griglie, infatti, ogni chilometro quadrato, c’è il dato storico fino a 30 anni fa, ma anche lo scenario creato mediante rianalisi (analisi retrospettiva)”. Per la nuova release del sistema di elaborazione dati di Radarmeteo-Hypermeteo è già stato richiesto il brevetto europeo.

Anche se è evidente che nei prossimi dieci anni le attività antropiche causeranno l’aumento dell’inquinamento atmosferico, continua a esservi una polemica su quanto riguarda le emissioni, ma anche solo basandosi sull’osservazione naturale dei cicli solari, e dell’oscillazione dell’asse terrestre, si può agevolmente osservare come sia cambiato il clima da 70/80/100/400 mila anni a questa parte. Per tornare a temperature come quelle attuali bisogna andare indietro di 65 milioni di anni. E, mentre perfino il Burkina Faso ha un servizio meteorologico nazionale riconosciuto attraverso la collaborazione con l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), con la stazione principale situata a Ouagadougou Aero, l‘Italia è uno dei pochi paesi al mondo a non averlo. “A livello nazionale, ci si avvale oggi di 27 enti, come per esempio le Arpa, che non interagiscono tra loro, per cui per ottenere il dato di una media nazionale bisogna interpellare 27 diverse realtà, mentre per istituzioni e imprese è sempre più necessario ottenere in tempi stretti dati climatici di qualità, al fine di far fronte al dissesto climatico- ha rilevato Crespi”.

Infatti, con l’avanzata dell’anticiclone africano e lo spostamento a ovest di quello delle Azzorre si verificherà una grande siccità al Sud della penisola italiana, con la scomparsa di ambienti favoriti dalla permanenza di climi antichissimi come le steppe montane mediterranee, che consentono l’esistenza di piante, come, per esempio, il pino loricato, che hanno sette-ottocento anni, e che sono straordinarie vestigia preistoriche di interazioni tra ambienti diversi. In Italia, inoltre, tutti gli eventi si sono già acuiti di oltre il 20%: siamo un hot spot dell’attuale ondata di calore che colpirà a breve l’economia a Nord del Paese e la dorsale tirrenica dove sono concentrate più aziende e infrastrutture, anche se, per quanto riguarda l’aumento del calore in termini percentuali assoluti, sarà più colpito il meridione e le coste campano-laziali.

“Non vi è dubbio che i consorzi di bonifica dovranno ritarare la canalizzazione secondo nuovi standard climatici, che sono da riformulare tenendo conto dei drastici cambiamenti della periodizzazione dei fenomeni atmosferici… ma tutti questi interventi non devono essere isolati e provvisori, serve assolutamente tornare a un’attenzione vera e costante verso il pianeta Terra, come ormai dimostrano e asseriscono non solo gli scienziati, ma anche importanti pensatori contemporanei e come già sostenevano gli antichi filosofi fondatori della cultura europea: solo per citare Platone “la terra è un pianeta sensibile” – ha concluso Crespi”.

Agribi, prima app in Italia contro il caporalato che insegna agli stranieri diritti e sicurezza in agricoltura

La presentazione in PrefetturaIn provincia di Verona, nel 2022, sono stati assunti 18.320 operai stranieri nel comparto agricolo, pari al 70% del totale dei nuovi addetti del settore. La lingua italiana è fondamentale per comprendere non solo direttive e regole, ma anche i comportamenti sicuri, dato che per un lavoratore straniero il rischio di incorrere in un infortunio è quattro volte maggiore rispetto ad un bracciante italiano. E nel 2023 gli infortuni in agricoltura nel Veronese sono stati 700, pari ad un terzo sui circa 2.000 in Veneto.

Numeri ancora alti, che hanno portato l’ente bilaterale dell’agricoltura veronese Agribi a lanciare un progetto all’avanguardia in Italia: si tratta della prima app pensata specificatamente per l’agricoltura e mirata a insegnare non solo una base di lingua italiana, ma anche la terminologia relativa al contratto di lavoro, ai diritti e doveri, alle regole sul lavoro e alla sicurezza. Uno strumento che può contribuire anche a contrastare il caporalato.

Il progetto, che si chiama “Impara la lingua con la sicurezza in agricoltura”, è stato presentato nei giorni scorsi in Prefettura a Verona alla presenza di sindacati di categoria e associazioni. Realizzato da Agribi in collaborazione con Busuu, app e piattaforma digitale che sta cambiando il modo di imparare le lingue, e agenzia 8 Wave di Verona per la componente comunicativa e grafica, l’iniziativa conta sul sostegno economico di Inail e Spisal-Aulss 9 Scaligera, che ne condividono le finalità.

Il pacchetto formativo, che verrà erogato tramite applicativo raggiungibile con qualsiasi dispositivo e collegamento Internet, fornirà il corso specifico per le lingue dei Paesi da cui proviene la maggior parte dei lavoratori: inglese, spagnolo, arabo, portoghese, francese, russo e polacco. Ogni anno verranno assegnati mille accessi alla app, della durata di dodici mesi, da sindacati, associazioni di categoria, aziende, consulenti del lavoro e associazioni di accoglienza dei migranti. La distribuzione, che partirà da gennaio, sarà effettuata a livello digitale da una piattaforma di gestione, che monitorerà l’andamento e l’utilizzo del programma. La app è già stata testata nelle scorse settimane da un target composto da una decina di lavoratori stranieri, che l’hanno sperimentata su uno smartphone, uno strumento di cui tutti dispongono.

Agribi, di cui fanno parte Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, si pone come capofila a livello nazionale nel campo delle buone pratiche dell’agricoltura. Sottolinea Luigi Bassani, presidente di Agribi: “L’ente bilaterale è impegnato in diversi fronti, tra i quali figurano la sicurezza sul lavoro, la prevenzione delle malattie dei lavoratori e la lotta contro il caporalato. Uno dei pilastri dell’integrazione è sicuramente l’apprendimento della lingua del Paese in cui si è scelto di lavorare. Il programma di apprendimento che abbiamo chiesto a Busuu di realizzare su misura per Agribi è il primo customizzato per l’agricoltura, in quanto non si tratta di un insegnamento della lingua italiana, ma di una terminologia improntata sulla sicurezza e sui diritti: orari di lavoro, riposi, busta paga, ore straordinarie e notturne, Tfr. Per gli stranieri che arrivano per la prima volta nel nostro Paese saranno messi a disposizione anche corsi base di lingua italiana: raggiunto il livello ideale, accederanno al corso specifico per la sicurezza e i diritti”. Il prefetto Demetrio Martino, nell’esprimere vivo apprezzamento per l’iniziativa assunta da Agribi a vantaggio dei cittadini stranieri presenti sul territorio provinciale, si è soffermato su “l’importanza della conoscenza della nostra lingua, indispensabile in ogni occasione della vita quotidiana ed in particolare all’interno di esperienze lavorative. La semplicità ed efficacia dell’uso dell’applicazione faciliterà l’apprendimento dei termini di maggior impiego nelle attività lavorative e produrrà certamente un importante contributo nel percorso di integrazione nella comunità veronese”.  Per Spisal Aulss 9 Scaligera il direttore Mario Gobbi e il coordinatore del progetto per l’Aulss 9 scaligera, Pietro Mazzoccoli, precisano che “affrontare il tema della sicurezza sul lavoro in agricoltura costituisce da sempre una priorità per lo Spisal, considerato che nel nostro territorio è il settore con il maggior rischio di infortunio mortale sul lavoro, le cui cause si ripetono sin dagli anni Cinquanta: ribaltamento del trattore e schiacciamento. La maggior parte di questi infortuni mortali coinvolge direttamente i coltivatori diretti e i loro familiari. Anche nel 2023, purtroppo, si sono verificati quattro infortuni mortali, che si aggiungono ai cinque casi del 2022. Non va trascurata un’altra causa di infortunio grave e mortale, legata alle temperature elevate. Nel corso del 2023 abbiamo avuto un decesso per colpo di calore. Sul versante della salute si rileva, negli ultimi anni, un notevole aumento delle denunce di malattie professionali, dovute prevalentemente a sovraccarico per movimentazione manuale dei carichi e movimenti ripetuti, soprattutto per l’attività di raccolta di frutta e verdura. Affrontare il tema della sicurezza sul lavoro in agricoltura attraverso una app innovativa, sul proprio smartphone, è un valore aggiunto che consente di aumentare la cultura della sicurezza nei lavoratori stranieri”. Conclude Franco Polosa, direttore provinciale di Inail: “Secondo i nostri dati, nel 2023, a tutto novembre, in Veneto si sono registrati oltre 2.000 infortuni in agricoltura. Nel territorio veronese si sono verificati quasi 700 infortuni nel settore primario, circa un terzo del totale. Purtroppo, le cause degli eventi lesivi in agricoltura sono molteplici, ma le più frequenti sono riconducibili ad un uso di attrezzature e macchinari non sicuri o non conformi alle norme, alla mancanza di formazione e informazione sui rischi e, va detto, anche a condizioni di lavoro talvolta precarie e caratterizzate da turni lunghi e pesanti. Da rilevare che nella manodopera non familiare è in forte crescita il peso dei lavoratori stranieri: la loro esposizione al rischio è sicuramente più elevata per una serie di fattori, tra cui la mancanza di conoscenza della lingua e delle norme italiane sia in tema di sicurezza ma anche, più semplicemente, di diritto del lavoro, coniugata quindi ad una notevole difficoltà di accesso alle informazioni e alla formazione. Da questi elementi discende una maggiore vulnerabilità economica e sociale, che può portare a condizioni di lavoro più incerte. Ecco perché uno strumento come questa app, che Inail ha deciso di cofinanziare, può contribuire in maniera significativa a ridurre lo svantaggio linguistico e, di conseguenza, a porre il lavoratore nella condizione di avere accesso a strumenti di formazione ed informazione, rendendolo quindi potenzialmente meno esposto ai rischi. La prevenzione degli infortuni in agricoltura è un problema serio, che deve essere affrontato con grande determinazione e in tutti i suoi aspetti”.

Fonte e foto: Servizio stampa Agribi

CIA Veneto fa il punto sulle malattie professionali in agricoltura

Calano gli infortuni in agricoltura in Veneto: sono 4.634 i casi registrati nel biennio 2009/10 con una riduzione del 42% rispetto al 2000. Nel 2011 si contano 14 incidenti mortali causati da ribaltamento del trattore, ma continua la crescita delle denunce delle malattie professionali, passate dai 42 casi nel 2009 ai 153 registrati nel 2010. (Fonte Inea, Istituto nazionale di economia agraria). Con il convegno “Le malattie professionali in agricoltura conoscere per prevenire” organizzato ieri presso la Corte Benedettina a Legnaro (Pd), la Confederazione italiana agricoltori del Veneto ha messo per la prima volta attorno allo stesso tavolo esponenti del mondo scientifico e di categoria: medici legali, medici di base e del lavoro, operatori di patronato e agricoltori per portare allo scoperto il nodo le malattie professionali del comparto.

I dati. Il convegno si è rivolto agli agricoltori titolari di azienda agricola e ai loro operatori per contrastare quei comportamenti pericolosi e favorire la prevenzione dei rischi del lavoro agricolo. In Italia, le malattie professionali in agricoltura sono passate negli ultimi cinque anni da 1.650 a 7.971, con una crescita nel 2011 del 24,8% e del 383% rispetto al 2007. E’ questa la fotografia che emerge dal “Rapporto sulle malattie professionali, l’andamento statistico del 2011” scattata da Inail Veneto. Puntando l’obiettivo alla nostra Regione, le malattie professionali del settore primario denunciate nel 2011 in Veneto sono state 252, l’11% del totale dei casi (2.205 compresi i settori industria e artigianato). In dettaglio: 68 a Verona, 46 a Treviso, 45 a Venezia, 39 a Padova, 32 a Vicenza, 13 a Belluno e 9 a Rovigo. Di questi risultano accolti solo 91 casi, il 36% di quelli denunciati. Secondo Cia si tratta principalmente di un chiaro segnale dell’emersione di un cronico fenomeno di sotto denuncia, piuttosto che di un improvviso aumento del rischio di ammalarsi. E di una maggiore tutela del lavoratore all’interno dell’azienda agricola, grazie anche all’attività informativa dell’associazione.

Le patologie più frequenti che gli agricoltori contraggono durate la loro vita lavorativa per effetto delle attività svolte sono le malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee. Seguono le malattie del sistema nervoso e degli organi di senso, comprese le ipoacusie (la sordità), le malattie respiratorie, i tumori, le malattie cutanee, i disturbi psichici e post traumatici da stress cronico. Il lavoratore agricolo si occupa di colture differenti, svolgendo più mansioni nella stessa giornata, prevalentemente all’esterno, su terreni spesso irregolari, utilizzando macchine e prodotti chimici.

La maggiore difficoltà che gli agricoltori si trovano a fronteggiare è il riconoscimento del nesso causale tra lavoro e malattia, per poter fornire all’Inail tutti gli elementi utili al riconoscimento. Nell’ambito delle malattie professionali del comparto agricolo spesso si parte da una storica sottodenuncia che giunge agli operatori del patronato Inac della Cia. Il primo passo per portare allo scoperto la malattia professionale è quello di mettere in moto la macchina burocratica per avviare l’istruttoria e la pratica. Si comincia dalla denuncia da parte del medico di base, l’attivazione da parte dell’Inail e dello Spisal. Anche il nuovo piano socio sanitario regionale guarda alla prevenzione delle malattie in ambito del lavoro sviluppando il controllo e la prevenzione della salute. “Insieme vogliamo informare sulle soluzioni per contrastare i cosiddetti comportamenti pericolosi le principali cause delle malattie professionali – spiega Laura Ravagnan, direttore patronato Inac della Confederazione italiana agricoltori del Veneto – in modo da permettere una migliore conoscenza delle malattie e delle loro cause, da parte delle aziende, lavoratori e medici”.

Scopo del convegno è portare allo scoperto i fenomeni di sottodenuncia e fare il punto sulle capacità di registrazione, elaborazione ed analisi delle informazioni raccolte sulle malattie in agricoltura, al fine di individuare al meglio i fattori a rischio per il riconoscimento dal punto di vista medico e per avviare con l’Inail un accordo per lo snellimento delle fasi di accertamento.

Alto Adige: la sicurezza degli agricoltori in una chiavetta USB

Schede informative digitali in una chiavetta USB da destinare ai lavoratori agricoli dell’Alto Adige. Questa l’interessante iniziativa di prevenzione e sicurezza sul lavoro nel settore agricolo che nasce dalla collaborazione tra INAIL e SBB (Südtiroler Bauernbund). Le schede informative sono elaborate in diverse lingue, ovvero tedesco, italiano, macedone, rumeno, polacco, slovacco, ceco e ungherese e contengono utili informazioni circa i rischi presenti nell’attività agricola e le relative misure di prevenzione.

Altri progetti in cantiere per promuovere la cultura della salute e della sicurezza in agricoltura. Si parte illustrando gli obblighi del lavoratore previsti dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro per poi approfondire i rischi specifici relativi al settore agricolo come le vibrazioni e il rumore, il trasporto dei carichi, le piattaforme semoventi, l’utilizzo di trattori, scale, rimorchi, motoseghe e forbici. Infine, all’interno delle chiavette USB, è conservato anche un file per la valutazione del rischio ma in lingua tedesca, la versione in italiano è comunque disponibile presso la Direzione provinciale di Bolzano. Altri progetti per promuovere la cultura della salute e della sicurezza in agricoltura sono in lavorazione grazie alla collaborazione ormai consolidata tra Direzione provinciale di Bolzano e l’associazione degli agricoltori altoatesini: un check up dei macchinari utilizzati dalle aziende agricole, la distribuzione di opuscoli informativi e un sistema di allerta chiamato Sentinel per prevenire gli infortuni causati dai trattori.

(fonte: Freshplaza.it)