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A Due Carrare (Padova) un nuovo hub europeo che trasforma i dati in conoscenza operativa contro l’avanzare del dissesto climatico

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico e consigliere Argav). I cambiamenti del clima, come l’evoluzione dell’universo o quella biologica, segueno le leggi della “termodinamica del disequilibrio”, come l’ha chiamata Ilya Prigogine (Nobel per la chimica nel 1977), e, dove c’è di mezzo l’entropia, la gestione dei dati diventa parecchio difficile. Certe volte troppo. Infatti si tratta di progressioni non lineari, che determinano, al superamento di alcune “barriere”, la comparsa improvvisa di fenomeni estremi, che cambieranno drasticamente lo scenario di un territorio.

Per spiegare il fenomeno in biologia si può ricorrere alla cosiddetta “legge del tutto o niente”: per esempio, se in una cellula il livello di un neurotrasmettitore è appena al di sotto di una certa soglia, il segnale nervoso non passa, ma basterà l’arrivo di pochissime molecole in più per far scattare lo spike…Ma c’è sempre da qualche parte chi accetta una sfida, e, per avere il coraggio di farlo, in tal caso, bisogna avere competenze e vedute larghe, ovvero essere veramente interdisciplinari, tanto da estendere i propri studi dalla filosofia e scienze umane alle cosiddette hard sciences, cioè le scienze esatte (matematica e logica) e le scienze naturali (biologia, chimica e fisica).

Così, mentre negli Stati Uniti d’America si è appena eliminato dai programmi scolastici lo studio dei classici greci, in Italia, e in particolare in Veneto, a Due Carrare (Padova), c’è un’azienda altamente tecnologica, che, partendo dalla formazione, inizialmente umanistica, ma poi interdisciplinare del suo fondatore, è arrivata a offrire soluzioni concrete in tempo reale a compensazione delle sempre più frequenti emergenze climatiche che colpiscono il territorio, con una capacità di analisi dei fenomeni atmosferici basata su celle geografiche di un chilometro quadrato. “Ciò che oggi è più che mai necessario, superando la pura e semplice comunicazione delle catastrofi climatiche – ha rilevato Massimo Crespi, presidente di Radarmeteo-Hypermeteo -, è puntare sulla chiarezza del messaggio, ovvero bisogna fornire scenari con dei numeri, indispensabili all’assessment di assicurazioni, banche, consorzi di bonifica, pronto soccorsi, e ad aziende come Terna (impegnata nella duplice transizione energetica e digitale), la quale deve competere a livello mondiale con una conoscenza climatica numerica, che consenta di descrivere il trading energetico”.

Infatti, ACER (Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia), dallo scorso anno ha richiesto che le aziende dell’Unione monopoliste dell’energia nei singoli stati forniscano un aggiornamento quartorario (prima orario) sul consumo di energia. Ciò comporta l’assoluta necessità di poter fornire dati certificati e di elevata qualità. “Come prova del nostro lavoro sulla qualità dei dati storici (intendendo col termine “storici” tutti gli attimi che precedono fino a quello attuale) verificati e verificabili – ha proseguito Crespi – possiamo affermare per esempio di aver cambiato radicalmente lo scenario delle contestazioni assicurative nel mondo agricolo, con una o due contestazioni all’anno, con 400mila aziende agricole attive in Italia”.

Ma di fronte all’attuale contesto “liquido” (vicariando il termine da Zygmunt Bauman), Crespi sottolinea la necessità di avere sempre una continua attenzione etica sulla scelta delle future impostazioni aziendali di Radarmeteo-Hypermeteo – per esempio in merito all’utilizzo dell’IA (Intelligenza artificiale) – al fine di differenziare, mediante costante analisi ermeneutica della direzione da prendere, la politica aziendale e le effettive strategie da quella degli altri provider. Francesco Dell’Orco, cofondatore e amministratore delegato di Hypermeteo, costituitasi nel 2021 come emanazione di Radarmeteo (fondata nel 2007), ha poi illustrato i servizi di supporto operativo, previsione e fornitura di dati climatici altamente rappresentativi, che l’azienda fornisce in un formato utile a essere integrato nei sistemi di processo delle aziende clienti, che vanno dal settore assicurativo a quello delle piattaforme marittime.

In sostanza, il motore tecnologico di Hypermeteo si avvale anche di Data Scientists che integrano nell’IA i dati osservativi delle stazioni meteo, dei satelliti, e dei radar, per estrarre una griglia ordinata di dati omogenea nel tempo, che è successivamente facile da integrare in sistemi terzi. La IA, riducendo gli errori e le incertezze, ha reso i sistemi di Hypermeteo interessanti anche per il settore assicurativo, che ormai puntualmente verifica con i propri periti la congruenza delle entità dei danni denunciati dai propri clienti, con i dati che risultano pertinenti a ogni singola azienda agricola e con una risoluzione chilometrica. Andrea Chini, amministratore delegato di Radarmeteo, ha quindi sottolineato che le due realtà aziendali operano in modo sinergico e che Radarmeteo è focalizzata in particolare sul supporto operativo, per esempio per la pianificazione dell’operatività aeroportuale. “Ma – ha proseguito Chini – diciamo anche al cliente che cosa fare per mitigare l’impatto climatico estremo, per esempio sulle infrastrutture (nei ponti e negli elettrodotti vi sono materiali con coefficienti di dilatazione elevati), e in tutti i settori che operano a cielo aperto. Siamo inoltre pionieri nell’aver sviluppato un algoritmo che stima la grandezza dei grani di grandine, sulla proiezione storica come su quella previsionale con un now casting di un’ora. Ma, a questo proposito, in base ai nostri dati storici, si può anche indicare i luoghi dove converrà installare nuovi impianti fotovoltaici su grandi estensioni: nelle nostre griglie, infatti, ogni chilometro quadrato, c’è il dato storico fino a 30 anni fa, ma anche lo scenario creato mediante rianalisi (analisi retrospettiva)”. Per la nuova release del sistema di elaborazione dati di Radarmeteo-Hypermeteo è già stato richiesto il brevetto europeo.

Anche se è evidente che nei prossimi dieci anni le attività antropiche causeranno l’aumento dell’inquinamento atmosferico, continua a esservi una polemica su quanto riguarda le emissioni, ma anche solo basandosi sull’osservazione naturale dei cicli solari, e dell’oscillazione dell’asse terrestre, si può agevolmente osservare come sia cambiato il clima da 70/80/100/400 mila anni a questa parte. Per tornare a temperature come quelle attuali bisogna andare indietro di 65 milioni di anni. E, mentre perfino il Burkina Faso ha un servizio meteorologico nazionale riconosciuto attraverso la collaborazione con l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), con la stazione principale situata a Ouagadougou Aero, l‘Italia è uno dei pochi paesi al mondo a non averlo. “A livello nazionale, ci si avvale oggi di 27 enti, come per esempio le Arpa, che non interagiscono tra loro, per cui per ottenere il dato di una media nazionale bisogna interpellare 27 diverse realtà, mentre per istituzioni e imprese è sempre più necessario ottenere in tempi stretti dati climatici di qualità, al fine di far fronte al dissesto climatico- ha rilevato Crespi”.

Infatti, con l’avanzata dell’anticiclone africano e lo spostamento a ovest di quello delle Azzorre si verificherà una grande siccità al Sud della penisola italiana, con la scomparsa di ambienti favoriti dalla permanenza di climi antichissimi come le steppe montane mediterranee, che consentono l’esistenza di piante, come, per esempio, il pino loricato, che hanno sette-ottocento anni, e che sono straordinarie vestigia preistoriche di interazioni tra ambienti diversi. In Italia, inoltre, tutti gli eventi si sono già acuiti di oltre il 20%: siamo un hot spot dell’attuale ondata di calore che colpirà a breve l’economia a Nord del Paese e la dorsale tirrenica dove sono concentrate più aziende e infrastrutture, anche se, per quanto riguarda l’aumento del calore in termini percentuali assoluti, sarà più colpito il meridione e le coste campano-laziali.

“Non vi è dubbio che i consorzi di bonifica dovranno ritarare la canalizzazione secondo nuovi standard climatici, che sono da riformulare tenendo conto dei drastici cambiamenti della periodizzazione dei fenomeni atmosferici… ma tutti questi interventi non devono essere isolati e provvisori, serve assolutamente tornare a un’attenzione vera e costante verso il pianeta Terra, come ormai dimostrano e asseriscono non solo gli scienziati, ma anche importanti pensatori contemporanei e come già sostenevano gli antichi filosofi fondatori della cultura europea: solo per citare Platone “la terra è un pianeta sensibile” – ha concluso Crespi”.

Nuove soluzioni green per la tutela ambientale: canapa e miscanto per la sicurezza idrogeologica

canapa

Sperimentare l’utilizzo del miscanto – erba perenne, destinata a biomassa e capace di assorbire una grande quantità di anidride carbonica -per prevenire il dissesto idrogeologico nonché dimostrare la fattibilità tecnico-economica e la sostenibilità ambientale della coltivazione di miscanto e canapa su terreni a bassa produttività o comunque non utilizzati per la produzione di colture alimentari o mangimistiche: sono i due obiettivi del progetto europeo GRACE (GRowing Advanced industrial Crops on marginal lands for biorEfineries), finanziato dal bando comunitario “Horizon 2020 – Bio-Based Industry”, con durata quinquennale ed in corso in provincia di Piacenza.

Al progetto GRACE collaborano 22 partners provenienti da 8 nazioni diverse (tra cui il Consorzio di bonifica di Piacenza), in rappresentanza del mondo accademico, industriale, agricolo, delle piccole-medie imprese e di cluster tecnologici di stampo industriale. A collaborare con il Consorzio di bonifica di Piacenza c’è, in particolare, il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili della piacentina Università del Sacro Cuore, anch’essa partner del progetto GRACE e grazie alla quale sono state realizzate coltivazioni di miscanto e canapa, a pieno campo, per dimostrare la fattibilità tecnica ed economica delle colture. Sono state inoltre realizzate prove parcellari per studiare l’efficacia di nuovi genotipi di miscanto e per valutare la sostenibilità di queste colture in condizioni di stress ambientale, anche impiegando moderne tecniche di agricoltura di precisione.

Innovazione “verde”. “Per noi lo scopo primario è quello di sperimentare le specie nel rinsaldamento delle pendici, grazie alle radici che, penetrando nel terreno, lo stabilizzano. È inoltre un’opportunità nel segno della green economy, perché il miscanto può svolgere anche un’importante funzione per il riequilibrio dell’ambiente. In questo, si conferma l’impegno dei Consorzi di bonifica ed irrigazione nella ricerca per l’innovazione come dimostrato anche dai sistemi ad alta efficienza, complementari all’attività di irrigazione”, ha affermato Francesco Vincenzi, presidente ANBI.

Fonte: Garantitaly.it

Idrovora Altipiano: ricevuti i finanziamenti necessari per il completamento dell’opera nel Padovano

Conterminazione idraulica con palancole metalliche lungo la sponda destra del fiume Brenta per la previsto la posa delle tubazioni di scarico del nuovo impianto idrovoro Altipiano

Ripartono a Codevigo, in provincia di Padova, i lavori di completamento del primo stralcio dell’impianto idrovoro Altipiano da parte del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche. Il finanziamento dei lavori di completamento dell’idrovora, due milioni e mezzo di euro, è stato assegnato al Consorzio Bacchiglione dalla Regione Veneto con fondi per il disinquinamento della laguna di Venezia.

Posa delle prime n.3 tubazioni di scarico dell’impianto (intervento di competenza del Provveditorato OO.PP.) in adiacenza delle quali è prevista nei prossimi giorni la posa delle n.2 tubazioni di scarico a cura del Consorzio Bacchiglione nell’ambito dell’intervento di completamento dell’impianto Idrovoro di competenza

I lavori. Il Consorzio Bacchiglione si è attivato per realizzare, in via prioritaria, le attività all’interno dell’alveo del fiume Brenta che sono consistite nella protezione del fondo con pietrame e l’installazione degli spezzoni terminali delle tubazioni in acciaio delle future pompe. La realizzazione di questi interventi è stata fatta contestualmente ad analoghi interventi eseguiti dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, in modo tale da facilitare l’esecuzione e ridurre la spesa. L’intervento del Consorzio di bonifica Bacchiglione prevede l’installazione di due elettropompe con una portata di 3.000 litri al secondo ciascuna, raggiungendo così una portata totale di sollevamento dell’impianto di 11.000 litri al secondo.

Fonte: Servizio stampa Consorzio di bonifica Bacchiglione

 

 

Ambiente. Contro allagamenti bassa padovana, un progetto idraulico per la sicurezza di 5000 ettari

bonifica2“5000 ettari senza più allagamenti!”. Questo il messaggio lanciato dal presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, Antonio Salvan, in occasione dell’incontro per la presentazione dell’idea progettuale di un intervento per la deviazione delle portate di piena del fiume Fratta Gorzone nel fiume Adige in località Spazzolara, nel Comune di Castelbaldo.

Fiume Fratta, fragilità degli argini. Secondo i tecnici del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, l’ipotesi di realizzare un sistema idraulico che scolmi, all’occorrenza, le portate di piena del fiume Fratta Gorzone adducendole nel fiume Adige, è una possibile risposta ai periodici e ripetuti allagamenti che si registrano nei molteplici territori dei comuni di Merlara, Casale di Scodosia, Megliadino S. Vitale, Masi, Piacenza d’Adige, S. Margherita d’Adige, Vighizzolo d’Este, S. Urbano, Stanghella, Boara Pisani, Pozzonovo, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra (in Provincia di Padova), Cona e Cavarzere (in Provincia di Venezia). Si tratta di un’operazione che metterebbe al sicuro quasi tutta la zona della bassa padovana, ovvero 5000 ettari in cui si andrebbero ad evitare danni alle colture agricole ma anche ai fabbricati urbani e infrastrutture viarie.  “L’area meridionale del nostro comprensorio consortile – ha spiegato il Salvan – gravita idraulicamente sul fiume Fratta Gorzone, con scarico delle acque tramite i numerosi impianti idrovori in gestione. La situazione attuale, parla chiaro: il fiume Fratta, non può sopportare livelli idrometrici elevati a causa della fragilità dei suoi argini e così, sempre più di frequente nell’ultimo quinquennio, viene disposta dall’Autorità Regionale la sospensione dei funzionamenti delle pompe idrovore, causando quindi l’esondazione degli scoli e dei collettori consortili con l’allagamento conseguente dei territori.”

Nel progetto, utilizzate infrastrutture idrauliche in parte già esistenti. L’ipotesi progettuale presentata prevede di scaricare le portate di piena del Fratta, convogliandole nell’esistente scolo Fossetta e mediante nuovi sistemi di pompaggio riversarle nel Fiume Adige. Il sistema di diversione funzionerebbe 4 o 5 volte all’anno e limitatamente alle 36 e 48 ore necessarie statisticamente per superare lo stato di crisi del Fratta. “L’opera è fattibile dal punto di vista tecnico, anche perché – continua Salvan – utilizzerebbe infrastrutture idrauliche in parte già esistenti. Tuttavia, necessita di un’attenta valutazione sull’eventuale peggioramento della qualità delle acque del Fiume Adige, conseguente al ricevimento delle acque di piena del Fiume Fratta.” L’Adige è – infatti – il corso d’acqua per l’approvvigionamento irriguo dei Servizi Idrici Integrati posti a valle di Castelbaldo. Il Consorzio si è posto l’obiettivo di effettuare una campagna di analisi e comparazione sulla qualità delle acque, in collaborazione con l’ARPAV e i Servizi Idrici Integrati, come azione preliminare e propedeutica all’eventuale proseguo della fase progettuale dell’opera.

Perplessità sul potenziale inquinamento dell’Adige. Nel corso della riunione, a cui hanno partecipato numerosi Sindaci del territorio, il Consigliere Regionale Azzalin, il Presidente del Centro Veneto Servizi, rappresentanti di Legambiente e delle Associazione Agricole di Categoria, oltre all’Autorità di Bacino competente e al Genio Civile di Padova, sono state avanzate perplessità e preoccupazioni, proprio sull’eventuale impatto di potenziale inquinamento della acque del fiume Adige, pur ribadendo la necessità e l’urgenza di prevedere e realizzare opere o infrastrutture idrauliche in grado di evitare gli allagamenti del vasto territorio segnalato.  IlpPresidente del Consorzio ha assicurato di attivare un sistema di valutazione di tali aspetti coinvolgendo tutti i soggetti interessati, facendo peraltro presente che questa idea progettuale vuole essere un contributo concreto e uno stimolo per gli Organismi Regionali competenti, al fine di poter migliorare le condizioni di sicurezza idraulica del territorio così pesantemente colpito da allagamenti e ristagni d’acqua che ormai si ripetono anche tre o quattro volte nel corso di un anno.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Il 2013, anno del Vajont: le iniziative del Consiglio Nazionale dei Geologi per ricordare la tragedia di 50 anni fa

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foto: La diga (foto Zanfron) http://www.vajont.net/

Era il 9 Ottobre del 1963, quando una frana si staccò dal Monte Toc e si riversò nel bacino della diga, creando un’onda che investì con forza Erto, Casso, Longarone ed i loro abitanti. I morti ufficiali furono 1909. L’intero 2013 sarà dedicato a quelle vittime, a quei momenti che sono entrati nella storia del nostro Paese.

In Italia, negli ultimi 50 anni, più di 7.500 persone hanno perso la vita in alluvioni e terremoti. “La frana del Vajont – ha affermato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – individua forse l’avvenimento dal quale hanno preso l’avvio quegli studi che oggi sono considerati la base della moderna geologia applicata”. Ed ecco che il Consiglio Nazionale dei Geologi ha preparato un ampio programma di appuntamenti che culminerà nella giornata del 6 ottobre a Longarone, per proseguire poi sino al 10 ottobre all’Università di Padova.Sotto gli auspici del Presidente della Repubblica, il Consiglio Nazionale dei Geologi, insieme a tutti gli Ordini Regionali dei geologi, ed in particolare a quelli del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, all’Associazione Italiana Ingegneria Geologica e Ambientale con il Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Padova, al Centro di ricerca Ceri dell’Università La Sapienza di Roma, al Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto IRPI, a all’International Association for Engineering Geology and the Environment, ha organizzato “Vajont 2013”, per commemorare il 50° anniversario di quella tragedia e di quella frana che “con il terremoto dell’Irpinia (2914 vittime) è l’evento naturale che in Italia – ha continuato Graziano – ha causato il maggior numero di morti negli ultimi 50 anni. Nel nostro Paese, negli ultimi 50 anni, più di 7500 persone hanno perso la vita in alluvioni o terremoti”.

Ricordare affinché non si ripeta più. Centinaia di geologi provenienti da tutto il mondo, politici e comunità scientifica internazionale si confronteranno a Padova ed a Longarone, proprio in quei luoghi drammaticamente colpiti il 9 Ottobre del 1963, ascoltando le storie ed approfondendo il tema tanto delicato del dissesto idrogeologico. Proprio in quei posti, dunque, dove con la mente si correrà a quei minuti che segnarono per sempre migliaia di vite. “Non solo per non dimenticare, ma anche per analizzare studi e tecniche di prevenzione – ha concluso Graziano – fondamentali per un Paese come l’Italia dal territorio bello e fragile. Ricorderemo quei tragici momenti, ma andremo oltre, cercando di porre le basi per un Paese moderno, in cui le scienze della terra siano realmente alla base di uno sviluppo sostenibile. Per il Consiglio Nazionale dei Geologi , il 2013 sarà un anno dedicato al Vajont, con incontri, conferenze ed iniziative particolari”.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

A Padova nasce Aquater (Padova Fiere 19-22 marzo 2013), primo salone italiano dedicato alla salvaguardia del territorio e delle sue acque

acqua3Importante novità al “SEP Green R-evolution Exhibition 2013” in calendario, nei padiglioni di Padova Fiere, dal 19 al 22 marzo 2013: nasce “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio”, primo salone italiano, dedicato alla gestione idrogeologica, un settore che, secondo stime del Ministero dell’Ambiente, necessiterà, nei prossimi anni, di interventi per oltre 40.000 milioni di euro.

Salvaguardia idrogeologica, priorità nazionale. L’interesse per la proposta è avvalorato dai patrocini, che “PadovaFiere” ha già ottenuto: A.N.B.I.(Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), ITAL-ICID (Comitato Nazionale Italiano Commissione Internazionale Irrigazione e Drenaggio), Associazione Idrotecnica Italiana: tre “firme”, che da anni segnalano la necessità di forti investimenti nella gestione delle acque a tutela del territorio ed in favore dell’ambiente; sono temi, che i cambiamenti climatici, accentuando il ripetersi di eventi meteorologici estremi (forti piogge concentrate nel tempo e nello spazio con conseguenti alluvioni e frane), pongono di straordinaria attualità. Da qui, l’ormai acclarata necessità di fare, della salvaguardia idrogeologica, una priorità nazionale nel programma del prossimo Governo. Per converso, il ripetersi di periodi di siccità obbliga a preoccuparsi di “trattenere” le acque, quando arrivano per utilizzarle nei momenti di bisogno; occorre inoltre ottimizzare l’utilizzo idrico soprattutto in agricoltura.

La fiera. Tutto questo sarà al centro dei quattro giorni di “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio” dove, accanto a momenti convegnistici, saranno in esposizione le più moderne tecnologie ed i macchinari per un settore, in cui sarà obbligatorio investire, pena il degrado della principale risorsa fondamentale per qualsiasi ipotesi di ripresa economica del Paese: il territorio. Un appuntamento (19-22 marzo 2013), cui saranno presenti Regioni, consorzi di bonifica, autorità di bacino, amministrazioni locali, comunità montane e tutti i soggetti deputati alla gestione idrogeologica ed alla gestione delle acque. “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio” si preannuncia quindi come una “vetrina”, capace di anticipare la crescita di un comparto indispensabile per il rilancio economico del “sistema Italia”.

(Fonte: ANBI)

Padova: SEP 2013 diventa SEP Green R–evolution

img“SEP”, Salone Internazionale Tecnologie per l’Ambiente, ritorna nella rinnovata edizione 2013 (19-22 marzo), evoluzione del progetto verso quanto è innovazione: green economy, green chemistry, green thinking; vuole così confermarsi contenitore di idee e soprattutto di tecnologie nella sua tradizione di fiera fortemente votata al prodotto, alle imprese, al mercato.

Le tematiche affrontate. Tecnologie innovative, cambiamento climatico, ricerca ed innovazione, educazione ambientale, gestione strategica del ciclo integrato dei rifiuti e delle risorse idriche, efficienza energetica, tecnologie a basso impatto ambientale, mobilità sostenibile: questi i temi (già al centro delle linee guida europee per lo sviluppo di una gestione industriale sempre più orientata alla green economy) che saranno oggetto di esposizione, studio, approfondimento e dibattito dal 19 al 22 marzo 2013 negli spazi di Padova Fiere.

Novità 2013, il primo salone italiano dedicato alla questione idrogeologica. Nel momento in cui la sostenibilità ambientale detta le nuove scelte globali dell’economia, l’investimento nell’innovazione tecnologica diventa lo strumento essenziale per il rilancio dell’impresa. Grande interesse sta suscitando la novità di “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio”, primo salone italiano, dedicato alla gestione idrogeologica, un settore che, secondo stime del Ministero dell’Ambiente, necessiterà, nei prossimi anni, di interventi per oltre 40.000 milioni di euro. SEP si pone così come strumento per diffondere una nuova idea di sostenibilità: quattro giorni dedicati agli operatori per aggiornarsi e confrontarsi sui modelli di gestione, nonchè sulle tendenze del mercato anche internazionale.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Sicurezza idrogeologica ed irrigazione nel vicentino: un “cantiere” lungo un anno

Antonio Nani“Se i recenti, violenti eventi meteorologici non hanno visto il ripetersi di pesanti conseguenze sulla città di Vicenza è anche per la funzionalità dei bacini di espansione a Carpanella e Creazzo”. A ricordarlo è Antonio Nani, Presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, che, nel presentare il piano programma lavori 2013 nel vicentino, ricorda la necessità di ampliare il bacino di Montebello Vicentino per garantire sicurezza idraulica alle aree di Monteforte d’Alpone e San Bonifacio.

No aumenti dei contributi. Per quanto riguarda il bilancio preventivo consorziale 2013, pareggia a € 11.687.347,00 riuscendo, grazie ad un’oculata gestione e ad alcune economie di scala, ad incrementare, anche nelle aree operative di Sossano e Thiene, gli interventi di manutenzione idraulica (€ 886.000,00) senza aumentare le aliquote contributive a carico dei consorziati; a ciò vanno aggiunti 750.000 euro destinati a lavori di sfalcio affidati a ditte esterne.

Azioni in serbo per il 2013… In merito a programmi e progetti per l’anno a venire, vanno segnalati, accanto all’avvio della realizzazione dei grandi bacini di Trissino e Tezze di Arzignano (€ 26.151.346,00), i lavori per la trasformazione dell’impianto irriguo consorziale nei comuni di Sarcedo e Montecchio Precalcino da “scorrimento” a “tubato” (€ 3.441.965,65). Sono inoltre da citare: la prosecuzione della sistemazione idraulica ed ambientale dello scolo Ferrara in comune di Arcugnano (€ 1.000.000,00); la realizzazione delle opere per utilizzare l’acqua del canale L.E.B. anche a servizio del bacino irriguo Ottoville (€ 725.000,00); la sistemazione idraulica del torrente Onte in comune di Sovizzo (€ 650.000,00) e del torrente Mezzarolo, che interessa sia Sovizzo che Montecchio Maggiore (€ 650.000,00), nonché quella dello scolo Ronego nei comuni di Noventa Vicentina e Pojana Maggiore (€ 650.000,00).

…e quelle già condotte. Infine, tra le realizzazioni effettuate dal Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta nel 2012, vanno ricordate: la riqualificazione del fiume Retrone in comune di Creazzo (€ 1.000.000,00); il miglioramento della sicurezza idraulica nel comune di Brendola (interventi finalizzati sugli alvei della Roggia Degora e del Fiumicello Brendola per complessivi € 3.000.000,00) e nel comune di Nanto (€ 1.649.503,60); il ripristino dei rivestimenti spondali in alcuni tratti del canale Mordini nei comuni di Sarcedo e Zugliano (€ 500.000,00). Importanti sono anche alcuni interventi in campo irriguo: la realizzazione delle opere di adduzione dal canale L.E.B. per l’irrigazione del bacino Ronego (€ 3.200.000,00); la trasformazione dell’irrigazione da “scorrimento” ad “aspersione” in località Mirabella di Breganze (€ 2.904.286,45), così come, a servizio delle colture specializzate, nei comuni di Zugliano e Sarcedo (€ 2.078.734,45).

(Fonte: Consorzio Bonifica Alta Pianura Veneta)

Vertice bonifica Polesine, i tagli della Regione Veneto mettono in pericolo il territorio

Si contraggono i capitoli dedicati alla bonifica e si azzerano quelli per gli interventi sulla subsidenza in Polesine. Il quadro della proposta di bilancio in discussione in Regione Veneto, se confermata, avrà ripercussioni pesantissime sull’equilibrio idrogeologico e la sicurezza idraulica della provincia di Rovigo. Per questo Coldiretti Rovigo, con le altre associazioni agricole, ha organizzato un vertice con i consorzi di bonifica, la Provincia di Rovigo e tutti gli amministratori polesani che siedono in Regione, per lanciare l’allarme e trovare una linea d’azione comune.

Maggiori costi bonifica, ingiusto farli pesare sui polesani. I termini del problema li ha sintetizzati il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo: «Il nostro territorio si trova praticamente tutto sotto il medio mare – ha detto – e con le estrazioni metanifere degli anni Cinquanta si è innescato un meccanismo di abbassamento continuo (secondo gli ultimi studi, di 40-50 centimetri dal 1983). Per mantenere il territorio in sicurezza i consorzi devono pompare continuamente acqua per mantenere il livello delle falde stabile, con conseguenti enormi costi energetici. Proprio per far fronte ai danni provocati dalle estrazioni metanifere, a suo tempo lo Stato ha riconosciuto proprio al Polesine (con Ferrara e Ravenna) dei fondi specifici per fronteggiare i maggiori costi dei consorzi polesani. Ecco perché questi costi non possono oggi dipendere dalle difficoltà del bilancio regionale ed essere addossati ai polesani, sotto forma di un aumento dei contributi consortili».

Una settimana senza idrovore e il Polesine va sott’acqua. Dai rappresentanti dei due consorzi Delta Po e Adige Po sono bastati alcuni dati: «Solo per l’energia elettrica del pompaggio spendiamo due milioni di euro l’anno (40 euro per ettaro) – ha ricordato il presidente dell’Adige Po Giuliano Ganzerla – Le manutenzioni straordinarie sono a zero da due anni. Siamo in una situazione di precarietà idraulica». Sono un’ottantina le idrovore che lavorano giorno e notte per mantenere il Polesine all’asciutto. Se la Regione continuerà a tagliare risorse (in previsione ci sono 2,5 milioni di euro per gli impianti di sollevamento, di cui a Rovigo arriverà il 35 per cento) si profila la necessità per i due consorzi territoriali di chiedere ai contribuenti un surplus di contributi del 20 per cento. Eppure le 40 idrovore bassopolesane l’anno scorso hanno ricacciato nel Po e nell’Adige 400 milioni di metri cubi d’acqua; a Cavanella Po esiste l’istallazione di pompaggio più potente del Veneto, che ha una portata di 50 mila litri d’acqua al secondo: «Una settimana senza idrovore – ha spiegato il direttore del Delta Po, Giancarlo Mantovani – ed il territorio va sott’acqua. Se, poi, piove, basterebbe qualche ora».

I consiglieri polesani in Regione hanno condiviso le preoccupazioni del mondo agricolo. «Io presenterò un apposito emendamento – ha annunciato Graziano Azzalin, presidente della commissione Agricoltura – ma dovrà essere sottoscritto da tutti, al di là di maggioranza e opposizione. Se è vero come è vero che il nostro territorio è una specificità, dobbiamo fare squadra». Più cauto Cristiano Corazzari che ha sottolineato i problemi delle finanze regionali; una proposta di rottura dall’assessore alle Attività produttive venete, Isi Coppola, che ha affermato: «Con le buone maniere noi Polesani non siamo riusciti a farci capire. La lezione dell’anno scorso non è stata capita. Bisognerà occupare con le barche il Canal grande – ha ribadito l’assessore – visto che tutti a Venezia ormai conoscono i problemi della montagna, bisognerà imporre la conoscenza del Polesine allo stesso modo, con azioni eclatanti. Pur nelle difficoltà del bilancio si potrebbero distrarre risorse da altre priorità».

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Il ruolo strategico dei Consorzi di bonifica per un futuro sicuro e sostenibile

Difesa idraulica, firma del protocollo tra A.N.C.I. Veneto e Unione Veneta Bonifiche , irrigazione e manutenzione. Queste le parole chiave che ancora risuonano nelle sale del Move Hotel di Mogliano Veneto (TV), dove il 23 gennaio scorso si è tenuta la Conferenza Interregionale dei Consorzi di bonifica, importante evento per il Veneto, sempre più indirizzato verso un futuro sicuro e sostenibile.

Il Direttore dell’UVB, Andrea Crestani ha delineato lo scenario in cui i Consorzi di bonifica operano, per una moderna e corretta gestione del territorio. “I Consorzi di bonifica hanno origini antiche e profonde ma svolgono un’attività decisiva per la realtà contemporanea e per il futuro della nostra regione. Sono ancora oggi uno tra i più moderni ed efficienti sistemi di autogoverno, federalismo e sussidiarietà, in grado di interpretare e rispondere alle esigenze di un territorio nel rapporto tra pubblico e privato. Due sono le forzanti emergenti degli ultimi decenni, che pongono la necessità di nuovi e ulteriori sforzi per il mantenimento degli equilibri ambientali e territoriali: le trasformazioni nell’uso del suolo e i cambiamenti climatici.

Veneto sempre più urbanizzato. Secondo dati del quadro conoscitivo del nuovo PTRC Veneto, nel 1983 la superficie urbanizzata ammontava a 194 mila ettari, mentre già nel 2006, in base ad elaborazioni sulla copertura del suolo, supera i 246 mila ettari, con un incremento, quindi, del 27%. In più, secondo dati provvisori del Censimento dell’Agricoltura, tra il 2000 e il 2010 si sono persi in Veneto quasi 45 mila ettari di superficie agricola utilizzata (il 5%). Ma non è tutto, infatti, anche la SAT (Superficie Agricola Totale) ha subito un meno 12%, equivalente a -147mila ettari. L’impermeabilizzazione dei suoli per la progressiva urbanizzazione del territorio ha delle conseguenze dirette sull’aggravamento delle problematiche di gestione del rischio idraulico.

Cambiamenti climatici. A questo si aggiunge un generale cambiamento del regime delle precipitazioni, come dimostra l’analisi e il controllo dell’andamento del clima. Secondo studi ARPAV, con riferimento alla Regione Veneto, si evidenzia una tendenza all’innalzamento delle temperature in tutte le stagioni, alla diminuzione delle precipitazioni invernali e all’aumento degli eventi estremi di precipitazione intensa.  D’altro canto, gli andamenti termo-pluviometrici, specie invernali, determinano la diminuzione dell’altezza e della durata del manto nevoso e una notevole riduzione dei ghiacciai.

Le risposte dei Consorzi di bonifica. Giuseppe Romano, presidente UVB, ha ribadito il concetto del ruolo a 360 gradi dei Consorzi di bonifica, profondi conoscitori della nostra Regione e per questo, indispensabili attori per garantirne la sicurezza. Il tutto in 4 punti chiave: la manutenzione costante di circa 26 mila chilometri di rete di bonifica e irrigazione, con un investimento di quasi 115 milioni di euro, come requisito indispensabile per la corretta gestione del territorio e la salvaguardia degli interessi socioeconomici ed ambientali; la collaborazione con gli enti locali, Comuni in primis, rappresentati da Giorgio Dal Negro, presidente Anci Veneto, con il quale è stato siglato un importante protocollo d’intesa per una pianificazione urbanistica e territoriale sostenibile. Un indicatore significativo dell’intensa attività di collaborazione con gli enti locali è il numero di convenzioni e accordi in essere tra Consorzi e Comuni sui temi qui accennati: circa 130 convenzioni/accordi per oltre 40 milioni di risorse mobilitate. Questo percorso virtuoso e condiviso tra Amministrazioni e Consorzi ha avuto come esito ultimo il diffondersi di veri e propri Piani delle Acque (v. art. 15 del PTCP di Venezia), volti ad assicurare la sostenibilità idraulica degli strumenti urbanistici e l’integrazione delle diverse competenze. Sulla provincia di Venezia, alla fine del 2011 risultavano 35 piani approvati, redatti o in fase di realizzazione su 44 comuni.”

Ed ancora, la progettualità di medio-lungo termine in grado di affrontare i cambiamenti in atto, attraverso un piano pluriennale di opere da circa 1,4 miliardi di euro. È appena il caso di sottolineare che si tratta di opere infrastrutturali pubbliche, per le quali la problematica fondamentale è la reperibilità delle risorse. Dopo la contrazione pressoché totale delle risorse per interventi infrastrutturali sui capitoli della bonifica sul bilancio 2011, nel 2012 l’Assessore all’Ambiente e Territorio, Maurizio Conte ha garantito la disposizione di circa 89 milioni di euro per interventi di difesa del suolo e dei bacini, tra i quali 49,5 milioni di euro per il piano straordinario di interventi a seguito dell’emergenza alluvionale del novembre 2010, nonché  22 milioni di euro per interventi contro il rischio idrogeologico.

Le azioni sul bilancio irriguo delle colture. L’UVB, in collaborazione con la Regione del Veneto, sta avviando inoltre la predisposizione di un servizio di consiglio irriguo per gli agricoltori del Veneto grazie al progetto IRRIFRAME dell’ANBI, per migliorare l’efficienza nei consumi d’acqua a scopo irriguo e consentire l’accesso a pagamenti agro ambientali. Il successo gestionale e operativo della quotidiana attività dei Consorzi, consente, quindi, di delineare nuove prospettive di sviluppo delle attività per una gestione a 360 gradi del territorio.”

(Fonte: Unione Veneta Bonfiche)