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Il socio Argav Emanuele Cenghiaro riedita con la sua Tracciati editore “Il Varmo” di Ippolito Nievo, un classico da riscoprire come la sensibilità dello scrittore padovano per l’ambiente

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Il socio giornalista Argav, nonché editore Emanuele Cenghiaro ha inaugurato per la sua casa editrice Tracciati la collana “i Classici” con la riedizione della novella “Il Varmo” di Ippolito Nievo, il celebre scrittore e patriota padovano (1831-1861), morto trentenne nel naufragio del vapore Ercole che lo riportava dalla Sicilia, dove era giunto durante la spedizione dei Mille, a Napoli. La nuova edizione della novella è accompagnata da un’introduzione curata da Mariangela Lando, dottore di ricerca in Scienze linguistiche, filologiche e letterarie.

La novella “Il Varmo” fu pubblicata per la prima volta dal marzo al maggio 1856 sulla rivista “L’Annotatore Friulano”. A fare da sfondo alla delicata vicenda dei due protagonisti, due ragazzini in cui molti hanno visto gli antesignani del Carlino e della Pisana del celeberrimo “Le confessioni di un italiano”, è la campagna friulana, mitizzata, in questo caso quella bagnata dal fiume Varmo. “È la storia di Tina e Pierino, soprannominati la Favitta e lo Sgricciolo, seguiti nel loro percorso formativo dall’adolescenza alla piena maturità. Il loro progressivo maturare a contatto con i dolori e le difficoltà della vita sono descritti attraverso un particolare linguaggio che tende a valorizzare l’età infantile e adolescenziale. I personaggi e le situazioni appaiono come un prolungamento metaforico del paesaggio. Il fiume Varmo, nella sua tranquilla corsa verso il Tagliamento tra pianura friulana e cielo, finisce per diventare il testimone dei sogni, delle speranze, delle fatiche e delle miserie quotidiane dei due giovani protagonisti, scrive la Lando nella Prefazione.

Un piccolo grande classico. L’infanzia occupa la parte principale dell’ottantina di brevi facciate in cui si snoda la vicenda dei due, vivacizzata dall’inserimento di un terzo ragazzino, il Giorgetto. La parte adulta scivola via veloce, verso la fine inattesa ma che ricompone, in qualche modo, un equilibrio. A interessare, più che la vicenda, a questo punto però è lo stile, la sensibilità del Nievo per l’ambiente, per i suoi personaggi presi da una realtà, quella del lavoro contadino, ben nota anche se non narrata ancora con la passione verista. Questa non è una mancanza: altri sono gli aspetti che sorprendono, e ben li rileva la Lando: “Ne Il Varmo Nievo tratta il tema pedagogico, rivendicando l’importanza propedeutica dell’infanzia nella formazione dell’individuo adulto”, e in questo senso è ben vero che anticipa le “Confessioni”, dove tale tematica sarà ampiamente sviluppata. E ancora: “Nievo valorizza quindi il gioco infantile e ciò rappresenta una novità nel panorama letterario del tempo”. Molto da dire anche dal punto di vista stilistico, sulla novella, sull’uso del lessico, degli “alterati” e della doppia aggettivazione, i modi di dire riferiti alle abitudini della vita rurale. Insomma, ce n’è abbastanza per riscoprire un piccolo grande classico (12 euro), ulteriori info a questo link.

Si ringrazia la Galleria d’arte “Nuova Arcadia” di Padova, via Ss. Martino e Solferino 10/12, per la cortese autorizzazione all’uso dell’immagine di copertina.

Fonte: Tracciati Editore