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Trattenere l’acqua per distribuirla quando serve: i Consorzi di bonifica a servizio del territorio. Acqua e agricoltura, Manzato: nessuno può più affidarsi solo alla buona sorte

“Il nuovo modello di sviluppo della penisola non puà che essere incentrano sull’acqua: irrigazione e sicurezza idraulica; basti pensare che l’84% del “made in Italy” agroalimentare dipende dalla disponibilità idrica”. Lo afferma Massimo Gargano a commento degli “stati generali” sull’irrigazione in Veneto.

Territorio “stressato”. “L’abusivismo edilizio, causa prima dell’eccessiva urbanizzazione, ha prodotto una pressione antropica insostenibile, oltre che una perdita sensibile di territorio destinabile all’agricoltura: in Veneto si stimano 189 abitanti per chilometro quadrato, contro gli 89 iberici. Bisogna porre fine – continua Gargano – allo stress, cui questo territorio viene continuamente sottoposto. I Consorzi di bonifica e le aziende agricole loro collegate si candidano ad essere una moderna risposta nella gestione della risorsa idrica attraverso azioni per la ricarica della falda acquifera e la creazione di bacini di invaso dalla duplice funzione: trattenere l’acqua, quando piove troppo per utilizzarla nei periodi di siccità. Inoltre, in Veneto sono stati positivamente sperimentati i pozzi bevitori, progetto innovativo di ricarica della falda e che garantirà l’immissione annuale nel sottosuolo di circa 10 milioni di metri cubi d’acqua.”

Risparmio idrico in agricoltura. L’ANBI, oltre ad aver lanciato un piano degli invasi che è già stato sottoposto all’attenzione delle Istituzioni, ha promosso IRRIFRAME, “sistema esperto” per il risparmio idrico in agricoltura, già attivo con successo anche in Veneto e che verrà proposto ad “Expo 2015”. “Comuni, Organizzazioni Professionali Agricole, Consorzi di bonifica, Autorità di Bacino ed Università – conclude il Presidente A.N.B.I. – sono i soggetti, che possono e devono lavorare assieme per dare quelle risposte innovative, di cui il Paese ha bisogno”.

Acqua e agricoltura, il punto della Regione Veneto. “Nessun imprenditore agricolo può più affidarsi solo alla buona sorte. Assicurarsi non è una decisione scaramantica ma una scelta imprenditoriale; non farlo non può ricadere sulla collettività. E accanto a questo serve un nuovo e diverso sistema irriguo che ottimizzi l’utilizzo dell’acqua”. L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato traccia con queste parole la linea d’azione futura del settore primario sulla disponibilità di risorse idriche: per le imprese, per la Regione, ma anche per lo Stato.

Ricorso al sistema assicurativo agevolato e valorizzazione dei consorzi di difesa. “La siccità di quest’anno ha insegnato a tutti – ha affermato – che non siamo più di fronte ad un fenomeno straordinario e imprevedibile, ma ad un mutamento complessivo”. Fino a 25 anni fa, la linea delle siccità estive ricorrenti era lungo il Po, al di sotto del quale le piogge erano insufficienti per il mais, mentre al di sopra i 700-750 millimetri di pioggia (di cui 200 estivi) facevano la differenza. Ora questa linea si è spostata sul Bacchiglione. “La risposta al problema – ha aggiunto Manzato – deve essere data su due fronti. Da un lato una reale prevenzione economica del danno, che significa ricorso al sistema assicurativo agevolato e valorizzazione dei consorzi di difesa, che – tra parentesi – a dicembre liquideranno ai loro assicurati oltre 10 milioni di premi. Lamentarsi a cose fatte significa scaricare le proprie responsabilità su altri: per ogni dichiarazione di calamità, le risorse necessarie derivano da un automatico aumento delle accise sui carburanti che ricade su tutti”.

Chi punta al governo del Paese deve impegnarsi a garantire un adeguato sistema irriguo all’Italia e al Veneto. “Dall’altro serve la massima valorizzazione possibile della risorsa idrica disponibile per l’agricoltura: chi punta al Governo del Paese deve impegnarsi sin d’ora anche su questo terreno”. “In ogni caso, per fronteggiare le conseguenze della siccità di quest’anno la Giunta regionale ha già richiesto la declaratoria di eccezionale avversità atmosferica, pur sapendo che le risorse nazionali attuali sono del tutto insufficienti e che serve una deroga al regime assicurativo. Questo però ci consentirebbe – ha concluso Manzato – di intervenire per contribuire a ricostruire i capitali di conduzione per le aziende che hanno perduto il reddito”.

(Fonte: ANBI/Regione Veneto)