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Insalata in busta, bisogna lavarla?

Nel 76° video della serie IZSVe (Istituto Zooprofilattico delle Venezie) «100 secondi» alcune raccomandazioni per ridurre i rischi per la salute che derivano dal consumo di insalate in busta.

Queste sono un prodotto comodo e pratico: facilitano la spesa e velocizzano la preparazione dei pasti. Ma una volta aperte, è necessario lavarle? La risposta è: dipende da quello che c’è scritto sulla confezione. Se c’è scritto “Prodotto lavato e pronto per il consumo” allora l’insalata è già stata lavata e asciugata dal produttore, e non è quindi necessario rilavarla. Se non è presente questa dicitura allora l’insalata deve essere lavata. A seguire, ulteriori informazioni sui rischi delle insalate in busta e i comportamenti che i consumatori possono adottare per ridurli.

Segnata una pietra miliare per la comunità veterinaria con la missione in Antartide dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie a caccia di influenza aviaria (che non c’è). In Italia, però, scoperti altri due nuovi focolai nel Veronese

 

Fra ottobre e novembre 2024 l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha svolto una storica missione fra i ghiacci dell’Antartide alla ricerca dell’influenza aviaria, con l’obiettivo di verificare la presenza del virus H5N1 fra le popolazioni di pinguini e contrastare questa minaccia globale anche nelle aree più remote del pianeta. La missione è stata promossa dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), l’ente che si occupa della programmazione operativa e della gestione tecnico-logistica delle attività di ricerca italiane nel continente antartico, che ha richiesto all’IZSVe di verificare l’eventuale presenza del virus fra le colonie di pinguini situate nel raggio operativo della Stazione “Mario Zucchelli”, una delle due basi italiane in Antartide, al fine di dotare il personale di istruzioni operative e dispositivi di sicurezza mirati alla riduzione del rischio zoonotico da H5N1.

Obiettivo: comprendere le dinamiche di diffusione dell’influenza aviaria nel continente artico

A volare tra i ghiacci sono stati Francesco Bonfante e Alessio Bortolami, virologi veterinari della SCS6 – Virologia speciale e sperimentazione che, una volta concluso l’indispensabile addestramento, sono partiti per una missione assolutamente unica, cogliendo questa occasione per meglio comprendere le dinamiche di diffusione dell’influenza aviaria nel continente antartico. Nel 2022, infatti, l’influenza aviaria si era spinta per la prima volta fino alle coste più meridionali del Sudamerica causando episodi di mortalità di massa in numerose specie di uccelli, oltre a decimare intere colonie di leoni ed elefanti marini. Il virus H5N1 è stato ritrovato in pinguini della Georgia del Sud, un gruppo di isole prossime al continente antartico, e nel febbraio 2024 è entrato definitivamente nel continente antartico, nelle vicinanze della stazione di ricerca argentina “Primavera Base”.

Al momento, pericolo scongiurato

“L’ingresso dell’influenza aviaria nel continente pone nuove sfide per il personale scientifico e logistico che opera nelle stazioni antartiche – sottolinea Francesco Bonfante – Fortunatamente non abbiamo trovato traccia del virus in questo angolo di Antartide e questa è un’ottima notizia per il personale impegnato nelle missioni in Antartide e per la fauna che vive in questi luoghi remoti. Ciò non significa che in un futuro, anche non troppo lontano, la malattia non possa raggiungere il Mare di Ross attraverso la migrazione di gabbiani e altre specie di volatili, formidabili vettori in grado di coprire migliaia di chilometri. Dal punto di vista scientifico – aggiunge Bonfante – la missione rappresenta una pietra miliare per gli istituti zooprofilattici e più in generale per la comunità veterinaria, in quanto per la prima volta in una stazione antartica è stato possibile non solo raccogliere ma anche analizzare sia sieri che tamponi di pinguini e formulare così una valutazione sulla circolazione del virus, in tempo reale, senza ricorrere all’aiuto di laboratori specializzati al di fuori dell’Antartide.”

Come si è svolto lo studio

Dotati di PCR portatile da campo, reagenti liofilizzati, guanti da lavoro termici, giacche a vento e scarponi da ghiaccio, i due ricercatori sono partiti a fine ottobre alla volta dell’estremo Sud, passando per la Nuova Zelanda. La loro nuova casa per due settimane è stata la stazione situata in una piccola penisola rocciosa lungo la costa della Terra Vittoria settentrionale, sul Mare di Ross. Oltre ai nostri colleghi nella base c’erano circa altre 80 persone fra ricercatori, tecnici e personale di supporto. Ogni due giorni i ricercatori, affiancati da una guida alpina, hanno raggiunto in elicottero le colonie di pinguini, forniti di una sacca di sopravvivenza di 25 Kg, dotata di tenda, sacco a pelo e generi di conforto, da utilizzare in caso le condizioni meteo avverse impedissero il rientro alla base. Lo studio ha riguardato i pinguini di Adelia e i pinguini Imperatore, animali che vivono in colonie di dimensioni molto diverse che contano da poche migliaia fino a diverse centinaia di migliaia di individui. In sole due settimane, gli studiosi hanno raccolto e testato campioni da oltre 250 animali, appartenenti a 5 colonie diverse dislocate su una striscia di costa che si estende per oltre 400 km, dalla base Mario Zucchelli fino a Cape Adare, il promontorio in cui si trova la più grande colonia al mondo di pinguini di Adelia, composta da oltre 300mila animali e dove si trova il primo sito abitativo antartico, un insieme di capanne costruite nel 1899 dagli esploratori norvegesi capitanati da Carsten Borchgrevink.

Abbracciati i pinguini

Un’esperienza davvero impegnativa dal punto di vista fisico, anche per il contatto diretto con gli animali stessi, come racconta Alessio Bortolami: “Abbiamo dovuto letteralmente abbracciare i pinguini con le nostre mani per riuscire a contenerli ed effettuare i campionamenti, questo per ridurre al minimo lo stress della cattura e scongiurare qualsiasi rischio sia per noi che per loro. Nel caso degli imperatore, date le notevoli dimensioni di questi animali, 1 metro di altezza e fino a 30-40 kg di peso, è stata necessaria l’assistenza di ben due guide alpine per garantire un appropriato contenimento sul pack ghiacciato e a -20 °C. È stata un’esperienza decisamente diversa dalla nostra routine di veterinari del Servizio sanitario nazionale, ma siamo veramente orgogliosi di aver contribuito al raggiungimento degli obiettivi prefissati mettendo a disposizione le stesse expertise che ogni giorno ci permettono di garantire la salvaguardia del settore avicolo nazionale ed europeo”. Per ogni colonia, circa 50 animali sono stati sottoposti a prelievo di tamponi e sangue. Una volta rientrati in base, dopo una attenta pulizia di tute e attrezzatura in bagni di ipoclorito, i ricercatori si dedicavano alle analisi molecolari e sierologiche.

Questo risultato è stato reso possibile grazie ad una attenta valutazione del rischio da parte del capo spedizione Enea, Ing. Rocco Ascione, e da una pianificazione accurata dei voli da parte del personale dell’Aeronautica Militare, nonché grazie all’altissima professionalità del personale del corpo degli Alpini che ha accompagnato in ogni missione i ricercatori veterinari. Tutto questo sotto l’occhio attento della dott.ssa Carla Ubaldi, Environmental Officer dell’Enea presso la Mario Zucchelli, grazie alla quale è stato possibile minimizzare l’impatto ambientale ed ecologico della missione. A differenza di altri gruppi di ricerca internazionali che sino ad ora si sono limitati a raccogliere i campioni e inviarli ai laboratori in patria per eseguire le analisi, la missione IZSVe si caratterizza non solo per aver testato tutto il materiale raccolto durante la permanenza dei ricercatori in Antartide, ma per aver formato il personale della base italiana all’esecuzione delle metodiche molecolari e sierologiche necessarie per monitorare la circolazione del virus. La fase di training ha raggiunto ottimi risultati, in quanto in assenza dei veterinari dell’IZSVe, la dott.ssa Carla Ubaldi ha condotto con successo indagini analitiche sui campioni di pinguini raccolti presso Inexpressible Island, un sito strategico per diverse ricerche del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) ma raggiungibile solo in condizioni meteo ottimali.

Una spedizione dal grande valore scientifico

“Non credevo che saremmo riusciti a testare questa colonia senza l’aiuto di Francesco ed Alessio – confida Carla Ubaldi –, le condizioni meteo non avevano permesso di raggiungere l’isola durante la loro permanenza, ma grazie ai loro consigli, al loro supporto remoto via internet e al materiale messo a disposizione dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ci siamo riusciti, non era assolutamente scontato”. “Come i virus, anche la ricerca scientifica non conosce confini – ha dichiarato Antonia Ricci, Direttrice generale dell’IZSVe – Siamo andati fino in Antartide per cercare l’influenza aviaria, abbiamo aperto un mini-laboratorio e svolto analisi sul campo in tempi record: un risultato straordinario! Questa spedizione dal grande valore scientifico, assume un significato importantissimo anche nel quadro della strategia globale di prevenzione One Health, soprattutto in termini di lavoro di squadra, grazie alle grandissime competenze scientifiche maturate dal nostro Istituto nel corso degli anni e al grande sforzo di preparazione e organizzazione messo in campo dallo staff tecnico-amministrativo. Un’esperienza eccezionale per i nostri ricercatori e per tutto l’Istituto, che ancora una volta ci riempie di soddisfazione e orgoglio”. Al momento non sono previste nuove missioni alla stazione Mario Zucchelli, molto dipenderà dall’evoluzione della malattia, dalla disponibilità di fondi e da altre variabili di tipo logistico. Sicuramente il virus H5N1 (clade 2.3.4.4b) non sembra trovare argini alla sua espansione geografica. La tutela dell’habitat antartico e il monitoraggio del virus nella fauna selvatica richiederà uno sforzo continuativo e coordinato a livello internazionale, l’Italia però ha cominciato con il piede giusto.

Intanto, in Italia e in particolare in Veneto, scoperti nei giorni scorsi due nuovi focolai di influenza aviaria nel Veronese

Si tratta di un allevamento di tacchini da carne a Sona e uno di galline ovaiole a Isola della Scala, che portano il totale dei casi, da ottobre, a 55, con il Veneto che allunga il passo rispetto alla Lombardia. “Questi nuovi focolai ci indicano che l’infezione, purtroppo, si sta spostando verso Est – sottolinea Diego Zoccante, presidente degli avicoltori di Confagricoltura Verona -. E questo ci preoccupa, perché, oltre a non arrestarsi, il virus potrebbe diffondersi ulteriormente, nonostante le misure di biosicurezza adottate. D’altra parte la presenza degli uccelli selvatici, in questo periodo, è molto alta, e perciò facilita la propagazione della malattia negli allevamenti. La buona notizia è che a Roma, in un incontro di pochi giorni fa con il Ministero, è emersa un’apertura nei confronti del vaccino da adottare principalmente per le galline ovaiole e poi per i tacchini. Non è l’unica arma che dovremo utilizzare per difenderci, ma sarà un passo in avanti per provare ad uscire da questa situazione, che a ogni autunno causa danni enormi alle aziende agricole” (oltre a uccidere migliaia di galline e tacchini, ndr).

Fonte: servizi stampa IZSVe/Confagricoltura Verona

 

Quanto sono sicuri gli alimenti acquistati online e consegnati a domicilio?

sicurezza-alimenti-acquistati-online-videoFra spesa online, food delivery ed e-commerce enogastronomico, sono oltre 10 milioni gli italiani che acquistano cibo online, per un giro di affari di 4,4 miliardi di euro. Però, tra il momento in cui il cibo viene acquistato e quello in cui arriva a casa nostra trascorre un lasso di tempo che può mettere a rischio la qualità e la salubrità dell’alimento.

Il rischio varia a seconda della tipologia di acquisto online: se fare la spesa online nei portali della grande distribuzione non comporta grossi rischi, grazie all’uso da parte delle aziende di infrastrutture logistiche efficienti e di veicoli refrigerati per il trasporto di prodotti freschi o surgelati, bisogna fare maggiore attenzione agli alimenti consegnati a domicilio pronti per il consumo (food delivery), così come all’acquisto di alimenti deperibili negli e-commerce gestiti direttamente dai produttori.

Per scoprire le differenze tra i vari tipi di acquisti alimentari online e le principali accortezze da adottare per un consumo sicuro degli alimenti che vengono recapitati a domicilio si può consultare questo video della serie «100 secondi» realizzato dal laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Focolaio di influenza aviaria in un allevamento di tacchini nel Padovano, rafforzati i controlli nel pollame e la sorveglianza nelle specie selvatiche

influenza-aviaria-autorita-europee-raccomandano-maggiore-protezione-dagli-uccelli-selvaticiL’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) continua ad essere una seria minaccia per la sanità pubblica e la sostenibilità dell’industria avicola a livello globale. Il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha confermato lo scorso 20 febbraio una positività da virus H5N1 HPAI in un allevamento di circa 39.000 tacchini da carne nel comune di Piove di Sacco, in provincia di Padova. Le autorità sanitarie, a seguito della convocazione dell’Unità di Crisi Regionale, hanno immediatamente disposto le azioni di gestione del focolaio e il monitoraggio negli allevamenti avicoli siti nelle zone di restrizione.

Si tratta di un evento molto particolare in questo periodo in Italia, anche se gli esperti considerano elevato il livello di rischio per gli allevamenti almeno fino a metà marzo. La vicinanza geografica degli allevamenti avicoli alle zone umide della Laguna veneta, maggiormente frequentate da uccelli acquatici, impone di rafforzare l’applicazione delle misure di biosicurezza nel pollame e la sorveglianza nei volatili domestici e selvatici.

Cambiano le specie coinvolte, aumentano i genotipi virali. “In Europa si è osservato un cambiamento delle specie di uccelli selvatici coinvolte e una maggiore diversificazione genetica del virus H5N1 – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – mentre in Italia quest’anno il numero di soggetti positivi tra gli anatidi è stato inferiore rispetto agli anni precedenti, nonostante l’epidemia di HPAI in Europa nel biennio 2022-2023 abbia nel complesso superato l’anno epidemiologico precedente. Gli esatti motivi non sono ancora del tutto chiari ma è probabile che molte specie aviarie stiano acquisendo una graduale resistenza verso i virus HPAI, il che rende la loro circolazione ancora più subdola e difficile da intercettare se non con un grande sforzo di campionamento”. Tra le novità di questa ultima stagione invernale, in Europa si è assistito a un cambiamento delle specie più coinvolte dall’infezione dei virus HPAI. Se da un lato c’è stato un drastico crollo dei casi identificati nei gabbiani e nelle sterne, che lo scorso inverno erano stati decimati dal virus, altre specie sono state Invece pesantemente colpite, come nel caso delle gru cenerine, morte a migliaia in tutta Europa.

Sul fronte virale è stato osservato un forte calo dei rilevamenti del genotipo H5N1 denominato BB, che ha circolato ampiamente in Europa negli uccelli marini durante i mesi estivi. Da ottobre 2023 invece è aumentato il numero di altri genotipi in circolazione, molti dei quali non erano mai stati rilevati in Europa. Il cambiamento nella prevalenza dei genotipi individuati e l’aumento della loro diversità, probabilmente è dovuto alla diminuzione del numero di casi nei gabbiani e all’aumento della prevalenza nelle anatre e in altre specie di uccelli selvatici.

Altra novità rispetto agli anni precedenti è l’aumento ritardato del numero di positività ai virus HPAI negli uccelli acquatici, probabilmente a causa di un inizio più tardivo della migrazione invernale di diverse specie di uccelli selvatici per le alte temperature registrate in autunno; ad esempio, la migrazione autunnale del fischione nei Paesi Bassi ha raggiunto il suo picco circa 2-3 settimane più tardi nel 2023 rispetto ai tre anni precedenti. Negli anni precedenti questo aumento era già stato osservato all’inizio di ottobre, mentre quest’anno si è verificato solo a partire da novembre.

Tra le specie più pericolose per la diffusione dei virus HPAI ritroviamo sempre le anatre selvatiche (germani, alzavole, fischioni, codoni, mestoloni, canapiglie). Queste specie sono in grado di trasportare virus anche molto patogeni per il pollame senza manifestare sintomatologia. Per questo motivo la cosiddetta sorveglianza attiva, ossia quella rivolta sugli animali apparentemente sani, è fondamentale per identificare il virus.

Collaborazione con le associazioni venatorie e i Centri di recupero della fauna selvatica. Negli ultimi due anni i laboratori di virologia di Padova e Verona dell’IZSVe hanno svolto un’intensa attività di sorveglianza negli uccelli selvatici per acquisire informazioni essenziali sulla diffusione dei virus HPAI. Ancora Terregino: “Tra le armi di cui disponiamo per combattere l’influenza aviaria c’è sicuramente la sorveglianza negli uccelli selvatici, in particolare degli uccelli acquatici migratori, perché ci permette di intercettare precocemente la presenza del virus in un determinato territorio e di prendere le appropriate misure di prevenzione. La sorveglianza nei selvatici è importante anche per ampliare le nostre conoscenze sulla dinamica di diffusione di questi virus, capaci di adattarsi facilmente a nuove specie attraverso le quali possono colonizzare nuovi territori.” Per le attività di sorveglianza sono state coinvolte le associazioni venatorie, i singoli cacciatori, le valli da pesca della Laguna Veneta i Centri di recupero della fauna selvatica (CRAS). La collaborazione con queste realtà si è rivelata molto preziosa ai fini dell’individuazione precoce della circolazione di virus influenzali aviari HPAI nell’avifauna selvatica su tutto il territorio. Le associazioni venatorie e i singoli cacciatori hanno messo a disposizione i carnieri per cercare il virus che gli uccelli cacciati possono albergare al loro interno o trasportare sul piumaggio. In Veneto, gli animali conferiti tra ottobre 2022 e febbraio 2024 sono stati 2.809, dalle province di Verona, Padova, Rovigo e Venezia. Sono stati eseguiti 3.229 esami, con una positività del 2,3%. Sono state inoltre coinvolte le valli da pesca della Laguna Veneta che rappresentano delle ottime aree di svernamento per molti volatili selvatici. Qui, con la collaborazione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), sono state installate delle gabbie utilizzate per catturare e poi rilasciare gli uccelli acquatici dopo essere stati inanellati, al fine di studiare i loro spostamenti durante le migrazioni. Anche da questi soggetti si prelevano campioni (tamponi) per ricercare i virus influenzali. Grazie anche al contributo dei Centri di recupero della fauna selvatica, sono stati identificati alcuni casi di infezione da virus HPAI in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna in queste specie. Su 1.992 campioni analizzati, è risultato positivo il 2,36%, valore che conferma quanto osservato negli animali cacciati.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

4-8 settembre, l’avicoltura mondiale si dà appuntamento a Verona. Tra gli argomenti trattati: influenza aviaria, antibiotico-resistenza, sicurezza alimentare e sostenibilità allevamenti

integrazione-dati-epidemiologici-aviaria-2016-2017Si svolgerà da oggi sino all’8 settembre 2023 a Verona il XXII Congresso della World Veterinary Poultry Association (Wvpa). L’evento, ospitato nei padiglioni di Veronafiere, vedrà la partecipazione di esperti, scienziati, delegati e professionisti della ricerca avicola da ogni parte del mondo, per un totale di circa 1.800 persone. Il programma prevede conferenze di relatori di fama internazionale, alternate da sessioni tematiche e poster, che copriranno argomenti classici come le malattie infettive e parassitarie, fino a toccare i temi più di attualità come influenza aviaria, antibiotico-resistenza, zoonosi, sicurezza alimentare, benessere animale e sostenibilità degli allevamenti.

Una settimana che farà di Verona la capitale mondiale della scienza veterinaria del settore avicolo, come sottolinea il chairman del Congresso prof. Mattia Cecchinato, docente di malattie infettive all’Università degli Studi di Padova e presidente della Società italiana di patologia aviare (SIPA): “Verona è una delle realtà italiane leader nella produzione avicola e il Veneto, insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, rappresenta una delle più importanti aree di allevamento avicolo in Europa. Siamo orgogliosi di essere riusciti a portare questo appuntamento qui in Italia, previsto inizialmente per il 2021 ma posticipato a causa della pandemia“. La scelta di Verona appare oggi tanto più significativa vista l’ondata di influenza aviaria che nell’inverno 2021-2022 ha colpito duramente questo territorio, con 317 focolai negli allevamenti e quasi 14 milioni di capi abbattuti. L’epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) attualmente in corso, che sta coinvolgendo molte specie di uccelli selvatici e di mammiferi un po’ ovunque nel mondo, ha sollevato forti preoccupazioni all’interno della comunità internazionale per il potenziale pandemico che il virus potrebbe avere anche l’uomo.

L’influenza aviaria costituisce una delle sfide globali più difficili e impegnative che dovremo affrontare nel prossimo futuro dichiara Antonia Ricci, direttrice generale dell’IZSVe. “La crescita della produzione e del consumo mondiale di pollame rappresentano un punto critico in uno scenario come quello attuale di forte espansione dell’influenza aviaria. D’altra parte i cambiamenti climatici, economici e sociali espongono l’avicoltura a nuove condizioni produttive e nuovi rischi che dobbiamo saper gestire e controllare. Il Congresso mondiale di Verona è l’occasione giusta per affrontare questa sfida insieme, puntando su tre obiettivi prioritari: vaccinazione, biosicurezza e condivisione delle informazioni”. Il XXII Congresso WVPA apre lunedì 4 settembre con un workshop dedicato agli studi di efficacia vaccinale sull’influenza aviaria condotti in Europa e negli Stati Uniti, organizzato da IZSVe e SIPA. Il simposio sarà presieduto dal dott. Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria presso l’IZSVe, assieme ad uno dei massimi esperti mondiali di influenza aviaria, il dott. David Swayne, per anni alla guida del Southeast Poultry Research Laboratory (Stati Uniti). Porterà i saluti del Ministero della Salute il dott. Luigi Ruocco, direttore dell’Ufficio 3 – Sanità animale presso la Direzione generale sanità animale e farmaci veterinari. In questa occasione il dott. Francesco Bonfante, dirigente veterinario del Laboratorio di referenza europeo, presenterà un aggiornamento sugli studi di efficacia vaccinale in corso, condotti a partire dal 2022 presso l’IZSVe. I trial clinici sono mirati ad identificare la migliore tecnologia disponibile sul mercato e gli schemi di immunizzazione più efficaci e sostenibili per il settore dei tacchini da carne. Il confronto con gli esperti permetterà di analizzare anche gli aspetti più critici e rilevanti dell’applicazione dei vaccini in campo.

Da martedì 5 settembre si entra nel vivo con la relazione tenuta della dott.ssa Isabella Monne, dirigente veterinario responsabile del Laboratorio di genomica e trascrittomica ed esperto dell’Organizzazione mondiale della sanità animale (WOAH) per influenza aviaria e malattia di Newcastle presso l’IZSVe, che parlerà dei cambiamenti nelle dinamiche epidemiologiche del virus H5 HPAI e delle sfide che ci attendono per un migliore controllo dell’infezione. Nella stessa giornata si terrà la cerimonia ufficiale di apertura.

Altro capitolo riguarda l’antibiotico-resistenza, tema al centro della relazione del dott. Luca Bano, direttore della SCT2 Treviso, Belluno e Venezia dell’IZSVe, in programma mercoledì 6 settembre. Per anni le infezioni batteriche del pollame sono state tenute sotto controllo mediante la somministrazione degli antimicrobici. Oggi invece molti paesi stanno promuovendo la strategia dell‘uso prudente del farmaco, per ridurre il consumo di antimicrobici negli animali d’allevamento, una tendenza evidente soprattutto in Europa e negli Stati Uniti ma con ancora alcune profonde differenze nel resto del mondo. Ulteriori info: https://wvpac2023.com

Fonte: Servizio stampa IZSVe

A quali alimenti fare attenzione in gravidanza per ridurre i rischi da microrganismi patogeni? I suggerimenti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Schermata 2022-12-15 alle 19.52.24L’alimentazione è un aspetto importante per la gravidanza: negli alimenti possono infatti essere presenti batteri, virus o altri microrganismi patogeni che, se ingeriti, possono causare malattie anche gravi, sia per la madre che per il feto. Tuttavia, facendo attenzione a certi alimenti e adottando opportuni accorgimenti, è possibile minimizzare il rischio di contrarle. Il consiglio generale è quello di consumare gli alimenti di origine animale solo se ben cotti, o se nel loro processo di produzione è prevista la cottura o una lunga stagionatura. Si possono invece mangiare frutta e verdura crude, ma solo dopo un adeguato lavaggio. Occorre prestare attenzione soprattutto alle produzioni domestiche, che non sono sottoposte a controlli da parte dei produttori o delle autorità sanitarie. Ulteriori raccomandazioni igieniche e informazioni più dettagliate sono disponibili in questo video della serie «100 secondi» e sul sito web www.alimentigravidanza.it realizzati dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Si possono commerciare insetti a uso alimentare in Europa?

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Il commercio di insetti a uso alimentare è regolamentato dalla normativa comunitaria relativa ai novel food, termine con cui la normativa stessa indica tutti gli alimenti che non sono stati consumati in misura significativa sul territorio europeo prima del maggio 1997, e che rientrano nelle categorie specificate dal regolamento stesso. Un’introduzione all’iter autorizzativo richiesto per la commercializzazione di novel food e quindi degli insetti edibili è mostrato in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Fonte: IZSVe

West Nile, confermata in Veneto la circolazione di due ceppi virali

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In Veneto stanno circolando due ceppi di virus West Nile (WNV), denominati WNV-1 e WNV-2. La conferma arriva da ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IZSVe) e dell’Università di Padova, sulla base di analisi genetiche condotte contemporaneamente su zanzare, uccelli e uomo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Eurosurveillance.

Rispetto al 2021, quando la circolazione del WNV in Veneto veniva evidenziata dalla metà luglio con un picco ad agosto, quest’anno la trasmissione stagionale del WNV è iniziata molto prima, già a giugno, probabilmente favorita dalle alte temperature dei mesi primaverili. La prima positività in pool di zanzare è stata rilevata il 7 giugno nella provincia di Vicenza, per poi allargarsi a quasi tutto il Veneto. Ad oggi il virus è stato trovato nelle zanzare di tutte le province venete, ad eccezione di Treviso e Belluno. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata in particolare sul ceppo WNV-1, che è ricomparso nel 2021 dopo otto anni di assenza dal nord-est e sembra oggi essersi stabilizzato in quest’area geografica. La sorveglianza veterinaria sugli uccelli selvatici ha consentito di identificare WNV-1 in esemplari di tortora dal collare, piccione, corvidi e rapaci notturni rinvenuti nelle province di Padova, Rovigo e Venezia. L’ipotesi è dunque che la reintroduzione di questo ceppo possa essere stata favorita all’origine da uccelli selvatici che hanno riportato il virus in questa parte di territorio.

I ricercatori ribadiscono il ruolo fondamentale giocato dai cambiamenti climatici nelle dinamiche di insorgenza di focolai di WNV nel serbatoio animale (uccelli, mammiferi) e nei vettori di malattia (zanzare). Secondo alcuni modelli epidemiologici, le scarse precipitazioni invernali e le alte temperature primaverili registrate negli ultimi anni in Europa potrebbero aver influenzato i meccanismi di diffusione della malattia, aumentando i tassi di crescita della popolazione di zanzare, di puntura e trasmissione del virus. L’approccio integrato One Health per la sorveglianza del WNV in tutti e tre i settori – uomo, animali e zanzare – ha dimostrato la sensibilità del sistema di sorveglianza a livello regionale. L’allerta ha consentito di far scattare prontamente lo screening di tutti i donatori di sangue residenti in Veneto, in modo da evitare la diffusione dell’infezione attraverso le donazioni. Al momento non si hanno evidenze di diverse manifestazioni cliniche nell’uomo per entrambi i ceppi. Tuttavia, l’acquisizione sistematica delle informazioni genetiche del virus nel corso delle attività di sorveglianza sarà fondamentale per monitorare l’evoluzione della circolazione del virus e per ottenere informazioni sul potenziale epidemico e patogeno del ceppo WNV-1.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

West Nile, meno zanzare, grazie, questa volta, alla siccità, ma l’attenzione rimane alta

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Anche quest’anno il virus della West Nile (WNV) ha fatto la sua comparsa nelle zanzare, negli animali e nell’uomo. Fin dalla prima osservazione nel 2008 in Veneto, la sua circolazione è stata evidenziata tutti gli anni fino ad oggi; il 2018 è stato un anno caratterizzato da un’intensa circolazione virale, con numerosi casi negli animali e nell’uomo e molti ritrovamenti di zanzare positive al virus, mentre gli anni successivi sono stati relativamente “tranquilli” con meno casi a tutti i livelli.

Anche se siamo ancora a metà stagione (il periodo estivo è quello dove si registrano i casi d’infezione, che corrisponde al periodo di attività delle zanzare) si evidenzia un elevato tasso di positività per WNV in zanzare catturate in tutta l’area della Pianura Padana. Finora (metà luglio 2022) è stato trovato un numero di pool di zanzare positivi pari alla totalità di quelli trovati durante tutto il 2021. Tali evidenze indicano un’elevata circolazione del virus nell’ambiente, confermata anche dal ritrovamento di uccelli positivi. Fortunatamente il numero di zanzare presenti quest’anno è inferiore allo scorso anno e al 2018. La siccità è la principale causa del ridotto numero di zanzare, in quanto vengono a mancare molti ristagni e raccolte d’acqua che vengono usati dalle zanzare per deporre le uova e dalle larve di svilupparsi.

Allo scopo di prevenire la circolazione virale anche nell’uomo, negli anni è stato messo a punto un sistema di sorveglianza integrata su tutto il territorio nazionale, descritto nel Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025, che consente di attivare un dispositivo di allerta rapida ed effettuare lo screening di tutti i donatori di sangue e organi per WNV, al fine di evitare la trasmissione del virus con trasfusioni e trapianti. In aggiunta, la Regione del Veneto ha istituito piani regionali che definiscono le attività sanitarie di Aziende ULSS, Comuni e Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), nei rispettivi settori medico e veterinario, comprese quelle di controllo ordinario e straordinario delle zanzare. La Regione Veneto ha già emesso una circolare diretta a tutte le Aziende Sanitarie con l’indicazione di rafforzare le attività di sorveglianza entomologica e di controllo delle attività di disinfestazione per fronteggiare l’elevata circolazione virale osservata. Si ricorda che la malattia può essere tramessa all’uomo tramite la puntura delle zanzare. Pertanto è importante ricordare alla popolazione di proteggersi dalle punture di questi insetti e di evitare di lasciare raccolte d’acqua accessibili alle zanzare.

Fonte: Servizio stampa Istituto Zooprofilattico delle Venezie

27 maggio 2022: dedicato alle epidemie del nostro tempo il focus del corso di formazione giornalisti organizzato da Argav in collaborazione con il Sindacato Giornalisti Veneto e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie

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Venerdì 27 maggio p.v. alle ore 18.30 si terrà la serata mensile di approfondimento al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD). Saranno ospiti gli esperti dell’Istituto Zooprofilatico Sperimentale delle Venezie, un centro di riferimento a livello internazionale per affrontare un tema di grande attualità, le epidemie del nostro tempo.

Programma. Dopo i saluti, gli interventi previsti sono: Isabella Monne, veterinaria, “L’evoluzione di Sars-cov-2: infinite possibilità?”, Calogero Terregino, veterinario, “Epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità in Italia”, Francesca Scolamacchia, veterinaria, “Peste suina africana: programmare la sorveglianza per gestire l’emergenza”. Vista la recente presenza della malattia anche in italia, non mancherà un “focus” sul vaiolo delle scimmie. Il corso è accreditato dall’ordine dei giornalisti, chi fosse interessato ad avere riconosciuti i crediti, deve iscriversi attraverso la piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it, nella tipologia di ricerca organizzatore ente terzo formatore (Sindacato Giornalisti Veneto).

A seguire. Ore 20.30, avremo ospite Marco Bellavere, imprenditore s.p.a. – società prodotti alimentari, per presentare la nuova linea del Leon (2 tipi di biscotti, vino rosso, 7 tipi di birra, 5 tipi di spalmabili, grappa barricata).