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Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca tradizionale: un progetto per promuovere cultura in un settore strategico dell’economia del Veneto

Tavolo relatori_lightImplementare una cultura condivisa della salute e della sicurezza nel lavoro e puntare su una maggiore formazione, in un’ottica di migliore prevenzione dei rischi: sono le due leve su cui insistere, anche per supportare e far crescere la pesca nelle acque interne e dell’acquacoltura, settore fondamentale in Veneto. E’ quanto emerge dal progetto “Sicurezza a bordo e fattore umano”, promosso da Legacoop Veneto e Inail Veneto, in partnership con Isfid Prisma (ente di consulenza e formazione dell’associazione veneta), i cui risultati sono stati presentati lo scorso 25 giugno nella sede di Legacoop a Marghera (VE).

Tra le azioni previste dal progetto, un’indagine preliminare: è il primo monitoraggio sul tema relativamente al settore della pesca tradizionale, punto di partenza per definire criticità e bisogni ma anche per individuare le aree di intervento possibili all’interno della progettualità e non solo. Nello specifico, si tratta di un ambito della pesca da proteggere e sostenere (non da ultimo per le gravi emergenze, una su tutte il granchio blu), che vede peraltro un’attenzione sempre maggiore delle politiche europee, in primis per la sostenibilità delle sue pratiche e per il potenziale economico e occupazionale in crescita. D’altro canto, è un comparto costituito per la maggior parte da cooperative di liberi professionisti, che rispettano le leggi esistenti in materia di salute e sicurezza ma, allo stesso tempo, affrontano quotidianamente molteplici rischi, per alcuni dei quali le norme esistenti e la cultura della prevenzione da loro posseduta risultano essere insufficienti.

Il 23% dei pescatori non sa nuotare. Dall’indagine svolta emerge come per chi lavora nelle imbarcazioni della pesca tradizionale e/o ne è proprietario salute e sicurezza continuino a non essere considerate tra le priorità. E d’altra parte si tratta di un settore a forte tradizione familiare, in cui il mestiere è tramandato come insieme di prassi e di regole non scritte; al contempo, è formato da lavoratrici e lavoratori di età matura: a confermarlo l’anagrafica degli intervistati composta per l’80% da over 40, il che porta a pensare che se da un lato c’è maggiore esperienza, dall’altro proprio quest’ultima porta nella quotidianità a sottovalutare i rischi. Lo studio – che ha coinvolto 157 intervistati tra presidenti di cooperative associate, proprietari di imbarcazione e imbarcati – rileva, infatti, che una larga parte sia degli armatori che degli imbarcati non considera rischioso il proprio lavoro (solo il 20% degli armatori e il 14% degli imbarcati ha un’assicurazione privata ulteriore rispetto a quella di Inail), nonostante il 30% di questi ultimi dichiari di essere stato coinvolto in un incidente. Ciò si lega al fatto che, trattandosi di un mestiere che si tramanda in famiglia (74% dei casi), spesso si danno per scontati i rischi connessi: basti pensare che appena il 14% degli armatori e il 17% degli imbarcati dichiara di aver ricevuto informazioni sui rischi a bordo e il 23% degli imbarcati non sa nuotare.

Tra i due gruppi esiste una diversa posizione in merito alla formazione: tutti i presidenti hanno riferito di aver organizzato corsi per il personale, ma solo poco più della metà degli armatori e degli imbarcati dichiara di averli frequentati. Risulta inoltre evidente una fragilità sul fronte della dotazione di dispositivi di sicurezza a bordo, a partire dalla cassetta di primo soccorso (il 50% degli armatori e quasi il 20% degli imbarcati ne è sprovvisto) – che comunque non risulta essere un obbligo –, e dalla capacità di utilizzare gli estintori, se pure presenti (circa il 45% sia degli armatori che degli imbarcati non ha svolto corsi di formazione). A questo si aggiunge, infine, che il 22% degli armatori e il 9% degli imbarcati dichiara di non controllare la dotazione periodicamente.

Le dichiarazioni. «Per incentivare la prevenzione chiediamo il supporto delle istituzioni, invitandole a valutare anche l’ipotesi di introdurre un meccanismo di premialità nei bandi di finanziamento rivolti al settore della pesca tradizionale, a favore di coloro che adottino procedure e comportamenti volti a migliorare le condizioni di sicurezza a bordo». Così Antonio Gottardo, responsabile del settore Agroalimentare e Pesca di Legacoop Veneto, che ha spiegato: «Pure in questo modo si contribuirebbe alla costruzione di una cultura condivisa, e il comparto sarebbe senz’altro maggiormente competitivo e attrattivo per i giovani». «Inail Veneto ha accolto favorevolmente la proposta di realizzare un percorso di sensibilizzazione in un settore esposto a numerosi rischi, mettendo al centro il lavoratore esposto e mirando a rafforzarne la consapevolezza – ha dichiarato Alice Bossan, dirigente dell’Ufficio Attività istituzionali di Inail Veneto, evidenziando il valore del progetto –. Informazione e formazione, lungo tutto il percorso di vita lavorativa, devono entrare nel patrimonio culturale di questa lunga tradizione veneta, consentendole di progredire su basi di maggiore sicurezza per tutti i soggetti coinvolti». «La consapevolezza dei rischi e la formazione continua – ha spiegato Daniela Novelli, direttrice di Isfid Prisma – sono fondamentali per garantire la sicurezza degli imprenditori ittici e del personale a bordo. Attraverso questa e future iniziative, ci impegniamo a promuovere una cultura della sicurezza che protegga i lavoratori e valorizzi il settore, chiamato anche su questo fronte a guardare sempre più all’impresa come modello organizzativo e di gestione». Per dare un supporto concreto a imprese e pescatori, in collaborazione con Inail Veneto, Isfid Prisma ha predisposto alcune schede informative che rispondono alla ridotta consapevolezza rilevata: una sorta di “decalogo” che tra le altre cose indica i dispositivi di sicurezza consigliati a bordo e offre una panoramica sui rischi legati alla movimentazione manuali dei carichi, con gli accorgimenti da adottare per evitarli.

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto

I pescatori veneti diventano “manager del mare” con il percorso di alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche che vede una collaborazione pubblico-privato

Partecipanti e manifesto pesca_evento finale FishLab 15_10_22

La pandemia, il riscaldamento climatico, le tensioni geopolitiche e il loro impatto sul versante delle materie prime e dell’energia impongono al settore della pesca un’accelerazione verso strategie innovative, anche per rendere le imprese capaci di resistere alle incertezze e alla concorrenza europea. A questa necessità di formazione e managerializzazione degli imprenditori della filiera ittica ha voluto dare risposta e strumenti il percorso di “Alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche – FishLab”, che sabato scorso, a Ca’ Dolfin a Venezia, ha visto la sua ultima lezione trasformata in un evento aperto, il cui pubblico era costituito da rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categorie, oltre a responsabili di mercati ittici, aziende e operatori del settore e ricercatori.

Sono i numeri a dire quanto la partita sia importante per l’economia regionale. La pesca veneta infatti vede oggi attive più 3.800 aziende (il 15% del totale nazionale) e dà lavoro direttamente a 7.500 addetti di cui il 10% donne (dati Infocamere 2021), oltre a mobilitare un importante indotto in servizi e attività collegate, a partire da quelle di trasformazione, distribuzione e promozione. Un valore della produzione che globalmente si aggira intorno ai 140 milioni di euro, pari al 6,2% di quello nazionale, e una quantità media prodotta di 60mila tonnellate tra il 2016 e il 2020 (dati Osservatorio della pesca Agenzia veneta 2020). Per sostenere oggi le imprese di questo settore così importante per l’economia regionale servono modelli di business efficienti, processi di innovazione e un rilancio del comparto in chiave sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale, capace di tenere sul fronte della redditività e delle marginalità. E magari un marchio unitario per la sua promozione e commercializzazione, come emerso dal progetto.

Primo nel suo genere in Italia, il percorso è promosso da Isfid Prisma, ente di formazione e consulenza di Legacoop Veneto, in collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia e Agrifood Innovation and Management Lab, laboratorio di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Management dell’Ateneo veneziano. È realizzato nell’ambito del progetto “Percorsi di Alta Formazione per il settore della Pesca” e finanziato dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). Avviato a novembre 2021, si è trattato di un vero e proprio laboratorio di coprogettazione, che ha visto confrontarsi e lavorare insieme docenti e ricercatori di Università Ca’ Foscari e i sedici partecipanti (presidenti, direttori e componenti dei Cda delle maggiori cooperative venete del settore pesca, nella foto in alto) con la finalità di favorire la crescita professionale e manageriale delle aziende dell’economia blu, accompagnando i corsisti nell’acquisire competenze in quello che è definito il “management del mare”, attraverso metodi didattici innovativi come il design thinking e il lean management.

Interventi. Sul valore del percorso Christine Mauracher, direttrice di Agrifood Management and Innovation Lab e responsabile scientifica di FishLab, ha spiegato: «I cambiamenti degli stili alimentari e la ricerca di alternative alle proteine derivanti dalla carne offrono al settore diverse opportunità di sviluppo. La chiave risiede nella capacità della pesca veneta di crescere rimanendo sostenibile – vale a dire valorizzando l’enorme varietà di specie che il nostro mare offre – e di far percepire adeguatamente al consumatore la qualità del prodotto, il valore di pratiche ecologicamente e socialmente responsabili, l’importanza nutrizionale del pescato. Il nostro percorso ha ingaggiato le cooperative venete su questi temi per coprogettare possibili sviluppi su cui sia gli operatori privati che pubblici potranno investire, anche attraendo risorse dai piani di stimolo dell’economia come il Pnrr». «L’obiettivo del nostro lavoro è mettere a disposizione degli operatori del comparto i risultati aggiornati della ricerca accademica e insieme a loro declinarli all’interno di progetti concreti – ha aggiunto Vladi Finotto, ricercatore del laboratorio multidisciplinare sull’agrifood di Ca’ Foscari e delegato della rettrice alla valorizzazione della conoscenza –. Le traiettorie individuate in FishLab insistono su: l’uso del digitale per la tracciabilità e per la comunicazione della stessa ai consumatori; la valorizzazione dei dati della pesca per l’efficientamento dei processi di tutta la filiera e il recupero di redditività; l’utilizzo di strumenti digitali e analogici per comunicare organicamente l’identità della pesca veneta su tutti i canali distributivi. Finanziamenti focalizzati e impegno degli operatori potranno portare a maturazione questi progetti nel giro di alcuni mesi». «Un progetto che nella sua articolazione innovativa è facilmente replicabile ed “esportabile” – ha sottolineato Daniela Novelli, responsabile dell’area consulenza e formazione di Isfid Prisma – anche in comparti diversi, e si pone pertanto come base di sviluppo per altri possibili percorsi formativi professionali che si implementino nel tempo e contribuiscano alla strutturazione di una collaborazione pubblico-privato tra i diversi attori del comparto pesca interessati all’apprendimento permanente». «Oltre a formare competenze manageriali, il percorso ha rafforzato un’identità comune della pesca veneta e ai partecipanti ha fatto comprendere come sia importante sentirsi “sistema” e muoversi come tale, anche per essere più forti e competitivi». Sono le parole di Antonio Gottardo, presidente del Flag Veneziano e responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Veneto, che ha continuato: «Tutto ciò per un mondo estremamente complesso e diversificato. Questo ha potuto portare alla fine alla stesura di un Manifesto che ne definisce e trasmette valori e visione, nonché evidenzia il ruolo dei pescatori su molteplici versanti». «Il settore della pesca e dell’acquacoltura è di primaria importanza per il Veneto – ha sottolineato anche Francesco Calzavara, assessore alla Programmazione e al Bilancio della Regione del Veneto – e in un contesto particolare come l’attuale sta dimostrando grande resilienza. Per continuare a distinguerci in un ambito di attività vivace e con buoni margini di crescita, dobbiamo sfruttare ogni sinergia possibile creando figure ad hoc, altamente specializzate, capaci di cogliere le innovazioni per guidare la crescita del comparto: il “management del mare” va proprio in questa direzione. E pensare ed agire come sistema potrà inoltre aiutare ad avere un quadro chiaro del futuro, in cui la filiera potrà orientare le prossime strategie». Infine, ad offrire uno sguardo europeo è intervenuta Rosanna Conte, europarlamentare della Commissione Pesca: «L’acquacoltura europea può e deve essere al centro delle politiche agroalimentari dell’Ue. Dagli allevamenti Ue arriva solo il 10% del pesce consumato dai cittadini europei, mentre su scala globale la quota supera il 50%. L’Europa importa oltre il 70% dei prodotti ittici consumati. È ora di invertire la rotta, e su questo da Strasburgo arrivano chiare indicazioni. Promuovere la nostra acquacoltura vuol dire ridurre la dipendenza dall’estero, ma anche avere prodotti alimentari sostenibili e di qualità, e creare nuovi posti di lavoro. Per farlo, serve innanzitutto un quadro giuridico favorevole alle imprese, che tenga conto di tutti e tre i pilastri della sostenibilità: economico, sociale e ambientale. Il nuovo meccanismo di assistenza all’acquacoltura può essere uno strumento innovativo, ma deve coinvolgere tutte le parti interessate. Occorre inoltre rafforzare la ricerca e l’innovazione».

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto