
Riceviamo e pubblichiamo da Michele Boato, direttore Ecoistituto Veneto Alex Langer, Giancarlo Gazzola, vicepresidente nazionale Mountain Wilderness, Toio de Savorgnani, Ecoistituto Langer e Mountain Wilderness, nonché premio Argav 2016
Quella svoltasi domenica 14 novembre scorso è stata la 34° volta che alpinisti ed ambientalisti si sono ritrovati per riaffermare, con la loro presenza, che la Foresta del Cansiglio è un luogo da tutelare e conservare. La montagna è sempre più frequentata da un gran numero di persone che cercano un contatto con la natura, staccando dalle città affollate, caotiche ed inquinate.
Abbiamo cominciato negli anni ’80 del secolo scorso opponendoci all’espansione delle piste e impianti da sci del Pian Cavallo friulano sul versante veneto, ancora intatto. Purtroppo, in qualche decina di anni, il riscaldamento climatico che spinge la neve sempre più in alto ci sta dando ragione: se avessero costruito quegli impianti, ora sarebbero in continua passività, con bilanci in rosso ripianati sempre con soldi pubblici.
Siamo stati presenti per chiedere la demolizione e il recupero della situazione originaria delle due basi militari abbandonate di cima Pizzoc e Pian Cansiglio, come poi è accaduto.
Ci siamo anche opposti all’abbattimento di 2000 cervi accusati di far “morire la foresta” per la distruzione del sottobosco e dei piccoli alberi, ma anche quello squilibrio era causato dall’uomo, che aveva eliminato tutti i predatori. Ora con il ritorno dei lupi, nel giro di solo qualche anno, i cervi sono scesi a meno di 400, quindi ad un numero fisiologico che non mette in pericolo la foresta.
Abbiamo manifestato contro la installazione di pale eoliche alte forse 120 metri sulla cima del Pizzoc, uno dei punti di passaggio degli uccelli migratori tra i più importanti in Europa ed il progetto è stato abbandonato.
Negli ultimi anni abbiamo fatto sentire la nostra voce per impedire l’inizio di una campagna di vendite che vedeva come prima alienazione l’ex albergo San Marco, abbandonato da anni, ma a cui sarebbero seguiti poi altri edifici e parti di Cansiglio, i pascoli ad esempio. Siamo stati molto criticati per aver speso tanto tempo ed energie per difendere un rudere ormai inutilizzabile, ma stavamo difendendo un principio, non un edifico ammalorato : il Cansiglio, luogo identitario per veneti e friulani, ma importante anche per tutta la comunità nazionale, NON PUO’ E NON DEVE ESSERE VENDUTO.
In questa 34° edizione del raduno, forse ormai il più duraturo incontro ambientalista di tutte le Alpi, abbiamo ricevuto dei messaggi di sostegno da parecchi esponenti noti a livello veneto ma anche nazionali. Il prof. Paolo Maddalena, giurista ed ex vicepresidente della Corte Costituzionale, che ci ha esortato ad andare avanti poiché, sono parole sue, “..la foresta del Cansiglio è un bene archeologico, storico, paesaggistico ed ambientale di immenso valore,che va tutelata in modo particolare..” e che bisogna far valere il principio sul quale la Costituzione è ben chiara che i beni pubblici rilevanti sono proprietà di tutti i cittadini e non possono essere venduti, mentre le istituzioni, Stato o Regioni, non ne sono proprietari, ma solo i gestori, nell’interesse di tutti, senza possibilità di vendita In caso di vendita o svendita, il ricorso al giudice è inevitabile.
Ma quest’anno abbiamo lanciato anche un ulteriore messaggio, quello di conservare i grandi alberi, che in Cansiglio sono molti e ad essi dovrà essere data sempre più importanza, poiché una Foresta ricca di alberi vetusti ha un valore ecologico molto più alto, ma anche di fascino e bellezza, valori di cui abbiamo bisogno, anche a discapito dell’economicità. L’appello inviato dal metereologo e divulgatore Luca Mercalli del pericolo insito nel cambiamento climatico in atto è sintetico ma efficace “ Diamo tutti una mano agli antichi alberi del Cansiglio, e loro la daranno a noi. Per salvarci entrambi dalla crisi climatica”.
Invece il prof. Stefano Mancuso, accademico e neurofisiologo vegetale, uno dei botanici più noti attualmente, ci ha mandato una riflessione di valore molto più generale, partendo dalla considerazione che “senza le piante non esisterebbe la vita sulla Terra…senza i nosti amati alberi, che davvero insieme a tutte le altre piante rappresentano l’asse che sorregge la vita del mondo, il nostro pianeta sarebbe una palla di roccia e sabbia, simile alle immagini che ci arrivano da Marte.. e che un bosco non è una coltivazione per la produzione di legno, ma la casa della vita e il luogo in cui possiamo comprenderla. Il legno è l’ultimo dei benefici che ci regalano gli alberi. Quando sono morti”. Un messaggio sul quale riflettere
Paola Favero, alpinista e scrittrice, ex responsabile come carbiniere-forestale delle foreste di Cansiglio e Somadida, invita a riflettere sul fatto che “ ..di fronte alle nuove emergenze la Foresta del Cansiglio richiede di essere protetta…per la biodiversità che racchiude, limitando il più possibile le utilizzazioni, cioè il taglio degli alberi, per raggiungere età e dimensioni sempre più vetuste, diventando un luogo privilegiato per l’educazione e la divulgazione ambientale, per la ricerca scientifica e per il benessere umano….Stiamo inoltre assistendo ad un collasso degli ecosistemi forestali a causa delle tempeste di vento ( Vaia ad es.) e degli incendi boschivi che ci fanno perdere ogni anno milioni di ettari nel mondo…di fronte a tutto questo dovremmo puntare a salvare il più possibile i boschi esistenti, che sulla Terra sono già stati ridotti del 50%.”
Il prof. Franco Viola, ripercorrendo la sua lunga carriera di ecologo forestale, invita con il suo messaggio ad “andare oltre alla tecnica e alla valutazione solo monetaria della Foresta, per comprendere anche il valore della cultura e della ricerca, poiché ignorare quei capisaldi può significare la rovina per l’intera umanità”.
Il botanico Cesare Lasen, primo presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ricorda che le foreste costituiscono l’ecosistema terrestre più importante…più ricco di benefici per la specie umana per cui “..se anche nelle proprietà pubbliche si decide di perseguire e privilegiare il mercato, si diventa complici di un irreversibile degrado... sfatiamo una volta per tutte che sia il bosco ad aver bisogno dell’uomo, anziché l’esatto contrario. Non c’è tempo per una transizione ecologica. Necessita, urgentemente, un’autentica conversione”.
IL prof. Lucio Montecchio, docente universitario di malattie delle piante e degli alberi monumentali afferma che..”bisogna voler bene, al Cansiglio, equilibrio di convivenze difficili che rischiano di essere sbilanciate da scelte miopi. A me piacciono i panorami mai uguali e i grandi alberi, che di quelli avremo sempre più bisogno… a me piacerebbe che il Cansiglio restasse com’è.”
Infine Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness International, che ha partecipato più volte al raduno, ricorda l’importanza di questo evento annuale poiché “..il Cansiglio rappresenta per tutti quelli che lo conoscono un luogo del cuore, da difendere senza se e senza ma..”.
Un sostegno dall’esterno così qualificato, caloroso e ricco di spunti, rappresenta sicuramente un notevole stimolo per tutte le associazioni e per tutti gli ambientalisti impegnati nella difesa del Cansiglio. Gli elementi non mancano per fornire motivazioni che sosterranno il lavoro nei prossimi anni, sempre in difesa dell’Antica Foresta del Cansiglio.
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