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12-21 giugno 2015, a Lusia (RO) si tiene il Festival Vegan-Vegetariano “Vivo e Vegeto”

vivo-e-vegeto-lusiaValorizzare Lusia, in provincia di Rovigo, e promuovere la conoscenza dell’alimentazione e lo stile di vita vegan-vegetariana attraverso le eccellenze gastronomiche legate alla coltura degli orti del territorio: questi gli obiettivi di “Vivo e Vegeto“, festival vegan-vegetariano che si terrà nella cittadina polesana dal 12 al 21 giugno 2015.

In programma. Serate e cene di gala a buffet della cucina vegan-vegetariana, spettacoli di intrattenimento, convegni e seminari, scuole di cucina vegana con cooking show, mercatino con espositori di prodotti bio e cosmesi naturali. L’evento diventa un’occasione per fare educazione alimentare, per far comprendere l’importanza della qualità dei cibi nel mantenere se stessi in buona salute. Pertanto, i momenti dell’osservazione e della manualità si intrecciano con i naturali stimoli offerti dall’orto e con i saperi dell’attività agricola.

A finalità socio-culturali si affiancano così finalità etico-ambientali oltre a quelle di crescita e salute personali, declinabili in una serie di obiettivi principali, quali: riscoprire il valore e la sacralità della terra, stare insieme e stare insieme “per”, responsabilizzarsi alla costruzione e gestione di un “bene comune”, lavorare in gruppo, socializzare, creare occasioni di convivialità e gioco, incrociare conoscenze, esperienze, materiali, unire più generazioni e micro-generazioni fra loro, rcuperare la dimensione naturale e la conoscenza dei cicli di crescita, di uso e di trasformazione dei prodotti durante le stagioni, sviluppare una coscienza ecologica, educarsi al paesaggio, riflettere in senso eco-sistemico, sviluppare il concetto di biodiversità, riflettere sui modelli di consumo consapevole, conoscere e distinguere le piante, gli ortaggi ed i piccoli insetti che popolano l’orto, migliorare il proprio senso estetico con riferimento all’osservazione del mondo vegetale, sviluppare criteri per un’alimentazione sana ed eco-compatibile, affinare l’utilizzo di tutti i sensi.

Fonte: Pro Loco Lusia

Ortodidattico di Lusia (RO), fra verdure “biodiversity friend” spuntano il ristorante e la scuola di cucina vegetariani

Vista laghetto Ortodidattico(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV). “Lusia è uno dei maggiori centri di produzione in Italia di insalate e prodotti orticoli, dovrebbe essere da tempo una “capitale dei vegetariani”, forse per diventarlo davvero dovrebbe fare più gioco di squadra”. A dirlo, davanti a una folta platea di autorità, operatori della stampa e del settore agricolo nonché di appassionati del verde, è stato lo scorso 24 maggio il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, in occasione della presentazione ufficiale dell’Ortodidattico Il profumo della freschezza di Lusia (Ro) innovativo progetto agricolo sorto su iniziativa di due lusiani Doc, Renato e Francesco Maggiolo.

Fabrizio Stelluto

Fabrizio Stelluto

Sara Furini e Renato Maggiolo

Sara Avanzi

Luca Prando sindaco Lusia

Luca Prando e Renato Maggiolo

Direttore Cia Rovigo

Paolo Franceschetti

Il Consorzio di Sviluppo del Polesine partner di un progetto volto a innovare l’agricoltura europea. La provocazione è stata raccolta con senso di autocritica ma anche di orgoglio per le cose fatte nel territorio da Paolo Franceschetti, direttore Cia Rovigo e dal sindaco di Lusia, Luca Prando, che ha annunciato una prossima azione di promozione dei prodotti agricoli lusiani realizzata di concerto con la CCIAA di Rovigo. Sara Avanzi del Consvipo, ente organizzatore dell’evento, ha ricordato come l’Ortodidattico, caratterizzato da un forte carattere innovativo, rientri di diritto nel progetto di iniziativa comunitaria APP4INNO, che coinvolge 10 Paesi, 16 Partner, tra cui il Consorzio per lo Sviluppo del Polesine e più di 40 esperti, nel comune obiettivo di innovare l’agricoltura europea.

 

 

Giovanni Vianello

Giovanni Vianello

Lusia, cuore agricolo del Polesine “Biodiversity Friend”. Presenti all’incontro anche Giovanni Vianello, presidente di Bancadria che, in quanto istituto di credito “concede finanziamenti a tassi vantaggiosi alle aziende che fanno propria la cultura e la tutela dell’ambiente ” e

Gianfranco Caoduro

Gianfranco Caoduro

Gianfranco Caoduro, presidente onorario di World Biodiversity Association (WBA), associazione no profit fondata nel 2004 da un gruppo di naturalisti al Museo Civico di Storia Naturale di Verona con l’obiettivo di censire la biodiversità in Italia e nel mondo nonchè di tutelarla attraverso azioni di educazione e formazione. Caoduro ha parlato dell’azione condotta con la Regione Veneto di controllo della qualità dell’ortofrutta e della biodiversità del territorio regionale, attraverso l’applicazione del disciplinare “Biodiversity Friend”, la prima e unica certificazione in Italia in grado di valutare la conservazione della biodiversità in agricoltura e ha ricordato come la la prima azienda in Europa ad essere certificata “Biodiversity Friend” sia proprio a Lusia, l’azienda agricola Bagari di Luca Callegaro.

In giro per OrtodidatticoNell’orto, la”barchessa delle (verdi) meraviglie”. Piacevolmente stupito dalle continue e numerose novità intraprese da Maggiolo per rendere l’Ortodidattico di interesse per i consumatori e i visitatori (qui potete leggerne le caratteristiche), Caoduro ha annunciato che la struttura sarà presto dichiarata azienda pilota “Biodiveristy Friend”. Quali siano le novità in serbo all’Ortodidattico le ha illustrate Renato Maggiolo: “Grazie a fondi Gal, entro il prossimo autunno dovremmo riuscire a realizzare la ristrutturazione della piccola barchessa del 1870 presente nell’azienda agricola e al cui interno troverà spazio una scuola di cucina e un ristorante vegetariani”. “Inoltre, dall’estate 2015 – ha continuato Maggiolo – daremo il via alle settimane verdi estive rivolte a studenti, che potranno imparare a conoscere le verdure, raccoglierle e cucinarle per poi, magari, insegnare qualcosa di nuovo in fatto di orticoltura ai loro genitori”. “La coltivazione senza uso di nessuna sostanza chimica ma solo con il rispetto della Terra e della Natura è possibile – ha concluso Maggiolo – ed il buffet finale, un susseguirsi di deliziosi manicaretti e bevande preparati da Enrico Rizzato, chef patron della Trattoria al Ponte di Lusia, ha dimostrato che è possibile fare una gustosissima cena utilizzando solo verdure”.

Lusia (Ro), polo orticolo tra i più importanti del Veneto, si rafforza

CAMPI_LUSIAOPO (Organizzazione Produttori Ortofrutticoli) Veneto sta realizzando una nuova piattaforma dentro il mercato ortofrutticolo di Lusia, in provincia di Rovigo. Sarà il suo punto di riferimento per gli ortaggi delle terre tra il Po e l’Adige, dove da anni è presente con suoi tecnici e operatori.

Gettate le basi per il futuro sviluppo economico del territorio. Sarà una struttura fortemente innovativa e funzionale a servizio dei soci, ma a anche di quanti riterranno di poter usufruire delle proposte logistiche. I lavori sono partiti e procedono speditamente. L’opera è stata presentata in un incontro nella Camera di commercio a Rovigo, presenti autorità e operatori del settore. Per gli orticoltori di Lusia e dintorni è un segnale positivo molto importante, tanto più che cade in un momento di sensibile difficoltà per i principali ortaggi di Lusia, alle prese con un mercato stanco, frutto della stagnazione dei consumi, e di prezzi che non offrono tante soddisfazioni. “Lusia, comunque, è una bella realtà sulla quale merita scommettere, ha commentato Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto. E’ una sfida sul futuro, per la quale occorrono uomini di qualità e fortemente motivati. Con la nuova struttura OPO Veneto conta di raddoppiare in poco tempo il fatturato nel territorio di Lusia perché ci sono tutte le premesse”.

Lusia, polo orticolo tra i più importanti del Veneto. Al di là delle difficoltà del momento, ha rilevato Massimo Pezzuolo, tecnico di OPO Veneto, si opera dentro un polo orticolo tra i più importanti del Veneto e conosciuto a livello nazionale. Su 2 mila ettari si raccolgono più di 500 mila quintali di ortaggi. Negli ultimi anni c’è stata una flessione nella produzione, che adesso pare essersi fermata. Nel frattempo molte aziende hanno investito nella innovazione, hanno diversificato le produzioni, si sono piazzate su nuovi mercati. Lusia orticola, insomma, non si è arresa a tante difficoltà. Sono cresciuti alcuni vivai, dai quali escono milioni di piantine: 200 milioni solo da uno.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

A Lusia (RO), entra in scena un nuovo radicchio

radicchio lisia4Si presenta come un delicato accordo di colori, tra i quali prevale un vermiglio acceso, che lo fa distinguere in maniera netta dagli altri radicchi tardivi: è la novità di Lusia, terra di orti, nel medio Polesine, tra i fiumi Po ed Adige.

Innovazione e tradizione. La cicoria è il risultato di una lunga e attenta selezione di due bravi orticoltori locali, Antonio Rosselli e Aglio Giordano, socio di OPO Veneto. In essa l’innovazione di prodotto si sposa con il metodo di lavorazione tradizionale. I radicchi, dopo il primo gelo, sono raccolti e ammassati, premuti gli uni sugli altri, “in busa”, in una specie di serra, adagiati su un letto di una trentina di centimetri di sabbia del fiume Adige, che viene ogni anno rinnovata. La “busa” (termine veneto che indica buca) è ricoperta da un telo di plastica nero, che sostituisce la tradizionale paglia. A una temperatura sui 14 gradi, ottenuta con un sistema di riscaldamento, in una quindicina di giorni si sviluppa un nuovo cuore di radicchio, che è una delizia al palato. Il cespo, che si mangia, non è molto sviluppato: può raggiungere i 60 grammi. Ecco come lo descrive Renato Maggiolo, un cultore del settore e artista enogastronomico, consulente di OPO Veneto: “Foglioline dai colori cangianti dal bianco della base al giallo, con screziature della costa, al vermiglio dell’apice. E’ vellutato al tatto e, quanto al gusto, ha la classica tendenza amarognola dovuta ai guaianolidi, sostanze con proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antimalariche, che sono un toccasana per il fegato, compensata da una piacevole freschezza acida che lascia intuire la vitamina C”.

A breve il nome della nuova cicoria polesana. Rientra nella famiglia dei variegati invernali, che hanno come punto di partenza il radicchio Igp di Castelfranco. E’ bello, riconoscibilissimo, croccante. Lusia ci punta molto. Potrebbe essere il suo radicchio del futuro: il classico variegato sta quasi scomparendo, soppiantato da quello di Castelfranco. Non gli è stato dato ancora il nome, per il quale è stato promosso un informale concorso tra esperti del luogo. Presto il battesimo ufficiale. L’Accademia delle verdure di Lusia, presieduta da Renato Maggiolo, ha promosso una degustazione di esperti per valutarne qualità, gusto, valore in cucina. Il nuovo radicchio vermiglio è stato promosso a pieni voti. “Magnifico”, il commento del giovane chef Enrico Rizzato che ha coordinato l’incontro conviviale.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

L’aglio bianco Dop polesano l’unico aglio che in cucina può supportare il tartufo

Aglio Polesano Dop (foto Coldiretti Rovigo)

“Quello polesano è il migliore aglio che esiste al mondo”: parola di Renato Maggiolo, esperto di verdure polesane intervenuto lo scorso 9 febbraio nella trasmissione di RAI 1 “Occhio alla spesa” per commentare le qualità dell’Aglio bianco, prima Dop polesana. “Pur avendo una minore intensità olfattiva, ossia un odore meno forte degli altri – ha spiegato Maggiolo -, il suo aroma è più complesso, con un ampio spettro dalle infinite sfumature aromatiche. Per questo, fra l’altro, è l’unico aglio che può supportare il tartufo, in particolare il tartufo nero, ma anche bianco” (video della trasmissione può essere visto in differita sul sito www.occhioallaspesa.rai.it)

L’aglio bianco polesano prima Dop della Provincia di Rovigo. Un regolamento dell’Unione europea, pubblicato sulla Gazzetta del 1° dicembre 2009 e in vigore dal 21 dicembre 2009, concede la protezione a livello europeo alla denominazione “aglio bianco polesano”, che potrà essere utilizzata soltanto dall’aglio prodotto in Polesine, secondo uno specifico disciplinare, che collega la coltura al territorio e alla lavorazione tradizionale. L’aglio Dop sarà riconoscibile dal marchio europeo, un cerchio rosso bordato di giallo. Sono finite le possibilità di imitazione e di frode al consumatore. «E’ un traguardo importante – ha commentato Claudio Salvan, produttore e presidente della coop “Il Polesine”, associata a Coldiretti – che premia il tempo e le energie che i produttori hanno speso per questo obiettivo fin dal 2004, quando si è partiti con la presentazione della prima documentazione al ministero per le Politiche agricole». «La protezione europea – spiega Salvan – garantisce una seria etica comportamentale da parte dei produttori della zona del disciplinare, che si traduce in qualità e salubrità del prodotto. Ma è anche il punto di partenza per riorganizzare la produzione attorno a un piano di marketing che promuova e faccia conoscere il prodotto ai consumatori, affinché lo possano scegliere e ricercare». «Dal punto di vista del consumatore – conclude Salvan – l’ottenimento della Dop significa che, a partire dalla prossima campagna produttiva, il consumatore potrà esigere di acquistare aglio col marchio Dop, con la certezza che è effettivamente coltivato in Polesine, nel rispetto di tutte le normative di produzione del disciplinare».

La tradizione. L’acquisizione della Dop per l’aglio bianco è stata possibile grazie al lungo legame col territorio polesano, dove si sono sviluppate tecniche di produzione che comprendono la selezione dei bulbi per la semina dell’annata successiva e la lavorazione manuale del prodotto estirpato.Storicamente la presenza della coltivazione dell’aglio nella rotazione aziendale è rilevata fin dal XVI secolo. La coltura ha assunto rilevanza nell’evoluzione dell’ordinamento colturale delle aziende di dimensioni medio piccole dell’area Dop. Anche per la commercializzazione l’aglio polesano ha visto nei secoli nella piazza di Rovigo un punto di riferimento, come riportato nell’Archivio storico della Camera di commercio di Rovigo

Aglio polesano Dop (foto agricolturaitalianaonline.it

La coltura. L’aglio bianco polesano è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme data l’assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell’apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette hanno una colorazione verde/azzurra. Il bulbo deve essere di forma rotondeggiante – regolare con un leggero appiattimento della parte basale, di colore bianco lucente, ed esente da fitopatologie. La Dop è ottenuta con l’ecotipo Bianco Polesano e la varietà Avorio. Zone di produzione dell’area Dop: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle, Fratta, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza, Pincara, Polesella, Pontecchio, Rovigo, S. Bellino, S. Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesana.

(fonte: Coldiretti Rovigo)