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Mamme No Pfas: motivazione della sentenza “Miteni” denuncia il profitto economico che calpesta la salute pubblica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas Vicenza-Padova_Verona (Premio Argav 2021) la seguente nota.

La Corte d’Assise di Vicenza ha pronunciato una sentenza storica che squarcia il velo su decenni di omissioni: i vertici della Miteni sono stati condannati per aver avvelenato le nostre acque e causato un disastro ambientale senza precedenti. Come Mamme No PFAS, sottolineiamo con forza che la motivazione della sentenza, depositata qualche giorno fa, colpisce duramente la strategia d’impresa e i manager imputati i quali, operando in piena consapevolezza delle criticità ambientali, hanno deliberatamente scelto di privilegiare il profitto economico e il risparmio sistematico sui costi di messa in sicurezza a scapito della salute pubblica. Con pene che arrivano fino a oltre 17 anni, viene finalmente sancito che non si è trattato di un incidente, ma di una strategia volta a nascondere dati vitali alle autorità pur di continuare l’attività d’impresa, accumulando ricchezza mentre il “plume” tossico si diffondeva sotto i piedi di 300 mila persone.

Esposizione a PFAS e malattie: la scienza parla chiaro

Per quanto concerne le malattie, la motivazione della sentenza della Corte d’assise fa riferimento all’ipercolesterolemia come patologia causalmente collegata ai Pfas, non individuando altre patologie, anche perché quasi tutte le parti civili costituite non hanno affatto chiesto un risarcimento del danno biologico (in quanto questo non era un processo per lesioni), ma soltanto del danno da “metus” per la paura dell’insorgenza di malattie.Tuttavia, la scienza parla chiaro. La IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e studi internazionali (il C8 Health Project negli USA) e ricerche italiane (condotte da CNR, ISS e Università di Padova) confermano il legame tra esposizione ai PFAS e gravissime patologie: in primo luogo tumori, ma anche malattie cardiovascolari, alterazioni del sistema endocrino, influenza negativa su gravidanza e sviluppo, mancata o ridotta risposta vaccinale, maggiore suscettibilità alle infezioni come il COVID. Ricordiamo anche che uno studio condotto dall’Università di Padova ha rilevato un eccesso di quasi 4000 morti in 30 anni nelle aree colpite.

Lo studio epidemiologico e la bonifica. Dalle parole ai fatti

Siamo stati definiti una “popolazione soggetta a un’intossicazione collettiva cronica” eppure, dopo quasi 10 anni di promesse e delibere, lo studio epidemiologico deve ancora partire. Il tutto mentre il terreno contaminato di Miteni continua a rilasciare queste sostanze nell’ambiente perché ancora non si è iniziata la bonifica.La nostra battaglia non finisce qui. Chiediamo, ancora una volta, che le istituzioni passino dai vari proclami e “valutazioni di fattibilità” alla realtà dei fatti. La giustizia ha riconosciuto il crimine ambientale; ora si proceda con studio epidemiologico e bonifica!

Mamme No PFAS chiedono alla Regione Veneto di estendere lo studio epidemiologico (in ritardo di 10 anni) a tutta l’area rossa, insieme alla partecipazione della cittadinanza coinvolta

“La Giunta Regionale del Veneto ha di recente comunicato di aver deliberato l’avvio di un’indagine epidemiologica retrospettiva sulla popolazione residente nel territorio dell’ULSS 8 “Berica” esposta ai PFAS. È senza dubbio una buona notizia: si tratta infatti dell’accoglimento di una delle fondamentali richieste proposte con forza e insistenza dal gruppo Mamme NO PFAS, da diverse altre associazioni oltre che da molti cittadini, per conoscere il reale impatto sulla salute della popolazione residente nelle aree contaminate”, afferma il gruppo Mamma NO PFAS di Vicenza, Padova e Verona.

E continua: “Riteniamo però opportune alcune osservazioni in merito. Innanzitutto, questa iniziativa arriva con quasi 10 anni di ritardo: lo studio epidemiologico sulla popolazione esposta era infatti già stato deliberato dalla Regione Veneto nel lontano 2016, ma non era mai stato avviato nonostante le nostre pressanti richieste degli ultimi anni. Le ragioni del mancato svolgimento di quello studio non sono chiare malgrado fosse stato tutto predisposto per il suo avvio tempestivo, come testimoniato nel recente processo penale “Miteni” dall’alto dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità competente per questo studio. Se questa indagine fosse stata condotta nei tempi previsti, già da tempo avremmo conoscenze scientifiche importanti sugli effetti dell’esposizione a lungo termine di queste sostanze, con fondamentali ricadute anche sul piano della prevenzione. Siamo comunque lieti che, quantomeno sul finire della legislatura, la Giunta Regionale e l’assessore alla Sanità, siano riusciti a recuperare quelle risorse che, come riferito nella risposta ufficiale a una interrogazione consiliare, finora non erano state reperite per l’avvio di questa indagine epidemiologica (Interrogazione a risposta immediata n. 413 del 3 luglio 2023)”.

“In attesa di leggere la delibera regionale e la relativa documentazione tecnica, segnaliamo di seguito le due principali criticità che sembrano emergere dalle informazioni contenute nel comunicato stampa emesso dalla Regione Veneto, vale a dire l’ambito geografico limitato e il rischio di un’indagine sottodimensionata”.

“Per quanto riguarda l’ambito geografico delimitato, è stata esclusa gran parte dell’area contaminataLo studio epidemiologico sembra essere stato ristretto infatti alla sola ULSS 8 Berica (Vicenza), escludendo così ampie porzioni dell’Area Rossa di massima contaminazione che ricadono nelle province di Padova e Verona.Il danno non si ferma ai confini amministrativi. Come già dimostrato, la contaminazione si estende lungo le direttrici idriche e riguarda quantomeno il territorio di tutti i Comuni dell’Area Rossa delle tre Province venete Vicenza, Verona e Padova. Per quanto riguarda il rischio di un’indagine sottodimensionata, uno studio effettuato su tutta l’Area Rossa ha igià evidenziato un eccesso di quasi 4.000 morti tra il 1985 e il 2018, in particolare con correlazioni per alcuni tipi di cancro e malattie cardiovascolari. Segnaliamo quindi il rischio che un’indagine limitata possa fornire un quadro incompleto e non veritiero dell’impatto sulla salute di tutta la popolazione esposta”.

“Lo studio, poi, è a “porte chiuse”. Nel comunicato stampa non si menziona infatti il coinvolgimento delle associazioni, dei comitati e dei cittadini che da oltre un decennio si battono per la salute della propria comunità e che hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza, anche scientifica, del problema. Auspichiamo quindi che lo studio non sia gestito a “porte chiuse”: non solo è inopportuno, ma contravviene ai principi fondanti della Regione stessa, tra cui gli artt. 8 e 9 dello Statuto sulla partecipazione alle scelte amministrative e il diritto dei cittadini a essere informati sui rischi per la salute e sull’ambiente. C’è poi necessità di trasparenza.Un’iniziativa di tale importanza per la salute pubblica non può e non deve essere gestita a “porte chiuse”. La citizen science e il contributo delle associazioni sono essenziali per la credibilità stessa e la reale efficacia dello studio”.

“Inoltre, la Regione Veneto aveva già valutato la fattibilità di uno studio epidemiologico partecipato in merito alla contaminazione da PFAS (Delibera numero 1402 del 23 settembre 2020 del Servizio Sanitario Nazionale – Regione Veneto – Azienda Ulss numero 8 Berica, depositata nel processo penale “Miteni”)”.

“Detto ciò, il gruppo Mamme No PFAS chiede alla Regione Veneto l’estensione dello studio epidemiologico a tutti i comuni dell’Area Rossa e zone limitrofe contaminate, nonché la massima trasparenza sulle metodologie utilizzate. L’istituzione di un organismo di coordinamento dello studio epidemiologico che preveda un monitoraggio indipendente con la partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni coinvolte, come anche indicato nella recente sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’uomo. Chiediamo infine di poter incontrare i rappresentanti della Regione Veneto per poter discuterne di persona: non possiamo permettere che, dopo tanti anni di attesa, uno studio fondamentale per la salute dei nostri figli e della nostra terra rischi di nascere viziato da limiti geografici e da mancanza di coinvolgimento dei cittadini interessati”.

Mamme No Pfas Vicenza, Padova e Verona

Mamme No Pfas: ottenuta finalmente giustizia! Raggiunto uno storico traguardo per salute e ambiente

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas Vicenza-Padova_Verona, premio Argav 2021, la seguente nota stampa.

Il 26 giugno 2025 il Tribunale di Vicenza ha pronunciato una sentenza che ripaga anni di impegno, di fatica, di notti insonni e di lotta collettiva. Una battaglia lunga e difficile che ci ha spesso fatto sentire come Davide contro Golia. E, proprio come nella parabola, Davide ha colpito nel segno: 11 condanne su 15 imputati, interdizioni, risarcimenti importanti. Questa volta la verità ha trovato spazio in Tribunale.

Le emozioni sono difficili da contenere. L’incredulità e la commozione si sono mescolate nel momento in cui sono state lette le condanne. Una parte di noi non ci credeva davvero: dopo anni in cui sembrava che nulla potesse scalfire l’impunità di chi ha avvelenato le nostre acque, il nostro sangue, la nostra terra, finalmente è arrivato un segnale forte, chiaro, inequivocabile.

Profonda è stata l’emozione nel sentire i nomi di chi, come noi, ha scelto di costituirsi parte civile. Associazioni, comitati, cittadini che hanno condiviso con noi riunioni, momenti di sconforto, assemblee, audizioni pubbliche, manifestazioni, e che non si sono mai arresi. Questa sentenza è anche il frutto della loro determinazione.

Il processo è stato un maxi procedimento, il più grande mai celebrato in Italia per un inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) e ha affrontato cinque capi d’accusa:

1. Avvelenamento doloso delle acque destinate al consumo umano;

2. Disastro innominato ambientale;

3. Inquinamento ambientale;

4. Gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi (per il quale è stata dichiarata la prescrizione);

5. Bancarotta fraudolenta.

Per uno di questi reati – l’avvelenamento doloso delle acque destinate al consumo umano – la sentenza apre un nuovo capitolo sotto il profilo sia giuridico che scientifico: sarà ora necessario approfondire come interpretare, in chiave moderna, la responsabilità penale per chi inquina risorse fondamentali come l’acqua potabile. Questa pronuncia costituirà un precedente importantissimo per altre situazioni simili, in Italia e nel mondo.

Un risultato che sembrava impossibile, e invece è realtà. Le condanne rappresentano non solo un risarcimento morale, ma anche una vittoria civile e politica. Le ingenti somme riconosciute a favore delle istituzioni dovranno ora tradursi in azioni concrete: chiediamo che vengano utilizzate per finanziare lo studio epidemiologico PARTECIPATO sui danni alla salute, per accelerare la bonifica e il ripristino ambientale, per completare finalmente la rete idrica alternativa nelle aree contaminate.

Chiediamo anche giustizia economica per i cittadini: siamo fiduciosi, quindi, che parte dei fondi vengano utilizzati dai gestori delle acque per togliere dalle bollette voci di spesa che fino ad oggi sono ricadute ingiustamente sulle famiglie, nonostante i danni siano stati causati da aziende private.

Ma la battaglia non finisce qui. Chiediamo allo Stato una legge nazionale che imponga limiti prossimi allo zero tecnico per i PFAS nelle acque potabili, come unica misura efficace per tutelare la salute delle persone. È tempo di avviare un cammino concreto e coraggioso di progressiva riduzione dell’uso dei PFAS in tutti i settori produttivi dove sia possibile. L’Italia deve fare la sua parte anche a livello europeo, impegnandosi per sostenere la messa al bando totale dei PFAS in tutta l’Unione. Queste “sostanze eterne” non possono più trovare spazio nel nostro presente e nemmeno nel nostro futuro.

Noi “Mamme NO PFAS” continueremo a vigilare, a informare, a chiedere trasparenza e responsabilità. Ma oggi possiamo dire che una parte importante della verità è stata riconosciuta.

Questa sentenza è anche vostra, di tutte e tutti voi che non avete mai smesso di credere che un altro futuro fosse possibile.

Inquinanti perenni. Prima in Europa, dal 2026, la Francia limita la produzione e la vendita dei prodotti contenenti P-fas

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico socio Argav). Secondo un rapporto parlamentare europeo sono 238 i miliardi di euro – un importo corrispondente al Prodotto interno lordo (Pil)  della Grecia – spesi in Europa per diminuire la concentrazione nelle acque dei P-fas, una famiglia composta da circa 4000 diverse molecole che i francesi giustamente definiscono “inquinanti eterne”. E Dan Lert – presidente delle Acque della municipalità di Parigi – rileva che una tale spesa non dovrebbe essere a carico dei contribuenti, ma da addebitarsi alle aziende chimiche che producono o che semplicemente impiegano i P-fas” (nella foto l’area veneta interessata dallo spargimento nelle acque di PFAS  dello stabilimento Miteni nel vicentino)

La Francia è infatti il primo paese europeo a occuparsi concretamente del problema a livello legislativo, quando in sede comunitaria si sta ancora dibattendo circa la produzione di una legge per bandire i P-fas dagli utensili da cucina. Scienzaveneto.it (la testa di cui Riccardo Paniga è direttore, ndr) lo ha appreso dall’emittente France 24 (che trasmette in tutto il mondo in francese, inglese, arabo e spagnolo), la quale ha annunciato che nel Paese del filosofo francese Montaigne è stato compiuto il primo importante passo: a partire dal primo gennaio 2026 sarà vietata in Francia la produzione, l’importazione e la vendita di tutti i prodotti (dai cosmetici alle scioline per gli sci, dalle padelle da cucina ai vestiti) che finora contengono le dannose molecole in oggetto. I P-fas donano infatti proprietà antiadesive, impermeabilizzanti, sono ritardatori del fuoco, e vengono impiegati perfino in cosmetici come il rossetto per le labbra, dal quale penetrano con grande facilità nel corpo delle donne attraverso la pelle.

La nuova legge ferancese ha intanto anche stabilito una tassa per i produttori inquinanti. Ma quali sono i rischi per la salute umana? A quelli noti da decenni, tra cui l’induzione di cancerogenesi e di disfunzioni ormonali (i P-fas coprendo i recettori dello iodio sulla tiroide, ne riducono l’assorbimento, e hanno determinato negli ultimi anni un notevole aumento nelle popolazioni del morbo di Hashimoto), un recentissimo studio epidemiologico pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Helsevier (gennaio 2025) aggiunge che l’esposizione delle donne incinta ai P-fas riduce la misura e la vascolarizzazione della placenta, con la conseguenza per il nascituro di venire alla luce sottopeso, immunodepresso e meno reattivo ai vaccini.

I P-fas si trovano ormai nel corpo di tutti, nessuno escluso (lo si rileva mediante una semplice analisi dei capelli), in quanto tali inquinanti eterni sono ubiquitari nelle acque, al suolo e perfino nell’aria… non ci si può quindi illudere di proteggersi più di tanto, e, quindi, l’unica opportunità di ridurre il rischio di contrarre patologie riconducibili a tali molecole, è quella di vietarne la produzione e l’impiego.

Di seguito alcuni passaggi tradotti da un articolo pubblicato sul sito di France 24:

Una legislazione “pioniera” nell’Unione Europea
Giovedì 20 febbraio il parlamento francese ha approvato a larga maggioranza un disegno di legge ambientale che limita la fabbricazione e la vendita di prodotti contenenti PFAS, “inquinanti eterni” ampiamente presenti nella vita quotidiana, il cui impatto sulla salute preoccupa l’opinione pubblica e le autorità pubbliche.
Il testo, sostenuto dalla sinistra e dalla coalizione di governo, contrario il partito della Le Pen, è stato approvato negli stessi termini del Senato, con 231 voti favorevoli e 51 contrari, e potrà ora entrare in vigore. L’articolo principale prevede di vietare, a partire dal 1° gennaio 2026, la fabbricazione, l’importazione e la vendita di qualsiasi prodotto cosmetico, prodotto in cera (per gli sci) o prodotto tessile per abbigliamento contenente PFAS, ad eccezione di alcuni prodotti tessili industriali o di quelli “necessari per usi essenziali”.
Nel testo è inoltre menzionata una tassa basata sul principio “chi inquina paga”, che colpisce gli industriali le cui attività comportano rilasci di PFAS.
L’ambizione iniziale del testo è stata tuttavia ridotta, escludendo in particolare gli utensili da cucina dal campo di applicazione del divieto. (Paradossale? – n.d.r.)
La ministra per la Transizione ecologica, Agnès Pannier-Runacher (Renaissance), aveva espresso il suo sostegno alla proposta di legge nell’introduzione ai dibattiti, chiedendo al contempo un discorso sfumato, “sempre alla luce della scienza” e “senza cadere in una condanna generale dei PFAS”.
“Ci sono migliaia di PFAS. Alcuni sono ben noti, altri meno. Alcuni sono pericolosi, altri sono considerati a basso impatto”, ha detto.
LINK UTILI:
Petizione per una legge di divieto dei P-fas in Italia
https://act.gp/Stop-PFAS-Feb25
Mamme NO P-FAS Veneto:
https://www.mammenopfas.org/chi-siamo

29 novembre, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti Odg Veneto in collaborazione con Argav su “Pfas gli inquinanti eterni. Un’emergenza da non dimenticare”

Premio Argav foto 3

Venerdì 29 novembre, dalle 18.30 alle 20.30, al Circolo Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), si svolgerà il corso di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “Pfas, gli inquinanti eterni. Un’emergenza da non dimenticare” (2 crediti, iscrizioni entro il 26 novembre sulla piattaforma di formazione giornalisti).

Il tema trattato

Il corso vuole fare il punto su una grave contaminazione presente in maniera drammaticamente silente nel Veneto, informando, in particolare sulle conseguenze per la salute maschile attraverso la presentazione di appositi studi. Accanto a questo si aggiornerà sull’andamento dell’iter giudiziario e sull’azione delle “Mamme no Pfas”, premio Argav 2022 (nella foto la premiazione).

Relatori

Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav, vicepresidente vicario di Unarga, responsabile ufficio comunicazione di Anbi; Sara Zanferrari, collaboratrice de Il Gazzettino, socia Argav; Francesco Bertola, medico ematologo, presidente Isde (International Society of Doctors for the Environment) Vicenza. E stato premiato da “Medici per l’ambiente “ per aver promosso lo studio su “Pfas e fertilità maschile” che si sta conducendo nell’area rossa nel Veneto; Patrizia Zuccato e Ivana Lonigo dell’associazione Mamme No Pfas, gruppo di genitori del Veneto impegnato per avere acqua pulita, perché i fiumi e le falde del territorio contaminato sono stati irrimediabilmente pregiudicati dalle sostanze tossiche denominate PFAS; Marco Milioni, giornalista a Vicenzatoday.it e Today.it, che si è occupato di inchieste e approfondimenti in materia ambientale, economica, nonché di criminalità organizzata.

28 maggio, Mamme No Pfas a Roma alla Camera dei Deputati per dire “Stop ai veleni”

Mamme no pfas Roma

La contaminazione da Pfas (sostanze poli e perfluoroalchiliche) è oggi una delle emergenze ambientali più gravi a livello nazionale e internazionale. Diversi Paesi, come ad esempio Stati Uniti e Francia stanno già adottando provvedimenti per ridurre questa forma di inquinamento, a tutela della salute delle persone e dell’ambiente. In Italia, malgrado la presenza di gravissimi casi di contaminazione da quelle sostanze in alcune Regioni (Veneto e Piemonte), spesso mancano politiche di contrasto efficaci, oltre che controlli capillari in tante aree del Paese.

Ne discuteranno organizzazioni, associazioni della società civile, rappresentanti politici e giornalisti martedì 28 maggio, alle ore 10, nella sala del Refettorio di Palazzo San Macuto a Roma. La diretta dell’evento sarà disponibile sul sito della Camera dei Deputati.

Fonte: Greenpeace Italia

Le “Mamme No Pfas”, premio Argav 2021, lanciano un appello agli agricoltori per collaborare insieme nel trovare una soluzione alla produzione di alimenti privi di Pfas

Da sx Stelluto, Cola, Zamboni e ZuccatoMotivazione premio Argav 2021

(di Marina Meneguzzi, consigliera Argav) “La nostra alimentazione da alcuni anni a questa parte? Non a km zero!” A dirlo, con grande nostalgia per i bei tempi andati, è stata Cristina Cola, che insieme a Michela Zamboni e Patrizia Zuccato, lo scorso 18 dicembre hanno ritirato a nome del comitato “Mamme No Pfas”, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche, il Premio Argav 2021, alla presenza dei soci, riuniti nelle sale di Osterie Meccaniche ad Abano Terme (PD) (nella foto in alto, insieme al presidente Argav Fabrizio Stelluto). Le tre “mamme” provengono rispettivamente dalle province di Vicenza, Verona e Padova, territori coinvolti in uno dei più grandi casi di inquinamento da Pfas al mondo, causato da oltre 40 anni, secondo la Relazione del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso (13 giugno 2017) che ha dato il via all’indagine da parte della Procura, dalla ditta Miteni di Trissino (VI), oggi fallita e sotto processo a Vicenza per reati ambientali (prossima udienza il 27 gennaio 2022) e che interessa un’area in cui vivono 350 mila persone. Il loro è un comitato spontaneo e apartitico di genitori, persone normali che hanno messo a disposizione del gruppo la popria esperienza professionale e, con determinazione e tenacia, difendono dal 2017 il diritto ad avere acqua pulita per la salute e il benessere di tutti.

Fiducia tradita. “il problema dell’inquinamento Pfas è emerso nel 2013, in seguito a controlli effettuati dall’Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione e prevenzione ambientale del Veneto), che ha agito su indicazioni regionali in base a uno studio dell‘Isra-Cnr sulle acque potabili e sui fiumi Po, Adige e loro affluenti, ma non ci è stato comunicato ufficialmente dalla Regione Veneto fino a quattro anni dopo, è questo è davvero grave. La gran parte delle persone, noi comprese, si sono fidate del fatto che l’acqua è sempre stata dichiarata potabile e sicura, per cui l’abbiamo sempre bevuta e usata per lavare frutta e verdure, cucinare e lavarci i denti. Se fossimo state rese consapevoli del problema, avremmo potuto scegliere come comportarci. La nostra lotta è iniziata quando abbiamo ricevuto le analisi del sangue dei nostri figli, tutti contaminati da Pfas (nel sangue sono state ricercate le concentrazioni dei 12 Pfas più conosciuti, su oltre 4.000/7.000 presenti attualmente in commercio, ndr). Ricordiamo che, una volta entrati nell’organismo, queste sostanze possono provocare gravi problemi ia distanza di molto tempo: da un basso peso alla nascita a malattie della tiroide, dal cancro ai testicoli e ai reni, all’ipertensione all’ipercolesterolemia. Da allora, non ci siamo mai fermate”, hanno spiegato le tre “Mamme No Pfas”. Il loro è stato, e lo è tutt’ora, un lavoro d’inchiesta puntuale e serrato, che ha portato a risultati tangibili, di cui potete leggere nel sito mammenopfas.org, non ultimi i ricorsi accolti lo scorso aprile dal Tar dl Veneto presentati insieme a Greenpeace, che ha obbligato la Regione Veneto a fornire i dati completi relativi alla presenza di Pfas ngli alimenti, fino ad allora forniti parzialmente. Dalle elaborazioni emergono molte criticità: numerosi alimenti risultano infatti contaminati non solo per la presenza di Pfoa e Pfos, ma anche per tanti altri composti di più recente applicazione industriale. “Alla Regione Veneto, abbiamo chiesto e continuamo a chiedere che venga esteso a tutti il diritto di accedere alle analisi del sangue per i Pfas. Attualmente i cittadini residenti in aree contaminate (arancione) non hanno la possibilità di sapere la concentrazione di Pfas nel loro sangue, nemmeno a pagamento”.

Come devono comportarsi i cittadini? Continuano Cola, Zamboni e Zuccato: “Gli enti preposti dovrebbero mettere in atto misure che garantiscano una reale prevenzione, facendo tutto il possibile per azzerare l’esposizione ai Pfas della popolazione già contaminata. Riteniamo insufficiente la soluzione della Regione Veneto di mettere dei filtri negli acquedotti per depurare l’acqua dai Pfas. Con l’esclusione del divieto di consumo del pescato, non ci risulta siano state adottate altre misure di precauzione in seguito ai risultati delle analisi, nemmeno indicazioni ai cittadini per il consumo di prodotti “a km zero” che mostrano i livelli più elevati di contaminazione, come ad esempio uova, etc. La Regione Veneto con DGR n. 854 del 13 giugno 2017 ha stabilito che le acque ad uso zootecnico devono rispettare gli stessi limiti delle acque ad uso umano, indicati dal Ministero della Salute in 1.030 ng/l come somma totale di PFOA (500 ng/l) + Pfos (30 ng/l) + altri Pfas (500 ng/l). Questo valore appare chiaramente troppo elevato per garantire la sicurezza degli alimenti. Il più recente parere Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) 2020 fissa l’assunzione settimanale tollerabile attraverso la dieta a 4,4 ng/kg di peso corporeo per quattro molecole (Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs). Non sappiamo, inoltre, se e come vengono effettuati i controlli e le verifiche del rispetto di tale norma. Molti pozzi sono stati fatti chiudere, ma la maggior parte dei pozzi privati non è dichiarata e, di conseguenza, non controllata. Inoltre, le gravi criticità interessano gli alimenti provenienti da tutta l’area attraversata dal fiume Fratta, e non solo dal tratto che ricade nella zona rossa”.

Collaborazione per trovare una soluzione.“La cosa preoccupante è che queste sostanze sono indistruttibili e persistenti e la loro capacità di bioaccumolo l’abbiamo vista direttamente nelle nostre analisi del sangue. Molti dei nostri ragazzi soffrono già di malattie alla tiroide. Il problema è molto grave, quando lo si coglie, capisci che bisogna lottare a livello globale per ottenere limiti zero e fermare le produzioni per salvare il salvabile. Con questo non vogliamo criminalizzare gli agricoltori e gli allevatori, che sono anch’essi vittime di questo grave inquinamento – le concentrazioni più elevate di Pfas nel sangue sono state riscontrate proprio nei dipendenti della Miteni e negli agricoltori – e vogliamo dire loro di non considerarci dei “nemici” ma di combattere insieme a noi nel trovare una soluzione. Intanto, nel chiedere che vengano fissati limiti nazionali il più restrittivi possibile per tutti i Pfas nelle acque ad uso umano, negli alimenti e negli scarichi industriali. All’incontro nella cittadina termale era presente anche il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, che si è dichiarato solidale con loro, essendo gli agricoltori della zona, nonché le loro famiglie, direttamente coinvolti, ma che c’è necessità di riflettere con calma insieme per valutare come attuare la bonifica dell’area del sito industriale “ex Miteni” e della falda sottostante, problema di non facile soluzione.

Una lotta contro il tempo. Un problema di cui le “Mamme No Pfas” sono consce ogni giorno e a cui cercano di porre rimedio chiedendo aiuto alla ricerca scientifica. “Ci siamo impegnate a sostenere i costi per tutti i consulenti che ci aiuteranno a provare la colpevolezza dei responsabili.Per questo abbiamo fondato il Comitato Mamme No Pfas – Raccolta Fondi per Azioni Legali, a cui tutti possono partecipare con donazioni, anche piccole. Insieme al comune di Lonigo, abbiamo ingaggiato il prof. Philippe Grandjean, ricercatore al dipartimento di Salute Ambientale all’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, tra i massimi esperti mondiali sulle conseguenze dei Pfas sulla salute, che è stato consulente per lo stato del Minnesota, negli Stati Uniti, nel procedimento contro la 3M per l’inquinamento da Pfas nel 2010 nell’area metroplitana di Twin Cities, e presto verrà da noi. Noi non ci arrenderemo, siamo convinti che la nostra forza di genitori uniti potrà cambiare le cose, è un dovere morale che abbiamo nei confronti dei nostri figli, della nostra terra e delle generazioni future”. Un obiettivo che non possiamo che condividere e supportare, ringraziandole per la tenacia e il coraggio profusi nel perseguirlo.

Alle “Mamme no Pfas” il premio Argav 2021

Logo mamme no pfas

Va alle “Mamme no Pfas” il premio Argav 2021. La cerimonia di consegna, alla presenza della coordinatrice Cristina Cola, è in programma oggi, sabato 18 dicembre, alle 12 alle Osterie Meccaniche di Abano Terme (PD).

Il premio. A decidere l’attribuzione è stato il direttivo di Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato giornalisti Veneto e componente dell’unione nazionale Unarga. Si tratta di un riconoscimento, come spiega il presidente  Fabrizio Stelluto «destinato a persone e realtà, distintesi nel dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, ambiente, agroalimentare, territorio, foreste, energia». Nel corso delle edizioni a ricevere il premio Argav sono stati, tra gli altri, l’attore  Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, più recentemente, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association),  Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto), Michele Boato (Presidente Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”).

La motivazione del Premio Aragv  2021 alle “Mamme no Pfas”. “Per l’impegno costante in favore dell’acqua pulita. I fiumi e le falde del territorio veneto sono stati irrimediabilmente contaminati da sostanze tossiche chiamate Pfas, acronimo di Sostanze perfluoro alchiliche. Uno screening del 2017 evidenziava nei ragazzi tra i 14 e i 29 anni valori superiori fino a 40 volte quelli della popolazione non esposta. Quattro madri, preoccupate per la salute dei propri figli, decisero di cominciare ad agire assieme e non si sono mai fermate. Il gruppo è cresciuto e, con la tenacia che solo le mamme possono avere, ha portato  all’attenzione del mondo  il problema della contaminazione delle acque nella Pianura Veneta, fino a quel momento coperto da una coltre di omertà”.

Attribuito a “Mamme No Pfas” il Premio Argav 2021, sabato 18 Dicembre 2021 la cerimonia di consegna

Logo mamme no pfas

Il Direttivo Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti e componente dell’unione nazionale Unarga, ha deciso di attribuire alle ”Mamme No Pfas”, rappresentate dalla coordinatrice Cristina Cola, il Premio Argav 2021, destinato a persone e realtà, distintesi nel dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, ambiente, agroalimentare, territorio, foreste, energia.

La consegna avverrà sabato prossimo, 18 Dicembre, alle ore 12.00 ca., nel corso di una semplice cerimonia prevista al ristorante Osterie Meccaniche, ad Abano Terme, nel padovano. Nel corso degli anni recenti, a ricevere il premio Argav. sono stati, tra gli altri, l’attore Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, più recentemente, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association), Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto), Michele Boato (presidente Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”).

La motivazione del Premio Argav 2021 alle “Mamme No Pfas” recita: “Per l’impegno costante in favore dell’acqua pulita. I fiumi e le falde del territorio veneto sono stati irrimediabilmente contaminati da sostanze tossiche chiamate PFAS, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche. Uno screening del 2017 evidenziava nei ragazzi tra i 14 e i 29 anni valori superiori fino a 40 volte quelli della popolazione non esposta. Quattro madri, preoccupate per la salute dei propri figli, decisero di cominciare ad agire assieme e non si sono mai fermate. Il gruppo è cresciuto e, con la tenacia che solo le mamme possono avere, ha portato  all’attenzione del mondo il problema della contaminazione delle acque nella Pianura Veneta, fino a quel momento coperto da una coltre di omertà”.

Michele Boato, premio Argav 2019: “Pfas l’emergenza in Veneto più grave e sottovalutata, fallito il piano di azione mondiale contro il riscaldamento globale”

da sx Fabrizio Stelluto e Michele Boato

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) L’inquinamento da Pfas delle falde acquifere è la più grave emergenza ambientale che abbiamo oggi in Veneto e di cui ancora non abbiamo compreso tutta la gravità: è il monito lanciato da Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto Alexander Langer, nel ricevere dal nostro presidente, Fabrizio Stelluto, il premio Argav 2019, lo scorso 7 dicembre, nel centro congressi del ristorante hotel La Bulesca, a Selvazzano Dentro (PD). Boato ha paragonato le mamme venete del comitato “No Pfas”, alle mamme di Taranto che chiedono la chiusura dell’ex Ilva: da Nord a Sud, in Italia le donne lottano per la tutela della salute dei loro figli, un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività sancito dalla nostra Costituzione.

Storico attivista ambientale, Boato si è proclamato estremamente pessimista in merito al futuro: “Abbiamo fatto la resistenza ambientale ma dobbiamo ammettere di aver perso, da Cop 21 di Parigi (2015), in cui si definiva un piano di azione globale per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2° C, a Cop 25 di Madrid (2019) tutto è fermo, e molti studi prevedono che stiamo andando velocemente verso un innalzamento della temperatura di 4° C. Dico sempre ai miei amici dell’Alpago che sono fortunati a vivere lì e che da qui a 20 anni tutti noi che viviamo in pianura vorremo risiedere in montagna. Il problema è che non ci sono capi di stato in grado di affrontare davvero il problema del cambiamento climatico. In Italia, le situazioni ambientali migliori sono paradossalmente legate alla povertà o comunque ad uno sviluppo economico limitato”. Boato comunque non si dà per vinto e proclama di essere passato da “resistente” perdente a “resiliente”, per cercare di limitare, almeno, i danni.

Va in questa direzione anche il suo recente impegno associazionistico di riunire architetti, urbanisti e paesaggisti per progettare una Mestre diversa dall’attuale, da sottoporre poi al giudizio dei cittadini. Nella sua idea dovrebbe essere una Mestre più vicina all’immagine che Carlo Goldoni (1707-1793) espresse nella commedia “La cameriera brillante” (1753-54) : quella, cioè, di una “Versailles in piccolo” per la presenza di grandi ville e giardini – una per tutte, quella settecentesca, di cui si narrano ancor oggi le vestigia, che si trovava sul molo del canal Salso in piazza Barche, con teatro, sala da lettura, voliere, giardini all’italiana, casa del caffè e orto botanico -.