Sono ben 6 le tipologie di miele, l’unico tra i tre mieli a denominazione italiani con questa particolarità che, come sottolinea il presidente di Apidolomiti Luca Stefani, cooperativa che ha promosso la dolce Dop bellunese, riconosce la complessità della biodiversità floricola delle valli dolomitiche.
Tempo di rinnovare il disciplinare. Il miele delle Dolomiti Bellunesi è prodotto, recita il disciplinare della Dop, con il nettare dei fiori del territorio della provincia di Belluno, da sottospecie indigene della specie Apis mellifera. Un disciplinare che festeggia quest’anno i 10 anni. Una decade di Dop è un risultato importante e proprio per questo Luca Stefani sottolinea che è giunto il tempo di rimodulare, rivedere questi importanti vincoli, in quanto molto è cambiato dal 2011. In particolare, sottolinea, i metodi di produzione si sono evoluti, come hanno avuto delle modifiche i parametri chimico-fisici del prodotto. “Assieme alla Regione Veneto stiamo riscrivendo il disciplinare e speriamo al più presto di avere una nuova “Magna Charta” funzionale alle esigenze dei produttori e dei consumatori”.
Un miele che ha sempre saputo essere al passo coi tempi. La tradizionale cultura culinaria locale sull’uso del miele è testimoniata da documenti apocrifi con ricette databili attorno al 1580 e altre, più numerose, dal Seicento in avanti. Un documento del 1712 ne riporta, catalogati, tre diversi tipi: “miele di fiori d’alta alpe”, “miele di brugo”, “miele de bosco misto”. E questo è rimasto, anzi ampliato.
Le tipologie. Il miele delle Dolomiti Bellunesi Dop si contraddistingue per l’ampio assortimento di colori e sapori del territorio. A seconda della fioritura periodica nel disciplinare si distinguono le tipologie: millefiori con colore che varia dal giallo chiaro all’ambrato; acacia, colore giallo paglierino trasparente, sapore delicato e molto dolce (per l’avverso andamento climatico quest’anno la produzione di acacia è stata minima o nulla); tiglio, dal sapore dolce con leggero retrogusto amaro e colore variabile dal giallo chiaro al verdolino; castagno, bruno scuro, poco dolce e amarognolo; tarassaco, miele con riflessi gialli, poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro; rododendro, delicato e pressoché trasparente.
Solo tre i produttori che oggi producono questa Dop, per una produzione totale di nicchia di 3-400 kg/anno. Le arnie in cui viene prodotto sono di tipo stanziale, anche se possono essere periodicamente spostate, ma sempre all’interno della provincia di Belluno. L’estrazione del miele avviene dai melari mediante centrifugazione e le api devono essere allontanate solo con metodi che escludono l’impiego di sostanze che potrebbero alterare il prodotto, che è immesso in commercio tutto l’anno nelle diverse tipologie in contenitori di vetro da 250, 500, 1000 g, con tappo metallico e sigillati con l’etichetta Dop.
Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura
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