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Etichettatura: al via consultazione pubblica online sul sito del Ministero delle Politiche Agricole

etichettatura_olioIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha aperto la consultazione pubblica on line tra i cittadini sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. I consumatori, i produttori e gli operatori potranno esprimere il proprio punto di vista, rispondendo ad un questionario con 11 domande sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l’Italia farà sul tema dell’etichettatura, che verranno presentate a Bruxelles, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre.

L’iniziativa fa parte delle misure di ‘Campolibero’ della Legge Competitività e ha l’obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell’Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. “Diamo voce ai cittadini su un tema fondamentale come l’etichettatura e la trasparenza delle informazioni sul cibo – ha dichiarato il ministro Maurizio Martina -. Con la consultazione pubblica, gli italiani potranno esprimere per la prima volta la loro opinione sulla tracciabilità e sull’origine dei prodotti agroalimentari. Non si tratta di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Il nostro obiettivo è accelerare sulla legge sull’etichettatura, in linea con le nuove disposizioni dell’Unione Europea. L’etichettatura, infatti, è uno strumento importante per il patrimonio agroalimentare italiano, così come la valorizzazione dell’origine, che per il Made in Italy è fondamentale”.

Fonte: Mipaaf

Api: Galan, richiesta conferma sospensione impiego insetticidi

“Allo scopo di salvaguardare il patrimonio apistico nazionale e la sicurezza per gli operatori,  è stato chiesto al Ministero della Salute di confermare la sospensione dei neonicotinoidi e del fipronil, insetticidi utilizzati per la concia del mais.La richiesta è motivata dal fatto che le modifiche apportate alle macchine seminatrici non hanno fornito sufficienti garanzie per la salvaguardia delle api, che hanno manifestato una serie di effetti non letali, come disorientamento e perdita di memoria olfattiva, soprattutto in corrispondenza della semina di ampie superfici di mais”.

I risultati del progetto ApeNet. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha commentato i risultati ottenuti dal progetto di ricerca ApeNet, finanziato dal Ministero ed attuato da una serie di istituti di ricerca coordinati dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra). Il progetto Apenet ha infatti confermato una serie di evidenze sperimentali, emerse già nel corso del 2009, i cui elementi essenziali possono essere così riassunti: 1. la rete di monitoraggio nazionale istituita grazie ad Apenet non ha rilevato, nella primavera 2010, anomali fenomeni di mortalità delle api; 2. i test di polverosità sul seme conciato hanno confermato i progressi compiuti con le più moderne tecniche di concia; 3. la modifica apportata alle seminatrici di mais attraverso l’istallazione di un “deflettore” ha generato un abbattimento medio delle concentrazioni delle sostanze attive rilevate del 50% circa rispetto alle macchine tradizionali; 4. le prove con le macchine seminatrici in pieno campo hanno evidenziato che con l’aumentare dell’estensione della superficie seminata, aumenta anche il livello di contaminazione delle zone limitrofe.

Ancora insufficienti le garanzie per la salvaguardia delle api. I dati di ApeNet hanno dunque evidenziato che le modifiche apportate alle seminatrici per ridurre la dispersione delle polveri durante la fase di semina non hanno fornito sufficienti garanzie per la salvaguardia delle api – che, come è noto, rappresentano delle vere cartine di tornasole sulle condizioni reali dell’ambiente -, le quali hanno manifestato una serie di effetti non letali, soprattutto in corrispondenza della semina di ampie superfici di mais. “Proprio per intervenire con maggiore efficacia sulle macchine seminatrici, ho chiesto al Cra, conclude il ministro Galan, di potenziare la parte ingegneristica della ricerca, in modo da ridurre al minimo il rischio di contaminazione a seguito della dispersione delle polveri durante la semina”.

(fonte Agricoltura italiana on line)

Al via il programma 2010-2011 “Frutta nelle scuole”

Prende il via il secondo anno del programma dell’Unione europea “Frutta nelle scuole”, nato con l’obiettivo di educare a una sana alimentazione fin da piccoli, coordinato dal ministero delle Politiche agricole, che ha avuto inizio nell’anno scolastico 2009-10 e che interesserà anche il prossimo anno 2010-11. Il programma è finalizzato a incentivare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini, ma anche ad educarli ad assumere abitudini alimentari corrette e a sviluppare uno spirito critico nei confronti dell’enorme pressione della pubblicità, facendo loro conoscere i prodotti naturali nella varietà e nelle diverse tipologie.

Coinvolte 8.400 scuole primarie in Italia. “Frutta nelle scuole” provvede alla distribuzione di frutta e ortaggi al momento della merenda di metà mattina, con lo scopo di sostituire agli snack preconfezionati prodotti naturali e salutari. Ad affiancare questa distribuzione, una campagna di comunicazione e di informazione, sempre a cura del Ministero delle politiche agricole, rivolta non solo agli alunni, ma anche a genitori e insegnanti, affinché tutti possano conoscere in maniera chiara ed esaustiva gli aspetti nutrizionali di frutta e verdura, oltre che quelli legati alla sicurezza e al rispetto dell’ambiente. Ad essere distribuiti nelle scuole saranno prodotti ortofrutticoli di qualità certificati (DOP, IGP e biologici), nel rispetto della stagionalità e del territorio dal quale provengono. Tutti saranno dati ai bambini in confezioni singole, così da poter essere mangiati subito, garantendo i dovuti standard igienico-sanitari. Protagonisti del programma saranno anche macedonie, centrifughe e spremute, preparate sul momento e senza aggiunta di zuccheri. Per l’anno scolastico 2010-11 saranno coinvolte un totale di 8400 scuole primarie di tutta Italia e distribuiti circa 7.400.000 kg di frutta e verdura a 1.340.000 bambini.

(fonte Agricoltura Italiana on line)

Siglato accordo interprofessionale patate da industria

E’ stato siglato nei giorni scorsi dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan l’accordo interprofessionale per la campagna 2010 sulle patate destinate alla trasformazione industriale. Lo annuncia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, che ne ”rileva l’importanza”. L’obiettivo di trasformazione e’ stato fissato dalle parti in 170.000 tonnellate di patate e la stipula dei contratti avverra’ utilizzando il modello unico di contratto, allegato all’Accordo interprofessionale che utilizza la modalita’ della vendita diretta”.

”Tale accordo – afferma la Cia – e’ stato firmato dalle Unioni nazionali delle associazioni pataticole Unapa ed Italpatate, da una parte, e dall’Aiipa, Anicav, Fedagri e Agci in rappresentanza delle industrie di trasformazione, dall’altra, con l’assistenza delle organizzazioni agricole professionali e riguarda la terza annualita’ del programma poliennale 2008-2011. Viene cosi’ riconfermata -sottolinea la Cia- la collaborazione di tutta la filiera nell’assicurare al comparto nazionale pataticolo un modello organizzativo che premia alti standard qualitativi uniti a strumenti efficaci di tracciabilita’, ottimizzando sia il settore della produzione che quello della trasformazione del prodotto”.

(fonte Asca)

Ogm: gli agricoltori veneti Coldiretti sostengono i colleghi del Friuli

Anche gli imprenditori agricoli di Coldiretti Veneto stanno raggiungendo i colleghi del Friuli impegnati in un sit-in davanti alla Prefettura di Fanna (PN). “Daremo vita a un “Presidio della Legalità” a oltranza – interviene Giorgio Piazza presidente regionale – per chiedere alla magistratura di intervenire immediatamente facendo rispettare la legge e ordinando la distruzione del campo in cui sono state seminate illegalmente piante di mais geneticamente modificate (Ogm).”

Liberi da Ogm: contro l’illegalità nei campi. Forti della posizione chiara della Regione Veneto, confermata dall’Assessore all’agricoltura Franco Manzato in varie occasioni tanto da chiedere l’iscrizione di territorio “OGM FREE” nel nuovo Statuto, anche lo schieramento regionale “Liberi da Ogm” formato da Coldiretti, Verdi Ambiente e Società, Legambiente, Slow Food,WWF, Confartigianato, CNA, LegaPesca, sostiene le azioni programmate al fine di combattere ogni illegalità nei campi.

Presenti otto campioni di mais dell’agente Mon 810. I referti delle analisi commissionate da Greenpeace confermano senza dubbio la presenza, su otto campioni di mais dell’agente Mon 810. Dunque non si è trattato di una sperimentazione puramente dimostrativa ma di una vera e propria semina priva di autorizzazione e punibile dalla legge con il carcere fino a due anni, su almeno 4 ettari di terreno agricolo. “Solo le istituzioni possono frenare atti simili – incalza Piazza – succede già per la coltivazione di marijuana dove la legge interviene con pene e sanzioni”.

Richiesta di provvedimenti disciplinari. La “task force” contesta, infatti, l’operato del procuratore della Repubblica di Pordenone Antonio Delpino in quanto il provvedimento di sequestro di un campo di mais non consente di prevenire la disseminazione di polline e quindi non esercita un’azione conservativa e chiede al Ministro di Grazia e Giustizia Angiolino Alfano un provvedimento disciplinare per ovviare a un danno che avrà impatto sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non si potrà limitare ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta. La coalizione, inoltre, sollecita il Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, ad applicare un “protocollo operativo di gestione tecnica in presenza di Ogm”, come fece nel 2003 quando si verificò un caso analogo l’allora Ministro Alemanno. Il Presidio continuerà fino a quando non saranno attuate le azioni previste dalla legge, ovvero la distruzione dei campi Ogm e i provvedimenti nei confronti dei responsabili.

(fonte Coldiretti Veneto)

Vino e giovani: nessuna rinuncia ma consumo critico

Bere poco o bere tanto vino non dipende da regole o leggi, ma è una questione culturale: se si conoscono gli effetti non se ne abusa, ma ci si affida al buon senso e si trova la giusta misura. Il vino è un moderno veicolo di qualità della vita, di emozioni e socialità; è un alimento, di cui non si deve abusare, ma al quale non si deve rinunciare, puntando sulla diffusione di un consumo che sia critico.

Il gusto della moderazione. E’ questo il messaggio per i ragazzi che arriva dal talk show “Vino, identità e relazioni sociali”, tenutosi nei giorni scorsi all’Università degli Studi di Trento, appuntamento di “Vino e Giovani”, la campagna di educazione alimentare e comunicazione ad hoc per le nuove generazioni di Enoteca Italiana e Ministero delle Politiche Agricole, in partnership con il progetto europeo “WineInModeration. Art de vivre”.

Bere responsabile: s’inizia dall’educazione al territorio. “Per trasmettere ai giovani questo messaggio – sottolinea il presidente di Enoteca Italiana Claudio Galletti – occorre prima di tutto liberare il campo dagli equivoci legati al suo consumo, troppo spesso sotto accusa quando si parla di problemi legati all’alcol, e ripartire dall’educazione al territorio e alla sua cultura, dove il vino è da sempre presente”. Ma da dove cominciare? Prima di tutto dal concetto fondamentale che il vino è un alimento e come tale deve essere considerato: “per fare cultura è importante anche partire dagli aspetti negativi che si attribuiscono al vino, per portare degli esempi e quindi informare correttamente – spiega Carlo Cannella, presidente dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione – non c’è altro alimento come il vino che va consumato con moderazione perché è una bevanda alcolica. Ma non è una medicina da dosare, perché la sua natura è anche quella di veicolare emozioni. L’abuso fa male, ma un pasto accompagnato da un bicchiere di vino allieta la giornata e fa bene all’umore”.

Consumo critico: legato alla qualità piuttosto che alla quantità. Secondo l’indagine “Etnografia del consumo del vino negli spazi pubblici” del professor Omar Calabrese, docente di Semiotica delle arti del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Siena, e di Luca Acquerelli – nuovo capitolo della collona “I Fogli di Bacco” di Enoteca Italiana – è il consumo critico, legato alla qualità piuttosto che alla quantità, la tendenza che si fa sempre più strada tra i giovani, e sulla quale puntare. Il vino è sinonimo di intimità, perché è prima di tutto in famiglia che ci si avvicina al suo mondo, e di contatto diretto tra le persone, anche che non si conoscono. I giovani amano berlo in compagnia e se prediligono le mura domestiche, una volta fuori di casa lo considerano il tramite per fare conoscenza, scambiarsi sapere ed esperienze, parlare del proprio territorio.

In Italia, il bere giovane non è un consumo di massa. “Il vino è identità territoriale- sottolinea Carlo Buzzi, direttore del Dipartimento Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento -, di gruppo e personale. Legato a un preciso stile di vita, il consumo di vino è più competente, fa la differenza. Tra molti giovani, in particolare in Italia, il consumo di vino non è un consumo di massa, ma di gran lunga inferiore alle altre bevande alcoliche. Ha caratteristiche élitarie, il suo consumo aumenta con il crescere dell’età ed è più intenso tra i giovani con un background culturale medio alto. Il vino non può essere omologato alle altre bevande alcoliche. Prima di tutto perché prima della quantità conta la qualità”. Senza dimenticare, aggiunge Charlie Barnao, sociologo dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, “la sua importante funzione di integrazione tra le persone. Messaggi che le famiglie, le istituzioni e il mondo della ricerca devono trasmettere tutti insieme alle nuove generazioni”.

(fonte Enoteca Italiana)

I “ricciarelli di Siena” diventano Igp, la “patata di Bologna” Dop. A breve, Igp anche il “Marrone della Valle di Susa”

La Commissione Europea ha iscritto nel registro delle DOP e IGP i “Ricciarelli di Siena” e la “Patata di Bologna”. A breve,  anche il Marrone della Valle di Susa verrà inserito nell’elenco delle indicazioni geografiche tutelate.

Patata di Bologna Dop. Questo tubero presenta tradizionalmente un contenuto medio di sostanza secca e una buona consistenza della polpa, elementi che la rendono particolarmente adatta ad essere utilizzata in molteplici modi in cucina. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona conservabilità ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il mercato. La DOP si lega da sempre alla zona di produzione, come confermano le peculiarità qualitative della Patata di Bologna (odore, gusto, intensità del colore della polpa e della buccia), determinate, oltre che dalla genetica, anche dall’ambiente di coltivazione (suolo, clima, tecnica colturale, tipologia di conservazione) tipico della provincia di Bologna.

Ricciarelli di Siena IGP. Nati come dolci tipici delle ricorrenze natalizie, i Ricciarelli di Siena hanno esteso il loro consumo anche agli altri mesi dell’anno, soprattutto per effetto della forte affluenza nel territorio di visitatori e turisti di ogni parte del mondo. Fin dall’antichità Siena si è caratterizzata per una forte presenza dell’artigianato dolciario, retaggio del ruolo importante svolto nei secoli dalle locali spezierie che, sorte nel Medioevo, sono state le depositarie della produzione tipica del territorio.

Marrone della valle di Susa, presto Igp. È stata inoltre pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la domanda di riconoscimento come IGP del “Marrone della Valle di Susa”. È dunque iniziata la procedura comunitaria che prevede sei mesi di tempo per permettere agli altri Stati Membri di presentare domanda di opposizione alla richiesta di IGP. Trascorso questo periodo il Marrone della Valle di Susa verrà iscritto nel registro ufficiale europeo delle DOP e IGP. Il Marrone della Valle di Susa si caratterizza per il colore e la croccantezza della polpa, per il sapore dolce e profumato e per la pezzatura medio grossa: elementi che hanno reso il Marrone della Valle di Susa molto apprezzato sul mercato interno ed estero. Fin dal 1200 si hanno notizie della coltivazione dei castagneti da frutto. Merita di essere ricordato il «Castagneretum di Templeris», situato tra i comuni di Villarfocchiardo e San Giorio di Susa, appartenente all’ordine dei Templari, ove ancora oggi vi sono le più antiche ceppaie.

(fonte: Ministero delle politiche agricole)