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Insetticidi neonicotinoidi, poco efficaci e dannosi per l’ecosistema, finalmente sulla via del tramonto? Rischio economico degli agricoltori ridotto grazie al fondo mutualistico mais.

Secondo uno studio della Task Force Internazionale sui Fitofarmaci Sistemici (TFSP), pubblicato dalla rivista scientifica “Environmental Science and Pollution Research, l’uso degli insetticidi neonicotinoidi nelle pratiche agricole, particolarmente l’uso profilattico su larga scala (concia dei semi di mais e altre colture), non è così efficace come si poteva pensare e causa di un forte impatto sull’ambiente.

Il controllo dei parassiti potrebbe più efficacemente essere effettuato applicando pienamente la Difesa Integrata individuando quali zone effettivamente richiedono interventi di controllo e qualora necessario adottando  metodi alternativi più vantaggiosi per l’ambiente e le tasche degli agricoltori. Gli insetticidi neonicotinoidi sono tra i più usati in agricoltura, ma allo stesso tempo sono ritenuti corresponsabili della riduzione delle popolazioni di api, bombi, farfalle, insetti acquatici e persino di alcune specie di uccelli. La stessa Unione Europea si sta occupando della questione ed in questi giorni ha pubblicato, attraverso l’EFSA (l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare), una nota in cui riconosce il rischio derivante dall’uso dei neonicotinoidi per le api.

Danno ambientale molto serio, già nel 1996 testimoniata la poca efficacia. La TFSP, nello studio appena pubblicato, di cui è primo autore Lorenzo Furlan, dirigente del Settore Ricerca Agraria di Veneto Agricoltura, ha sintetizzato ben 200 studi con l’obiettivo di valutare l’effetto reale dell’uso massiccio dei fitofarmaci sistemici in agricoltura, e lo sviluppo di meccanismi di resistenza da parte dei parassiti. Nonostante i neonicotinoidi siano stati introdotti nel mercato nel 1991, già nel 1996 ci furono casi documentati di resistenza da parte dei parassiti. Ora, la TFSP ha presentato una serie di strategie alternative per la difesa delle colture coltivate su larga-scala, concludendo che un nuovo quadro di riferimento è necessario per realizzare un modello di agricoltura realmente sostenibile, basato principalmente sui servizi ecosistemici naturali anziché su prodotti fitosanitari tossici. “L’essersi troppo affidati agli insetticidi sistemici per il controllo dei parassiti – ha detto al riguardo il vicepresidente della Task Force e ricercatore del Centro Nazionale di Ricerca Scientifica francese Jean-Marc Bonmatin – ha portato ad un danno ambientale molto serio che sta mettendo a rischio la stessa produttività agricola per gli effetti negativi sugli organismi utili che forniscono direttamente e indirettamente servizi eco sistemici fondamentali. Questo nuovo studio è importante perché prova che esistono diverse alternative percorribili all’uso degli insetticidi sistemici, facenti parte della difesa integrata, applicazione dei cui principi è obbligatoria nell’UE”.

Fondo mutualistico mais. Lo studio presenta, tra l’altro,  i risultati di un sistema assicurativo innovativo per il mais che protegge gli agricoltori da eventuali rischi economici, sostituendo buona parte dei geodisinfestanti, con costi molto inferiori all’uso profilattico dei neonicotinoidi come concianti, senza causare danni ambientali. Il sistema (Fondo mutualistico Mais) è stato messo a punto proprio  in Italia e particolarmente nel Veneto grazie a Condifesa Veneto e Friuli e Veneto Agricoltura. Trattasi di un fondo di solidarietà tra gli agricoltori che compensa eventuali perdite di raccolto impreviste. La compensazione è proporzionale alle risorse finanziarie del fondo e copre rischi attualmente non coperti dalle compagnie assicurative private, tra cui le calamità naturali (inondazioni) e danni da animali selvatici e parassiti. “Nell’esperienza veneta, il Fondo Mutualistico Mais riduce il rischio economico per gli agricoltori. L’approccio assicurativo risulta molto meno costoso rispetto all’acquisto degli insetticidi stessi, con vantaggio economico netto per gli agricoltori e allo stesso tempo per l’ambiente”, sottlinea Lorenzo Furlan.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Allarme rosso per le api: Italia verso l’ok ai pesticidi “killer”

“Se già a settembre 2010 la “motivazione” del Decreto di riconferma della sospensione in Italia dell’uso dei pesticidi “killer” delle api, i neonicotinoidi, per la concia del mais era apparsa strana perché solo fino a giugno 2011 invece che per un anno, ora il Decreto 15 ottobre 2010, a firma del Ministro della Salute Ferruccio Fazio (modifica al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non lascia dubbi e prepara il terreno al riutilizzo degli insetticidi neurotossici”. 

E’ l’allarme lanciato da Francesco Panella, presidente Unaapi (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani), per il quale il Decreto “dietro l’apparente motivazione di applicare una Direttiva comunitaria, prelude e preannuncia palesemente la volontà del Governo italiano di esaudire le multinazionali venditrici di chimica e la filiera di interessi da esse dipendenti, definendo come “accidentali” morie e spopolamenti di alveari verificatesi in Italia in modo crescente fino al 2008, e di ri-autorizzare a breve le conce “killer” di api e ambiente in Italia”.

Accertati gli effetti letali sulle api. “E questo – sottolinea Panella – proprio ora che dalla relazione finale della ricerca Apenet, promossa dal Ministero delle Politiche Agricole, emerge che sono accertati gli effetti letali sulle api degli insetticidi sistemici in fase di semina del mais e sono confermati possibili rischi del loro effetto tossico cronico nel tempo sulle api”. Ma non solo: “un documento, pubblicato da WikiLeaks – spiega Panella – rende nota la collusione tra l’Epa (Agenzia Usa per l’Ambiente) e la Bayer per consentire, nonostante gli avvertimenti dei suoi stessi scienziati, l’autorizzazione d’uso della clothianidina (insetticida neonicotinoide che permea nel tempo piante e ambiente con drammatici effetti tossici per le api), consentendo così al colosso della chimica di realizzare un business di 183 milioni di euro nel solo 2009”.

Gli apicoltori insorgono. Alla luce di ciò, il National Honey Bee Advisory Board e la Federazione Americana degli Apicoltori, l’Associazione Americana di Produzione del Miele, Beyond Pesticide, Pesticide Action Network North America ed il Centro per la Biodiversità hanno chiesto all’Epa di prendere misure urgenti per fermare l’uso dell’insetticida. C’è poi l’inchiesta del quotidiano inglese “The Independent” che si chiede come possa essere nascosto e non pubblicato lo studio dell’equipe di scienziati del Ministero dell’Agricoltura Usa, “che dimostra la capacità di dosi infinitesimali di neonicotinoidi nello scatenare una patologia micidiale per le api. Studio che – spiega Panella – nel riconfermare uno analogo, ma pubblicato, effettuato in Francia inchioda tali molecole quali imputate dell’indebolimento immunitario delle api”.

“Ronzio globale”. E, sempre in Inghilterra, per la prima volta una mozione (Early Edm Motion Day 1267) è stata presentata alla Camera dei Comuni da un gruppo di deputati laburisti per chiedere al governo il ritiro dell’autorizzazione delle molecole a effetto sistemico neurotossico. Ma, soprattutto, aggiunge Panella, c’è “l’impressionante successo della campagna lanciata da Avaaz.org – inizialmente rivolta al Ministro dell’Agricoltura francese e poi diventata un “ronzio globale” dagli Usa all’Europa – con oltre 1 milione di persone da tutto il mondo che hanno sottoscritto l’appello per la sospensione degli insetticidi neurotossici “finché e qualora nuovi e indipendenti studi scientifici dimostreranno che siamo al sicuro””. Non per l’ultima, l’istituzione di un laboratorio di riferimento Ue per la salute delle api, da aprile 2011, a Sophia Antipolis in Francia, per far fronte alla carenza di dati comparabili.

In Italia? “Nonostante lo stop alle molecole neurotossiche per la concia dei semi – conclude Panella – nel 2010 si sono conseguite ottime medie produttive di mais, senza danni di rilievo da parassiti, in particolare laddove si è praticata l’antica ed efficacissima pratica della rotazione delle colture. E con notevole risparmio: per l’ambiente e per le api, ma anche per i coltivatori di mais, grazie al divieto di commercializzazione delle remunerative (per chi le vende) conce neurotossiche del mais, con alcune decine di milioni di euro rimaste nelle tasche degli agricoltori italiani”. Intanto la Regione Emilia Romagna scenderà in campo per chiedere lo stop definitivo all’uso dei neonicotinoidi.

(fonte Un. Naz.le Ass. Apicoltori Italiani)