“L’autonomia di s
trutture che dovrebbero essere al servizio di tutti i produttori senza distinzioni di appartenenza è un risultato ancora ben lontano dall’essere raggiunto”. E’ quanto affermano in una nota stampa congiunta Confagricoltura e Cia Veneto in riferimento alla recente nomina del direttore dell’ARAV (Associazione Regionale Allevatori Veneto)
Nuove nomine. “Le polemiche che hanno accompagnato la riforma dell’ARAV con la regionalizzazione delle competenze esercitate dalle sedi provinciali – continua la nota – avevano almeno portato ad una conclusione unanimemente condivisa: e cioè che l’ARAV dovesse essere, ad ogni livello territoriale, indipendente da qualunque sindacato agricolo, per poter svolgere al meglio la propria funzione di servizio e sostegno tecnico a favore di ogni imprenditore. Un risultato, questo, che ritenevamo ancora ben lontano dall’essere raggiunto, nonostante una parte del mondo agricolo si sforzasse di rassicurare che si trattava di una realtà già acquisita. E i fatti, come spesso accade, hanno confermato in maniera inoppugnabile le ragioni e i torti, con la nomina del direttore di Coldiretti Rovigo a direttore dell’ARAV”.
Possibile l’unione del mondo agricolo? “Qui, ovviamente, non sono in discussione le qualità della persona, che potrebbero essere le migliori – continua sempre la nota -, ma un metodo che procede nella lottizzazione delle strutture pubbliche nonostante le smentite di principio e ignora la necessità, particolarmente urgente in questa fase critica sotto il profilo politico ed economico, di unire tutto il mondo agricolo in una logica di condivisione delle responsabilità. Ci chiediamo anche se le risorse pubbliche non possano avere migliore destinazione del sostegno i processi di riorganizzazione e ristrutturazione interna di un’associazione di categoria”.
(Fonte: comunicato congiunto Confagricoltura Veneto e Cia Veneto)
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