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A Fieragricola 2024 la politica agricola comune sotto la lente: “Revisione a medio termine non praticabile, in ritardo sulla prossima Pac”

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Più che una revisione a medio termine della Politica agricola comune (Pac), in vigore per il quinquennio 2023-2027, forse ci sarebbe da preoccuparsi per la prossima programmazione, che dovrebbe abbracciare il periodo 2028-2034. «Siamo in ritardo, se ne parlerà almeno agli inizi del 2025, quando avremo le nuove istituzioni europee e tutta l’attenzione si concentrerà sul budget della nuova Pac». Lo ha detto alla 116ª Fieragricola di Verona il professor Angelo Frascarelli, docente di Economia agraria all’Università di Perugia, già presidente di Ismea e fra i massimi esperti di Pac.

Proposta di revisione ha poco senso. Se in passato le riforme della Politica agricola comune nel corso del periodo di applicazione erano sottoposte a degli “Health check”, dei controlli sullo stato di salute e delle modifiche anche a volte profonde, «questa volta la revisione a medio termine di questa Pac, che qualcuno chiede, non è praticabile – spiega il professor Frascarelli –. Si potranno fare piccolissimi aggiustamenti, soprattutto a livello nazionale, ma siamo al secondo anno di applicazione della riforma, e nell’ipotesi che si attivi una proposta di revisione non potrebbe comunque andare in porto nell’anno delle elezioni. Se ne discuterebbe nel 2025 e, quindi, al massimo potrebbe interessare gli ultimi due anni e, francamente, ha poco senso».

L’attuale politica europea dedicata agli agricoltori, che assorbe un budget significativo a livello di Ue-27 per circa 387 miliardi di euro, ha avuto un percorso travagliato a causa del Covid, emergenza che l’Unione europea ha dovuto fronteggiare con impegno. La stessa approvazione dagli organi di Bruxelles è arrivata dopo sei anni di dibattito, «partiti nel 2017 con uno scenario molto diverso, che ha portato a un compromesso tra esigenze economiche, ambientali e sociali», ricorda Frascarelli.

La protesta degli agricoltori. «Le manifestazioni degli agricoltori degli ultimi giorni rappresentano un allarme per farci capire che bisogna dare maggiore attenzione al mondo agricolo – commenta Frascarelli –, ma finora è stata una protesta con poca proposta. Le motivazioni sono chiare: da una parte c’è l’incertezza sui mercati, prezzi molto volatili, che non sono sempre bassi, ma sui quali non si può fare affidamento». Il mais, coltura simbolo del Nord Italia a vocazione zootecnica è un esempio: «Tre anni fa il prezzo si aggirava intorno ai 200 euro a tonnellata, poi è salito a 380 euro e ora è ritornato a 210 euro alla tonnellata. Questo significa che anche quando sono alti non si può fare affidamento che siano stabilmente alti». Pesano «i fattori di incertezza sui mercati e sui costi di produzione e l’insicurezza climatica, che ha colpito l’Italia nel 2023, con rese basse nel settore dei cereali a paglia, dell’olio, del vino, della frutta – specifica il professor Frascarelli –. A questo si aggiunge l’incertezza legislativa, con l’agricoltore che non solo ha normative impegnative, ma sempre diverse». Anche sul fronte delle risorse della Pac è arrivata la doccia gelata. «La Pac ha garantito per l’Italia fino al 2027 circa 7,4 miliardi di euro, ma per effetto dell’inflazione l’incidenza reale della Pac sul bilancio cala tra l’11 e il 15 per cento».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/foto Veronafiere Ennevi Foto

Per la Corte dei conti europea, la politica vitivinicola Ue lascia l’amaro in bocca

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L’Unione europea è il maggior produttore, consumatore ed esportatore mondiale di vino. Nel 2022 esistevano nell’Ue 2,2 milioni di aziende vinicole ed i vigneti coprivano circa il 2% della superficie agricola utilizzata dell’Ue. Circa l’80 % del vino prodotto nell’Ue proviene da Italia, Francia e Spagna. I viticoltori e i produttori vinicoli fruiscono del sostegno finanziario della Pac, che può consistere in un sostegno specifico nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati del vino (principalmente attraverso i programmi nazionali di sostegno), ma anche in pagamenti diretti, sostegno alle misure di sviluppo rurale e/o misure di promozione orizzontali.

Il settore vitivinicolo dell’Ue è fortemente regolamentato e sostenuto. In particolare, viticoltori ricevono dall’Unione europea circa 500 milioni di euro all’anno per ristrutturare i vigneti ed diventare più competitivi. Dal 2016, possono anche richiedere l’autorizzazione a piantare ulteriori viti, al fine di consentire una crescita controllata della produzione potenziale (un aumento annuo massimo dell’1 %), evitando al contempo un eccesso di offerta. “Sviluppare la competitività del settore vitivinicolo è essenziale e particolarmente pertinente ai fini dell’Ue, ma dovrebbe andare di pari passo con una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale” ha dichiarato Joëlle Elvinger, responsabile per la Corte dei conti europea dell’audit. “Per quanto riguarda entrambi gli obiettivi, possiamo quanto meno affermare che l’azione dell’Ue non abbia ancora prodotto i risultati sperati.”

 I metodi di viticoltura utilizzati nell’Unione Europea sono raramente “verdi”. Gli auditor dell’Ue lamentano che, nonostante l’entità dei finanziamenti in gioco, la politica vitivinicola dell’Unione europea non abbia fatto molto per l’ambiente. In particolare, la misura che offre la possibilità di ristrutturare i vigneti dimostra scarsa attenzione per gli obiettivi di natura ambientale. In pratica, le risorse Ue non sono state indirizzate verso progetti volti a ridurre l’impatto della viticoltura sul clima e/o sull’ambiente. Anzi, tale misura potrebbe aver sortito l’effetto opposto, come il passaggio a varietà di viti che necessitano più acqua. Analogamente, l’aumento dell’1% della superficie viticola, esteso per ulteriori 15 anni (fino al 2045), non è mai stato valutato sotto il profilo ambientale.

Il futuro non appare molto più roseo: nella nuova politica agricola comune (Pac), le ambizioni ambientali per il settore vitivinicolo restano limitate. In passato, la Corte dei conti europea ha raccomandato di collegare esplicitamente i pagamenti a favore degli agricoltori – compresi quelli per i viticoltori – al rispetto di requisiti ambientali. Nella nuova Pac, invece, tali requisiti per l’erogazione dei finanziamenti destinati alle ristrutturazioni sono stati aboliti. Inoltre, gli Stati membri dell’UE saranno tenuti a destinare solo un modesto 5% delle risorse stanziate per il settore vitivinicolo ad azioni relative ai cambiamenti climatici, all’ambiente e alla sostenibilità. A giudizio della Corte, tale percentuale è piuttosto esigua considerato che, nell’ambito di una PAC più verde, il 40 % di tutta la spesa dovrebbe essere diretta a obiettivi collegati al clima.

Neanche l’obiettivo dell’Ue di rendere i viticoltori più competitivi è stato conseguito. Nei cinque paesi sottoposti a audit, i progetti sono finanziati indipendentemente dal loro contenuto o dal loro livello di ambizione, e senza tener conto di criteri per aumentare la competitività. Anche cambiamenti non strutturali o normali rinnovi dei vigneti sono finanziati, benché tali azioni non siano ammissibili a ricevere finanziamenti. I beneficiari non sono neanche tenuti a comunicare in che modo l’attività di ristrutturazione abbia accresciuto la loro competitività. Inoltre, né la Commissione europea né gli Stati membri valutano in che modo i progetti sostenuti contribuiscano effettivamente a rendere i viticoltori più competitivi.  Lo stesso vale per il sistema di autorizzazione degli impianti. In primo luogo, l’aumento annuale massimo dell’1% è stato proposto e adottato senza alcuna giustificazione, o senza che sia stata eseguita un’analisi della sua opportunità e pertinenza. In secondo luogo, nel concedere tali autorizzazioni solo alcuni criteri di ammissibilità e di priorità sono presi in considerazione.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Nuova Pac, gli europarlamentari promettono battaglia

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Adeguare la Pac al nuovo contesto geopolitico, soprattutto in tema di fitofarmaci, utilizzo dei terreni destinati a greening e di nuove tecniche genomiche. Promettono battaglia a Bruxelles sulla riforma della Politica agricola comune, che entrerà in vigore da gennaio 2023, gli europarlamentari Herbert Dorfmann, Paolo De Castro, Mara Bizzotto, Paolo Borchia e Sergio Berlato, che hanno partecipato all’incontro promosso da Confagricoltura Veneto sulle problematiche dell’agricoltura aggravate dal conflitto in Ucraina.

Gli europarlamentari hanno chiarito che non ci sarà alcun rinvio della Pac, ma che sarà necessario un adeguamento al nuovo contesto geopolitico che si è determinato con la guerra, i problemi logistici e i costi energetici andati alle stelle. “Faremo una battaglia tutti insieme sul nuovo regolamento sui fitofarmaci – ha chiarito Paolo De Castro-, affinché vengano prima fornite alternative agli agricoltori e solo dopo si prosegua nella direzione della diminuzione dei prodotti. Per quanto riguarda le aree di interesse ecologico, annuncio che sarà data la possibilità di coltivarle per un altro anno. Punteremo i piedi, infine, anche sulle new genomic tecnics. Bisogna chiarire per una volta per tutte che sono cosa diversa dal Frankenstein food: la mutagenesi senza innesti è diversa dalla transgenesi. L’Italia è all’avanguardia: abbiamo già tecniche pronte ad essere messe in campo, come i vitigni resistenti alle malattie. Peccato che ancora non si possano applicare perché manca un testo europeo autorizzativo”. Herbert Dorfmann ha chiarito che la nuova Pac non è da smantellare: “È stata discussa per anni e qualche passo in avanti l’abbiamo fatto. È vero, però, che alcuni elementi stridono con la realtà che nel frattempo è andata delineandosi. Quindi dovremo introdurre nuove misure affinché non venga messa a rischio la nostra produzione agricola. Anche se ritengo sbagliato puntare all’autosufficienza: l’industria alimentare europea e italiana vantano un’alta qualità ed efficienza, ma hanno bisogno di prodotti da altri Paesi”. Mara Bizzotto ha ricordato di aver sempre guardato con preoccupazione alla strategia Farm to work, “perché si parte dal principio che gli agricoltori inquinano e perciò bisogna farli produrre meno. Ma è una follia, perché così aumenteranno i costi di produzione e dovremo importare ancora di più dai Paesi extraeuropei. Per bloccare queste normative suicide dobbiamo mettere insieme una maggioranza di buon senso, al di là delle appartenenze partitiche, che abbia i numeri per bloccare al Parlamento Ue strategie come quella sui fitofarmaci o sulla nutri-score, l’etichetta a semaforo”. Concorda Sergio Berlato: “Non essersi resi conto che negli ultimi tre anni il mondo è cambiato vuol dire essere marziani – sostiene -. La Pac e il Farm to work sono superati e vanno cambiati, perché gli indicatori ci dicono che in autunno arriverà una grave crisi economica e occupazionale. No, quindi, a scelte folli che vanno a smantellare le filiere produttive, facendoci diventare sempre più dipendenti dagli altri Paesi”. Infine Paolo Borchia, che essendo componente della Commissione industria, ricerca ed energia offre una chiave di lettura diversa. “Bisogna lavorare su una maggiore autonomia energetica, per recuperare il gap causato dalle scelte sbagliate compiute negli ultimi trent’anni dal nostro Paese. Il piano europeo del Green Deal contribuirà a tenere alti i prezzi sia delle materie prime, che dei prodotti energetici. Serve un maggior coraggio dei gruppi politici per cambiare rotta e porre mano a un impianto troppo restrittivo, che andrà a mettere in difficoltà i nostri operatori”.

“Siamo preoccupati per l’applicazione della nuova Pac – ha detto Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -, licenziata in un momento in cui non si sapeva che si stava andando verso cambiamenti repentini. La pandemia, il conflitto in Ucraina, i rincari delle materie prime e dei costi energetici, la siccità e le temperature mai elevate in Veneto come oggi obbligano gli agricoltori a fare i conti con una realtà molto più difficile e complessa, di cui anche l’Europa dovrebbe tenere conto. Siamo d’accordo con il principio della sostenibilità, ma occorre garantire il livello produttivo e la competitività aziendale.  La Politica agricola comunitaria va attualizzata e modulata con normative meno restrittive e potenziando la ricerca, che deve fornire risposte e soluzioni per adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici”. Concetti ribaditi da Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza, che ha chiesto un cambio di paradigma sul mondo agricolo, “perché nessuno più di noi può sequestrare l’anidride carbonica nel terreno, con grandi benefici per l’ambiente e la comunità” e per Confagricoltura nazionale dal vicepresidente Giordano Emo Capodilista e da Cristina Tinelli, dell’ufficio di Bruxelles. “L’Europa deve ricordare che non siamo giardinieri, ma agricoltori. Chiederci di produrre meno per favorire l’import da altri Paesi o la produzione di cibo in laboratorio sarà la fine del nostro agroalimentare”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Green Deal e futura Pac, se ne parla sabato 1 febbraio 2020 a Verona a Fieragricola nell’incontro organizzato da Veneto Agricoltura, patrocinato da Argav e Unaga

Il Green Deal Europeo, presentato a dicembre 2019 dalla Commissione, prevede una serie di azioni per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento, accolto con favore da tutte le parti sociali, illustra anche gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento che l’UE metterà a disposizione. Il Green Deal riguarda tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’edilizia, vari settori industriali, le TIC, l’agricoltura, ecc. E’ proprio sul binomio Green Deal e agricoltura che sarà dedicato il seminario proposto da Veneto Agricoltura, d’intesa con Unaga e Argav, sabato 1° febbraio (ore 11:30) nello stand della Regione Veneto (Pad. 4) a Verona in occasione di Fieragricola.

L’importante tema sarà affrontato, tra gli altri, dal prof. Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia che spiegherà come gli agricoltori europei siano sì pronti a fornire e sostenere una visione così ambiziosa come questa proposta dall’UE nei confronti del clima, ma a condizione che il Green Deal sia coerente con lo sviluppo del settore agricolo. Ormai da anni gli agricoltori europei chiedono politiche coerenti, redditi decenti e lo stop ad una rappresentazione “ingiusta” del comparto. Si tratta di concrete preoccupazioni che devono essere affrontate con urgenza, ancora più oggi di fronte ad un Green Deal che solleva più domande tra gli agricoltori europei di quante non siano le risposte che dovrebbe invece offrire. Avere una visione chiara sui cambiamenti climatici è per l’Unione Europea senz’altro obbligatorio, ma questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un progetto concreto e realistico, che davvero “non lasci indietro nessuno”, come recita il documento della Commissione sul Green Deal.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Guida alla nuova PAC, Europe Direct Veneto-Veneto Agricoltura ne spiega tutti i dettagli in una nuova pubblicazione disponibile anche on line

Copertina Quaderno 16Dal 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la nuova PAC (Politica Agricola Comune) che accompagnerà le sorti dell’agricoltura europea fino al 2020. In questo momento, gli agricoltori sono in forte fermento perché vogliono capire cosa sortirà di buono questa ennesima riforma, la quinta in vent’anni.

Approfondimenti dei diversi capitoli della nuova riforma agricola. In loro soccorso arriva il Quaderno n. 16 della Collana editoriale di Europe Direct Veneto, sportello europeo di Veneto Agricoltura, intitolato “L’Italia di fronte alla riforma della PAC 2014-2020” che approfondisce i diversi capitoli di questa complessa riforma già delineati nel fortunato precedente Quaderno n. 15 pubblicato lo scorso anno. Dopo aver inquadrato la recente Riforma, la pubblicazione entra subito nei dettagli del nuovo regime dei pagamenti diretti, asse portante della politica agricola europea al quale gli agricoltori dovranno sottostare almeno fino al 2020. Viene poi illustrato il funzionamento del pagamento di base e di tutti gli altri previsti dal regolamento comunitario: ecologico, per i giovani agricoltori, accoppiato (comprese le discusse scelte nazionali) e per i piccoli agricoltori. L’analisi prosegue con la spiegazione di tutte le altre novità della riforma, tra cui quelle inerenti l’Organizzazione Comune di Mercato Unica e la prossima Politica di Sviluppo rurale, oramai al via.

Focus sul Veneto. Non poteva mancare un capitolo riguardante gli scenari che si apriranno per l’agricoltura veneta di fronte alla nuova Riforma. In particolare, vengono tratteggiate le storture che con ogni probabilità si creeranno nel Veneto a seguito delle scelte nazionali relative il pagamento accoppiato. Con questa pubblicazione, Europe Direct Veneto riprende dunque il filo del discorso sulla Riforma della PAC 2014-2020 con l’obiettivo di approfondire, sulla base dei provvedimenti finali adottati a livello europeo e nazionale, i contenuti della nuova politica agricola europea, portando così un ulteriore contributo alla comprensione dei tanti e complessi meccanismi legati all’applicazione in Italia (e nel Veneto) della PAC riformata. Gli agricoltori e operatori del mondo agricolo, utilizzando questo Quaderno, avranno finalmente a disposizione uno strumento divulgativo, ma allo stesso tempo assolutamente tecnico, utile per potersi destreggiare tra le tante novità della nuova PAC.

Come richiederla. La versione cartacea del Quaderno n. 16 può essere richiesta gratuitamente a: europedirect@venetoagricoltura.org (ricordarsi di indicare l’indirizzo di posta ordinaria a cui effettuare la spedizione). La versione in PDF può invece essere scaricata da questo link.

Fonte: Veneto Agricoltura

Ttip, De Castro nominato “rapporteur permanent”, rischi e opportunità dell’accordo di libero scambio tra Ue e USA in discussione a Bruxelles

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi«L’attuale stretta sui prezzi è un effetto a catena dell’embargo russo. Dobbiamo trovare una soluzione che non faccia male solo a noi, perché le sanzioni dell’Unione europea alla Russia hanno un effetto più dannoso per noi che per loro». A sostenerlo l’europarlamentare Paolo De Castro, che è intervenuto nei giorni scorsi a Veronafiere per l’assemblea annuale di Uniceb, l’Unione nazionale degli importatori, esportatori, industriali, commissionari, grossisti, ingrassatori, macellatori, spedizionieri di carne e derivati. Che ha registrato anche un passaggio storico: l’elezione alla guida di Carlo Siciliani, dopo 44 anni di presidenza ininterrotta di Fossato.

Ttip, il 9 dicembre riunione a Bruxelles con gli esponenti dell’agoalimentare europei. Con l’assemblea di Uniceb ospitata ancora una volta nel proprio quartiere espositivo, Veronafiere conferma la propria leadership nel comparto carneo, che vedrà l’intera filiera protagonista dal 10 al 13 maggio durante la 26ª edizione di Eurocarne, rassegna internazionale dedicata alla carne. «La Russia pesa per l’Unione europea 14-15 miliardi di euro, quasi quanto gli Stati Uniti, che “valgono” 17 miliardi di export – ha detto De Castro, recentemente nominato rapporteur permanent per il Ttip, l’accordo di libero scambio commerciale fra Ue e Usa –. Dove trovare mercati alternativi che valgono per l’Ue 14 miliardi di euro? Non è immediato, servirebbero almeno 20 anni». De Castro ha annunciato che il prossimo 9 dicembre, a Bruxelles, convocherà «una riunione con tutta la rappresentanza agroalimentare europea, per parlare di rischi e opportunità derivanti dal Ttip». Secondo De Castro, «gli Stati Uniti sono un paese di 350 milioni di abitanti, con un reddito pro capite medio che è quasi il doppio del nostro; anche il saldo commerciale, con esportazioni per 17 miliardi e importazioni per 10, è positivo per l’Unione europea».

Nuova Pac, greening, slitterà al 2016 l’applicazione? Sulla Pac, che entrerà in vigore dal prossimo gennaio, De Castro ha ribadito la richiesta avanzata al commissario europeo Phil Hogan: «Far slittare al 1° gennaio 2016 l’applicazione del greening, perché i margini di errore in questa fase, secondo la Corte dei Conti europea, sono dell’ordine del 7-8%, che significa 2-3 miliardi di euro. Abbiamo gioito questa mattina perché Ecofin ha annullato il taglio di 450 milioni dal settore agricolo, rischiamo però con il greening di perdere una somma ben superiore».

Fonte: Veronafiere

 

Nuovi fondi in arrivo per chi semina su sodo, l’Informatore Agrario ne parla il 14 novembre a Bolognafiere. Workshop gratuiti per i giovani agricoltori.

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’agricoltura “verde” premiata nei Programmi di Sviluppo Rurale della PAC 2014-2020 in base alle prime anticipazioni raccolte da L’Informatore Agrario mentre le Regioni sono impegnate proprio in questi giorni a valutare i feedback della Commissione Europea sulle prime proposte di PSR.

Priorità, uso sostenibile del suolo. Spiccato, infatti, l’accento posto dalla Ue sulle pratiche per la sostenibilità ambientale nella futura Pac, tenendo conto anche delle sfide imposte dal cambiamento climatico e soprattutto della priorità “uso sostenibile del suolo”. Quali le prospettive per le aziende agricole italiane? Se ne parlerà in uno dei 6 workshop specializzati de L’Informatore Agrario, “Sostenibilità e agricoltura conservativa: le misure di sostegno dei nuovi Psr” in programma il 14 novembre alle 10.30 nell’area Quadriportico di BolognaFiere. “Se nella precedente PAC erano solo 3, oggi sono balzate a 14 le Regioni che intendono attivare uno schema di pagamento agro-climatico ambientale (Paca) (Misura 10) per gli agricoltori che adotteranno volontariamente metodi di coltivazione a ridotto impatto sul suolo come la semina su sodo – spiega Danilo Marandola, di INEA. La semina su sodo (no tillage) verrà sostenuta perchè favorisce la lotta all’erosione e la conservazione della biodiversità del suolo e permette di ridurre le emissioni di CO2 in agricoltura”.

I contributi. In base alle proposte contenute nelle prime versioni dei PSR presentati, gli agricoltori che sceglieranno la semina su sodo potranno ricevere infatti contributi tra i 135 e i 400 euro/ha per 5-7 anni in base ai territori e alle tipologie di seminativi interessati. Naturalmente l’importo dei pagamenti agro-ambientali, una volta approvato, dovrà tener conto del pagamento greening, per cui nessun agricoltore dovrà essere pagato due volte per adottare le stessa pratica “verde”. I pagamenti agroambientali sono uno strumento ormai consolidato dei Psr. Nel periodo 2007-2013, sotto forma di Misura 214, questi pagamenti hanno erogato alle aziende agricole italiane circa 2,7 miliardi di euro per supportare oltre 100.000 aziende nell’adottare impegni volontari di maggiore sostenibilità ambientale su oltre 2,6 milioni di ettari. Nel 2014-2020 la stessa misura viene rinominata Misura 10 – pagamenti agro-climatico-ambientali (Paca) e viene disegnata come linea di intervento chiave per il raggiungimento delle priorità climatiche e ambientali dei Psr, a cui i Regolamenti comunitari chiedono di destinare almeno il 30% delle risorse totali programmate per i Psr. I Paca, sono dunque lo strumento attraverso il quale l’Ue si appresta a compensare gli agricoltori che volontariamente decidono di adottare metodi produttivi più rispettosi del clima e di risorse naturali come acqua, biodiversità e suolo.

Giovani e innovazione: 6 workshop per crescere. Sono espressamente dedicati alle nuove leve dell’agricoltura anche i workshop di formazione gratuiti organizzati da L’Informatore Agrario con esperti dal 13 al 15 novembre (area Quadriportico). Sei le tematiche: Agrofarmaci, innovazione nell’applicazione dell’uso sostenibile (13 novembre ore 10.30); Agroalimentare, le possibilità di occupazione per gli agronomi e l’integrazione di filiera (13 novembre ore 14.30); Sostenibilità e agricoltura conservativa: le misure di sostegno nei nuovi Psr (14 novembre ore 10.30); Elettronica e sensori nella moderna agricoltura, le potenzialità nell’immediato futuro (14 novembre ore 14.30); Biostimolanti, la frontiera della fertilizzazione: cosa sono e come agiscono (15 novembre, ore 10.30); Agronomi: nuove professionalità richieste dal mercato e il ruolo dell’Ordine professionale (15 novembre, ore 14.30).

Fonte: Edizioni Informatore Agrario

OGM e PAC, incontro Regioni/Ministero delle Politiche Agricole

ogmPACIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha incontrato gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni italiane per discutere di due argomenti strategici per la nostra agricoltura: OGM e PAC.

Ogm. Per quanto riguarda il primo tema, in attesa della sentenza del Tar sul caso Friuli-Venezia Giulia, il Ministro ha ribadito l’intenzione del Governo di intervenire con eventuali azioni che si dovessero rendere necessarie e ha condiviso con le Regioni un programma di lavoro. Martina ha ribadito inoltre che l’Italia è favorevole alla proposta della Presidenza greca dell’Unione Europea che prevede una maggiore autonomia decisionale degli Stati Membri sulla questione.

PAC. Relativamente al primo Pilastro della PAC 2014-2020, una scarna nota del Ministero, parla di “progressi sui punti principali trattati e di un primo accordo sul valore dei pagamenti agli agricoltori, per il quale si prenderanno a riferimento i pagamenti percepiti nel 2014”. È stata inoltre illustrata una prima ipotesi di riparto degli aiuti accoppiati, che servirà come base per il confronto con le Regioni e con le Organizzazioni di categoria. Nell’occasione, il Ministro ha ribadito la volontà di proseguire con un metodo di confronto e dialogo con le Regioni e la necessità di chiudere sul primo Pilastro entro il 15 maggio, per dare risposte tempestive agli agricoltori su questioni come la convergenza, il greening, l’agricoltore attivo e l’ammissibilità al contributo delle superfici. A tale scopo sono stati convocati un tavolo tecnico, svoltosi il 16 aprile scorso, e una nuova riunione istituzionale tra Assessori e Ministro il 24 aprile a Roma.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

25 marzo 2014, all’Università di Padova si parla del futuro economico e istituzionale dell’Unione Europea

UE-bandiera“L’Unione Europea: costruzione incompiuta o nuovo modello politico?”. Fin dal titolo si presenta di grande interesse il focus sul futuro economico e istituzionale dell’UE promosso da Europe Direct Veneto-sportello europeo di Veneto Agricoltura e dall’Università di Padova-Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, con la collaborazione della Commissione europea.

Incontro aperto a tutti. L’evento, in programma presso il Palazzo del Bo, storica sede dell’Ateneo patavino, martedì 25 marzo (con inizio alle ore 9,00), vedrà l’intervento di alcuni tra i massimi studiosi delle vicende europee (Antonio Varsori, Gabriele Orcalli, Gianni Riccamboni, Patrizia Messina, Giorgia Nesti, Ekaterina Domorenok, Alessandro Giordani). Obiettivo dell’evento, aperto a tutta la cittadinanza e al mondo produttivo e istituzionale, sarà quello di inquadrare l’attuale assetto economico dell’UE in prospettiva degli importanti appuntamenti che segnano il 2014 e gli anni seguenti a partire dall’avvio della programmazione finanziaria UE 2014-2020, le elezioni del Parlamento europeo del 25 maggio, il semestre di Presidenza italiana dell’UE, il rinnovo della Commissione europea a novembre, la vigilia dell’EXPO di Milano del 2015.

Gli altri appuntamenti nel Triveneto. Il focus prevede un dibatto che coinvolgerà tutti i presenti. L’evento patavino, unico appuntamento in programma nel Veneto, é uno dei 60 “Dialoghi con i cittadini sul futuro dell’Unione Europea” in corso di svolgimento in tutte le regioni italiane e organizzati dai Centri Europe Direct d’intesa con la Commissione europea. Nel Triveneto gli altri appuntamenti si svolgeranno a Bolzano (21 marzo), Pordenone (3 aprile), Trieste e Trento (15 aprile). Per saperne di più contattare Europe Direct Veneto (049 8293716; europedirect@venetoagricoltura.org; http://www.dialogocittadini.it/).

(Fonte: Veneto Agricoltura)

 

 

 

Expo 2015, da costruire un “sistema Veneto”. Parola di Flavio Furlani, riconfermato presidente CIA Veneto.

IMG_0661«Non ci possiamo permettere di mancare l’appuntamento con Expo 2015.  Serve per il Veneto recuperare il ritardo e adottare un approccio globale e unitario, più coraggioso e lungimirante. Abbiamo davanti un’occasione fondamentale per il nostro comparto e l’intero nostro territorio: quella di costruire insieme, finalmente, un “sistema Veneto” permanente, una “filiera veneta”. Da promuovere non solo nella fase di avvicinamento e poi di presenza all’esposizione, ma anche – e soprattutto – dopo». A sollecitare il dibattito intorno all‘Expo è il presidente di Cia Veneto Flavio Furlani, riconfermato ieri alla guida di una delle maggiori organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo regionale, in occasione della sesta assemblea elettiva di CIA Veneto, svoltasi alla Corte Benedettina di Legnaro, a Padova.

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Flavio Furlani

CIA “certificatore” del merito creditizio delle proprie imprese. ra i temi toccati dal presidente nella sua relazione, quelli della crisi, che tante aziende ha messo in ginocchio anche nella nostra regione, e della mancanza di politiche strategiche a sostegno del settore. E ancora, la necessità di salvaguardare la filiera agroalimentare e di tutelare il reddito degli agricoltori, la difficoltà sempre crescente di accesso al credito (rispetto al quale Cia si propone come “certificatore” del merito creditizio delle proprie imprese), l’impellenza di un piano di difesa per il territorio che ancora una volta, in questi giorni di piogge intense e devastanti, ha messo in evidenza tutta la sua vulnerabilità. Infine, il presidente ha invocato con forza la necessità di saper cogliere insieme le prossime importanti opportunità, come regione e come Paese: «Dalla nuova politica agraria comunitaria (Pac) al Piano di sviluppo rurale regionale (Psr) – raccomanda Furlani -, serve un progetto di sviluppo rispetto al quale poi delineare le politiche d’azione: un conto sono le risorse, altro le misure».

Gli asset del Veneto. Al suo appello a lavorare insieme, da subito, a un percorso verso l’Expo, ma che prosegua oltre l’Expo, convinta la risposta degli interlocutori. A partire da Giampaolo Pedron, direttore di Confindustria Veneto, che rispetto al bisogno di una piattaforma comune di intenti e di interventi a sostegno dell’intera “filiera Veneto”, sottolinea: «È indispensabile andare oltre la frammentazione. Il “nuovo Veneto” ha tre asset fondamentali su cui puntare. Innanzitutto la grande capacità di produrre beni e servizi; poi le materie prime eccezionali che, purtroppo, non sappiamo sfruttare: come il territorio – di cui l’agricoltura è custode e valorizzatrice -, i paesaggi, l’arte e la cultura; infine, il nostro essere la grande piattaforma logistica dell’Europa che guarda a est. Partendo da questi tre fattori possiamo e dobbiamo affrontare, con la dovuta innovazione di pensiero, la fase che ci sta davanti. Non facciamo come il venditore ambulante – conclude -, che allestisce al meglio il proprio banchetto senza alcuna attenzione alla visione complessiva!».

Regione: in vista dell’Expo 2015, avviate operazione di incoming turistico.  Messaggio che vale anche per l’Expo, naturalmente. Mentre è attesa l’approvazione, proprio in questi giorni, della delibera regionale che segna la prima impronta del Veneto sulla strada verso l’Esposizione universale, Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, assicura: «Il Veneto si presenterà all’Expo come sistema di aziende ed eccellenze. Per raggiungere questo obiettivo la Regione ha avviato due iniziative importanti: la prima riguarda un’operazione di incoming che porterà nella nostra regione 300 tra operatori del settore e giornalisti da Russia, Stati Uniti e altre aree, mentre la seconda punterà ad ampliare e consolidare i rapporti con il mercato cinese, in collaborazione con la Fondazione Italia-Cina, per una durata complessiva di tre anni. In questo scenario l’Expo 2015 rappresenta un’ottima occasione per dimostrare che il Veneto è capace di fare sistema, integrando cultura, tradizione e qualità agroalimentari del territorio».

De Castro: “il mondo chiede più cibo”. Presente al congresso della Cia anche Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo: «Il tema racchiude in sé una visione del settore agricolo completa e di grande prospettiva – evidenzia facendo riferimento al titolo dell’assemblea -. Oggi il mondo chiede più cibo, e l’agricoltura deve rispondere in maniera adeguata a questa domanda in un’ottica che garantisca allo stesso tempo sostenibilità sociale, ambientale ed economica. A Expo 2015 dobbiamo arrivare con la consapevolezza che il tema dell’alimentazione sarà, nei prossimi anni, determinante – aggiunge -, e che quella sarà l’occasione per iniziare a immaginare l’agricoltura del futuro. In questo scenario, anche i nostri agricoltori e le loro imprese giocheranno un ruolo decisivo se saranno capaci di organizzarsi per essere più forti e competitivi in un mercato in costante evoluzione e sempre più globale».

(Fonte: CIA Veneto)