
Nell’ottobre 2022 la Commissione europea ha comunicato che l’UE aveva raggiunto i tre obiettivi per il 2020 in materia di energia e di clima. Secondo gli auditor della Corte dei conti europea, questo successo non è stato dovuto solo all’azione per il clima dell’UE, perché, con tutta probabilità, l’UE 27 non avrebbe raggiunto l’obiettivo senza la riduzione dei consumi energetici indotta dalla crisi finanziaria del 2009 e dalla pandemia di COVID-19. Nonostante ciò, la valutazione dell’UE sulla propria performance verde non indica chiaramente qual è l’impatto dei fattori esterni.
Gli auditor hanno anche riscontrato una scarsa trasparenza riguardo alle modalità con cui gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto i rispettivi obiettivi nazionali vincolanti grazie ai meccanismi di flessibilità: alcuni paesi dell’UE non hanno contribuito come previsto e hanno utilizzato altri mezzi per raggiungere gli obiettivi, come l’acquisto di quote di emissioni o di energie rinnovabili da altri Stati membri che avevano ampiamente superato i propri obiettivi. Gli auditor hanno trovato informazioni limitate sui costi effettivi sostenuti dal bilancio dell’UE, dai bilanci nazionali e dal settore privato per raggiungere gli obiettivi e attuare le azioni che hanno avuto successo. È quindi difficile per i cittadini e i portatori di interesse stabilire se l’UE abbia conseguito complessivamente i propri obiettivi con un buon rapporto costi/efficacia e trarre insegnamenti su come raggiungere i prossimi obiettivi per il 2030.
Neutralità climatica. “Occorre maggiore trasparenza riguardo alla performance delle azioni attuate dall’UE e dagli Stati membri in materia di clima e di energia” ha dichiarato Joëlle Elvinger, responsabile dell’audio per la Corte dei conti europea. “Riteniamo inoltre che si debba tener conto di tutte le emissioni di gas a effetto serra causate dall’UE, comprese quelle prodotte dagli scambi commerciali e dal trasporto aereo e marittimo internazionale. Tanto più che l’UE si è impegnata a essere leader mondiale nella transizione verso la neutralità climatica”. Gli auditor confermano che l’UE si posiziona bene rispetto ad altri paesi industrializzati nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia, non contabilizza tutte le sue emissioni, che sarebbero maggiori di circa un decimo se si fosse tenuto conto anche di quelle prodotte dagli scambi commerciali e dal trasporto aereo e marittimo internazionale.
Guardando al futuro, preoccupa soprattutto l’assenza di segnali che siano messi a disposizione sufficienti finanziamenti per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi stabiliti per il 2030, in particolare da parte del settore privato che dovrebbe contribuire in misura significativa. La Commissione ha anche segnalato che i paesi dell’UE mancano collettivamente di ambizione nel perseguire l’obiettivo dell’efficienza energetica per il 2030, dato che il corrispondente obiettivo per il 2020 si è già rivelato il più difficile da raggiungere. Alcune proposte miranti a rendere ancora più ambiziosi gli obiettivi per il 2030 (in particolare, le proposte “Pronti per il 55 %” e REPowerEU) accresceranno ulteriormente il fabbisogno di finanziamenti. Queste si basano inoltre su ipotesi che non tengono sufficientemente conto di problemi noti (come la dipendenza energetica dalla Russia) oppure, come precedenti audit hanno mostrato, che non si concretizzano come previsto (ad esempio, il fatto che gli Stati membri attuino integralmente le politiche esistenti).
Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea
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