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Vino, Centinaio: ripartire dalla promozione. Consorzi desiderosi di un ruolo di maggior peso nei confronti del Mipaaf.

Dazi, Ocm, lotta ai falsi, enoturismo e sostenibilità. Il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, venerdì 14 settembre scorso al Consorzio Tutela Vini Valpolicella per la sua prima visita ufficiale ad un consorzio italiano, a tutto campo sul suo nuovo mandato in prospettiva vino.

Necessario un cambio di passo nella promozione. “Qui in Valpolicella, con l’Amarone, siamo nella patria della qualità – ha affermato il Ministro – e per prodotti come il vostro è necessario un cambio di passo nella promozione, come stabilito anche nel recente tavolo per l’internazionalizzazione. Mi riferisco ad esempio ai mercati emergenti. Non a caso a fine settembre sarò in Brasile con Vinitaly, mentre a novembre andrò in Cina per parlare con il Ministro dell’Agricoltura. C’è tanto da fare. Per non trovarci più a dover discutere a luglio di Ocm vino. Dobbiamo farlo in tempi utili alla programmazione, che è fondamentale. Appena arrivato in via XX settembre, ho trovato 83 decreti in attesa di essere firmati da un Ministro. Abbiamo dato subito risposte concrete al comparto su Ocm e Comitato Vini. Ora stiamo lavorando sui decreti attuativi del Testo Unico, che potrà essere ovviamente modificato e migliorato, ascoltando la filiera”.

Per quanto riguarda i dazi, il Ministro ha risposto: “Ribadisco il mio no. Nel mondo abbiamo dazi sui nostri prodotti che sono talmente alti da impedirci di esportare come vorremmo. Per un Paese che vanta 41 miliardi di export di prodotti enogastronomici e potrebbe esportarne altrettanti, la lotta ai dazi è fondamentale”. Sulle istanze della filiera è intervenuto il presidente del Consorzio Valpolicella Andrea Sartori: “I consorzi sono gli avamposti dell’economia vinicola del territorio, della sua salvaguardia, dello sviluppo di filiere collegate e delle professioni del settore. Oltre ad essere uno strumento di tutela e promozione, quindi, devono acquisire un maggior peso nell’interazione strategica e operativa con il Mipaaf. Nessuno come noi è infatti in grado di monitorare i punti di forza e debolezza delle aree di competenza”.

Una eccellenza da valorizzare e tutelare. Il Consorzio Valpolicellarappresenta la prima Doc per estensione in Veneto e al livello nazionale per le Doc che quest’anno celebrano il 50° anniversario. Il brand Valpolicella/Amarone è riconosciuto in tutto il mondo e per questo la sua valenza non è solo relativa al valore della produzione, comunque notevole (600 milioni di euro il giro d’affari), ma rappresenta un valore aggiunto del made in Italy, del made in Veneto e del made in Verona. Per questo è stato siglato il protocollo di cooperazione tra I’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero e il Consorzio Tutela Vini Valpolicella che prevede azioni di contrasto per ostacolare le vendite sui canali e-commerce, fino al sequestro, di prodotti evocanti e usurpanti i nomi “Amarone”, “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso” e “Recioto della Valpolicella” in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Danimarca e negli altri Paesi scandinavi a regime di monopolio.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Regione Veneto, 6 mln di euro per nuovi investimenti nel settore vitivinicolo, domande entro il 7 aprile 2017

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-Ammontano a oltre 6 milioni di euro le risorse finanziarie che la Regione Veneto mette a disposizione nel 2017 per le aziende del settore vitivinicolo che investono nel miglioramento dei propri impianti e Infrastrutture e nella filiera di trasformazione e commercializzazione. La Giunta regionale del Veneto ha dato il via libera all’erogazione dei fondi, fissando al prossimo 7 aprile il termine per la presentazione delle domande di contributo.

Due linee di azione. Il provvedimento passa ora all’esame della terza commissione del Consiglio regionale per l‘esame di competenza, prima della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale regionale. “Con questa misura di aiuto, prevista dall’organizzazione comune di mercato (Ocm) la Regione potrà sostenere fino al 40 per cento della spesa effettuata dalle imprese per investimenti. Abbiano distinto due linee di azione: poco più di 3 milioni euro sono destinati alle imprese agricole che investono sulle proprie strutture e altrettanti sono destinati  alle imprese di trasformazione e commercializzazione. Con questa ripartizione del budget riusciremo a sostenere l’intera filiera del vino, dal vigneto alla promozione di mercato, migliorando l’efficienza e la competitività delle imprese”, ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Vino: quattro Decreti ne semplificano il settore

”Una buona notizia per tutti gli operatori nel settore del vino: dopo vent’anni, sono stati firmati quattro decreti che modernizzano il comparto, fissando nuove regole per il riconoscimento della qualita’, della tutela e dell’accesso per le produzioni vitivinicole. Un traguardo importantissimo, per un settore in cui l’Italia e’ leader nel mondo intero”. Cosi’ il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha commentato i quattro decreti ministeriali da lui firmati riguardanti il settore del vino.

Decreto tutela DO e IG vini. In particolare, il decreto ministeriale recante disposizioni applicative del decreto legislativo 8 aprile 2010 n.61, relativo alla tutela delle DO e IG dei vini, per quanto concerne la disciplina dello schedario viticolo e della rivendicazione annuale delle produzioni, ha come obiettivo la semplificazione amministrativa degli strumenti e degli adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli, degli enti e degli organismi preposti alla gestione del sistema di rivendicazione e dei controlli delle Do e Ig. Inoltre, il decreto applicativo disciplina il diritto di produttori, organismi ed enti che hanno diritto al cosiddetto ”sportello unico”, il SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale): si prevede la sostituzione degli strumenti attualmente gestiti dalle Regioni con un unico strumento, lo ”Schedario viticolo”, che restera’ alle Regioni e che rendera’ disponibili tutti i dati agli enti preposti alla gestione delle rispettive Do e Ig; prevede la presentazione di un’unica dichiarazione di produzione annuale direttamente in ambito Sian; viene disciplinata la gestione del potenziale agricolo non solo per i vini Do e Ig, ma per tutte le categorie di prodotti vitivinicoli.

Consorzi di Tutela, esame domande protezione Dop e Igp, concorsi enologici. Il decreto ministeriale concernente disposizioni generali in materia di costituzione e riconoscimento dei consorzi di tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, recepisce le innovazioni introdotte dalla riforma del settore avviata in ambito comunitario. Il decreto ministeriale recante la procedura a livello nazionale per l’esame delle domande di protezione delle Dop e Igp dei vini e di modifica dei disciplinari, ai sensi de Regolamento (CE) n.1234/2007 e del decreto legislativo n. 61/2010, apporta alcune modifiche ed integrazioni al decreto del 6 agosto 2009 per adeguarlo, dal punto di vista formale, ai nuovi riferimenti normativi comunitari e nazionali e, dal punto di vista sostanziale, ad alcuni nuovi requisiti riguardanti la rappresentativita’ del livello produttivo delle Dop e Igp, che deve essere espresso dal soggetto richiedente. Il decreto, recante la disciplina dei concorsi enologici, ridefinisce la disciplina in materia di concorsi enologici, ai quali possono partecipare solamente le partite dei vini Docg, Doc, Igt, nonche’ dei vini spumanti di qualita’.

(fonte Asca.it)

Il punto sul vigneto veneto

In attesa del tradizionale appuntamento del 1° settembre a Legnaro dedicato alle previsioni vendemmiali nel Nord-Est, si è tenuto a Conegliano (TV) l’incontro organizzato da Veneto Agricoltura volto a fare il punto sullo stato vegetativo e fitosanitario dei vigneti veneti e sugli aspetti commerciali e promozionali del vino.

Vigneto veneto: grande quantità che non va a scapito della qualità. Nel 2009 il vigneto veneto ha prodotto 1,1 milioni di tonnellate di uva da vino, nessun’altra Regione italiana ha fatto meglio. Il fatto più interessante è che questa grande quantità ha prodotto anche qualità. La produzione di vino e mosto è stata pari a 8,1 milioni di ettolitri, con un aumento di ben il 25% per le produzioni DOCG e DOC. Due sono le grandi province “enoiche”: Treviso (37%) e Verona (36%), sul cui territorio insistono oltre i due terzi dei vigneti regionali (55.000 dei 70.000 ettari totali).

Export. Il Veneto esporta oltre un quarto del vino italiano (28,6%) per un totale che sfiora il miliardo di euro (992.500.000), soprattutto in Germania, USA e Regno Unito. Sono questi i fondamentali del vino “Made in Veneto”, che se per l’esportazione nel 2009 ha comunque segnato una flessione del 5,5% in valore, ma non in quantità (ovvero il prezzo medio a bottiglia è calato, causa la crisi internazionale), rimane uno dei campioni della nostra economia.

Puntare sulla qualità e fare sistema. E’ stata questa la voce unanime emersa dal dibattito sull’export che ha visto coinvolti durante l’incontro a Conegliano nomi importanti del mondo del vino, quali Vasco Boatto, Università di Padova, Andrea Quattrocchi, ICE, Giancarlo Prevarin, Gruppo Collis, Emilio Pedron, Gruppo Italiano Vini, Raffaele Boscaini, Azienda Masi. Tutti concordi nel dire che il vino veneto è un prodotto di alta qualità, un marchio da difendere, che non va banalizzato sul mercato estero abbassando i prezzi. Che si deve fare allora? Bisogna investire in promozione e comunicazione del prodotto. Senza abbassare la guardia sulla qualità, ormai quasi un prerequisito, puntando sull’identità e sul rapporto con il territorio e la sua storia. Tutto questo al Veneto non manca. Il Prof. Vasco Boatto ha ricordato inoltre che grazie all’OCM Vino la Regione metterà a disposizione 5 milioni di euro per la promozione sui mercati internazionali: si tratta di un’opportunità strategica per il settore vitivinicolo, che la Regione intende sfruttare al massimo.

(fonte Veneto Agricoltura Europa/Veneto Agricoltura)

Arev: necessaria la nascita di un Osservatorio della viticoltura europea

regioni viticole europee

Riuniti in seduta plenaria a Parenzo (Istria, Croazia), i rappresentanti politici e professionali dell’Arev – Assemblea delle Regioni europee viticole, dopo essersi scambiati le proprie esperienze in materia di attuazione della riforma dell’Ocm Vino, ed in conformità con le disposizioni prese ad Evora 2009, hanno adottato all’unanimità una risoluzione.

Ocm vino: una riforma zoppa. Constata la difficile situazione dei mercati vitivinicoli nella maggior parte delle regioni europee nonostante le importanti misure di estirpazione e di promozione promosse dal 2008, l’Arev teme che non siano realizzabili i maggiori obiettivi della riforma, che erano quelli di incrementare la produttività dei produttori europei, di recuperare quote di mercato sul mercato mondiale e di ristabilire l’equilibrio fra domanda ed offerte. Ha il timore che la deregolamentazione avviata accresca al contrario gli effetti nefasti al livello socioeconomico, in particolare per le piccole e medie imprese.

Riformare la riforma. In tale contesto, l’Arev esige che la valutazione degli effetti della riforma imposta alla Commissione in occasione del Consiglio dei ministri dei giorni 18 e 19 dicembre 2008, stipulata all’articolo 184 N.8 del Regolamento CE 1234/2007, non costituisca un semplice rapporto in itinere, ma un’occasione di decidere sulla necessità di riformare la riforma alla luce del suo impatto economico, sociale ed ambientale, cioè:

  • il mantenimento del quadro generale dei diritti d’impianto,
  • il mantenimento ed il rafforzamento del catasto viticolo,
  • il mantenimento delle regole di etichettatura che distinguono i Dop/Igp  e gli altri vini,
  • il mantenimento del dispositivo finanziario proprio del settore viticolo nel asse uno,
  • la libertà per gli Stati membri di orientare gli aiuti dell’Unione europea (promozione all’esterno o all’interno dell’Unione europea oppure in favore di vitigni a carattere particolare, come i vitigni a forte pendenza…).

Inoltre, l’Arev reitera la richiesta urgente per l’attivazione di un Osservatorio della viticoltura europea, che dia i mezzi di conoscere con precisione la situazione nelle diverse regioni e nei diversi Stati.

(fonte Arev)

Vino biologico: rinviata la decisione Ue

“Il rinvio della decisione comunitaria sul vino biologico fa, a dir poco, cadere le braccia: anche questa volta, come già per l’OCM vino, le sorti dei produttori vengono messe nelle mani dei Paesi non produttori. Il Veneto è il maggiore produttore di vino biologico e dovrebbero essere gli altri a chiederci che ne pensiamo, e invece ne dobbiamo subire le decisioni”. E’ sconcertato, e forse anche un po’ sconfortato, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, per un rinvio “che non sembra preludere a nulla di buono, arenato – pare – sulla questione dei solfiti. Stiamo forse prendendo in giro i consumatori al massimo livello?”

Regole per il “vino biologico”: a decidere, che siano i produttori. Il problema è solo apparentemente semplice: attualmente in Europa e in Italia non c’è il “vino biologico”, ma il vino “prodotto da uve biologiche”. Questo perché non ci sono regole precise per quali trattamenti riservare in cantina a queste uve per poter definire “biologico” il prodotto finale. I solfiti sono un elemento che si produce naturalmente nella trasformazione dell’uva in vino e che serve a preservalo dalle alterazioni naturali. Fissare una quantità significa di fatto autorizzarne anche un utilizzo “dall’esterno”, “fissarlo per il vino biologico a un livello poco più basso di quello già oggi legale per il vino “normale” – dice Manzato – è semplicemente poco serio, tenuto conto che i solfiti non sono un medicinale per gli esseri umani e che creano in alcuni individui problemi di intolleranza. Facciamo decidere i produttori, quelli veri. Invito il nostro governo ad un’azione forte su questo tema che apre più di una crepa sul sistema biologico in generale”.

Il Veneto è leader nazionale nelle coltivazioni biologiche, con 18 mila ettari di superficie dedicata (il 2 per cento della Superficie Agricola Utilizzabile della regione). Sul totale dell’export nazionale di prodotti biologici, il Veneto detiene una quota del 40 per cento, costituita per il 90 per cento da ortofrutta e vino, quest’ultimo vero e proprio fiore all’occhiello e prodotto principalmente nelle DOC Lison Pramaggiore (l’area omogenea vitata biologica maggiore al mondo), nella DOCG Conegliano Valdobbiadene, e nelle DOC veronesi.

(fonte Regione Veneto)